Elenco blog personale

giovedì 17 aprile 2014

LA BUSECCA ALLA PARMIGIANA DI ZIA RICCARDA


Inutile. 
Non riesco a pensare ad altro da quando ho letto il titolo della sfida di MTChallenge (la numero 38, per la precisione). 
Cri di Beuf à la mode ha scelto il quinto quarto. 
Io non mangio tutti i tipi di interiora ma, nella tradizione e nei libretti e quaderni di cucina di famiglia, ci sono molte ricette con queste parti meno nobili.
Vuoi perchè i miei nonni hanno passato la guerra e rialzarsi dopo aver perso casa e pezzi di vita, non è facile. Si fa di necessità virtù e le parti meno nobili di manzo, vitello, pollame erano sicuramente una valida alternativa a quanto le tessere annonarie e la lentissima ripresa, consentivano alle tasche di chi tentava di riprendersi la vita.
La prima ricetta che ho proposto, parlava di creste. Niente di speciale, una prelibatezza che apprezza anche il Martirio.
Mentre divagavo con la mente alla ricerca di qualcosa di meno banale, un pensiero fisso.
La busècca di Zia Riccarda: lì, piantata nella mia mente, così diversa di quella con i bianchi di spagna di mia madre e mia nonna Maria.
Zia Riccarda era la cognata di mia nonna Maria, sposata ad Annibale il fratello maggiore di nonna. Abitava nel palazzo a fianco a nonna Maria e la sua casa me la ricordo per il profumo buono e di cucina che si respirava già dall'anticamera.

domenica 13 aprile 2014

CRESTE TRIFOLATE PER IL GALLO DI CASA E PER MTC.



Ero sul tram che mi portava al mercato quando si è svelato l'argomento della 38a sfida dell'MTChallenge.... ed ho soffocato un grido.
Questo mese MTC è una sfida nella sfida.
QUINTO QUARTO... Non poteva che essere Cri Beuf à la mode a scegliere un argomento da far *aggrovigliare le budella* a molti.
Cri la conobbi virtualmente tempo addietro, quando partecipai ad un bellissimo contest sul quinto quarto e che mi vide proporre ricette della tradizione e ci siamo incrociate a Genova in un'altra occasione. Fa ricette spettacolari e la vittoria se l'è proprio guadagnata confermandosi una grande.
Ogni volta la sfida diventa una scuola di cucina, un confronto di idee, di tradizioni e di innovazioni. Ultimamente sono molto tentata di tirarmi in disparte perchè mi rendo conto che con certe abilità non posso reggere il confronto.
Ma neanche questa volta mi tiro indietro, pur sapendo che gli altri partecipanti tireranno fuori meraviglie dalle loro menti fervide, mentre io mi riesco ad attenere alla sola tradizione, alle ricette di famiglia.
Per giunta non tutti amano le interiora e le frattaglie e, anche per questo, mi resta poco spazio di azione in famiglia.
Il Martirio non mangia frattaglie... a parte ... a parte...... LE CRESTE!!!!!!
Non gliele preparo spesso perchè io, che pur non disdegno nulla, non le mangio. Le faccio quasi sempre prima delle festività di Natale, perchè Nonna Maria, la mia guida in cucina, le metteva nel suo Ragout e per me non è un VERO Ragout se non ci metto una manciata di creste.
Trovarle non è facile e di supermercati ne ho girati tre o quattro, prima di cedere e decidermi ad andare a prenotarle in una bottega del Mercato Comunale di Piazza Wagner, da me ribattezzato *Cartier* visti i prezzi.
Si, perchè tutte le botteghe allineate all'interno ed all'esterno di questo mercato coperto, hanno prezzi da orefice.

venerdì 11 aprile 2014

Riso bruscandoli e speck per il #GFFD



Sabato mattina, due ore e mezza solo per me prima di vestire i panni della filippina di turno e ribaltare la casa.
Finalmente uno sprazzo di sole e i fiori che colorano gli alberi ed io che faccio?
Vado al mercato. 
Non il mercato vicino a casa, quello ormai non da soddisfazione, attraverso la città con ben 23 fermate di tram, carrellomunita e sicura di trovare un po' di primavera e qualche bella maglia colorata da indossare.
Niente da fare.
Tutto troppo attillato, troppo corto, troppo sbracciato.
Uffa che nervi!!!
Mi sa che dovrò veramente decidermi a mettermi a dieta altrimenti potrò trovare abiti solo alla Boutique Togni (leggesi tende da circo ed affini, ndr).
Ma per fortuna ci sono i banchi delle verdure che traboccano di primizie e di colori e, in un angolino tra due banchi enormi, uno piccolino, con le erbe di campo. Rughetta selvatica e... I BRUSCANDOLI!!! 

lunedì 7 aprile 2014

La ricerca della serenità ed una torta al cioccolato per il mio bimbo.


A volte il cioccolato serve.
Serve a raddrizzare le giornate storte, a consolar un animo deluso, a far passare dimenticare i nervosismi di una giornata intensa in ufficio.
Per rilassarmi da anni mi chiudo in cucina, mi metto ai fornelli e, quando sono proprio *inversa*, mi metto a far dolci.
(Ricordo ancora una sera di qualche anno fa, che feci ben quattro crostate e, una volta finite, mi chiesi cosa ne avrei fatto...)
Mi metto a far dolci anche per il mio bambino, per le merende di scuola, per le riunioni di fine scuola e per le merende con gli amici.
Giorni fa Arc è stato invitato dall'amico del cuore e, per merenda mi chiese un dolce al cioccolato, una crostata.

giovedì 3 aprile 2014

LA GUERRA DELLE POLPETTE.



In famiglia, da anni, è in corso la guerra delle polpette.
Appena sposata, di ritorno dal viaggio di nozze, pensai di far cosa gradita al Martirio facendogli trovare le polpette che sapevo essere la sua passione.
Ovviamente eseguii la ricetta che da anni faceva mia madre avendo cura di aggiungere anche l'aglio (che lei non metteva) per dar loro più sapore. 
Mal me ne incolse!
Già alla prima polpetta vidi il novello sposo torcere il naso.
*Son dure!*
A me non sembrava.
*Mia madre le fa diverse.*
Lapidario.
Incassai non senza un moto di stizza (celata ovviamente ma sempre stizza era!) e mi accinsi a chiedere la ricetta alla suocera.
La settimana successiva gli proposi le *polpette della suocera*, senza cambiare nulla della ricetta dettatami al telefono dalla di lui genitrice.
*Son troppo molli.* fu il responso al primo assaggio.
Pareva di essere protagonisti della favola di *Riccioli d'oro* anche se, all'epoca il Martirio possedeva riccioli .... ma non color oro.
Testarda come mio solito, richiamai la suocera che mi confermò la ricetta e mi spronò a tentare nuovamente. Per la verità propose addirittura di farmele lei per risolvermi il problema ma... farmi mettere ko da una ricetta semplice come le polpette? MAI!

lunedì 31 marzo 2014

UMBRIA E SAGRANTINO, IL VINO *DEI SACRAMENTI*

Tra le colline coperte di verde. Tra i viottoli che si arrampicano tra le vigne, c’è un percorso che si chiama *La via del Sagrantino*.

Sagrantino è un vino di produzione Umbra.
Antichissime le origini di questo rosso di gran carattere. Nella zona di Montefalco ne scrive già Plinio il Vecchio nel suo Naturalis Historia parlando dell’uva Itriola coltivata nella zona di Mevania.



Bevagna, Montefalco, Gualdo Cattaneo, Giano dell’Umbria la zona in provincia di Perugia che vede spandersi a vista d’occhio filari di viti di un uva rossa, con acini rotondi.




Due fondamentali correnti ne collocano la sua comparsa ufficiale nella zona.
La prima lega l’inizio della sua produzione ai seguaci del Poverello d’Assisi di ritorno dall’Asia attorno al XIV o XY sec., che lo coltivarono appunto per utilizzarlo nei sacramenti.


(foto da web)


Un vino dolce, passito, usato per le funzioni religiose nel periodo da Natale a Pasqua.
In contrapposizione un’altra corrente lo fa arrivare nella zona dalla Spagna si pensa per opera dei Saraceni.

Un fatto è che il vitigno è unico. Non ne esiste uno simile in tutta la penisola e pertanto può considerarsi di origine locale (Commissione per lo studio ampelografico dei principali vitigni ad uve da vino coltivati in Italia – Mi.p.A.F) risolvendo definitivamente l’affermazione che sia simile alla Passerina coltivata nel Centro Italia.


Da qui sino ai giorni nostri quando si parla di Montefalco Sagrantino o Sagrantino di Montefalco, unendo anche la zona di produzione al nome decisamente importante.

Un censimento delle vigne entro le mura di Montefalco ha stabilito che alcune di queste risalivano addirittura a periodi compresi tra 1700 ed il 1800.
Nel tempo si è persa la sua produzione fino agli inizi degli anni 60, dove un gruppo di lungimiranti produttori ne ha ripreso la produzione ottenendo nel 1979 la DOC e nel 1992 il riconoscimento della DOCG.




Diverse le aziende che lo producono, ma una in particolare ha destato la mia attenzione.

La Tenuta Bellafonte di Bevagna è qualcosa di più che una semplice azienda agricola. Da una posizione con la vista mozzafiato, venti ettari di terra argillosa dove si susseguono filari di viti di circa tredici anni, allineati come le righe su un quaderno, un bosco ed una parte coltivata ad ulivi.







Il vigneto è coltivato naturalmente, evitando l’ausilio dei prodotti chimici, concimato con materiali organici provenienti da stalle selezionate.
Il terreno viene diserbato con l’ausilio di macchinari per evitare di utilizzare diserbanti.

Un proprietario che ci accoglie nella sua azienda con l’orgoglio ed una passione che si respira in ogni sua parola.




Peter Heilbron, dopo anni di lavoro ai vertici di Multinazionali dell’Industria alimentare, decide di cambiare completamente vita, di tornare ad un *vecchio amore*: l’Agricoltura.
Agronomo, innamorato dell’Umbria ed affascinato dalla produzione vinicola Umbra, si lancia in un’impresa coraggiosa (soprattutto di questi tempi!): produrre vino.
Non un vino qualsiasi: il Sagrantino.
Decide che la qualità della sua produzione deve essere il suo obiettivo, ed una coltivazione che rispetti il territorio e la natura diventa il suo Credo.





Ricostruisce quindi la proprietà e la cantina seguendo canoni di eco sostenibilità sia dal punto di vista energetico (la tenuta dispone di un impianto fotovoltaico e di una caldaia a biomassa che utilizza anche gli scarti delle potature) sia dal punto di vista produzione.

La cantina è stata progettata per non dover utilizzare alcun sistema di raffreddamento artificiale ma, utilizzando un sistema noto già ai romani per tener fresche le loro ville, fa delineare il perimetro della cantina non da cemento armato ma da gabbie di metallo contenenti pietre. Canali di areazione inseriti tra le pietre e camini di aspirazione inseriti nel soffitto della cantina, portano ad avere una circolazione dell’aria e un raffrescamento del tutto naturale.



Nella cantina c’è in microclima perfetto. Nessun odore di muffa, nessun sentore di stantio.

Ci racconta che, dopo la raccolta dell’uva (effettuata manualmente, senza ausilio di macchine) la selezione viene effettuata a mano (*da me personalmente* cit.). Solo i grappoli migliori vengono utilizzati.
Una macchina separa delicatamente i graspi dagli acini che, contrariamente ad altri produttori, lui utilizza interi e non spremuti in frantoio.
Le bucce di queste uve contengono tanti tannini che potrebbero rendere troppo deciso il sapore del vino spremendole.
Quindi gli acini interi vengono inseriti nei tini di fermentazione in acciaio inox, senza aggiunta di lieviti in quanto, sulle bucce, sono depositati lieviti naturali sufficienti per la fermentazione.


La parte degli acini crea un cappello sulla superficie dei tini ma viene continuamente mantenuta umida dal travaso dei liquidi che inizialmente si depositano sul fondo.
Dopo 10/15 giorni di fermentazione in tini che possiedono una cintura di raffreddamento (per quando la temperatura si alza), la parte solida si dispone sul fondo e la parte liquida rimane in altro.
Il vino viene poi travasato in botti di rovere a fine Novembre dove rimane fino a maturazione completa (36 mesi).




Tre anni di continui controlli, dove viene travasato attentamente per togliere le impurità ed evitare un processo di filtrazione che rovinerebbe l’armonia degli elementi.
Imbottigliato riposa accanto alle botti per un altro anno fino alla vendita.


Immagine da Web

Peter Heilbron ci accompagna in questo percorso portandoci per mano, facendoci assaggiare il frutto del suo lavoro e dalla sua passione.
Un vino profumato, di un colore rosso scuro, quasi sangue. Un profumo di frutti di bosco, di fiori. Un lieve sentore di liquirizia che resta in bocca a ricordare il riposo in botti di legno buono.



Foto da Web

Poi ci racconta anche una nuova avventura. Un bianco, il Trebbiano Umbro, che sta sperimentando prima di avviare la produzione. Ce lo fa assaggiare e mi conquista subito.
Io che amo i rossi perché hanno carattere a differenza dei bianchi che mi lasciano indifferente, ne apprezzo la personalità. Mi spiega che è stato a riposare in botti barricate da Barolo. Ed il carattere quindi si spiega.

E’ raggiante il nostro ospite. Con il calice del suo vino tra le mani, mentre ci racconta una storia, una passione, una voglia di costruire che non è facile trovare nei produttori del giorno d’oggi. In un’epoca dove la qualità viene spesso sacrificata sull’altare della resa, questo imprenditore ha deciso di stare dalla parte del prodotto, e ne ha ricavato un’eccellenza che si apprezza al primo sorso.



Lasciamo questa azienda ed il suo proprietario con la consapevolezza che, per fortuna, le produzioni di qualità esistono ancora e quando sono portate avanti con la competenza e l’amore per il territorio, ne guadagna il prodotto ed il prestigio di tutta la produzione locale.
Far conoscere queste eccellenze sia in prodotto sia in realizzazione è uno spunto per aiutarci a capire che spesso, dietro un etichetta che vale, c’è il rispetto del prodotto e di chi lo consuma.




Il Sagrantino della Tenuta Bellafonte ha ottenuto tre bicchieri Gambero Rosso e altri riconoscimenti che gratificano il lavoro e l’impegno di chi nella produzione ci mette il cuore….e si sente già dal primo sorso!








giovedì 27 marzo 2014

IL MIO ARTISTA, I NUDI, ED UN NUOVO SUFFLE' PER L'MTC.








Ho sposato un artista. Ussignur: un artista del tempo libero.
Appena sposati il Martirio, si era iscritto ad un corso di pittura domenicale, di quelli organizzati dal Comune di Milano.
Si era così appassionato che ha cominciato a produrre tele su tele.
Inizialmente erano dipinti ad olio, visto che li produceva *a scuola* e a casa aveva meno tempo.
Poi, con il passare degli anni, ha preso a dipingere anche acquarelli.
Questa passione l'ha continuata, anche quando *il Maestro*, noto pittore Milanese allievo di Funi, si è ritirato. Assieme ad un amico, quasi ogni settimana, si attraversa mezza Milano per andare a dipingere nell'atelier del Maestro.
Si fa presto ad immaginare la quantità di *opere* accumulate nell'arco di quasi ventitré anni! In pratica, in casa nostra, non c'è un centimetro quadrato di parete libero. Sembra di entrare alla Tate Gallery!




A casa dei suoceri lo stesso: quadri dappertutto, persino dietro le porte.
Di venderli (come fanno alcuni suoi conoscenti con la stessa passione) nemmeno per sogno, ed anche quando ne ha regalato qualcuno a parenti stretti....è stato doloroso... per lui (non per i parenti!).
Era partito con paesaggi, nature morte, fiori, ritratti. 
Poi ha cominciato a prediligere *figura*.
Da qui un'esplosione di nudi femminili, più o meno casti con le tecniche più diverse: matita, gessetti, acquerelli.
Fin qui tutto normale, posto che non sono certo io la bacchettona che frenerebbe il suo estro creativo.
Anche se, lo confesso, quando il vecchio prevosto (quello che per inciso mi conosceva da quando bambina, facevo il chierichetto nelle messe a scuola) veniva a benedire la casa, ero un po' imbarazzata quando, sul cavalletto in sala, troneggiava l'ultima tela abbozzata dal Martirio....un nudo femminile (e capitava TUTTE le volte che veniva a benedire la casa, credetemi!).
Ora, ultimamente però ho dovuto limitare un po' l'estro creativo del consorte che, qualche mese fa, volle cambiare quasi tutti i quadri in casa con le ultime produzioni....nudi...appunto.

martedì 25 marzo 2014

DUE DITA DI PORTO ED IL SOUFFLE' PER L'MTC DI MARZO....FORSE



Marzo: per me l'inizio non è stato male. Una vacanza che attendevo da mesi con la mia famiglia. Noi tre, in giro per l'Umbria per frantoi, cantine, vetrerie.
Poi il rientro e di nuovo la pressione ci schiaccia.
Guardo l'agenda e mi accorgo che abbiamo accumulato una marea di impegni, noi ed Arc.
Anche la programmazione dei post di questo blog slitta per altre iniziative che mi stanno a cuore.
E dire che ero tornata carica di idee e di prodotti da provare e far conoscere...
Mi sa che mi devo prendere una nottata per stendere una lista delle ricette da pubblicare ASSOLUTAMENTE in questo mese (pena la scomparsa degli ingredienti dal mercato).
Naaa! Questa sera no. Stasera mi metto calma al PC e mi godo tutto quello che mi sono persa nella blogsfera in una settimana e poi, metto in ordine le foto.
Quindi, godendomi due dita di Porto, mi metto comoda in sala, il PC sulle gambe, la gatta sui piedi, il Martirio schiantato sul divano mentre dorme sulle prime scene del film rigorosamente scelto da LUI.
Che poi! Provate a togliere il telecomando da sotto la natica che lo schiaccia,mentre lui ronfa beato. Nemmeno fossero le sette trombe che fecero crollar le mura di Gerico, il Bello Addormentato si risveglia mugugnando che poi, se cambio il canale, non capirà più nulla del film.
Si: ho capito. Meglio navigare per ricette, che mi passa il nervoso.

lunedì 24 marzo 2014

COSTRUIRE UN FUTURO CON LA MUSICA



Provate a mettere assieme, in una domenica sera sferzata da un vento gelido: il pavè bagnato e lucido dalle gocce di pioggia; una zona del centro, con i suoi locali dove dietro i vetri la gente si scalda mani e cuore con una cioccolata calda, un bicchiere di vino, un caffè; una delle più belle chiese di Milano, brillante di luce e con le sue porte aperte ad accogliere tutti.


Pensate alla Medicina, quella con la EMME maiuscola, quella che lavora per tutti senza distinzioni, quella che si trova spesso davanti muri ed ostacoli da superare, parlare alle nostre coscienze di mali terribili e di guarigioni, di ricerca e speranza, di un ospedale più umano e di quanti pochi posti ci siano per vincere tutto il male.

Mescolateci le esperienze vissute, i volti che si incontrano nei corridoi della speranza e bimbi ed adulti impegnati a far crescere le speranze di tutti.

Ora aggiungeteci un'orchestra di giovani che suonano guidati da mani che ricamano note nell'aria, delle voci che non si incrinano ma toccano i cuori.
Immaginate l'armonia delle note di Hayden, le parole di una preghiera che riecheggia nelle navate.


Unite tutto questo e ne verrà fuori un evento benefico speciale. Mosso dal cuore di chi ha provato a vedere e sentire il futuro appeso un filo.


Una chiesa strapiena di gente. Le note che danzavano sui respiri. 
Un intento comune.
Uno scopo tangibile.
Un Ospedale che chiede di poter fare di più per tutti i bimbi e gli adolescenti che gli si rivolgono.

Ecco, dirompenti, le emozioni si fanno note, preghiera, musica.

Ecco che l'impegno si tramuta in fondi, per andare sempre avanti, compatti, contro la malattia.
Fondi per costruire insieme un futuro per chi se lo vede scippare dalla malattia.

Fondi per un'associazione (Il Comitato Maria Letizia Verga) per un grande progetto *DAI! COSTRUIAMOLO INSIEME*.

Un progetto che continuerà ad avere bisogno di queste iniziative, di questo impegno. 

www.daicostruiamoloinsieme.it è il link dove troverete tutto il progetto, le motivazioni e, soprattutto, gli estremi per partecipare alla raccolta fondi.

Una serata magica.
Una musica stupeda.
Tantissime persone assieme per un sogno grande.
Una speranza .... per tutti noi.... per qualcuno di più!

E quando la musica si tace, parla l'eco delle emozioni, restano i sogni...



Buonanotte.....







lunedì 17 marzo 2014

MILANO ED UN CONCERTO PER UN SOGNO: COMBATTERE ASSIEME LA LEUCEMIA



I bambini camminano sul filo
danzano piano e si tengono vicini.
I bambini camminano piano 
vogliono tempo 
per capire come posare i piedini
sul filo che ogni tanto si tende,
ogni tanto si allenta.
I bambini si voltano a cercarsi,
si aspettano sul filo,
sfidano il sole ed il vento.
I bambini imparano a guardare avanti
verso l'orizzonte 
diritto
come un filo.
I bambini non hanno fili uguali
non hanno piedi uguali
non hanno peso uguale.
C'e un filo che si tende 
fino al limite, 
a rischiare di spezzarsi.
Ma le mani dei bambini sanno unirsi,
sanno sostenersi,
sanno dare aiuto,
sanno chiedere aiuto.