Elenco blog personale

lunedì 24 novembre 2014

Un arrosto nuovo, che profuma di agrumi.



Un pranzo da preparare per una ricorrenza famigliare e nessuna idea per il secondo.
Per la prima portata non ci sono problemi: ho *archiviato* una mega teglia di *lasagne di Natale* e devo solo infilarle in forno.
Fosse per me non farei nemmeno il secondo ma, considerando le bocche sedute al mio desco, devo subito arrendermi e mettermi a rovistar tra le riviste (centinaia) di cucina che prendo e accumulo senza selezionare le ricette da provare, e cercare una novità che possa essere gradita a tutti.
Si, perchè in casa mia, un paio non apprezzano il pesce, uno non mangia funghi, l'altro vuol mangiare leggero, insomma: la quadratura del cerchio richiederebbe meno tempo.
Poi, tra i meandri dei miei libri di cucina, spunta questo libricino dal quale avevo già tratto delle ispirazioni e.... TROVATO!

Un arrosto di vitello con il profumo ed il sapore di limone che lo rende gradevole e *diverso* dal solito. 
Soprattutto visto che ho trovato dei limoni di provenienza italiana (credo zona di Amalfi ma non sono certa) che sono veramente spettacolari.

Quindi ecco pronto un bellissimo e buonissimo arrosto che fa la sua *porca figura* su qualsiasi tavola della festa!

Arrosto di vitello al limone.
(dal libro CUCINA 3 STELLE - Carne, pollame e selvaggina)




Dosi per 5/6 persone:
1,3 kg di lombata di vitello (o cappello di prete o noce, basta sia tenera)
50 g di burro 
3 cucchiai di panna
il succo di 2 limoni  
la scorza di 1 limone non trattato
1 cucchiaino di senape forte
2 tuorli d'uovo
sale e pepe.

Tempo di preparazione 15/20 minuti
Tempo di cottura 1 ora e 15 minuti.

Accendere il forno e portarlo alla temperatura di 180°C,
Imburrare una teglia, mettervi l'arrosto, condirlo con sale e pepe in tutte le sue parti spalmandolo con il burro.
Cuocere in forno per 10 minuti.
Voltare l'arrosto per rosolare in tutte le sue parti per altri 10 minuti.
Irrorare con il succo di 1 limone (allungata con un poco di acqua).
Far cuocere per altri 55 minuti facendo attenzione che la carne sia sempre bagnata, coprendo la carne con un foglio di carta da forno bagnato e strizzato.
A cottura ultimata togliere l'arrosto dalla teglia, metterlo in un piatto e coprirlo per tenerlo al caldo.

Mettere nella teglia la scorza di limone, la panna e porla sul fuoco alto continuando a mescolare.
Mettere in una terrina il succo di limone, la senape, i tuorli d'uovo, il sale il pepe, sbattere tutto con una frusta e amalgamarlo poi, poco a poco, alla salsa cremosa, continuando a sbattere.
Togliere questo composto dal fuoco prima che bolla, filtrare la crema in una salsiera e servire caldo con l'arrosto.

mercoledì 19 novembre 2014

Margutte, i Paladini, il fegatello e #MTChallenge






Oramai lo sanno tutti: ogni mese partecipo ad una sfida. Un gioco che propone ogni volta una ricetta diversa, con regole precise da seguire, con la possibilità di apportare alcune variazioni alla ricetta base, senza stravolgerla.
Sono diverse edizioni che partecipo ma questa volta ero decisa ad abbandonare. Diverse le motivazioni: prima fra tutte una nuova sfida personale che sta letteralmente consumando le mie energie. Poi Francesca (la vincitrice meritatissima della scorsa edizione) ha tirato fuori dal cappello un'idea grandiosa. Cucina e Letteratura. Cultura e cibo a braccetto. 
Lì, ci sono ricaduta e nel cassetto della memoria si è risvegliato un ricordo. Luigi Pulci, uno scrittore del quattrocento ed un gigante: Morgante. 
Ho cercato un collegamento con la realtà e l'ho trovato.
Un mondo che cambia, un mondo sempre in lotta.
Si lotta per ogni cosa: per il lavoro; per il prestigio; per i propri diritti; per la religione; per la razza.
Lotte. Alcune cruente, altre vili, altre contro i mulini a vento.
Ogni lotta ha il suo paladino e ogni paladino ha la sua guerra da combattere.
Paladini: come Orlando, come le figure cavalleresche che popolano la nostra Letteratura nel nostro quattrocento. Come Morgante e come un altro personaggio di questi canti di L.Pulci: Margutte. 



Furbo, astuto e molto attratto dai piaceri terreni.

sabato 15 novembre 2014

Milano, Merini, Muffins e... #MTCHALLENGE



Mai anno passato più veloce
mai tanti eventi mi travolsero.
Frenetici e concatenati tanto da togliermi il fiato.
Quando sembrava quiete, di nuovo il ciclone.
Quando pensavo pace, di nuovo guerra dei nervi.
Un uragano la mia Vita.
Una sfida continua.
Nell'uragano pochi momenti di quiete
tra le pagine di un libro
tra le righe di versi che amo,
dove trovo un suggerimento 
per la quiete della gola,
per un dolce che mi consoli e mi conforti.
Per accettare una sfida:
un guanto gettato.
Quando credevo di non aver più forza e musa,
trovare ancora l'entusiasmo per raccoglierlo
ed il tempo per indossarlo
mentre tolgo dal forno i dolci
che portano lungo i margini dei sensi.

LUNGO I MARGINI DEI SENSI
(A. Merini)

Ci separammo 
ancor prima di unirci. 

Vagammo senza meta, 
disidratando cuore e mente. 

Imprigionammo sogni, 
innalzando gabbie 
di certezze. 

Non ci fu luogo 
in cui non ripensammo 
al frutto del peccato, 

non ci fu peccato 
che facemmo mai 
in nessun altro luogo. 

Noi, lungo i margini dei sensi, 
solo in compagnia 
delle nostre grate coscienze.

Perchè A. Merini? Perchè i suoi versi han la lucida follia di chi folle non lo è mai stata.
Perchè non temeva di esprimere i propri sentimenti. Perchè era Milanese....dentro e fuori...

giovedì 13 novembre 2014

UN'AMICA CHE TORNA ED UNA TORTA SALATA CHE *SE LA TIRA* DA QUICHE.



Un'amica che torna a trovarci, una tre-giorni intensa che contiene tutto quanto ci siamo scritte , dette, raccontate nei commenti frammentati sui nostri blog.
Un pezzo di vita per volta; un'avventura; una delusione; una conquista.
Un sentirsi sempre in sintonia anche se ci si frequenta poco.
Scoprire gli stessi gusti, le stesse passioni, la stessa corsa appresso alla vita, sempre affannate.
Averla ospite è stato un divertimento, un'occasione per portare in tavola anche delle novità.
Poi un giro di corsa, quando il buio di queste sere che arrivano ogni giorno sempre prima, tra le strade congestionate, lucide, di una Milano che a volte è solo da bere a volte anche da nuotare, con un'altra amica che ci porta a ridere e scherzare sui trespoli di un pub.
La passeggiata tra la MIA vecchia Milano, quella che mi cammina nei ricordi, con i pochi negozi dei ricordi ancora aperti nonostante la crisi. Quella drogheria che ha ben 160 qualità di te e le caramelline al rosolio che mi comprava nonna Maria. La pasticceria a fianco con l'arredamento del dopoguerra con le paste in ordine nella vetrina di fianco alla cassa, la cassiera che (forse) nel dopoguerra era una ragazzina. 
Il negozio di guanti e la gioielleria con le vetrine più belle di Milano.
Poi Sant'Ambrogio con la sua entrata quieta, le navate spoglie e pur meravigliose. Rientrare dopo anni che non ci passavo, camminare al fianco della colonna della Tentazione e raccontare una leggenda milanese a chi da Milano è lontana....
Questo mi ha regalato questa amica. Da qui riprenderemo appena ne avremo ancora l'occasione.
Per ora resta il ricordo di questi bellissimi giorni e ...... di questa torta salata che *se la tira* da quiche...

Una torta salata che vorrebbe sembrare un quiche....



Pasta sfoglia:
250 g di farina 00
250 g di burro (bavarese è meglio)
125 g di acqua
1/2 cucchiaino di sale



Ripieno:
230 g di prosciutto cotto a cubetti
200 g di emmental francese
200 g di brie
200 g di panna da cucina
1 uovo intero
sale
pepe


Procedimento:


  1. Con l'aiuto di un cutter, mescolate il burro freddo con la farina usando la funzione pulse fino a che si sarà omogeneizzato tutto. Ricompattate il panetto e mettetelo in freezer 10 minuti ad indurire.
  2. Impastare il resto della farina con l'acqua ed il sale. Stenderla con il mattarello formando un rettangolo che misuri il triplo del panetto di burro messo a riposare.
  3. Togliere dal freezer il panetto di burro e farina, chiuderlo nella sfoglia di farina come fosse un pacchetto e stendere il tutto con il mattarello facendo attenzione a non premere troppo per non far fuoriuscire il burro e dando una forma rettangolare.
  4. Ripiegare in 3 il rettangolo steso e riporlo in freezer per 10 minuti.
  5. Terminato il periodo togliere dal freezer il panetto e stenderlo con il mattarello sulla spianatoia infarinata, sempre facendo attenzione a non premere troppo per non far uscire il burro.
  6. Ripetere l'operazione dal punto 3 per 6/7 volte.
  7. Stendere la sfoglia, adagiarla in una tortiera imburrata ed infarinata.
  8. Bucherellare il fondo e disporre il prosciutto, il brie ed l'emmental tagliati a piccoli cubetti.
  9. In una ciotola sbattere le 2 uova con il sale, il pepe ed aggiungere la panna. Mescolare bene e versare sulla farcitura della torta.
  10. Con la pasta avanzata (e NON reimpastata) ritagliare delle strisce di pasta e formare la griglia sopra il ripieno.
  11. Infornare a forno caldo e cuocere per 30/35 minuti in forno statico a 175°C.


Note: 
  • I 10 minuti di riposo in freezer sostituiscono i 30 minuti di riposo in frigorifero tra un passaggio e l'altro. In pratica si utilizza il freezer come *abbattitore*, appena il composto prende la consistenza del burro, prima che congeli, lo si toglie dal freezer.
  • Queste dosi bastano per 2 torte salate del diametro in tortiere di 28/30 cm.
  • Se deciderete di utilizzare solo 1/2 dose della pasta, il resto del panetto potrà essere conservato (ben impacchettato) in freezer. Al momento dell'utilizzo potrete scongelarlo passandolo in frigorifero per 1 notte.
  • La torta salata è buona sia calda sia a temperatura ambiente.




martedì 11 novembre 2014

NOVANTUNO E NON SENTIRLI!




Novembre: mese di compleanni.
Primo fra tutti quello di mio padre.
NOVANTUNO e nemmeno sentirli!
Non lo dico per utilizzare un *modo di dire* di uso comune, NON LI DIMOSTRA!
Per carità, si lamenta che non ha memoria, che spesso non si ricorda perchè sta facendo una determinata cosa ma, se penso alle volte che io stessa mi *perdo* o alle innumerevoli volte che cerco gli occhiali e li ho sulla testa.... vorrei mettere la firma per arrivare alla sua età con la sua lucidità.
Non succederà perchè, come dico io, mi sopprimeranno prima che ci arrivi.....
Poi ha la vista che cala e l'udito pure ma (diciamocelo) riesce a tenere il passo con tutti noi e ancora non perde un anniversario o una ricorrenza.
Sempre stato di buon appetito, anche ora che gli anni e alcune patologie gli impongono una certa morigeratezza, non disdegna di seder alla mia tavola e far *la festa* a tutto ciò che gli mettiamo davanti.
Non è mai stato goloso ma, con gli anni, lo è diventato e per festeggiare degnamente (in anticipo) il suo compleanno ho pensato di produrre un dolce che lo potesse stupire e soddisfare (sa essere anche molto critico...).




Quindi, con l'aiuto di un'amica (Francesca del blog Scorribande in cucina) ho studiato questa meraviglia che non solo ha soddisfatto il festeggiato, ma pure tutti i commensali. Martirio incluso che pur è molto critico in fatto di dolci.
Di Arc non parlo perchè, avendo ereditato i miei geni..... non ha mai contestazioni in merito ai dolci.

lunedì 3 novembre 2014

C'ERA UNA VOLTA UN AVANZO DI PASTA AL CACAO....



C'era una volta un avanzo di pasta al cacao.
Piccola cosa, visto che la maggior parte era stata usata per una lasagna un po' azzardata (ma di un buono!) e un'altra porzione non ne sarebbe certo uscita.
Triste e sconsolato, questo piccolo pezzo d'impasto, giaceva in frigorifero, stretto stretto nella pellicola che lo manteneva morbido.
Certo non era bello finire nel dimenticatoio, misero resto di un piatto da re.
Ma le idee a volte vengono per caso. Per caso in frigorifero c'era una ricottina vaccina piccolina che cercava compagnia.
Smorta, generalmente consumata dalla massaia sempre a dieta (per finta neh!) direttamente dal contenitore di plastica, triste imitazione dei cestini di paglia che solitamente vengono usati per formare le ricotte (quelle vere!), si sentiva sola anche lei.
La massaia aprì il frigorifero e, alla luce smorta della lampadina interna, scorse questi due cartocci .... e le venne un'idea.....

Meravigliosa idea, direi, visto che la famiglia ci fece festa dopo il pranzo domenicale.


Quindi, per gratificare anche altri palati, consiglio senz'altro la preparazione di questi 

RAVIOLI DOLCI AL CACAO CON RICOTTA E NOCCIOLE IN SALSA DI ARANCE E COINTREAU


Ingredienti per 6 persone:

Per la pasta:
150 g farina 0
50 g farina di semola di grano duro rimacinata
1 cucchiaio abbondante di cacao amaro
2 uova grandi

Per la farcia:
150 g di ricotta vaccina
una manciata di nocciole tostate tritate

Per la salsa:
2 arance grosse pelate a vivo
3 cucchiai di zucchero di canna
3 cucchiai di Cointreau

Preparare la pasta formando una fontana con le farine setacciate assieme al cacao.
Rompere le uova al centro della fontana e, cominciando a lavorare con la forchetta per poi continuare a mano, impastare sino a che avrete ottenuto un panetto morbido ed elastico.
Far riposare la pasta coperta da una ciotola almeno per 30 minuti.
Trascorso questo tempo tirare la sfoglia molto sottilmente con il mattarello, infarinando bene la spianatoia.

Mescolare ricotta e nocciole tritate e, aiutandosi con un cucchiaino, distribuire piccole quantità di ripieno, distanziandole tra loro, su metà della sfoglia.
Pennellare con un po' di acqua l'altra metà della sfoglia e farla aderire avendo l'accortezza di far uscire l'aria attorno al ripieno.
Premere i contorni del ripieno ben bene e, con una rotella, ritagliare i ravioli (io avevo l'attrezzino rotondo che mi ha agevolato formando dei ravioli tondi come il sole e regolari)

Far asciugare i ravioli sulla spianatoia infarinata mentre si prepara la salsa. 
Tagliare a vivo 2 arance sugose, raccogliendo anche il loro succo. 
In una padella scaldare lo zucchero di canna, l'arancia pelata a vivo ed suo succo.

Quando la salsa si sarà *ritirata* aggiungere il Cointreau e, se siete temerarie, date fuoco .... altrimenti lasciate sfumare.

Lessate i ravioli in acqua abbondante e con pochissimo sale (io su 2 litri ho usato 1/2 cucchiaino di sale) scolateli e fateli *saltare* nella padella della salsa.

Servite caldissimi. 

giovedì 30 ottobre 2014

I biscotti di Snoopy, ovvero i Chocolate Chips Cookies.



Biscotti: la passione di mio figlio Arc.
Spesso li compro al supermercato ma, quando ho un momento di tempo, li faccio io, anche per provare nuove ricette.
Così, sabato scorso, mi sono messa a consultare il nuovo libro di dolci americani di Alessio Baù ed ho trovato una ricetta che sicuramente sarebbe piaciuta ad Arc (ed a me ça va sans dire...) 
Mi sono ricordata che, in una delle nostre puntate (rare ma moooolto richieste) in uno dei locali che sono sorti a Milano, dove si trovano i dolci più americani che americani si possano, Arc aveva preso un biscotto con il cioccolato assieme ad una tazza di cioccolata fumante.
Avete presente? Uno di quei biscotti da Snoopy, quelli che parlano da tanto sono buoni: i chocolate chips cookies.

sabato 25 ottobre 2014

La mia terza lasagna per #MTC, la Lasagna del Cacciatore ovvero lasagna al cacao con ragù di cinghiale in vellutata al gin.



La prima è stata quella del cuore.
La seconda è stata quella del bosco.
La terza? Ce n'è una terza????!!!!
Ebbene si. 
Di che parlo? Ma della Lasagna naturalmente!
Era da un po' di tempo che desideravo proporla alla famiglia e, a dir il vero, l'avrei fatta con la solita sfoglia chiara, con *quel ragù* che non mangio da quando ero piccina ed il nonno portava a casa la cacciagione.
Si. Avevo un nonno cacciatore e sin da piccola ho imparato ad apprezzare i piatti succulenti e gratificanti che uscivano dalle mani di Nonna Maria e delle mie zie.
A dir il vero ricordo soprattutto le pernici e le fagianelle che riunivano la famiglia silenziosa attorno al desco la domenica.
Ma anche le lepri in salmì e .... il sugo di cinghiale.
Per il sugo di cinghiale la specialista era Zia Riccarda. Purtroppo non ho la sua ricetta manoscritta ma l'ho praticamente imparata a memoria da tante e tante volte che gliela ho sentita *raccontare* mentre mi abbuffavo di pappardelle condite con quella meraviglia.
Quindi, quando ho letto il tema della sfida di MTChallenge del mese, proposta dalla mitica Sabrina di Les Madeleines di Proust, ho subito pensato a questo ragù dal gusto deciso e, pur cimentandomi nelle altre due versioni, mi è restato il *tarlo* in quell'angolo buio e solitario del mio cervello dove il mio neurone Highlander (ne è restato solo uno!) si va a rifugiare quando non mi sopporta.
Il problema era quello di sposare un gusto *deciso* come quello della carne di cinghiale con la pasta e la salsa legante.
Pensando alla pasta mi è balenata l'idea di provare a farla inserendo il cacao che smorza un po' il sapore forte della selvaggina.
Per la salsa, lì è stato lo scoglio più grosso da aggirare.
Besciamella normale? Direi di no, con il latte sarebbe stata pesantissima e ne avrebbe patito il piatto. 
Vellutata come per la precedente? Possibile ma ci sarebbe voluto un X-Factor che togliesse un po' di carattere al sugo senza *ammazzarne* il gusto.
Giorni di riflessioni, di rientri a casa in metropolitana con lo sguardo perso mentre Highlander faceva sforzi sovrumani, e poi un'idea...piccola...azzardata....
Nel ragù Zia Riccarda metteva il ginepro in bacche (tante!) e dal ginepro viene il Gin che spesso uso per aromatizzare gli arrosti.
Quindi ho fatto un tentativo, nel brodo di pollo (fatto con gli scarti e le carcasse di un pollo ruspante del contadino , da me massacrato  - ma questa è un'altra storia) ho messo tre cucchiai di Gin e ne ho fatto una vellutata spiritosa e aromatica.

martedì 21 ottobre 2014

A spasso nel bosco ovvero le mie lasagne all'ortica con funghi e patate per #MTC


La prima era quella del cuore. 
Quella con la L maiuscola. 
Quella dei ricordi e dei quadernetti di Nonna Maria, scritti fitti-fitti in bella calligrafia.
La seconda è quella del bosco.
Quella del km 0 (ma anche meno).
Quella che se scendi nel prato e vedi del verde, lo vedi con un occhio *diverso*, lo immagini in pentola, in un piatto a basso impatto sulle tue finanze e pure buono.
Premetto che il Martirio ha esultato quando ho comunicato la scelta della Challenge di questo mese: Sabrina del blog *Le madeleines di Proust* ha decretato LASAGNA e lui, che ama questo piatto, è parso entusiasta da subito.
Poi sono arrivata in casa la sera di sabato con un cestino con le ortiche, i funghi trovati nel prato dietro casa (più qualche porcino che avevo comprato il giorno prima) e ho annunciato il piatto forte del pranzo della domenica.
- Ecco! Ti pareva che mi dessi soddisfazione una volta! Che cosa significavano le ortiche e le altre cose strane!..... - ha ricominciato a fare ostruzionismo quell'uomo che ho scelto di sposare ben 23 anni fa.

Arc invece era contentissimo che mi volessi applicare ai funghi che aveva trovato nel prato tornando da messa.
Da noi comunemente chiamate *mazze di tamburo* sono funghi che han poca resa, si usa solo la cappella (per altro molto ampia e che si presta egregiamente all'impanatura ed alla frittura) e che in Piemonte non son molto apprezzati.
Arc poi ci teneva tanto a raccontare a tutti che i funghi li aveva avvistati lui e che, per coglierli, aveva avuto un incontro ravvicinato con un daino a meno di 10 metri! 
Ovviamente il piccolo non considerava anche il fatto che i pantaloni che aveva indosso erano diventati del color dell'erba bagnata dopo che aveva fatto un ruzzolone alla vista dell'animale.

lunedì 20 ottobre 2014

La passione per i libri e una Apple Pie speciale.



Ho una passione sfrenata per i libri. 
Libri di narrativa ma, soprattutto, libri di cucina che acquisto e, spesso, nascondo al Martirio.
Ultimamente, complice un libro di Arc che non trovavo, ho aggiunto un bellissimo libro di dolci all'elenco di Amazon. 
Ovviamente l'ho fatto per risparmiare i costi di spedizione, visto che non avrei raggiunto il minimo ordinabile per avere la consegna gratuita, ho *dovuto* fare un'aggiunta....
Appunto! 
Un libro di cucina. 
Di dolci americani per giunta!
Me lo sono trascinato per una settimana avanti e indietro nel tragitto per andare al lavoro e poi....mi sono lanciata.
Ho trovato l'occasione per mettermi all'opera per ringraziare e salutare le colleghe con le quali ho collaborato negli ultimi cinque mesi e che, ahimè, mi tocca salutare per imbarcarmi in una nuova avventura lavorativa.
Ovviamente, come mio solito, ho cambiato alcune parti della ricetta adattandola alla mia fantasia e, soprattutto, alla mia dispensa.
Il risultato? Alle colleghe è piaciuta e, per fortuna, sono riuscita a fare una foto alla fetta prima di portarla in ufficio. Non è restata nemmeno una briciola!.




CRAN-APPLE PIE
(libera interpretazione di omonima ricetta del libro CALIFORNIA BAKERY di Alessio Baù)


Per la crosta
150 g di farina 00 setacciata
75 g farina manitoba setacciata 
75 g farina di grano saraceno setacciata
225 g di burro a pezzetti freddo di frigorifero + 1 noce per la tortiera
40 ml di latte freddo di frigorifero
40 ml di acqua fredda di frigorifero
5 ml di aceto di mele
2 g di sale
20 g di zucchero di canna

per il ripieno
400 g di mele 
75 g di cranberries esiccati
45 g di maizena
50 g di zucchero di canna
1/2 cucchiaino di noce moscata
2 g di sale
2 tuorli
2 cucchiai di miele
i semi di un baccello di vaniglia
1 tazzina di rum
1 tazzina di acqua
25 g di yogurt bianco non zuccherato



Procedimento:

  • Ungere accuratamente la tortiera con 1 noce di burro e riporre in frigorifero
  • Far rinvenire i cranberries in una ciotola con 1 tazzina di acqua e 1 tazzina di rum.

Per la crosta:
  • Mettere nel bicchiere del mixer le tre farine setacciate, il sale, lo zucchero ed il burro a pezzetti (freddo da frigorifero) e azionare la manopola sulla funzione *pulse* fino ad ottenere un impasto sbriciolato.
  • Aggiungere il mix di acqua, latte ed aceto e, sempre usando la funzione *pulse*, mescolare sino ad ottenere un panetto di impasto (attenzione, risulterà sicuramente molto morbido, non preoccupatevi, si compatterà poi in frigorifero).
  • Avvolgere il panetto in un foglio di pellicola e lasciarlo riposare in frigorifero per almeno 30 minuti.

Per il ripieno:
  • In una ciotola mescolare le mele sbucciate e tagliate a tocchetti grossi, i cramberries rinvenuti nel rum strizzati, la maizena, lo zucchero di canna, la noce moscata ed il sale.
  • Mescolare con una frusta od una forchetta i due tuorli con il miele ed i semi del baccello di vaniglia ed aggiungere alle mele.
  • Aggiungere lo yogurt e amalgamare bene.



  • Dividere la pasta in due porzioni, due terzi per la base ed un terzo per la copertura.
  • Tirare la pasta della dose più grande sulla spianatoia infarinata e ricoprire la teglia imburrata tolta dal frigorifero.
  • Riempire la base con il ripieno.
  • Chiudere con la restante dose di pasta tirata sulla spianatoia infarinata.
  • Chiudere bene i bordi e praticare tre incisioni al centro.
  • Cuocere in forno preriscaldato a 200°C per 40/50 minuti.
Sformare il pie, attendere che si sia freddato e trasferirlo sul piatto di portata.


























NOTE mie:

  1. Ho usato le mele degli alberi della mia amica Angela, mele diverse per qualità ma con un sapore stupendo. Le consistenze diverse non hanno affatto guastato il risultato.
  2. La ricetta parlava di panna acida. Non avendola a disposizione ho sostituito con lo yogurt e non me ne sono pentita.
  3. Lo stesso vale per la farina integrale che ho sostituito degnamente con la farina di grano saraceno macinata a pietra.



Gustata tiepida con una pallina di gelato o un ciuffo di panna montata è 

spettacolare, anche fredda ha il suo *perchè*