Questo sito utilizza i cookie per gestire e migliorare la tua esperienza di navigazione del sito. Proseguendo con la navigazione accetti l’utilizzo dei cookies. Per maggiori informazioni su come utilizziamo i cookie e su come rimuoverli, consultate la nostra politica sui cookies.
Visualizzazione post con etichetta dolce. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta dolce. Mostra tutti i post

venerdì 18 febbraio 2022

Cambio ritmo con la cheesecake al limone in scrigno di pasta fillo.



Cammino per strada. Fa freddo e pioviggina a Milano. Cammino pensosa con le mie buste della spesa in mano, nascosta dietro la mascherina FFP2 che mi scivola da dietro le orecchie e mi da la sensazione di non riuscire a respirare "aria" e che da oltre due anni ci isola da questa malattia tremenda, che ha falciato così tante vite. 

Due anni abbondanti di paura, di pericolo di contrarre un male che ancora oggi non hanno ancora completamente capito come si sviluppa e come si combatte.

Due anni che ci hanno reso distanti, diffidenti, fragili sia nel corpo che nell'anima. Praticamente come vivere intrappolati in un brutto sogno, dove cerchi di svegliarti per ritrovare la vita di sempre, la routine quotidiana fatta di tanti contatti umani ed invece ti trovi invischiato in questo mondo surreale. 

Sei tu. Sei la stessa di sempre. Ma sei in un'altra dimensione, come se vedessi la tua immagine proiettata su uno schermo del Cinema Ducale. Dove guardavi da ragazzina quei film assurdi come "Under the Dome", adesso sembra essere proiettata l'esistenza che hai vissuto in questi due ultimi anni.

martedì 13 gennaio 2015

MTC N.44: TORTA DI PANE DALLE TERRE DELLA MARTESANA.




Brianza, terra antica, che della Milano degli Sforza era la riserva di caccia.


Foto dal Web

Boschi pieni di cacciagione e una via d'acqua incisa dalla mano di Leonardo, il Naviglio Piccolo: la Martesana.
Foto da Web

Una via per unire la città degli Sforza passando tra le colline che si sporgevano verso l'Adda.
Foto da Web

Una zona dove nell'800 furono costruite ville magnifiche che incantarono persino Stendhal.
Terra di caccia, dicevamo, di signori ma anche terra di contadini.
Terra che vide passare dai Longobardi ai Duchi di Milano,    gli Spagnoli poi Carlo V ed infine l'Imperatrice d'Austria. 
Contadini abituati alla fame e a doversi inventare una cucina povera ma di gran gusto, dai sapori robusti e pieni.
Alla cacciagione cucinata *per i sciùri* si contrapponevano piatti semplici come la minestra con le croste di formaggio e le cotiche; patate e lardo; i mondeghili (le polpette di carne); la polenta che riempiva le pance.

lunedì 29 settembre 2014

PRIMA CHE ARRIVI IL GELO UN GELATO ALLA BIRRA ROSSA




Prima che l'Autunno diventi inverno.

Prima che il sole non scaldi più i cuori.





Prima che si abbia voglia solo di latte caldo e zuppe.
Prima che le foglie cadano ai nostri piedi.



Prima che ci si dimentichi che una volta era l'Estate.
Ecco un gelato che è uscito da un esperimento e che è piaciuto tanto, ma tanto da doverlo rifare più e più volte.

venerdì 26 settembre 2014

ANNALENA, L'MTCHALLENGE E LA COLAZIONE DI MIO FIGLIO.



La mattina, in casa mia, è una corsa contro il tempo.
Da quando Arc va alla scuola Media, ci si alza sempre prima. 
Già per farlo scendere dal letto ho da penare, per non parlare del convincerlo ad entrare (ed a uscire!) dalla doccia; poi comincia la *manfrina* dell'*Io-non-faccio-colazione*.
Per fargli bere un bicchiere di latte, e mangiare un biscotto, ho da penare parecchio.
Passo dalle preghiere alle minacce e, nonostante abbia provato a variare la colazione (frullati, yogurt, dolcetti fatti in casa per non dire del salato da proporgli) lui si ostina a dire *Io la mattina NON HO FAME!*.
E lo dice con un cipiglio che non ammette repliche, ed anche quando cede, lo fa facendomi sentire un'aguzzina.

mercoledì 19 febbraio 2014

YIN E YANG E GLI ULTIMI DUE STRUDEL PER MTCHALLENGE


Ogni cosa ha il suo contrario, il suo Yin ed il suo Yang,  anche le stagioni.
Dell'Inverno amo tante cose e me ne mancano altre.
Amo i pomeriggi di sole tiepido, a spasso con mio figlio per i boschi o nel terreno attorno alla casetta gialla.
Amo il profumo del camino la sera mentre il fuoco scoppietta e si sta sul divano a leggere con Arc mentre il Martirio cade in un sonno sereno alla terza scena del film che ha scelto LUI!
Amo la sveglia presto la domenica, sola, con una tazza di caffè in mano dietro la finestra inumidita dalla condensa del vapore. mentre scivolano pensieri e parole su pezzi di carta o sulla tastiera del computer.
Amo tornare a casa al caldo, amo le minestre e le zuppe saporite, le cene a base di polenta.
Amo avere la scusa pronta per accendere il forno per cucinar e scaldare aria e cuori...passando per lo stomaco.
Amo i maglioni caldi, colorati, che accarezzano.
Amo la neve, ma solo in montagna, perchè a Milano diventa subito grigia e nera come l'asfalto e tutto si blocca.
Ma mi manca la frutta.
Quella zuccherosa e gratificante. 
Quella che finisce nelle crostate, nei dolci, sui gelati o semplicemente in borsa come pranzo.
Quella che colora il bianco pallido e acido dello yogurt nelle colazioni lente della domenica.
Ecco che cosa mi manca.
D'Estate, sapendo di questa grandissima lacuna, mi premuro di racchiudere questi colori,sapori e profumi, nei vasetti della marmellata.
Ne faccio di tutti i tipi, di tutti i formati ma.... ahimè, finiscono presto.
La crostata, che resta sempre il mio dolce preferito, d'inverno si copre delle marmellate e, quando finiscono, di tanta frutta essiccata che si tuffa in una crema morbida ed è.... la crostata invernale. 
L'ho già pubblicata qui ed ha sempre un successo strepitoso.
E' pensando a quella crostata che mi è venuto in mente uno strudel da proporre alla sfida MTChallenge di questo mese lanciato da Mari di Lasagnapazza, vincitrice della scorsa edizione.
Invernale... un guscio che racchiuda il sapore dell'estate con la morbidezza della crema e la croccantezza della frutta secca.
Poi ho pensato alla crema di accompagnamento ed ad un interno decisamente dolce, ho pensato di contrapporre un frutto che sappia di sole, che abbia ANCHE il colore del sole: il mandarino cinese chiamato anche Fortunella o Kumquat.

Poi, mentre assaggiavo il Kumquat candito, ho pensato che, dentro il guscio di uno strudel ci sarebbe stato bene, come un sole imprigionato per scaldarci il cuore d'inverno, magari accompagnato da una crema dolce di ricotta per contrastarne l'asprezza frizzante....

Insomma: quale scegliere?
Quello dolce con la salsa aspra o quello aspro con la salsa dolce?
Yin o Yang? 
Perchè non tutte e due? Credetemi, non saprei quale scegliere.....e dire che li ho assaggiati entrambi (più volte, a dir la verità, sia mai che mi fosse sfuggito qualcosa...)

Con queste due ricette partecipo alla 36a sfida dell'MTChallenge



STRUDEL D'INVERNO CON SALSA FORTUNELLA (al Kumquat)




Ingredienti: 

per la pasta (vedi ricetta di Mari Lasagnapazza)
150 g di farina 00
100 ml di acqua
1 cucchiaio di olio extravergine d’oliva
1 pizzico di sale
1 noce di burro (per la cottura)

per il ripieno:
400 g di ricotta vaccina morbida
350 g di frutta mista essiccata (banane, cocco, papaya, uvette, ananas)
60 g di amaretti
60 g nocciole tostate
40 g di mandorle con la pellicina
40 g di pistacchi sgusciati 
40 g di albicocche disidratate
2 uova intere
2 cucchiai di Brandy
2 cucchiai di zucchero semolato

per la crema
250 g di Kumquat 
200 g di zucchero
200 g di acqua

Preparare la pasta dello strudel come da ricetta di Mari.
Scaldate l’acqua, deve essere abbastanza calda ma non bollente. Setacciate la farina in un recipiente, aggiungete il sale e l’olio e versate a mano a mano l’acqua calda mescolando. Quando la farina avrà assorbito tutta l’acqua, togliete l’impasto dal recipiente e cominciate a lavorarlo con le mani su una spianatoia per un paio di minuti, fino ad ottenere un impasto morbido, quasi appiccicoso ma che comunque non resta attaccato alla spianatoia o alle dita. Mettete l’impasto a riposare, coperto da un panno umido o da una pellicola, per circa mezz'ora. Nel frattempo accendete il forno e portatelo alla temperatura di 180°C, modalità statica.

Preparare la farcia mescolando la ricotta con una frusta. Aggiungere lo zucchero, le uova ed il brandy.
In una ciotola mescolare tutta la frutta essiccata sbriciolando le mandorle e le nocciole grossolanamente.

Tagliare i Kumquat  a pezzettini togliendo tutti i semini (e sono tanti!). 
Far sciogliere in un pentolino lo zucchero con l'acqua facendone uno sciroppo denso.
Coprire i Kumquat con lo sciroppo e far cuocere a fuoco basso per almeno 40 minuti. Spegnere, frullare con un frullatore ad immersione e tenere da parte.





Stendere la sfoglia come da ricetta di Mari.
Mettete una tovaglia pulita (possibilmente lavata con sapone neutro e ben sciacquata), di lino o di cotone, sopra a un tavolo. Infarinate leggermente la tovaglia, prendete l’impasto e cominciate ad appiattirlo con le mani sopra alla tovaglia, quindi spianatelo aiutandovi con un mattarello. Quando la sfoglia comincerà ad essere abbastanza sottile mettete da parte il mattarello, sollevate la sfoglia dal tavolo aiutandovi con le mani e, tenendola con le nocche nella parte sottostante, cominciate a tirarla verso l’esterno facendola girare ogni tanto e facendo attenzione che non si rompa. La sfoglia deve diventare praticamente trasparente. Riponetela nuovamente sulla tovaglia, dovreste aver ottenuto una sfoglia quadrata di circa cinquanta centimetri per lato. Siccome i bordi saranno rimasti un po’ più spessi, passate con le dita lungo tutta l’estremità della sfoglia tirando la pasta per assottigliarla.

Disponete sulla sfoglia gli amaretti sbriciolati grossolanamente, coprire con la crema alla ricotta. Versare tutta la frutta essiccata sulla crema lasciando un bordo di pasta di almeno 2 cm per lato.

A questo punto, aiutandovi con la tovaglia, cominciate a sollevare la sfoglia per arrotolarla sul ripieno. Fate fare un paio di giri, quindi ripiegate anche i due lembi esterni e continuate ad arrotolare fino alla fine.

Imburrare una teglia e sciogliere il burro in un pentolino.
Adagiare lo strudel e spennellarlo con il burro fuso.
Far cuocere a forno caldo statico 180° per 30 minuti.




Servire tiepido sullo specchio della crema *Fortunella*.


STRUDEL KUMQUAT MANDORLE PISTACCHI ED AMARETTI CON CREMA DI RICOTTA.




per la pasta (vedi ricetta di Mari Lasagnapazza)
150 g di farina 00
100 ml di acqua
1 cucchiaio di olio extravergine d’oliva
1 pizzico di sale
1 noce di burro (per la cottura)

per il ripieno:
400 g di Kumquat 
300 g di zucchero
300 g di acqua
150 g di pistacchi sgusciati
150 g di mandorle sgusciate e pelate
60 g di amaretti

per la crema:
200 g di ricotta vaccina morbida
2 cucchiai di zucchero di canna
2 cucchiai di Cointreau

Preparare la pasta dello strudel come da ricetta di Mari.
Scaldate l’acqua, deve essere abbastanza calda ma non bollente. Setacciate la farina in un recipiente, aggiungete il sale e l’olio e versate a mano a mano l’acqua calda mescolando. Quando la farina avrà assorbito tutta l’acqua, togliete l’impasto dal recipiente e cominciate a lavorarlo con le mani su una spianatoia per un paio di minuti, fino ad ottenere un impasto morbido, quasi appiccicoso ma che comunque non resta attaccato alla spianatoia o alle dita. Mettete l’impasto a riposare, coperto da un panno umido o da una pellicola, per circa mezz'ora. Nel frattempo accendete il forno e portatelo alla temperatura di 180°C, modalità statica.

Preparare i Kumquat tagliandoli a pezzettini ed eliminando tutti i semi.
Preparare lo sciroppo sciogliendo lo zucchero nell'acqua a fuoco lento.
In un pentolino coprire i Kumquat spezzettati con lo sciroppo e lasciar cuocere per almeno 40 minuti.


In una ciotola mescolare pistacchi e le mandorle.

Stendere la sfoglia come da ricetta di Mari.
Mettete una tovaglia pulita (possibilmente lavata con sapone neutro e ben sciacquata), di lino o di cotone, sopra a un tavolo. Infarinate leggermente la tovaglia, prendete l’impasto e cominciate ad appiattirlo con le mani sopra alla tovaglia, quindi spianatelo aiutandovi con un mattarello. Quando la sfoglia comincerà ad essere abbastanza sottile mettete da parte il mattarello, sollevate la sfoglia dal tavolo aiutandovi con le mani e, tenendola con le nocche nella parte sottostante, cominciate a tirarla verso l’esterno facendola girare ogni tanto e facendo attenzione che non si rompa. La sfoglia deve diventare praticamente trasparente. Riponetela nuovamente sulla tovaglia, dovreste aver ottenuto una sfoglia quadrata di circa cinquanta centimetri per lato. Siccome i bordi saranno rimasti un po’ più spessi, passate con le dita lungo tutta l’estremità della sfoglia tirando la pasta per assottigliarla.

Disporre i Kumquat canditi e scolati sulla sfoglia, distribuire gli amaretti intrisi dello sciroppo avanzato sulla sfoglia.
Spargere pistacchi e mandorle su tutta la superficie lasciando un bordo di pasta di almeno 2 cm per lato.

A questo punto, aiutandovi con la tovaglia, cominciate a sollevare la sfoglia per arrotolarla sul ripieno. Fate fare un paio di giri, quindi ripiegate anche i due lembi esterni e continuate ad arrotolare fino alla fine.


Imburrare una teglia e sciogliere il burro in un pentolino.
Adagiare lo strudel e spennellarlo con il burro fuso.
Far cuocere a forno caldo statico 180° per 30 minuti.




Servire tiepido (o freddo) sullo specchio della crema alla ricotta.




giovedì 20 settembre 2012

Il bello del *vintage*e il semifreddo al caffè della mia mamma.


Va di moda il *Vintage*. O meglio: è sempre andato di moda  solo che si chiamava *vecchiume*, *brocantage*, *rigattiere*, *robivecchi* e trovavi questi oggetti di tutti i tipi, sulle bancarelle dei mercatini delle pulci.
Milano aveva la sua *Fiera di Senigallia*, che ha subito svariati spostamenti e che, ultimamente, sciorina i banchi in uno spiazzo sul Naviglio e dove, quando ero giovane, ogni sabato gironzolavo. Il mio primo (ed unico) *chiodo* viene da qui, segno di ribellione di una teenager tanto ribelle … da indossarlo solo dopo essere uscita di casa ed aver voltato l’angolo.
Ci si trovava (e ci si trova, tutt’ora) di tutto:  abbigliamento militare a vecchi cappelli, vecchie magliette ai dischi in vinile (oggi oggetto di culto, ieri meno cari che in negozio), libri vecchi e strumenti musicali, il tutto mescolato tra una folla *alternativa* e non, dove il Martirio crede di tornar giovane mentre gironzola quasi ogni Sabato mattina.
Il fatto è che, da questo ammasso di cose vecchie, il Martirio torna sempre fiero con qualche *reperto* del quale farei pure a meno come, ad esempio, una serie infinita di borselli militari, quelli che in tempo di guerra portavano i fanti a tracolla.
Per non parlare delle varie serie di gamelle di alluminio, da lavare RIGOROSAMENTE a mano, che *possono servire per portarsi il pranzo in ufficio* (bravo neh?! E nel microonde ci metti l’alluminio?). Oppure delle camicie pesanti, in quel bel verde militare che starebbe bene solo a Grisù, con la bandierina della DDR cucita sul taschino o sulla manica, che puzzano di chiuso e di umidità che nemmeno un vagone di orsetti con l’ammorbidente riescono a togliere.
Poi ci sono le scatole e scatolette di legno, in stati pietosi, che ripara e riporta a originali splendori in pomeriggi di duro lavoro nella cantina della casa di campagna, armato di carta abrasiva, olio rosso, mordente e quant’altro.
Poi, se gli chiedo di veder se trova qualche pezzo interessante per il mio set fotografico (non ridete, prima o poi comprerò anche la macchina fotografica decente!), beh! Allora si agita e mi dice che gli stipetti della cucina (e non solo!) sono pieni di tutte queste *paccottiglie* inutili ed ingombranti….
E’ quindi da un po’ che lo minaccio , con il mio mattarello *vintage*, di polverizzare con un lavoro sistematico e preciso, tutte le gamelle, le scatole e scatolette che farebbero posto volentieri a nuove caccavelle.
Tutta questa tiritera per introdurre un dolce (in vintagese…dessert) che fa molto anni 70, che faceva mia mamma quando c’erano ospiti di riguardo.  Buono ed aromatico sia per il caffè che per il liquore.
L’ho riproposto quest’estate ed è stato di nuovo un successo….
SEMIFREDDO VINTAGE AL CAFFE’


Ingredienti (per 6 commensali):

100 gr. burro a temperatura ambiente
100 gr. zucchero a velo
1 tazzina caffè forte ed amaro
2 tuorli
16 biscotti secchi
1 bicchierino (abbondante) di rum bianco
1 bicchierino (abbondante) di brandy
1 bicchierino (abbondante) di caffè forte ed amaro.

per guarnire
cacao amaro (avevo finito le codette di cioccolato... andrebbero meglio)
chicchi di caffè ricoperti di cioccolato

Montare il burro con lo zucchero a velo sino a che diventa bianco e spumoso.
Aggiungere, 1 alla volta, i tuorli.
Aggingere a filo 1 tazzina di caffè.

Prendere una pirofila (meglio se in vetro), foderarla con la pellicola trasparente.
Distribuire sul fondo metà del composto livellandolo bene.
In un piatto fondo o una terrina, mescolare i 2 liquori ed il caffè rimasto.
Distribuire metà dei biscotti, imbevuti della bagna, sul primo strato di crema. Ricoprirli con un altro strato
di crema (sempre ben livellato) e aggiungere altro strato di biscotti.

Far riposare in freezer per almeno 2 ore. Prima di servire, capovolgere la teglia su un piatto di portata, togliere la plastica con la quale vi aiuterete a sformarlo, e cospargerlo di cacao (o codette di cioccolato).
Guarnirlo con i chicci di caffè e.... far una porca figura!!!