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lunedì 23 ottobre 2017

CANNONCINI DI SFOGLIA ALLA CREMA DI NOCCIOLA E ALLA CREMA DI LAMPONE CON CAVIALE DI LAMPONE E LIQUIRIZIA PER MTC#68




Purtroppo sto pubblicando pochissimo in questo periodo. Non che non abbia salvato ricette, ma ho pochissimo tempo.
Per fortuna che c'è MTChallenge, la sfida che mi spinge a mettere le mani sui tasti del computer dopo avere maneggiato pentole, padelle e teglie varie!
Questo mese è Francesca del blg 121 gradi a lanciare il guanto della sfida:
cannoli di sfoglia alla crema. 
Purtroppo non ho i cilindretti per arrotolare i cannoli ma, un po' d'ingegno, i rametti del mio melo tagliati dal Martirio (non gli è sembrato vero di potersela cavare senza altri acquisti in Amazon!) un po' di foglio di alluminio e sono "attrezzata" anch'io (country, ma attrezzata).


Bello!
La sfoglia l'ho fatta tante volte e non ho avuto grandi problemi.
Appunto. Questa sfoglia è quella del Maestro Iginio Massari, e non mi è riuscita subito (.sarà perché lui è Grande e io solo Grossa?)
Diciamo che (probabilmente) è stata colpa della mia "mania" delle sostituzioni e, quando ho letto -vino bianco secco- mi è "venuta in mano" la bottiglia della grappa di Chardonnay (e poi quella del rum!).
Insomma: un fine settimana nella Casetta gialla tra pieghe e riposi che si è conclusa con un flop.

venerdì 29 settembre 2017

Confettura di fichi e zenzero per ricordare i sapori semplici dell'infanzia



Quest'anno ho mangiato pochissimi fichi e un po' me ne dispiace.
Sui banchi del mercato ne trovavo ma a che prezzi!
Quindi ne ho presi proprio pochini e contati ma avevo un voglia di una confettura buona per iniziare bene la giornate nelle fredde mattine invernali.
Era la voglia di ritornare bambina quando con i miei tutti i sabati si partiva per il Lago Maggiore dove avevamo in affitto un appartamento.
Un muraglione di pietre ed un cancello di ferro battuto erano il confine di un piccolo mondo, dove un terreno con piante da frutta e filari di uva era il regno del gioco di un piccolo manipolo di bambini.
Ho imparato ad arrampicarmi sugli alberi, a prendere i conigli per le orecchie, a scansare gli alveari con le api che, se disturbate, pungevano.
Capriole nei prati, ortiche che pungevano, le albicocche piccole e dolcissime come non ne ho più mangiate, di un albero in un angolo del cortile sono i ricordi che mi restano nel cuore con lo sfondo del castello di Angera che si staglia dal lato opposto del lago.




domenica 24 settembre 2017

Trofie con vongole e pesto perché a volte succede ed é #MTC N.67


A volte succede. 
Succede che per colpa di una casa al mare, ti trovi coinvolta nuovamente in una sfida di cucina.
Sfida. 
Non sfiga. 
Avete capito bene. 
Anche se a pensarci bene... la sfiga è quella di non sapere se poi riuscirò a mantenerne il ritmo, che prevede di saltare solo due appuntamenti all'anno e con gli impegni vari di lavoro-scuola-circolo-anziani ultimamente è già "tanta roba" il pubblicare un paio di volte al mese.
Dicevo: a volte succede.
Succede che ho trovato una condomina che ha una casa letteralmente piena (e piena, credetemi, è un eufemismo!) di libri di ogni genere.
Anche di cucina.
Anche di cucina ligure e, precisamente: LA MENSA DEI LIGURI di Paolo Lingua, che ho appena iniziato a leggere ma sono già arrivata al pesto.
Pesto. Peccato non avere il basilico ligure. Quello che sa veramente di basilico e non di menta.

venerdì 15 settembre 2017

Focaccia all'uva fragola e la merenda per scuola.


Tempo di ripresa e ferie dimenticate.
Tempo di temperature che calano e ci regalano notti da copertina leggera e acquazzoni improvvisi.
Foglie sugli alberi che cominciano a "sentire" l'autunno in arrivo e che cominciano a perdere brillantezza variando sfumature di verde che si avvicina lentamente ed inesorabilmente al marroncino ed all'arancio.
Tempo di ultime conserve per la stagione che verrà, con le ultime pesche profumate da trasformare in composta; magari con l'aggiunta di qualche spezia che le renda nuove e più intriganti.
Tempo di grappoli che cominciano a far la loro comparsa sui banchi del mercato, tra gli ultimi peperoni colorati o melanzane tonde e piene.
Tempo di uva americana (o "fragola" come dir si voglia) con i suoi acini piccoli e tondi, la polpa asprina e la buccia aromatica ed un po' dura.
Tempo di liquori da preparare in previsione dei piccoli doni da fare a Natale ed un liquore buono e speziato che ho già pubblicato qui.
Il bello di fare la spesa al mercato del mercoledì, durante la pausa pranzo, mi porta a essere "sui banchi" mentre gli ortolani stanno ritirando la merce invenduta ed abbassano i prezzi per non trovarsi a dover smaltire merce il giorno successivo. 





Un cestino di uva fragola finisce nel carrello, ma è tanta e, nonostante ne sbocconcelli già un bel grappolo pieno, avanza ancora dalla preparazione del liquore.

giovedì 24 agosto 2017

La paella mista di Sandra e le ricette della spiaggia.






Vacanza vuol dire anche tuffarsi in mare di mattina presto, quando la compagnia te la fa qualche (raro) bagnante,il vociare dei gabbiani che aspettano gli scarti lasciati dai pescatori, ed il sole caldissimo di questo Agosto.



Vacanza vuol dire anche tanti buoni propositi accantonati durante l'anno e ripresi ora. Tipo quello di camminare un po' la mattina presto, mangiare più verdura e pesce e fare movimento.

Noli si sveglia presto ed io sono in acqua alle otto.


Un'acqua limpida sopra la battigia di ciotoli e ferma come la lastra di uno specchio.



Il colore del fondale è una variante di tutta una gamma di blu e fa a gara con il cielo che lo sovrasta.

Piccoli pesci si rincorrono tra i piedi mentre mi tengo a galla e mi rinfresco. Peccato non poter fotografare dall'acqua la torre della Cattedrale che si rispecchia tra il largo e la riva. Meriterebbe.


E dire che non ho mai amato il mare! Qui mi sono dovuta ricredere. 
Intendiamoci: dopo le 10 la spiaggia viene invasa dalla solita orda di vacanzieri che colonizzano la spiaggia con teli, tende, ombrelloni,lettini e (persino) frigoriferi portatili pieni di schifezze, ma fino ad allora la spiaggia è vivibile e godibile.

Un telo mare in riva e le amicizie che la frequentazione assidua porta a consolidare.

Tra queste un gruppo di signore (ed un gentiluomo) con le quali (guarda a caso!) si finisce a parlare di cucina e ci si scambiano ricette e trucchi.

Sandra è diventata poi la mia mentore per quanto riguarda le ricette liguri. Ligure DOCG con alle spalle anni di cucina nel locale della figlia, mi indottrina sui principi ed i fondamenti della cucina locale. Quindi vai di ricette di verdure ripiene e pesce, liquori ma non solo! Da anni sto cercando una ricetta per la paella che mi permetta di dare un senso alla pentola che mi portò la suocera dalla Spagna i primi anni di matrimonio e che mi limito a spostare da un cassetto all'altro da Milano alla Casetta gialla ed ora a Noli.

lunedì 31 luglio 2017

Bucatini con cipolla di Acquaviva e briciole di pane e una faticosa mattina di vacanza


Non ho voglia.
Sono in ferie ed alzarmi presto per andare a camminare non rientra nei passatempi preferiti. Anzi (diciamocelo) al solo pensiero mi girano proprio le balle!
Poi, mentre tengo ostinatamente gli occhi chiusi nel vano tentativo di ripiombare in un un sonno pesante, mi ritorna la mia immagine riflessa dallo specchio mentre ieri mi preparavo per andare in spiaggia.
Costume intero (perché non solo non ho più l’età ma nemmeno il fisico per il bikini) cappello di paglia perché il sole mi fa venire l’emicrania, un cafkano larghissimo per camuffare le forme...
Cacchio!! Accidenti a chi ha inventato gli specchi ed accidenti pure al Martirio che continua ad insistere con devi-fare-movimento ... Accidenti!
Mi alzo. Capelli in piedi, occhi ancora gonfi di sonno.
Infilo una tuta leggera che (non so proprio perché) ho infilato in valigia prima di partire. Canottiera colorata coordinata (perché quando ce vò... ce vò), calzoncini alla zuava di maglina che accentuano maledettamente le graziose rotondità segnate dagli elastici delle mutande (per un attimo – un attimo solo – ho pensato di non metterle ma sono di una generazione che le usa, contenitive magari, ma le usa ancora).
Un paio di scarpe da tennis comode; cellulare; fazzoletti di carta; chiavi di casa; il tutto incastrato in una specie di borsello di tela impermeabile (perché portarmi uno zaino vorrebbe dire riempirlo di altre cianfrusaglie che potrebbero-servire e finirei per usare il trolley...)
Il Martirio che si rassegna ad accompagnarmi e non so ancora se per verificare che non debba schiattare sul percorso o se per verificare che non mi sieda sulla panca del forno in piazza mentendo poi spudoratamente sul percorso effettuato.
Usciamo dal portone e ci avviamo verso la passeggiata sul mare. Che poi, a dirla tutta, è la Via Aurelia dove le macchine, in settimana, sono pochine ed i gas di scarico vengono compensati dal mare che scorre sotto e ti da l’idea di respirare iodio e non piombo.
Abbiamo portato con noi gli asciugamani da mettere in spiaggia per ritagliarci tre posti decenti sui ciotoli della spiaggia libera.
Non siamo i soli deficienti in giro a quest’ora. Ci sono già i pescatori che vanno a riprendere le reti e qualche nonno che sta cominciando a piantare l’ombrellone in spiaggia (sempre per guadagnare un posto prima dell’assalto degli altri bagnanti).
Su quella striscia di marciapiede che collega Noli a Spotorno e più  in là a Savona, ci sono tanti personaggi che si incontrano.
Ci sono le due strafighe che se la tirano nei loro completini aderentissimi con pantaloncini neri lucidi e magliette fluorescenti di un rosa innaturale. Proseguono correndo con lo sguardo perso verso un orizzonte indefinito, sguardo da guardate-che-passiamo-noi, non sudano, sono magre da far spavento e la bottiglietta di acqua naturale sarà la loro colazione.
C’è il tipo figo, anche lui super accessoriato, con scarpe hi-tech e gli auricolari incastrati nelle orecchie e un sorriso che esce solo quando incontra le strafighe di prima. Viaggia in senso opposto e punta verso Savona doppiandoci e scansandoci perché gli siamo d’intralcio. Il tutto senza perdere il ritmo della corsa.
Ci sono i pensionati con il cane al guinzaglio. Canottiera della bocciofila; pantalone di maglina che potrebbe essere tranquillamente quello del pigiama; borsello a tracolla (cacchio! Come il mio! Domani non lo porto) ed il cane che ha un’aria confusa ma cammina ... cercherebbe un albero volentieri ma in quel tratto non ce ne sono...
Poi ci sono le due signore attempate (più di me!) che camminano bardate in tuta con i telefonini in mano e, mentre procedono a passo spedito stanno spettegolando della tizia che era col tizio ed ora ne ha un altro ma-come-fa-alla-sua-età-a-non-mettere-la-testa-a-posto. Se le incontri per due o tre volte di seguito riesci a seguire tutta la telenovela...
C’è la signora solitaria che passa correndo a passettini brevi, fa un tragitto simile al nostro ma in senso inverso perché al ritorno la troviamo che rientra in direzione Spotorno.
Ci sono due altre signore con tanto di borsetta sulla spalla, scarpe da tennis sotto due grembiuli di lino colorato. Potresti incontrarle tranquillamente in coda dal fornaio o al supermercato. Non tentano nemmeno di “tirarsela”. Camminano, chiacchierando amabilmente mentre io con il Martirio riesco a malapena a scambiare monosillabi (al massimo qualche grugnito). Non ho ancora capito se si vergogna di farsi vedere assieme a questa pazza in bermuda aderenti-suo-malgrado o se sta risparmiando fiato per eventuale rianimazione se dovessi schiattare.

Cammino velocemente (o meglio arranco) sul tratto che porta al paese vicino e, pur non essendo un tratto troppo lungo, ho tutto il tempo per confermare che mi girano le balle. E ho pure fame, visto che la colazione la farò al ritorno (sempreché sopravviva!).

Per fortuna il mare e la luce che riflette, rallenta un poco tale movimento rotatorio e (dopotutto) non è poi così male fare due passi di mattina.



Finalmente il cartello Spotorno.

Dietrofront e si torna. Il paese si è rianimato e la colazione è un premio per questo inizio di giornata che sa un po’ di ora-d’aria.


Intanto si ho pensato al pranzo di oggi. Una pasta. Ecchecavolo: devo pur nutrire questo corpo d’atleta anche se sono cominciate le vacanze!




BUCATINI CON CIPOLLA DI ACQUAVIVA E BRICIOLE DI PANE






Mettete a bollire una pentola con abbondante acqua salata.
Tritate finemente in un cutter salvia e rosmarino ed unitela all'olio in una ciotolina.
Grattugiate grossolanamente il pane raffermo.
Tritate sottilmente la cipolla di Acquaviva e fatela imbiondire in una padella con metà dell'olio EVO.


Quando comincerà a dorare toglietela dalla padella e fate dorare il pane grattugiato con il rimanente olio.

Gettate i bucatini e fateli cuocere per 7 minuti. Scolateli al dente e fateli saltare nella padella con cipolle e pangrattato.



Servire calda.

domenica 16 luglio 2017

CREPES AL FORNO CON PRESCINSEUA,RICOTTA, ZUCCHINE E PESTO PER FESTEGGIARE UN MESE DALL'USCITA DI UN NUOVO LIBRO.





Una ricetta per festeggiare un "mesiversario".
Si: un mese è passato. Anzi: ad essere precise un mese e 4 giorni dalla pubblicazione del sesto libro della raccolta MTC.


Elegante, pieno di suggerimenti su variazioni o preparazioni simili alle crepes è l'ennesimo fiore all'occhiello di quella community di Mtchallenge che continua a proporre raccolte di ricette alla portata di tutti, semplici e (soprattutto) che riescono sempre!
Il tutto ha origine da un gioco, una passione e non si conclude sugli scaffali di una libreria ma continua con un fine buono


Crepe is the New Black sostiene i nostri amici di Piazza del Mestieri, di Torino e di Catania: se volete contribuire con una donazione liberale (deducibile dalle tasse), qui trovate tutti i riferimenti, in attesa di qualche prossimo progetto sul territorio, assieme ai ragazzi e ai loro insegnanti.
Non è una ricetta del libro ma uno spunto preso da questo libro.
Immaginatevi una serata calda di questo torrido inizio estate. 
Immaginate una serata di un giorno di ferie trascorsa sdraiata su una spiaggia di ciotoli, fino a che l'ombra del campanile della Cattedrale di Noli si è allungata a coprire il sole.
Una coppia di ex colleghi ed amici, una cena in terrazzo e tante chiacchiere.
Un primo piatto leggero e dai sapori liguri (anche se so che i miei amici liguri D.O.C.G. rabbrividiranno al pensiero di far cuocere in forno il pesto) ed un po' di fantasia.
Un esperimento decisamente riuscito e che ripeterò presto complice il fatto che i fine settimane al mare continuano e che occasioni per stare in compagnia a pranzo ed a cena continuano a presentarsi.
Tra gli ingredienti un formaggio che trovo solo in liguria (la prescinseua) e che posso pensare a sostituire con uno stracchino dolce o con una robiola mescolata ad uno stracchino. Il pesto, salsa sublime da foglie di un basilico profumato come solo in Liguria si trova.
Ed eccole le mie

CREPES AL FORNO CON PRESCINSEUA, RICOTTA, ZUCCHINE E PESTO


Preparate 12 crepes come da ricetta indicata qui.


Lavate e grattugiate le zucchine. Fatele saltare in una padella con lo scalogno tritato, 2 cucchiai di olio EVO, sale e pepe sino a che cominceranno ad ammorbidirsi (ma non a spappolarsi).

In una terrina mescolate la prescinseua, il pesto e la ricotta. Aggiustate di sale.


Ungete una pirofila resistente al forno, adagiatevi uno strato di crepes. Spalmate qualche cucchiaiata di composto facendone uno strato sottile. Cospargete la superficie con qualche cucchiaiata di zucchine ed una spolverata abbondante di parmigiano grattugiato. 

Continuate adagiandovi un altro strato di crepes, di formaggio aromatizzato, di zucchine e di parmigiano formando almeno 5/6 strati. Terminate con il composto di formaggio, una spolverata di parmigiano grattugiato guarnendo poi con alcune foglie di basilico ed i fiocchetti di burro.

Infornate a 170°C per 30 minuti circa (sino a che si formerà una crosticina dorata).


Servire calde. 

giovedì 13 luglio 2017

INSALATA DI RISO VENERE, SALMONE E AVOCADO PER UN'ESTATE TRA I VICOLI.




Continua la scoperta di quel borgo incantevole che è Noli.


Continua sotto il sole ed il caldo afoso di un'estate che è esplosa all'improvviso. 
Continua mentre una spiaggia di ciotoli ed un acqua limpidissima e fresca attutiscono la calura estiva.
Poi ci sono i vicoli. 
Stretti; tanto da non permettere ai raggi di entrare pur nelle ore più calde.
Freschi ed asciutti con il profumo del mare che si insinua e gli odori delle pietanze cucinate negli alloggi che vi si affacciano.


Magici; mentre percorrendoli scopri visuali incantevoli che alla luce intensa del mezzogiorno assumono quasi gli aspetti di un miraggio.


E' una scoperta piacevole per chi, come me, si avvia verso casa nell'ora più calda, mentre dai locali affacciati alle piazzette raccolte, si leva il suono delle posate sulle stoviglie mentre turisti variopinti si concedono un pranzo con le specialità della Liguria.
Il forno all'angolo, quello con la coda perenne di avventori che attendono di gustare focacce sottili, ancora calde che contribuiscono a profumare l'aria di buono.
La bottega con la pasta fresca ed i barattolini di pesto e salsa di noci ben in vista nella vetrina del banco.
Nella piazza ombreggiata da alberi alti, i banchi dei produttori locali stanno smontando e ceste che al mattino erano colme di fiori di zucca sgargianti, pomodori succosi e limoni profumatissimi giacciono impilate in attesa di caricarle sui furgoni che torneranno nell'entroterra, a preparare nuovi raccolti e nuove primizie per il mattino successivo.
Torno, passando dalla porta che delimita il borgo antico e mi avvio verso casa per un pranzo leggero.
Leggero come un'insalata di riso ma con un riso "diverso" nemmeno tanto facile da "condire" ed abbinare.
C'è anche una premessa a questa ricetta. Da tempo sto cercando di aggiungere alla mia alimentazione elementi ed ingredienti che contrastino naturalmente il colesterolo che ho a livelli abbastanza preoccupanti.
Tra questi ingredienti primeggia l'avocado che io non amo particolarmente. In passato avevo provato ad inserirlo nella dieta ma non riuscivo a farmelo piacere. L'unico modo di consumarlo era come salsa Guacamole (avocado, cipolla, pomodori, peperoncino, coriandolo e lime) ma, non potendo consumare Guacamole a cucchiaiate (credetemi: ne sarei capacissima) mi conveniva trovare un modo "alternativo" per farmi piacere questa polpa verde e vagamente "burrosa".
Ecco che ho provato a pensare la salsa come un'insalata di riso e... ecco il risultato.
Una sola raccomandazione: utilizzate riso Venere Integrale e non parboiled che prende un odore decisamente nauseabondo mentre cuoce. La cottura sarà più lunga ma il riso non perderà proprietà o prenderà sapori strani.


INSALATA DI RISO VENERE, SALMONE ED AVOCADO.




Lessate il riso Venere in abbondante acqua salata (io ci aggiungo anche due o tre foglie di alloro per dare un po' di profumo) per circa 40 minuti. I chicchi dovranno essere sodi ma non duri. Scolatelo e raffreddatelo sotto acqua fredda corrente. 
Lasciatelo scolare completamente poi mettetelo in una ciotola capiente.

Tagliare l'avocado a metà, togliere il nocciolo e separare la buccia dalla polpa aiutandovi con un cucchiaio da minestra. La polpa dovrà essere matura ma ancora soda. Tagliate la polpa a tocchetti di circa 1 cm. ed unitela al riso.

Tagliate a tocchetti della stessa misura il pomodoro cuore di bue ed il cipollotto ed aggiungeteli nella ciotola.



Togliere i filamenti al gambo di sedano verde, tagliatelo a tocchetti di circa 1 cm ed aggiungetelo agli altri ingredienti.
Tagliate il salmone affumicato a striscioline ed aggiungetelo nella ciotola.


Preparate il condimento emulsionando in una tazzina i 2 cucchiai di olio EVO, il cucchiaio di trito di erbe aromatiche, sale e pepe.
Spremere il succo di un lime e mescolare con delicatezza per non spappolare l'avocado.



Servire come antipasto o, come nel mio caso, come piatto unico e leggero.