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lunedì 31 luglio 2017

Bucatini con cipolla di Acquaviva e briciole di pane e una faticosa mattina di vacanza


Non ho voglia.
Sono in ferie ed alzarmi presto per andare a camminare non rientra nei passatempi preferiti. Anzi (diciamocelo) al solo pensiero mi girano proprio le balle!
Poi, mentre tengo ostinatamente gli occhi chiusi nel vano tentativo di ripiombare in un un sonno pesante, mi ritorna la mia immagine riflessa dallo specchio mentre ieri mi preparavo per andare in spiaggia.
Costume intero (perché non solo non ho più l’età ma nemmeno il fisico per il bikini) cappello di paglia perché il sole mi fa venire l’emicrania, un cafkano larghissimo per camuffare le forme...
Cacchio!! Accidenti a chi ha inventato gli specchi ed accidenti pure al Martirio che continua ad insistere con devi-fare-movimento ... Accidenti!
Mi alzo. Capelli in piedi, occhi ancora gonfi di sonno.
Infilo una tuta leggera che (non so proprio perché) ho infilato in valigia prima di partire. Canottiera colorata coordinata (perché quando ce vò... ce vò), calzoncini alla zuava di maglina che accentuano maledettamente le graziose rotondità segnate dagli elastici delle mutande (per un attimo – un attimo solo – ho pensato di non metterle ma sono di una generazione che le usa, contenitive magari, ma le usa ancora).
Un paio di scarpe da tennis comode; cellulare; fazzoletti di carta; chiavi di casa; il tutto incastrato in una specie di borsello di tela impermeabile (perché portarmi uno zaino vorrebbe dire riempirlo di altre cianfrusaglie che potrebbero-servire e finirei per usare il trolley...)
Il Martirio che si rassegna ad accompagnarmi e non so ancora se per verificare che non debba schiattare sul percorso o se per verificare che non mi sieda sulla panca del forno in piazza mentendo poi spudoratamente sul percorso effettuato.
Usciamo dal portone e ci avviamo verso la passeggiata sul mare. Che poi, a dirla tutta, è la Via Aurelia dove le macchine, in settimana, sono pochine ed i gas di scarico vengono compensati dal mare che scorre sotto e ti da l’idea di respirare iodio e non piombo.
Abbiamo portato con noi gli asciugamani da mettere in spiaggia per ritagliarci tre posti decenti sui ciotoli della spiaggia libera.
Non siamo i soli deficienti in giro a quest’ora. Ci sono già i pescatori che vanno a riprendere le reti e qualche nonno che sta cominciando a piantare l’ombrellone in spiaggia (sempre per guadagnare un posto prima dell’assalto degli altri bagnanti).
Su quella striscia di marciapiede che collega Noli a Spotorno e più  in là a Savona, ci sono tanti personaggi che si incontrano.
Ci sono le due strafighe che se la tirano nei loro completini aderentissimi con pantaloncini neri lucidi e magliette fluorescenti di un rosa innaturale. Proseguono correndo con lo sguardo perso verso un orizzonte indefinito, sguardo da guardate-che-passiamo-noi, non sudano, sono magre da far spavento e la bottiglietta di acqua naturale sarà la loro colazione.
C’è il tipo figo, anche lui super accessoriato, con scarpe hi-tech e gli auricolari incastrati nelle orecchie e un sorriso che esce solo quando incontra le strafighe di prima. Viaggia in senso opposto e punta verso Savona doppiandoci e scansandoci perché gli siamo d’intralcio. Il tutto senza perdere il ritmo della corsa.
Ci sono i pensionati con il cane al guinzaglio. Canottiera della bocciofila; pantalone di maglina che potrebbe essere tranquillamente quello del pigiama; borsello a tracolla (cacchio! Come il mio! Domani non lo porto) ed il cane che ha un’aria confusa ma cammina ... cercherebbe un albero volentieri ma in quel tratto non ce ne sono...
Poi ci sono le due signore attempate (più di me!) che camminano bardate in tuta con i telefonini in mano e, mentre procedono a passo spedito stanno spettegolando della tizia che era col tizio ed ora ne ha un altro ma-come-fa-alla-sua-età-a-non-mettere-la-testa-a-posto. Se le incontri per due o tre volte di seguito riesci a seguire tutta la telenovela...
C’è la signora solitaria che passa correndo a passettini brevi, fa un tragitto simile al nostro ma in senso inverso perché al ritorno la troviamo che rientra in direzione Spotorno.
Ci sono due altre signore con tanto di borsetta sulla spalla, scarpe da tennis sotto due grembiuli di lino colorato. Potresti incontrarle tranquillamente in coda dal fornaio o al supermercato. Non tentano nemmeno di “tirarsela”. Camminano, chiacchierando amabilmente mentre io con il Martirio riesco a malapena a scambiare monosillabi (al massimo qualche grugnito). Non ho ancora capito se si vergogna di farsi vedere assieme a questa pazza in bermuda aderenti-suo-malgrado o se sta risparmiando fiato per eventuale rianimazione se dovessi schiattare.

Cammino velocemente (o meglio arranco) sul tratto che porta al paese vicino e, pur non essendo un tratto troppo lungo, ho tutto il tempo per confermare che mi girano le balle. E ho pure fame, visto che la colazione la farò al ritorno (sempreché sopravviva!).

Per fortuna il mare e la luce che riflette, rallenta un poco tale movimento rotatorio e (dopotutto) non è poi così male fare due passi di mattina.



Finalmente il cartello Spotorno.

Dietrofront e si torna. Il paese si è rianimato e la colazione è un premio per questo inizio di giornata che sa un po’ di ora-d’aria.


Intanto si ho pensato al pranzo di oggi. Una pasta. Ecchecavolo: devo pur nutrire questo corpo d’atleta anche se sono cominciate le vacanze!




BUCATINI CON CIPOLLA DI ACQUAVIVA E BRICIOLE DI PANE






Mettete a bollire una pentola con abbondante acqua salata.
Tritate finemente in un cutter salvia e rosmarino ed unitela all'olio in una ciotolina.
Grattugiate grossolanamente il pane raffermo.
Tritate sottilmente la cipolla di Acquaviva e fatela imbiondire in una padella con metà dell'olio EVO.


Quando comincerà a dorare toglietela dalla padella e fate dorare il pane grattugiato con il rimanente olio.

Gettate i bucatini e fateli cuocere per 7 minuti. Scolateli al dente e fateli saltare nella padella con cipolle e pangrattato.



Servire calda.

mercoledì 22 gennaio 2014

L'influenza, la nonna Maria e ... i passatelli in brodo ovvero: a me non piace la pastina!


Ho sempre odiato la pastina. Sempre!
Da bambina la sputacchiavo in faccia alla mamma dal seggiolone.
Da grande l'ho sempre evitata.
Quando da adulta, dovendo subire un intervento ho dovuto mangiare per un paio di giorni la pastina, ho sofferto.
Ma c'è una *pastina* che mi faceva la nonna quando ero malata, che ho sempre mangiato, anche se storcendo un po' il naso per il brodo e lasciandolo un po' nel piatto.
Erano i passatelli in brodo.
Meravigliosa invenzione per *godere* (trad. usare) il pane vecchio che altrimenti sarebbe finito nella spazzatura.
Insomma, con uova, pangrattato e parmigiano grattugiato, qualche profumo, uno schiacciapatate... nasceva una coccola per questa nipotina.
Da allora non l'ho fatta troppe volte, visto che anche i miei due XY non amano particolarmente le minestre ed il brodo, ma ieri sera ne avevo proprio voglia. 
Reduce da un attacco di influenza, spossata da febbre e medicinali, con una tosse fastidiosa ed insistente e la prospettiva di un ritorno in ufficio non proprio al massimo della forma... ho avuto voglia di coccole.
Così ho ripensato a Nonna Maria, a quel modo tutto suo di intendere la cucina, come un atto d'amore per i suoi, ed ho pensato: ho bisogno delle coccole della nonna!
Da lì a togliere dalla dispensa il pane secco, farne del pangrattato fine fine, grattugiare il parmigiano e prendere gli altri ingredienti è stato un attimo.
Unica differenza rispetto alla Nonna: ho usato il robot da cucina per fare prima.
In pratica la ricetta è quella che troverete in centinaia di siti in tutta la blogsfera. Non è un segreto di famiglia, è un piatto povero ma buono che in tante famiglie soprattutto nel Nord Italia, veniva servito la sera a cena.
Quindi eccovi le dosi che ho usato io questa volta per ricavarne dei passatelli piccolini, come li faceva nonna, ma vi ricordo che è una questione di preferenze: se vi piacciono potete farli anche più lunghetti dei miei (1 cm o pure meno).

PASSATELLI IN BRODO



Ingredienti per 3 porzioni in brodo

Pangrattato 100 g
Parmigiano reggiano grattugiato 100 g
Scorza grattugiata di 1/2 limone bio
La punta di un cucchiaino di droga* (o una grattugiata di noce moscata)
Un pizzico di sale.
2 uova grandi

1 lt. di brodo di carne 

In un robot da cucina ho inserito tutti gli ingredienti e li ho amalgamati con la funzione pulse sino ad ottenere un impasto friabile ma compatto.

Passato l'impasto nello schiacciapatate con i fori larghi ottenendo dei vermicelli. Tagliati alla lunghezza preferita (io 1 cm. o meno).

Cuocere nel brodo bollente o, come nel mio caso, nel brodo ottenuto con l'estratto di carne fatto in casa.

Mangiare caldo... fa bene al cuore!


* La "droga" di cui parlo è un misto di spezie chiamato "La Saporita" che usava la nonna quando doveva dare *una marcia in più* ai risotti, alle frittate, alla pastina....