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Visualizzazione post con etichetta pasta fresca. Mostra tutti i post
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domenica 24 settembre 2017

Trofie con vongole e pesto perché a volte succede ed é #MTC N.67


A volte succede. 
Succede che per colpa di una casa al mare, ti trovi coinvolta nuovamente in una sfida di cucina.
Sfida. 
Non sfiga. 
Avete capito bene. 
Anche se a pensarci bene... la sfiga è quella di non sapere se poi riuscirò a mantenerne il ritmo, che prevede di saltare solo due appuntamenti all'anno e con gli impegni vari di lavoro-scuola-circolo-anziani ultimamente è già "tanta roba" il pubblicare un paio di volte al mese.
Dicevo: a volte succede.
Succede che ho trovato una condomina che ha una casa letteralmente piena (e piena, credetemi, è un eufemismo!) di libri di ogni genere.
Anche di cucina.
Anche di cucina ligure e, precisamente: LA MENSA DEI LIGURI di Paolo Lingua, che ho appena iniziato a leggere ma sono già arrivata al pesto.
Pesto. Peccato non avere il basilico ligure. Quello che sa veramente di basilico e non di menta.

mercoledì 11 maggio 2016

TAJARIN ALLE ORTICHE CON PANNA SPECK E NOCI PER IL RISVEGLIO DI UN MONDO ADDORMENTATO.


Abbandonata da mesi. 
Il passaggio nell'erba tagliato da un amico. Resti dei soffioni del tarassaco che levitano ad ogni nostro passo.
Il glicine potato massivamente in autunno coperto da un'onda profumata di petali violetti.
I cespugli con i fiori bianchi che si sono appropriati ormai di parte del cammino che guida verso la casa.
Un profumo di mughetti che ci saluta, dal giardino della nostra vicina, e (finalmente) anche dalla nostra aiuola.
Ussignur: aiuola è un eufemismo. 
Un ammasso di piante che abbiamo piantato con mani inesperte e che si sono anarchicamente appropriate del loro spazio; sgomitando, soffocandosi, avviluppandosi l'una all'altra.
Poi in fondo si intravede la scala, coperta dalle rose rampicanti che ogni anno diventano sempre più piccole e selvatiche e che, proprio per questo, aggiungono un fascino da castello della bella addormentata.
Addormentata come sembra la facciata della casetta gialla. Con le persiane bordeaux chiuse come palpebre di una principessa dimenticata.
Chiusa con le sue mura di pietra spesse anche mezzo metro. 
Un freddo da ghiacciaia, di quelle di una volta, che apri la porta e ti risucchia l'inverno.
Un odore di chiuso e di camino spento, di un mazzo di foglie di alloro lasciato seccare in un vaso vuoto.
Cigola la porta, quasi a dar modo al il nostro fantasma, la custode Verginia,  di correre a nascondersi tra le ombre del sottoscala.
Poi le palpebre si alzano, le persiane si spalancano e il sole, che scalda il muro da fuori, irrompe tagliando il buio come una lama.
Aria. Ci vuole aria. 
Aria che fa palpitare lievi le ragnatele che legano angoli, volando come impalpabili trapezi sotto le travi. Le stesse ragnatele che disferò questo pomeriggio e ritroverò beffarde domattina, frutto del lavoro perseverante di un ragno gambalunga che (sono sicura) mi sta fissando offeso dalla fessura dove si nasconde. 
La stufa ancora guasta che aspetta di essere sostituita e la legna già pronta nel camino.
Poi, dalle finestre della sala, la vista del nostro terreno, coperto da una miriade di fiori di fragola. Di quelle piccoline, profumate, che vedremo (forse) mature solo ai primi di Luglio.
E oltre? Oltre ci sono le ortiche. Padrone indiscusse dello spazio aperto attorno alla casetta gialla.

lunedì 14 marzo 2016

Una fuga a Londra e gli stampini per i miei cuori rosa di pasta fresca con cima e taleggio.



Quante volte, negli ultimi mesi, ho pensato di scappare. 
Via. 
Un aereo al volo e finalmente basta pensieri, basta nervosismo, basta stress.
Poi, grazie ad un acquisto tecnologico piuttosto consistente, mi sono ritrovata con ben tre biglietti aerei omaggio per una destinazione europea.
Diffidente come mio solito, ho atteso di iscrivermi finalmente nel sito del "concorso" ed era tutto vero.
Tre biglietti aerei. Andata e ritorno. Da utilizzare entro Aprile/Maggio.
Alcuni giorni per convincere il Martirio (Arc non ce n'è stato bisogno!) e poi mi sono messa alla ricerca di una meta per il periodo delle vacanze di Carnevale.
Tra le millemila idee ha prevalso quella di Arc: Londra.
Londra la conosco bene, ci sono stata tantissime volte e nelle situazioni più disparate ma Arc ci teneva così tanto che quella è stata la meta.
Un patto solamente: doveva cavarsela da solo, io non avrei fatto da interprete.
Ritornare a Londra dopo tanto tempo me l'ha fatta vedere da un altro punto di vista.
L'ultima volta che ci avevo soggiornato non c'era ancora il London Eye... 
Ho trovato uno skyline cambiato. Palazzi moderni che si fanno largo di fianco al BigBen e forme rotonde che si intravvedono di fronte alla Torre di Londra.
Poi ho ritrovato le vie caotiche, gli autobus rossi a due piani, tutti quei clichè della Londra della mia gioventù.
Ho ritrovato gli scoiattoli di St. James park che ti rincorrono per farsi regalare qualcosa da mangiare. I cigni maestosi e questi spazi verdi meravigliosi.


Inutile dire che Arc se ne è innamorato: dei parchi come delle strade chiassose, degli autobus e dei taxi che si incastrano nelle strade, della Torre di Londra con i suoi gioielli ed i Beefeaters, di Harrods con il piano dei giocattoli, delle metropolitane che si annodano sottoterra e ... della Londra alternativa.


Alternativa come il quartiere di Cadment town che lo ha conquistato con le sue botteghe, con la sua gente un po' fuori di testa; o come Portobello che il Martirio ha percorso in lungo ed in largo e dove sono riuscita a trovare un paio di pezzi per le mie foto.
Sei giorni di stacco dal solito noiosissimo tran-tran. Sei giorni di camminate con il naso per aria e di foto.
Tornare a casa con le valigie che non si chiudono grazie ai ricordi che ci siamo portati via.
Tra i vari miei acquisti (te, baking powder, estratti varii, lemon grass etc etc) ho trovato in una bottega indiana, nascosti in un cesto di vimini variopinto, una serie di stampini di legno di quelli che usano per stampare i tessuti.
Vederli e pensare come utilizzarli in cucina è stato un tutt'uno.

lunedì 23 novembre 2015

REGINETTE AI CARCIOFI E PATATE CON SUGO D'AGNELLO E MELAGRANA, OVVERO I MIEI ESPERIMENTI PER IL PRANZO DI NATALE E #MTC52


Un'altra domenica ed un altro pranzo da preparare ed un'occasione per sperimentare un primo che potrebbe ambire alla tavola di Natale, visto che non ho ancora trovato la "ricetta giusta" che accontenti tutti quanti.
Poi ho ricordato la sfida lanciata da Monica e Luca del blog Fotocibiamo, vincitori dell'ultima sfida all'ultimo pollo ripieno. Ho ancora un'alternativa da presentare per la sfida di #MTC52 e dopo questi avevo bisogno di una preparazione che potesse essere cucinata sul gas e non solo sul camino.
Una pentola di coccio, un sugo semplice ma dai profumi della tradizione: timo, santoreggia, rosmarino e mirto. 
L'agro della melagrana che mitiga un poco il gusto selvatico della carne di agnello.
Poi ho pensato ai ravioli, e mi sono ricordata di avere mangiato (molto più grandi di questi) dei ravioli panciuti che ricordavano una corona: reginette.
Ok. La forma ce l'ho, il sugo di accompagnamento pure ma, ora, bisognava pensare ad un ripieno sufficientemente discreto, che potesse accogliere, se non proprio esaltare, il sapore deciso dell'agnello.

venerdì 19 giugno 2015

Tagliatelle alla finta carbonara estiva e lo scorrere del tempo.




 "Sed fugit interea fugit irreparabile tempus" scriveva Virgilio ai miei tempi... 
Scherzi a parte il tempo non basta mai (e soprattutto non mi aspetta) e mi ritrovo a far la spesa come si corre una staffetta. 
Scendo dalla metropolitana e mi fermo alla prima tappa: Pane.
Mi infilo sull'autobus e, facendomi largo tra una decina di ragazzetti brufolosi ed allampanati con gli occhi appiccicati al cellulare ed attaccati come scimmiotti ai sostegni quelli alti (quelli che io raggiungo in punta di piedi, nel migliore dei casi); scendo e c'è il Super quello che accetta i buoni pasto: frutta, latte, una bellissima orata e le pile dell'orologio di cucina che è fermo da un mese circa....
Risalgo per una fermata. 
Si: UNA FERMATA, perchè con le scarpe ai piedi dalla mattina alle sette, alle sette di sera non ce la farei a farmi nemmeno tre metri con le borsine appese al braccio, i piedi gonfi, il pane in mano (mannaggia a me che non chiedo mai le buste di plastica), le perle al collo e gli orecchini che mi stanno massacrando il lobi. 

venerdì 17 aprile 2015

Casoncelli con ricotta e borragine al burro fuso e rosmarino ovvero la grande risorsa delle erbe spontanee.



Le erbe spontanee sono una ricchezza della nostra Terra che molti non conoscono. La mia fortuna è stata quella di conoscere una signora che abita nella frazione dove sorge la mia Casetta Gialla e che mi ha fatto scoprire alcune di queste erbe.
Debbo essere sincera, da sola ne riconosco solo alcune e spesso le utilizzo in cucina con buona pace e soddisfazione dei miei commensali.
A parte i danni che fa il Martirio che spesso interviene drasticamente nel nostro prato e mi estirpa alcune di queste piante (vedi qui), per fortuna nei prati limitrofi al mio ne crescono parecchie e, con la collaborazione di alcuni vicini pietosi (grazie Mario!), ho provveduto a ripiantare alcune radici di borragine (pianta infestante ma che si presta a tanti usi in cucina) nell'angolo del prato dove il Martirio è stato bandito.
Con le foglie recuperate, ho pensato di convincere il mio consorte a non intervenire più ed ho preparato un primo da un costo irrisorio e con una soddisfazione grandissima dei miei due affamatissimi XY.
Un etto di farina, un uovo freschissimo, due etti di ricotta (anche questa freschissima) e ho preparato tutto.
Risultato? Il Martirio, non solo ha apprezzato il piatto, ma mi ha anche aiutato a trapiantare le radici di borragine!
Direi che ho raggiunto l'obbiettivo. Voi che ne dite?

CASONCELLI DI BORRAGINE AL BURRO FUSO E ROSMARINO.






Mondate la borragine togliendo le foglie più dure, le coste più spesse e fatela bollire per 5 minuti in acqua salata. Scolatela e lasciatela raffreddare.



Strizzate bene la borragine ormai fredda, e fatela insaporire in una padella per 5 minuti con 20 g di scalogno, e 2 cucchiai di olio EVO. Tritatela finemente con un coltello e mescolatela alla ricotta. Aggiustate di sale, e aggiungete una grattugiata di noce moscata.

Preparate la pasta versando la farina a fontana sulla spianatoia, rompete l'uovo al centro e, aiutandovi prima con una forchetta e poi con le mani, impastate energicamente fino ad ottenere un panetto compatto ed elastico. Coprite con la pellicola e lasciate riposare la pasta almeno 30    
           minuti prima di stenderla con un mattarello.

Aiutandovi con un coppapasta (in mancanza di questo con un bicchiere) ritagliate tanti tondi di pasta.





Disponete al centro di ogni tondo di pasta, un cucchiaino abbondante di ripieno. Chiudete a mezzaluna avendo l'accortezza di fare uscire bene l'aria e di schiacciare bene i bordi per non far uscire il ripieno in cottura.





Passate i casoncelli nella semola di grano duro e disponeteli in un vassoio o su un piatto rivestito di carta da forno cosparsa di semola di grano duro. Attenzione non sovrapponeteli altrimenti rischierete di farli appiccicare e rompere.

Mettete a bollire una pentola capiente con abbondante acqua salata. Quando bollirà l'acqua versate i casoncelli e abbassate la fiamma in modo che possano sobbollire senza aprirsi.

Fate sciogliere il burro in un pentolino con il rametto di rosmarino (attenzione a non farlo bruciare altrimenti il burro prenderà uno sgradevole sapore di amaro).

Scolate i ravioli, disponeteli su un piatto, cospargeteli con abbondante Parmigiano Reggiano grattugiato e fiori di rosmarino. Versate il burro fuso e servite caldissimi.


Con questa ricetta partecipo al contest La macchia nel piatto dell'Associazione Italiana Food Blogger in collaborazione con  La Strada del Vino e dell’Olio della Costa degli Etruschi e il Comune di Castagneto Carducci - 





lunedì 3 novembre 2014

C'ERA UNA VOLTA UN AVANZO DI PASTA AL CACAO....



C'era una volta un avanzo di pasta al cacao.
Piccola cosa, visto che la maggior parte era stata usata per una lasagna un po' azzardata (ma di un buono!) e un'altra porzione non ne sarebbe certo uscita.
Triste e sconsolato, questo piccolo pezzo d'impasto, giaceva in frigorifero, stretto stretto nella pellicola che lo manteneva morbido.
Certo non era bello finire nel dimenticatoio, misero resto di un piatto da re.
Ma le idee a volte vengono per caso. Per caso in frigorifero c'era una ricottina vaccina piccolina che cercava compagnia.
Smorta, generalmente consumata dalla massaia sempre a dieta (per finta neh!) direttamente dal contenitore di plastica, triste imitazione dei cestini di paglia che solitamente vengono usati per formare le ricotte (quelle vere!), si sentiva sola anche lei.
La massaia aprì il frigorifero e, alla luce smorta della lampadina interna, scorse questi due cartocci .... e le venne un'idea.....

Meravigliosa idea, direi, visto che la famiglia ci fece festa dopo il pranzo domenicale.


Quindi, per gratificare anche altri palati, consiglio senz'altro la preparazione di questi 

RAVIOLI DOLCI AL CACAO CON RICOTTA E NOCCIOLE IN SALSA DI ARANCE E COINTREAU


Ingredienti per 6 persone:

Per la pasta:
150 g farina 0
50 g farina di semola di grano duro rimacinata
1 cucchiaio abbondante di cacao amaro
2 uova grandi

Per la farcia:
150 g di ricotta vaccina
una manciata di nocciole tostate tritate

Per la salsa:
2 arance grosse pelate a vivo
3 cucchiai di zucchero di canna
3 cucchiai di Cointreau

Preparare la pasta formando una fontana con le farine setacciate assieme al cacao.
Rompere le uova al centro della fontana e, cominciando a lavorare con la forchetta per poi continuare a mano, impastare sino a che avrete ottenuto un panetto morbido ed elastico.
Far riposare la pasta coperta da una ciotola almeno per 30 minuti.
Trascorso questo tempo tirare la sfoglia molto sottilmente con il mattarello, infarinando bene la spianatoia.

Mescolare ricotta e nocciole tritate e, aiutandosi con un cucchiaino, distribuire piccole quantità di ripieno, distanziandole tra loro, su metà della sfoglia.
Pennellare con un po' di acqua l'altra metà della sfoglia e farla aderire avendo l'accortezza di far uscire l'aria attorno al ripieno.
Premere i contorni del ripieno ben bene e, con una rotella, ritagliare i ravioli (io avevo l'attrezzino rotondo che mi ha agevolato formando dei ravioli tondi come il sole e regolari)

Far asciugare i ravioli sulla spianatoia infarinata mentre si prepara la salsa. 
Tagliare a vivo 2 arance sugose, raccogliendo anche il loro succo. 
In una padella scaldare lo zucchero di canna, l'arancia pelata a vivo ed suo succo.

Quando la salsa si sarà *ritirata* aggiungere il Cointreau e, se siete temerarie, date fuoco .... altrimenti lasciate sfumare.

Lessate i ravioli in acqua abbondante e con pochissimo sale (io su 2 litri ho usato 1/2 cucchiaino di sale) scolateli e fateli *saltare* nella padella della salsa.

Servite caldissimi. 

sabato 25 ottobre 2014

La mia terza lasagna per #MTC, la Lasagna del Cacciatore ovvero lasagna al cacao con ragù di cinghiale in vellutata al gin.



La prima è stata quella del cuore.
La seconda è stata quella del bosco.
La terza? Ce n'è una terza????!!!!
Ebbene si. 
Di che parlo? Ma della Lasagna naturalmente!
Era da un po' di tempo che desideravo proporla alla famiglia e, a dir il vero, l'avrei fatta con la solita sfoglia chiara, con *quel ragù* che non mangio da quando ero piccina ed il nonno portava a casa la cacciagione.
Si. Avevo un nonno cacciatore e sin da piccola ho imparato ad apprezzare i piatti succulenti e gratificanti che uscivano dalle mani di Nonna Maria e delle mie zie.
A dir il vero ricordo soprattutto le pernici e le fagianelle che riunivano la famiglia silenziosa attorno al desco la domenica.
Ma anche le lepri in salmì e .... il sugo di cinghiale.
Per il sugo di cinghiale la specialista era Zia Riccarda. Purtroppo non ho la sua ricetta manoscritta ma l'ho praticamente imparata a memoria da tante e tante volte che gliela ho sentita *raccontare* mentre mi abbuffavo di pappardelle condite con quella meraviglia.
Quindi, quando ho letto il tema della sfida di MTChallenge del mese, proposta dalla mitica Sabrina di Les Madeleines di Proust, ho subito pensato a questo ragù dal gusto deciso e, pur cimentandomi nelle altre due versioni, mi è restato il *tarlo* in quell'angolo buio e solitario del mio cervello dove il mio neurone Highlander (ne è restato solo uno!) si va a rifugiare quando non mi sopporta.
Il problema era quello di sposare un gusto *deciso* come quello della carne di cinghiale con la pasta e la salsa legante.
Pensando alla pasta mi è balenata l'idea di provare a farla inserendo il cacao che smorza un po' il sapore forte della selvaggina.
Per la salsa, lì è stato lo scoglio più grosso da aggirare.
Besciamella normale? Direi di no, con il latte sarebbe stata pesantissima e ne avrebbe patito il piatto. 
Vellutata come per la precedente? Possibile ma ci sarebbe voluto un X-Factor che togliesse un po' di carattere al sugo senza *ammazzarne* il gusto.
Giorni di riflessioni, di rientri a casa in metropolitana con lo sguardo perso mentre Highlander faceva sforzi sovrumani, e poi un'idea...piccola...azzardata....
Nel ragù Zia Riccarda metteva il ginepro in bacche (tante!) e dal ginepro viene il Gin che spesso uso per aromatizzare gli arrosti.
Quindi ho fatto un tentativo, nel brodo di pollo (fatto con gli scarti e le carcasse di un pollo ruspante del contadino , da me massacrato  - ma questa è un'altra storia) ho messo tre cucchiai di Gin e ne ho fatto una vellutata spiritosa e aromatica.

lunedì 13 ottobre 2014

La Lasagna di Natale e #mtchallenge



Ed è MTC anche questa volta.
E' un MTChallenge portentoso e telepatico. 
Portentoso perchè la Lasagna è da sempre uno dei miei cavalli di battaglia. L'ho preparata e proposta su questo blog in diversi modi... meno che quello tradizionale.
Telepatico perchè avevo già deciso di ovviare a questa pecca e pubblicare la versione DELLA FESTA che faceva Nonna Maria, quella con il *Ragù di Natale*, per intenderci, e Sabrina del blog *Les madeleines di Proust*, la vincitrice della scorsa sfida, mi ha letto nel pensiero.
Per giunta il Martirio, che solitamente critica tutte le sfide insistendo nel dire che non c'è mai niente che piace a lui, questa volta ha approvato e pure esultato. 
Non riferiteglielo (tanto non legge mai il mio blog....qui posso scrivere di tutto!) ma il tapino non sa che ho intenzione di proporre due varianti.
La Lasagna, dicevamo, quella con la L maiuscola. 



Quella che sa di festa e di casa, dei piatti buoni sul buffet in sala ed i bicchieri sul contro-buffet, pronti per l'apparecchiatura.
Quella che profuma della casa di Nonna Maria, i giorni prima di Natale, mentre il Ragù cuoce piano e riempie la casa del suo aroma.
Quella che vede il tavolo della cucina con la tovaglia di lino grezzo, con le sfoglie appena scottate stese ad asciugare e freddarsi.
Quella che mi vede arrampicata sul poggiapiedi,con il cucchiaio di legno in mano, il naso ed il mento sporchi di sugo e di besciamella e nel cuore la furia di voler assaggiare subito questa meraviglia.
Quella che fa capolino dal forno la mattina di Natale, mentre si mangia l'antipasto e che Nonna Maria serve in porzioni gigantesche nei piatti di porcellana con le rose.



Quella che è nel mio DNA, nella mia storia, nel mio girovita.
Insomma, QUELLA!

Quindi è con orgoglio ed emozione che vi presento la mia


   LASAGNA DI NATALE 

e partecipo al 42° Mtchallenge 






Ingredienti per il Ragù:



400 g di polpa di manzo (pezzo intero)
400 g di polpa di vitello (pezzo intero)
400 g di lonza di maiale (pezzo intero)
300 g di salsiccia (o salamella mantovana)
200 g di creste trifolate (la ricetta qui)
400 g di pomodori pelati
1 l di brodo di carne 
1 cipolla dorata grossa
2 grosse gambe di sedano
2 carote grosse
1 spicchio d'aglio
Olio EVO
30 g di burro
1 bicchiere di vino rosso (io Barbera)
sale, pepe, due chiodi di garofano, misto spezie
1 foglia di alloro
1 cucchiaio di Cognac.


  • Tritare finemente cipolla, aglio, sedano e carote.
  • In una pentola di coccio far soffriggere in tre cucchiai di olio EVO ed metà burro, le verdure tritate.
  • Aggiungere il manzo, il vitello e la lonza e far sigillare. Sfumare con il vino.
  • Aggiungere 2 o 3 mestoli di brodo caldo e coprire con il coperchio, abbassando la fiamma.
  • Cuocere per almeno due ore facendo attenzione che il brodo non evapori.
  • A questo punto la carne dovrebbe essere morbida, togliere i pezzi dalla pentola e tagliarli con la mezzaluna rimettendo poi tutto in pentola.
  • Aggiungere i pelati schiacciandoli con la forchetta ed il burro rimasto, (se il caso) aggiungere un mestolo di brodo, aggiungere la salsiccia sbriciolata (o la salamella mantovana), aggiungere 2 chiodi di garofano e la foglia di alloro. 
  • Chiudere di nuovo la pentola e far cuocere almeno 3 ore a fuoco bassissimo, controllando che non si asciughi troppo aggiungendo, se il caso, brodo.
  • Le creste trifolate vengono aggiunte, tritate con la mezzaluna, a questo punto e la cottura continua per un'altra ora.
  • Spegnere il fuoco e aggiungere 1 cucchiaio di Cognac, 1/2 cucchiaino di misto spezie, e sale se occorre. 
  • Lasciare raffreddare coperto sino all'utilizzo.

Ingredienti per la pasta:

200 g di farina di grano tenero 0
100 g di farina di semola rimacinata
3 uova medie freschissime.


  • Formare una fontana sulla spianatoia con le due farine setacciate assieme.
  • Aggiungere le uova al centro e mescolare con una forchetta sino a completo assorbimento delle uova. Lavorare l'impasto fino a che diventerà liscio ed omogeneo.
  • Coprirlo con una ciotola e farlo riposare per almeno 30 minuti.
  • Stendere la pasta con il mattarello molto sottilmente (mia Nonna Maria diceva che dovevi vedere in trasparenza la venatura della spianatoia).
  • Tagliare delle strisce il più possibile regolari e farle asciugare.
  • Scottare le strisce di pasta in acqua abbondante e salata per 1 o 2 minuti circa. Scolarle in una ciotola di acqua fredda e metterle ad asciugare su un canovaccio pulito.


Ingredienti per la besciamella:

1 l latte intero
60 g burro
60 g fecola di patate (la besciamella resta più liscia)
sale, pepe bianco e noce moscata.


  • In un pentolino fare tostare per 5 minuti la farina con il burro.
  • Aggiungere il latte intiepidito a filo sempre mescolando ed evitando di fare grumi.
  • Salare a piacere e rimettere sul fuoco a bollire a fiamma bassissima per circa 20/25 minuti.
  • Spegnere, aggiustare di sale, pepe e noce moscata e lasciare raffreddare coperta.

Come comporre la Lasagna:
Ingredienti:
Pasta raffreddata ed asciugata
Ragù
Besciamella
2 h di Parmigiano Reggiano Grattugiato
1 noce di burro per la teglia.




  • Imburrare la teglia e cospargere qualche cucchiaio di besciamella il fondo della stessa. Aggiungere un paio di cucchiai di Ragù.
  • Adagiare le sfoglie di pasta, aggiungere qualche cucchiaio di Ragù, qualche cucchiaio di besciamella, cospargere con abbondante Parmigiano Reggiano grattugiato e riprendere gli strati ricominciando con le sfoglie di pasta sino al termine del Ragù.
  • Finire con uno strato di besciamella mescolata con poco Ragù ed una generosa spolverata di Parmigiano Reggiano.
  • Infornare a 180°C per circa 30/40 minuti (dipende dalla grossezza della teglia) o sino a completa gratinatura della superficie.
  • Sfornare e lasciare riposare 10 minuti prima di porzionare e servire calda.




lunedì 2 giugno 2014

UNA RICETTA DALL'EDEN RITROVATO ED I MALTAGLIATI DI FARINA DI CECI CON CECI E PATATE.


Mattina presto.  Sotto le coperte si sta bene ed al calduccio, l’istinto vorrebbe che mi voltassi dall’altra parte e ripigliassi il sogno da dove l’ho interrotto.
Ma il chiarore dell’alba si infila liquido tra le fessure dell’imposta e rimbalza sullo specchio e spezza inesorabilmente il filo del sogno che rincorro.
Anche se è già giugno uscire dalle coperte è uno shock. L’aria di mattina è fresca scendere le scale fa rabbrividire.
Nelle altre stanze dormono tutti quanti, solo Ariel la micia mi segue speranzosa oltre la porta cigolante della cucina.
La cucina è immersa nella penombra e nel freddo della mattina. Accendo il camino che ho già preparato ieri sera. 
La prima tazza di caffè. 
Sola. 
Rannicchiata sul dondolo mentre mi scaldo con il calore profumato di legna asciutta.
Il computer che ronza mentre il video si accende lento.
Poso la tazza accanto al frangi-fiamma e mi avvicino ai vetri mentre aspetto che il programma si avvii.
Nuvole basse simili a nebbia scivolano dalla cima di Bielmonte ed accarezzano le cime dei castagni.
Il terreno sotto le mie finestre è una distesa di ortiche che il Martirio tenta invano di domare da anni.
Il melo Carmelo, la sola pianta da frutto degna di questo nome, spicca per il chiaro delle sue foglie nuove, contro la piccola foresta, intrico di rami e di cespugli, che si dipana fino al ruscello in fondo alla discesa.
Le macchie folte delle ortensie, già cariche dei fiori pronti a sbocciare, hanno come un fremito che attira la mia attenzione. Si muove qualcosa dietro le foglie ma non riesco a vedere bene.
Poi, improvviso, un balzo bruno e una femmina di capriolo avanza nel folto delle ortiche.
Mi si blocca quasi il respiro e lei pare lo avverta. Avverte l’elettricità del mio sguardo e di quello di Ariel la gatta che si è appena accoccolata accanto a me. Si volta più stupita che impaurita, il manto bagnato dall’umidità delle frasche appena attraversate.
Rapida, quasi senza peso, calpesta veloce l’erba folta e svanisce dietro alle fronde fitte del nocciolo quasi fosse fatta d’aria, come i sogni.
Ariel la gatta ha le orecchie dritte, e lo sguardo attento che non si stacca dalla macchia del nocciolo, io ho le dita quasi irrigidite attorno al telefonino che non sono riuscita ad utilizzare per una foto.

giovedì 10 ottobre 2013

DI ALLENAMENTI E PASTA E FAGIOLI


Alla fine mi hanno vinta.
Ho ceduto dopo innumerevoli volte che il mio medico (donna) mi ricordava che, vista l'Età, avrei dovuto pensare seriamente a fare più movimento...
*non solo per il peso sa, ma anche per le ossa, alla sua età bisogna cominciare a pensarci*
Simpatica!.... come il sale nel caffè!
Poi ci sono i rimproveri del Martirio per ogni volta che mi vede mettere in bocca un dolce....
*poi ti piangi addosso perchè ingrassi!*
Simpatico... come la mia dottoressa!
Poi c'è Arc, che mi dice che sono *morbida* ... e lo vedo bene in politica o nella diplomazia, ma che mi rimarca il fatto che tra me e quella delle foto del *prima e durante* il matrimonio... corrono ormai più di 20 chili.
Ho un bel credere alla ginecologa che mi ricorda le dosi di ormoni da elefante che ho dovuto assumere per riuscire ad avere il mio miracolo.... hanno fatto effetto e la mia stazza sta assomigliando sempre di più a quella della signora Dumbo.
So che non li smaltirò in tutto il resto della mia esistenza ... campassi cent'anni continuerò a tenermeli come zavorra.
Avevo cominciato a correre per mezz'ora ogni mattina attorno al mio blocco di case, dai 3 ai 4 chilometri percorsi con ogni tempo e ho mantenuto con costanza l'ora di sveglia alle 5,50 per scendere in tuta (incarognita più che mai per essere in giro a quell'ora invece di godere degli ultimi momenti di caldo tepore del mio lettuccio) e girare come una cretina in tondo per poi precipitarmi in casa sotto la doccia e di corsa verso l'ufficio.
C'è da dire che non avevo nessun timore visto che, a quell'ora, circolava più gente che di giorno. 
Conoscevo i magazzinieri dell'Esselunga, che aspettavano i camion davanti al magazzino, mentre a denti stretti arrancavo sul marciapiede.
Per non parlare dei portieri dei vari stabili che a quell'ora portavano in strada i sacchi della rumenta. Alcuni mi accennavano un saluto veloce, mentre scansavo i sacchi in mezzo al marciapiedi evitando cadute e lanciando (mentalmente) anatemi e grugniti... di più non avrei potuto fare.
C'erano poi i padroni dei cani, che tutte le mattine alle 6.00 si avviavano insonnoliti e più imbestialiti di me, verso i giardinetti in fondo alla strada, dove mio figlio, giocando nel pomeriggio con gli amici, regolarmente finiva nel bel mezzo di alcune delle deiezioni di detti quadrupedi...che alcuni di questi bipedi si dimenticava di rimuovere.

giovedì 26 settembre 2013

Ravioli per Amore :-)


Io cucino per tanti motivi.
Cucino per rabbia, per sfogare le tensioni di tutta una giornata passata in un ambiente totalmente negativo.
Cucino per curiosità, perché ho una ricetta nuova da provare, perché un’idea mi frulla in testa mentre sono al supermercato o solo perché ho letto una ricetta sulla pagina aperta del giornaletto della vicina di metropolitana.
Cucino per riflettere, per cercare nei gesti lenti e famigliari il filo di pensieri che si stan accavallando e smarrendo.
Cucino come una preghiera, perché le mani che impastano, aiutano a tenere il ritmo e la preghiera aiuta i miracoli.
Io cucino per amore. 

Per amore di chi mi sopporta tutti i giorni, da quando mi alzo dal letto e non urla terrorizzato nel vedermi con i capelli in piedi, gli occhi gonfi di sonno trascinarmi a fatica verso la giornata incalzante.
Per amore di chi mi vede sempre di corsa, quasi di sfuggita, mentre mi vesto e mi si smagliano le calze, mentre ci si dividono compiti ed incombenze e ci si scambiano impressioni e tenerezze quando gli occhi si chiudono ed il cervello va in loop.
Per amore di chi sopporta le mie *tirate* sull’ambiente di lavoro degenerato, sui prezzi che salgono sui chili che salgono mentre continuo a mangiare cioccolata o comunque le mie *lune storte*.

lunedì 16 settembre 2013

Un nuovo inizio con l'MTC, le raviole del plin e.... il sapore di casa mia.


Il Piemonte è sempre stato un po' la mia regione adottiva.
Questo perchè sin da bambina, trascorrevo i miei fine settimana in una casa di campagna sul Lago Maggiore in provincia di Novara.
Il dialetto, simile al mio bel Milanese ma con una cadenza più lenta, che cambiava la musica delle parole che avevano le stesse radici.
Ora, da mamma, trascorro ancora i miei fine settimana in Piemonte, nella Casetta Gialla, in provincia di Biella, dove il dialetto cambia un poco ma resta sempre quella cadenza, quella musica.
Piemonte e Lago mi ricordano la *sciura Rosètta* la padrona di casa, che spesso arrivava con un piatto fondo coperto da un tovagliolo bianco leggermente infarinato. 
Dentro quel piatto, ammucchiati, i *plin* che il mio papà adorava (e che apprezza e ricorda tutt'ora).
Eran piccini e con il ripieno di carne e la mamma li accompagnava con il burro fuso e le foglie di salvia dell'orto della *sciura Rosètta*.
La ricetta gliela chiese Nonna Maria che amava la pasta fresca mentre la mamma preferiva trovarli pronti.

lunedì 28 gennaio 2013

I Pici (Dici)”Ottomani”, la finta Cassoeula milanese, il Sugo di Carciofi … e tutto Kasher




Con questo post unificato, a quattro voci (e otto mani!)  partecipiamo tutte assieme all’M.T.C. digennaio e tutte insieme vi auguriamo BETEAVON! (che, si sappia una volta per tutte, non è il cognome di Michela!)


 

Tra amici vecchi e nuovi, senza pretese, ci siamo ritrovate lunedì scorso, da me, in una piccolissima cucina “Strictly Kosher”, perché succede che ci si conosca su internet, succede che si partecipi , ogni mese, all’M.T.C. , ma succede anche che, dopo una cena in un ristorante kasher di Milano, si decida, per affinità elettiva, che una delle prossime proposte mensili debba essere fatta a otto mani. Benissimo: proposta di Patty, i Pici, niente di più kasher. Un po’ di farine, acqua, sale e olio… Seee… avete fatto i conti senza le altre tre grazie milanesi D.O.C. Facciamo la Cassoeula, come sugo povero. Cassoeula? Tutto-il-maiale-tutto dentro un sugo? E io che faccio, che manco so cosa sia? Vabbè, si può elaborare. Elaboriamo…. Abbiamo elaborato. So che le nonne di Francesca, Giulia e Nora si rivolteranno un po’, lassù, ma sono convinta che sorrideranno, pensando che abbiamo riunito due modi di cucinare in nome dell’amicizia e del divertimento. Abbiamo impastato, mangiato e pure bevuto un (bel) po’. Ci