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mercoledì 28 maggio 2014

UNA FESTA A TRE ED I TARTUFI DI LUCIA.



Un dolce a volte riconcilia con il mondo, con la giornata frenetica appena affrontata, con un momento di stanchezza e di bisogno di coccole.
A casa mia non mancano le occasioni per aver la scusa di preparare un dolce.
Spesso è un'invito a cena quasi improvvisato, altre volte un invito per Arc a casa di un amichetto o lo stesso amico che viene a giocare a casa nostra.
Poi ci sono i compleanni. 
Arc non era mai riuscito a festeggiare il suo con i compagni di scuola. Nato oltre la metà del mese di Luglio (un leone....) finiva sempre a festeggiare in campeggio, con i bambini appena conosciuti.
Quest'anno, l'ultimo delle elementari, avevamo promesso di far una festa a fine anno per dargli finalmente la soddisfazione di ricambiare gli inviti avuti e di farlo stare assieme agli amici del cuore.
Quale migliore occasione di far festa assieme a due dei suoi più cari amici!
Due sabati fa, complice una giornata spettacolare, calda, piena di sole e di allegria, abbiamo concordato con le altre due mamme di invitare i compagni per festeggiarli assieme.
I gonfiabili nel parco dell'Idroscalo di Milano, con l'area giochi ben delimitata, ha visto quindi (finalmente) coronato il desiderio di Arc.
Risate, corse, ed un buffet preparato a tre mani da noi mamme.
Oltre alla torta, che ho decorato io, non sono mancati dolci e salato e, tra gli altri dolci che ho preparato, questi meravigliosi tartufi di cioccolata che hanno riscosso un successo enorme.
Alla fine della giornata li abbiamo visti tutti felici, sporchi di cioccolato e rossi dalle corse....ma FELICI.

La ricetta mi è stata regalata anni fa da Lucia, una collega che a volte porta dolci e pizze spettacolari e che me ne ha fornito gentilmente la ricetta.
Inutile dire che, negli anni, li ho rifatti tantissime volte. Sono veloci da realizzare, gratificanti da consumare e ..... spariscono subito!
Ovviamente foto e set fotografico sono stati *smantellati* subito e dei tartufi.....sono rimasti solamente i pirottini.
Per portarne alcuni in ufficio ho dovuto occultarli in frigorifero..... e per fortuna!

TARTUFI DI CIOCCOLATO DI LUCIA.






300 g biscotti secchi
2 uova ( solo tuorlo)
200 g di zucchero
100 g di cacao
100 g di burro
250 g di mascarpone
per decorare: cacao oppure scagliette di cioccolata, cocco,













Tritare tutti i biscotti finemente.
Sciogliere a bagnomaria il burro (e farlo raffreddare un pò).
In una terrina montare tuorli d'uovo e zucchero.
Aggiungere il cacao passato in un setaccio.
Aggiungere poco alla volta il burro sciolto , ed il mascarpone, ( potete farlo con il frullino).
Aggiungere pian piano di biscotti tritati.
Girare il tutto con un cucchiaio di legno, fino a quando  non avrete aggiunto tutti gli ingredienti al composto (non diventerà un pò duro).
Mettere in frigorifero per un'oretta.

Togliere dal frigorifero il composto.
Formare delle palline con le mani poi passarle nel cacao oppure nelle scagliette a piacere.

Tenere i tartufi in frigorifero!

giovedì 22 maggio 2014

PAPPARDELLE AL RAGU' DI CONIGLIO PER VINCERE LA CRISI E PER UN CONTEST.



Maggio per me è un mese IMPOSSIBILE. Ci sono gli ultimi impegni di scuola per Arc, ci sono le ultime riunioni della scuola elementare, l'incontro per la scuola media, i saggi, le recite, l'iscrizione all'oratorio estivo, che si sommano ai cento e più impegni di lavoro.
La festa di compleanno per Arc e due sue amici (in anticipo, in verità, visto che non è MAI riuscito a festeggiare con i compagni di classe....lui....leone)
Il cesto della biancheria sporca trabocca a tal punto che potrebbe recar la scritta *Laundry today or naked tomorrow*, grazie al ritorno dall'esperienza di una settimana con la classe ad Andora con Scuola Natura del piccolo monello.
Non avete idea dello stato in cui tornano i vestiti da questo genere di esperienze....usati o meno, non li distingui!
Insomma, Maggio lo cancellerei bellamente dal calendario se non fosse per le rose, le fragole, le prime ciliege... ed il caldo che finalmente si fa sentire.

Il caldo è arrivato, e in dispensa tendo a non tener troppi pacchi di farina, per non trovami la cucina invasa da farfalline.
Il fatto è che io ho il sacro fuoco dell'acquisto di *questo non lo trovo dappertutto* e quindi vai di farine di ceci, farina di mais di Storo, farina macinata a pietra, Manitoba che non si sa mai che voglia fare del pane, farina di castagne, di mandorle, di nocciole, di riso.... insomma peggio che al mulino!
I pacchi si aprono, le idee e le farine si mischiano, si provano e poi.... rimane sempre un fondo di sacchetto che rischia di finire nel dimenticatoio.
Tra i pacchi di farina che mi sono rimasti, ho ancora qualche etto di semola rimacinata di grano duro Senatore Cappelli, arrivata per un contest e centellinata per non sprecarla.
Ora, perchè non impiegarla saggiamente e dar una fine degna ad una giornata devastante?
Poi c'è un bellissimo contest di Sandra che prevede la pasta fresca con l'utilizzo di farine più disparate (ma ASSOLUTAMENTE NON farina 00!) e, quindi, quale miglior fine per una delle migliori semole che io abbia mai utilizzato!
Poi il solito macellaio mi spolpa un pezzo di coniglio e mi viene una voglia di ragù *svelto* di coniglio.... le uova? Quelle delle galline della collega!
Ecco che la cena è fatta, e la giornata raddrizzata.






PAPPARDELLE CON RAGU' SVELTO DI CONIGLIO 



Ingredienti per 4 porzioni:

(per la pasta)
300 g di semola rimacinata di grano duro (io Senatore Cappelli)
3 uova medie
2/3 cucchiai di farina 00 per la spianatoia

(per il ragù)
300 g di polpa di coniglio tritata
1 scalogno medio
1 rametto di rosmarino
olio EVO
1/2 bicchiere di vino bianco secco (io avevo aperto uno Chardonnay)
1 mestolo di brodo di verdura
Sale e pepe bianco q.b.
40 g di parmigiano grattugiato.

Per prima costa versare la semola e fare una fontana. Rompere nel centro le uova e, aiutandosi con una forchetta, cominciare ad amalgamare gli ingredienti.
Procedere poi ad impastare energicamente sino a che si sarà formato un panetto compatto ed elastico. Far riposare la pasta per almeno 30 minuti coperta con una ciotola di coccio o di vetro.


Nel frattempo tritare finemente lo scalogno e farlo appassire in padela con 2 cucchiai abbondanti di olio EVO.
Aggiungere il rametto di rosmarino e la carne di coniglio tritata non appena lo scalogno comincerà a diventare trasparente.
Saltare ed aggiungere il vino bianco e far sfumare a fiamma vivace.
Bagnare con il brodo e coprire.
Far cuocere per 30 minuti a fuoco bassissimo coperto con un coperchio aggiungendo al caso un poco di brodo. 



Riprendere la pasta e stenderla su una spianatoia di legno infarinata ad uno spessore sottile.

A spessore raggiunto spolverare di farina la sfoglia e arrotolarla in rotolo largo circa 4 dita.



Tagliare le pappardelle della larghezza di 1,2 cm. circa farne matassine e farle riposare su di un canovaccio pulito o in un vassoio infarinato (oppure anche sulla spianatoia infarinata).




Far bollire in abbondante acqua salata per pochi minuti (la pasta fresca si cuoce subito, praticamente dai 3 ai 5 minuti dalla ripresa del bollore, deve solo rassodarsi).
Scolare con una pinza per spaghetti (o con una schiumarola) direttamente nella padella dove è cotto il ragù e far saltare la pasta molto velocemente a fuoco basso.
Servire caldissima con una spolverata di pepe bianco macinato al momento.

domenica 18 maggio 2014

UN SALUTO, DAVANTI AD UN MOJITO....



Scrivo di getto, senza mettere prima ordine nei pensieri. 
Ussignur, i miei pensieri ORDINE non lo conosceranno mai. Far sempre almeno tre cose per volta, correre tutto il giorno, generano sicuramente una discreta entropia nella mia scatola cranica.
Tempo addietro ho asserito che volevo una vita MONOTONA (alla faccia del Vasco nazionale) ma purtroppo (o per fortuna) non sono ancora riuscita a trovare la *ricetta*.
Ma dall'entropia fuggo spesso. Mi collego in rete e mi leggo un post, mi rilasso con un racconto, mi segno una ricetta... ed evado per qualche minuto dal logorio della vita moderna. Oppure sghignazzo tra i denti per uno scambio di battute su un gruppo di FaccialiBro, poi torno al caos.
La vita *virtuale* spesso nasconde diverse persone. Alcune sono solo *facciata*, sono maschere che sorridono ma dietro han solo vuoto e veleno. 
Altre sono persone Vere. Di quelle che ti sembra di conoscere da sempre, con le quali potresti aver condiviso la merenda sin dall'asilo.
Scopri di avere gli stessi gusti,a volte la stessa età, ti accomunano gli stessi problemi di ogni giorno, le stesse passioni.
Poi ti trovi a scriverle per gioire della vittoria della squadra del cuore, per concordare una cena alla sua venuta a Milano, per sapere della salute sua e dei suoi.
Piccoli scambi di parole, grandi respiri nelle giornate NO.
Le incontri e scopri che sono PROPRIO COME TE LE SEI IMMAGINATE, e ti scopri fortunata.
Una di queste amiche è LEI.
Poi i suoi post, spassosi, illuminanti, da cui imparare sempre qualche cosa.
Sono doni rari, che vengono da un mondo che se vuole non resta solo virtuale.
A questa Amica voglio dire che, anche se chiude il blog, io tornerò a leggere e a farmi due risate, a segnarmi le ricette ed i passaggi per chiarificare il brodo... 
Ti scriverò, via mail, o manderò missive interminabili con la mia calligrafia terribile, ti saluterò via Skype e ti farò boccacce con la webcam e non perderò una delle Persone Vere che ho incontrato.
I passi si fan su sentieri diversi, ma si cammina sempre nella stessa direzione.... 
A presto Amica mia, non posso che salutarti con quello che un'altra amica mi ha insegnato a fare e che spero di rifare con te presto.


IL MOJITO DI FABIANA.....PER ROBERTA



Ingredienti per ogni bicchiere:
1 cucchiaio abbondante di zucchero di canna
1/2 lime
10 foglioline di menta fresca + 1 rametto di guarnizione
ghiaccio 
rum bianco
soda (facoltativo)

In un tumbler alto (bicchiere conico per cocktail) versare un cucchiaio abbondante di zucchero di canna.
Tagliare il mezzo lime in 6 parti e schiacciarlo con un pestello.
Aggiungere le foglioline di menta direttamente nel bicchiere.
Rompere grossolanamente il ghiaccio e riempire fino all'orlo.
Aggiungere il rum bianco a piacere (io di solito arrivo ad un dito dall'orlo)
Aggiungere soda fino all'orlo del tumbler, mescolare e guarnire con un rametto di menta fresca ed una cannuccia.

Alla salute di Roberta....mi raccomando uno solo perchè, come disse A.Willemetz * Non pensate di annegare i vostri dispiaceri nell'alcol. SANNO NUOTARE.....*

giovedì 15 maggio 2014

AVERE DEI PRINCIPI E SENTIRSI VECCHIA.


Sto invecchiando, lo sto dicendo spesso da qualche tempo.
Oggi però sono quasi contenta di essere *in là con gli anni*, e lo dico non solo per quello che riguarda i dati anagrafici. Lo dico per il mio modo di essere, di pensare, di comportarmi.
L'altra sera, dovrei forse dire l'altra notte, mi è capitato di svegliarmi di soprassalto dalla pennichella post-cena sul divano, mentre lo schermo della televisione passava i soliti stupidi spot pubblicitari.
Mi han svegliato delle grida, delle risate sguaiate, quasi dei latrati di cani, di quelli che vagano spesso randagi per le vie di tutte le nostre città.
Mi affaccio alla finestra della sala ancora aperta, e vedo che nel prato dei giardini di fronte a casa mia, un gruppo di circa una decina di giovani (a malapena penso fossero maggiorenni) sta malmenando e strattonando una sagoma.
Il barbone che da anni staziona in zona e che un paio di anni fa è stato vittima di un'altra aggressione (gli han dato fuoco!) stava da giorni gettato in un angolo, sotto una pianta che a malapena gli fa ombra di giorno e riparo di notte.
Povere ossa e una mente persa. Segnata da alcol, stenti e brutalità. 
Buttato in un cantone come un sacco di stracci, dormiva sull'erba tra le deiezioni proprie e dei cani che popolano la zona.
Non è un bel vedere, lo ammetto, ma in zona lo conosciamo tutti. 
Non da noia. 
Non chiede la carità anche se accetta volentieri cibo e coperte o indumenti da chi glieli offre.
Spesso viene invitato ad andare in un centro di accoglienza da gruppi di volontari che girano per le strade a soccorrere i varii clochard... ma invano. Non vuole essere rinchiuso. Non sa cosa vuole dire vivere in società, per quanto semplice e misera sia una camerata di poveri cristi.
Preferisce dormire in terra.  
Non è un bel vedere, lo ammetto, e molte persone *perbene* se ne lamentano spesso con le forze dell'ordine, ma è un UOMO.
Un essere umano come me, come voi, che non ha avuto la stessa fortuna.
Vederlo aggredito da una banda di malviventi (avrei altri termini ma non mi piace scrivere parolacce) per il divertimento di filmare con un telefonino il suo atteggiamento di resa, senza difesa, senza rabbia... beh, a me a fatto montare una rabbia feroce. 

lunedì 12 maggio 2014

DI REGALI E UNA CONFETTURA DI KIWI E LIMONE CHE SPARISCE SUBITO!



Mi piace quando mi fanno dei regali.
Intendiamoci, non regali come gioielli o beni di valore (che mi piacciono neh), regali *bloggheschi*.
Si, perchè tutti quelli che mi conoscono con la passione della cucina e come food blogger mi portano spesso delle *specialità* o delle *materie prime* di eccellenza.
E' capitato con il riso, con il cioccolato, ed ora con la frutta.
Lo scorso Dicembre sono stata omaggiata di due ENORMI casse di kiwi di produzione assolutamente biologica dal giardino di una collega.
Penso fossimo tra i sei e gli otto chili. 
Ben coperti e protetti dalle intemperie mi sono maturati a poco a poco ed ora, finalmente, ho potuto sperimentare una confettura.
Unico problema: il kiwi non ha pectina ed a me non piace usare le bustine.
Mi viene in aiuto un'altra amica con una fornitura di limoni della Costiera Amalfitana che sono uno spettacolo.
Quindi.... sperimetiamo. 
Il risultato? L'ho rifatta ben due volte perchè è andata a ruba e, all'assaggio in ufficio, ha riscosso un gran successo.

Quindi vi propongo la mia

CONFETTURA KIWI LIMONI


Ingredienti:
1,5 kg di kiwi maturi (da mondati)
850 g (minimo) di zucchero semolato
1 limone biologico

Pelare e tagliare i kiwi a pezzi piccoli e mettere la polpa in una pentola larga. Grattugiare la scorza gialla del limone nella polpa, tagliare a pezzettini il limone togliendo tutti i semi e aggiungerli alla polpa.
Aggiungere lo zucchero e accendere il fornello a una potenza media.


Far cuocere continuando a mescolare finchè la polpa non si disferà.
Passare con un mixer ad immersione (a me piace morbida la confettura) e continuare la cottura fino a che raggiunga la temperatura di 105°C.
Se non avete un termometro, usate la vecchia tecnica del piattino.
Con un cucchiaio versate alcune gocce di confettura calda su un piattino e, inclinandolo, quando la confettura si rapprende subito, significa che è pronta.

Imbarattolare calda in barattoli di vetro a chiusura ermetica sterilizzati.

Lasciare intiepidire capovolti su un piano e poi rigirare. Se l'operazione imbarattolamento riesce, si sarà creato il vuoto.

Conservare in luogo fresco ed al riparo dalla luce.

I miei barattoli si conservano tantissimo tempo senza avere mai problemi di muffe. 

Di solito uso i più vecchi per le crostate (così si ricuoce un po' la marmellata).

Più spesso finiscono....in un BALENO!

giovedì 8 maggio 2014

La degna fine di una giornata ROGNATA .... la frittata ROGNOSA.



Certe giornate vanno a rotoli già di prima mattina.
Non ne infili una giusta, dal mattino quando fatichi a stare dritta per il mal di schiena e lì ti ricordi che gli anni passano troppo velocemente e ti trascini fuori nel traffico.
Controlli le e-mail dal telefonino e scopri che il cardiologo che hai interpellato ieri sera per i battiti un po' ballerini di papà è a San Francisco per un convegno ma.... ti ha risposto con un consiglio: PS...cardiologico.
Per fortuna il Fratellone ti viene in aiuto e si trascorre tutte le dodici ore di PS prima di riportare il padre (digiuno ed incavolatissimo) a casa con due compresse in più al giorno (saremo a venti?bah, mi pare!) ed una puntura al giorno di eparina.
Poi la giornata con il lavoro che incalza, le telefonate dal PS (va bene. Non va bene. Ha ripreso ad andare bene. Forse lo trattengono. Forse lo dimettono).
La schiena che a star seduta fa male e quindi ti metti il busto, quello che hai comprato .... nero....con le stecche ed il velcro per tenderlo meglio.
Ripensi alle guepiere che mettevi in gioventù, ai bustier che ti piacevano tanto quando (ancora) eri magra e ti guardi nello specchio del bagno dell'ufficio, quello che ti fa sembrare più larga che alta, e ti scendono i lacrimoni ma NON PUOI, ritornerebbe la congiuntivite. 
Quindi ti metti anche due goccine di collirio e vai, verso la giornata che non si raddrizza manco morta.
Altre telefonate. Va meglio. Va peggio. Ha le flebo. No, non venire che tanto sta migliorando.
Rientro a casa arrancando con un po' di spesa, il nuovo tubo dell'aspirapolvere che la colf aveva stracciato (LETTERALMENTE) sotto braccio, la schiena che comincia a dolere e.... una fame boia!
Telefonata con l'annuncio di *rilascio* del prigioniero ed il ritorno dei due profughi.
Posso mettermi ai fornelli. 
Le uova fresche delle galline della collega, dei cipollotti bellissimi e dei pomodori pizzutelli che mi occhieggiano dal frigorifero mi fan cambiare idea sulla cena.

Niente risotto con la salsiccia stasera!
Arc ed il Martirio di ritorno trovano tavolo apparecchiato e quella che Nonna Maria (ma anche mia suocera!) chiamava ....

LA FRITTATA ROGNOSA.


Ingredienti per due persone:

4 uova 
200 g di salsiccia fresca (o salsiccia mantovana se preferite)
4 cipollotti freschi
5/6 pomodori pizzutelli
3 cucchiai abbondanti di parmigiano reggiano grattugiato 
2 cucchiai di latte intero
noce moscata
Olio EVO

Tagliare sottilmente i cipollotti, spezzettare la salsiccia privandola della pelle.
Tagliare a rondelle i pomodorini e mettere tutto a soffriggere in una padella antiaderente a fuoco medio.
Nel frattempo, in una terrina capace, rompere le uova, aggiungere la noce moscata, il formaggio grattugiato ed il latte e sbattere leggermente.

Quando la salsiccia avrà *sudato* in padella e si sarà colorita, i pomodori si cominceranno a disfare ed i cipollotti ad appassire (attenzione a non bruciarli) versare le uova muovendo la padella con piccoli colpi per distribuirle in maniera omogenea.



Abbassare la fiamma al minimo e coprire con un coperchio.

Quando le uova si saran solidificate, voltare la frittata con molta attenzione e terminare la doratura della frittata (5 minuti a fuoco bassissimo)

Travasare in un piatto e..... A TAVOLAAAAAA!

Con questa ricetta partecipo al #GFFD 


martedì 6 maggio 2014

UNA PROMESSA E' UNA PROMESSA....ED IL CHEESECAKE PER UN RAGAZZO GOLOSO!




Una promessa è una promessa, su questo non ci piove.
Piove. Appunto. O meglio, è piovuto. E la mia schiena, messa a dura prova anche da un po' di lavoretti fatti in campagna e da un periodo che non mi vede mai ferma, la mia schiena (dicevo) ha cominciato a cedere e, mercoledì scorso, mi sono trovata ad arrancare sulla strada di casa trascinando (quasi) la gamba sinistra.
Risultato? Il primo Maggio, festa ambita da tutti i lavoratori (splendido sole, prima VERA giornata primaverile a Milano n.d.r.) trascorsa al PS di un noto ospedale Milanese. Per la gamba, ma pure per una forma di congiuntivite che (io) credevo allergica ma non lo era. 
Mentre gli altri Milanesi si spargevano per prati e giardini, io mi canticchiavo mentalmente le note di una nota canzone di Marcella Bella (ribattezzata per l'occasione *MaledettE PrimaverE*), mentre attendevo di essere ricevuta dall'oculista (carino, gentilissimo che mi ha risolto con due colliri ed un sorriso una giornata di melma).
Quindi, dopo una fila interminabile di anziani operati di cataratta che mi controllavano a vista novelli Moshe Dayan, e dopo essere passata nel girone infernale della sala di accesso al PS con tanto di barbone ubriaco che inveiva, e impuzzolentiva ed ostacolava l'accesso, dopo essermi sentita dire che (strano!) avevo la pressione alta, ho potuto tornare a casa dopo solo 4 ore con un'iniezione di antidolorifico perfettamente inutile e due colliri che mi han riaperto LETTERALMENTE gli occhi.
Sul referto del PS si suggeriva la visita dal medico curante per prescrizione di un farmaco per il problema alla schiena (ma va?!).
Insomma, per farla breve, pare che le mie vertebre si siano un poco *sedute* e ne fan le spese la postura e le gambe. Un bel cocktail di cortisone e miorilassanti che mi rilassano ma mi fanno sentire *a pelle di leone* è la soluzione che (al momento) sembra far effetto.
Unico problema: non riesco a star seduta. Sdraiata con le gambe piegate va meglio e in piedi mi difendo.
Cosa c'entrano le promesse in tutte queste Geremiadi? C'entrano! 
Col fatto che la sottoscritta non è in grado di affrontare il viaggio per la casetta gialla e quindi Arc è riuscito ad andare a trovare il suo amico del cuore.
Quando lo accompagno da un amico (quasi sempre) se posso gli preparo un dolce per la merenda cercando di accontentare tutti i gusti.
Questo amico ha un fratello che mi ha chiesto tempo fa un dolce che ho fatto una volta sola e che lui adora.
Ho promesso di farglielo ma per ben due volte ho visto il suo viso deluso perchè non avevo ancora trovato la ricetta perfetta e quindi avevo evitato di portare un dolce che non mi convinceva.
Questa volta, invece, ho trovato il mix quasi perfetto ed il dolce è piaciuto!
Ne ho ricavato due dolci (piccoli una teglia da  e una da 14) con la piccola per 
noi per assicurarmi di avere raggiunto lo scopo ;-).

CHEESE CAKE ALLA FAVA TONKA CON VELATURA ALLE FRAGOLE.


Ingredienti:

(per la base)
200 g. di biscotti tipo Digestive
50 g di nocciole tostate
100 g di burro fuso
100 g di cioccolato fondente al 72%

(per la crema)
450 g di ricotta vaccina
90 g di zucchero semolato
3 uova intere + 1 tuorlo
1 fava tonka grattugiata per profumare.

(per il topping)
80 g. di fragole
3 cucchiai (scarsi) di zucchero di canna
una manciata di fragole per guarnire.

In un cutter tritare finemente i biscotti con le nocciole tostate.
Sciogliere il burro (a bagno maria o nel microonde) e mescolare a biscotti e nocciole
Ricoprire il fondo della tortiera con un foglio di carta oleata (da forno) e pressare sul fondo e ai lati della teglia, il composto ottenuto prima ad uno spessore di circa 1 cm. formando l'involucro che conterrà la crema.



Riporre in frigorifero per una 30/45 minuti o, se non avete tempo, in freezer per 10/15 minuti.
Sciogliere a bagnomaria il cioccolato spezzettato (o in microonde se avete premura) e pennellarlo sulla superficie interna del guscio di biscotti.
Formerà una patina che impedirà alla crema di impregnare il fondo del cheesecake e far collassare il dolce.

Rimettere in frigorifero.

Con una frusta elettrica montare la ricotta fino a renderla fluida ed omogenea.
Aggiungere lo zucchero mescolato con la fava tonka grattugiata e, uno alla volta, le uova ed il tuorlo.

Togliere dal frigorifero il guscio, versare la crema ed infornare per 45 minuti a 170° non ventilato.

Nel frattempo lavare bene le fragole e tagliarne 80 g. a pezzettini piccoli e metterle in un pentolino (basso) con lo zucchero di canna e far cuocere sino a che si ritirerà in una composta densa (10 minuti a fuoco vivo ma sempre mescolando!!). Spegnere e tenere da parte.

Togliere dal forno la cheesecake e farla raffreddare per una decina di minuti.
Versare la composta di fragole sulla superficie della crema raffreddata e disporre le fragole che avrete tenuto da parte lavate e tagliate a spicchi (a piacere).

Quando sarà fredda conservare in frigorifero sino al momento del consumo.



venerdì 2 maggio 2014