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domenica 20 gennaio 2019

ROTOLO GRATINATO DI PATATE E SPINACI e bentornato pranzo della domenica.


Bentornato pranzo della domenica!
Bentornato anche per i due XY che lo hanno apprezzato dopo mesi di pranzi e cene imbandite di corsa, senza passione, senza "novità".
Anche il Martirio che solitamente lamenta il continuo cambiamento e cerca la sicurezza nei piatti che preferisce, detestando la mia continua ricerca di ricette diverse, ha apprezzato e non si è nemmeno lamentato dei "tempi morti" dedicati alle foto.
Arc poi adora cambiare e (credo) desiderasse poter variare la sua "dieta":  - Mamma: stai facendo sempre gli stessi piatti e mi usciranno dagli occhi! -  e quindi mi è parso appagato da un primo diverso dal solito piatto di pasta.
Poi la domenica è l'unico giorno che mi concedo il lusso di sforare la dieta e mangiare (magari in quantità limitate) un piatto normale, senza computo delle calorie o la paura di riprendere gli etti persi durante la settimana(ahimè, calo solo ad etti e - credetemi - è già una conquista).

domenica 6 gennaio 2019

ARISTA DI MAIALE SENAPE E LIMONE - IL PRIMO ARROSTO DELL'ANNO


Quasi un anno che non scrivo o pubblico ricette sul blog.
Credevo di non ricordarmi neppure come si facesse.
Eppure il mio neurone Highlander ha retto: ho ricordato come collegarmi, scrivere, agganciare le foto.
Mi mancava quest'angolo di sfogo, di condivisione (e sì) di libertà.
Libertà di pensare "ad altro". Altro che non siano i problemi (tanti), il lavoro con i ritmi incalzanti le preoccupazioni per la famiglia.
Altro che sia la voglia di mettersi in gioco, cucinare per passione e non per dovere.
Sì, perché in questi mesi mi sono ritrovata in cucina solo per "far da mangiare" nel senso che intendeva mia madre: per dovere.
Ho cominciato a cercare tutte le scappatoie che mi facessero finire prima di cucinare e non avere poi troppo da riordinare. Insomma: nemmeno la Parodi mi poteva battere in operazioni tipo "apro la busta", "rovescio la busta", ffffatto!
Però mi mancava.
Mi mancava la soddisfazione di mettere in tavola qualcosa di buono, di creato con amore, ed i miei XY direi che se ne sono accorti.
Anche perché, una volta trovata la strada "veloce", sono stata capace di ammannire lo stesso menù con cadenza settimanale direi quasi battendo la monotonia della mensa scolastica tanto aborrita da mio figlio alle elementari.
Certo non c'erano più i tempi morti delle foto, del pesare le quantità, dell'allestire un set fotografico (misero e casalingo, è vero) per far vedere il risultato finale che faceva freddare la porzione e sbuffare come mantici i miei due commensali.

martedì 25 dicembre 2018

La stella del Natale.


L'augurio di veder la Stella,
come i pastori.
Veder nascere 
una speranza,

piccola,
fragile come un bambino,
ma forte come la Vita.
Davanti a quel bimbo
il fiato di una preghiera
per chi non ha più fiato,
per chi non l'ha mai cercato,
per chi lo ha perso per strada,
per chi non vede nessuna strada.
Una fiamma di una candela
davanti al presepe
che brilla come la coda della cometa.
E' notte...
E' nato...
E' Natale...




BUON NATALE

TataNora

lunedì 15 gennaio 2018

MI FERMO QUI.



E' inutile.
A volte ci vuole pazienza e non solo con gli altri, soprattutto con se stessi.
Pazienza nell'aspettare che le difficoltà cessino; che il tempo riprenda a scorrere su un solo binario e non in mille direzioni diverse mentre riconosco di avere solo una Vita ed energie limitate per correre in tutte le direzioni dove vengo spinta.
Ultimamente è quello che sta accadendo a me, alla mia Vita che era già frenetica e complicata, ma che sta prendendo la rincorsa ed io non riesco più a starle dietro.
La cucina, lo stare con gli amici, sono sempre stati la mia valvola di sfogo, la mia isola serena dove riprendere fiato ma ultimamente non ho più fiato ne' gambe per correre. 
Non mi "rubava" poi tanto tempo ma al momento non ho più margine.
Mi pare di saltare continui ostacoli e di trovarmene davanti sempre di più alti.
Tutti i pochi minuti rubati a questa frenesia, per poter godere di quanto mi fa stare bene e che amo fare, sono finiti. 
Non ho spazio per fare, cucinare, fotografare, scrivere e condividere.
Nemmeno riesco a leggere più oltre ad una pagina di un libro che sul comodino prende polvere da mesi.
Mi restava una consolazione pelosa, compagna 17 anni della mia vita e custode  dei momenti quieti come delle lacrime piante in segreto.
Tra una zampata leggera ed un miagolio sommesso, mentre lavoravo concentrata ed Ariel mi faceva compagnia sul lato sinistro della scrivania. 
Erano coccole brevi (non aveva pazienza) e fugaci mentre mi prendevo una pausa e lei saltava sulla mia pancia per farsi accarezzare.
Ora non c'è più a consolare, dividere gioie e tristezze ed anche questo aumenta la mia fatica a reagire ad un periodo decisamente complicato e pesante.
Quindi mi prendo una pausa. 
Purtroppo una pausa anche da questo angolino "tutto mio" perché le energie da dedicarvi non ci sono più e mi serviranno per galleggiare in questa specie di Tzunami che mi sta accerchiando.

Mi serviranno per ritrovare il capo di quel filo che mi porterà fuori da questa specie di labirinto sino a rivedere ancora un filo di luce e riconoscere la fine del tunnel.

Intanto avvolgo il gomitolo di questa mia Vita. 
Piano. 
Mentre mi par di rivedere un profilo consolatorio dietro le tende. 
Un fermoimmagine.

Mi fermo qui.

Ci vuole pazienza, ed un respiro meno corto, per ripartire. 

Nora

lunedì 23 ottobre 2017

CANNONCINI DI SFOGLIA ALLA CREMA DI NOCCIOLA E ALLA CREMA DI LAMPONE CON CAVIALE DI LAMPONE E LIQUIRIZIA PER MTC#68




Purtroppo sto pubblicando pochissimo in questo periodo. Non che non abbia salvato ricette, ma ho pochissimo tempo.
Per fortuna che c'è MTChallenge, la sfida che mi spinge a mettere le mani sui tasti del computer dopo avere maneggiato pentole, padelle e teglie varie!
Questo mese è Francesca del blg 121 gradi a lanciare il guanto della sfida:
cannoli di sfoglia alla crema. 
Purtroppo non ho i cilindretti per arrotolare i cannoli ma, un po' d'ingegno, i rametti del mio melo tagliati dal Martirio (non gli è sembrato vero di potersela cavare senza altri acquisti in Amazon!) un po' di foglio di alluminio e sono "attrezzata" anch'io (country, ma attrezzata).


Bello!
La sfoglia l'ho fatta tante volte e non ho avuto grandi problemi.
Appunto. Questa sfoglia è quella del Maestro Iginio Massari, e non mi è riuscita subito (.sarà perché lui è Grande e io solo Grossa?)
Diciamo che (probabilmente) è stata colpa della mia "mania" delle sostituzioni e, quando ho letto -vino bianco secco- mi è "venuta in mano" la bottiglia della grappa di Chardonnay (e poi quella del rum!).
Insomma: un fine settimana nella Casetta gialla tra pieghe e riposi che si è conclusa con un flop.

venerdì 29 settembre 2017

Confettura di fichi e zenzero per ricordare i sapori semplici dell'infanzia



Quest'anno ho mangiato pochissimi fichi e un po' me ne dispiace.
Sui banchi del mercato ne trovavo ma a che prezzi!
Quindi ne ho presi proprio pochini e contati ma avevo un voglia di una confettura buona per iniziare bene la giornate nelle fredde mattine invernali.
Era la voglia di ritornare bambina quando con i miei tutti i sabati si partiva per il Lago Maggiore dove avevamo in affitto un appartamento.
Un muraglione di pietre ed un cancello di ferro battuto erano il confine di un piccolo mondo, dove un terreno con piante da frutta e filari di uva era il regno del gioco di un piccolo manipolo di bambini.
Ho imparato ad arrampicarmi sugli alberi, a prendere i conigli per le orecchie, a scansare gli alveari con le api che, se disturbate, pungevano.
Capriole nei prati, ortiche che pungevano, le albicocche piccole e dolcissime come non ne ho più mangiate, di un albero in un angolo del cortile sono i ricordi che mi restano nel cuore con lo sfondo del castello di Angera che si staglia dal lato opposto del lago.




domenica 24 settembre 2017

Trofie con vongole e pesto perché a volte succede ed é #MTC N.67


A volte succede. 
Succede che per colpa di una casa al mare, ti trovi coinvolta nuovamente in una sfida di cucina.
Sfida. 
Non sfiga. 
Avete capito bene. 
Anche se a pensarci bene... la sfiga è quella di non sapere se poi riuscirò a mantenerne il ritmo, che prevede di saltare solo due appuntamenti all'anno e con gli impegni vari di lavoro-scuola-circolo-anziani ultimamente è già "tanta roba" il pubblicare un paio di volte al mese.
Dicevo: a volte succede.
Succede che ho trovato una condomina che ha una casa letteralmente piena (e piena, credetemi, è un eufemismo!) di libri di ogni genere.
Anche di cucina.
Anche di cucina ligure e, precisamente: LA MENSA DEI LIGURI di Paolo Lingua, che ho appena iniziato a leggere ma sono già arrivata al pesto.
Pesto. Peccato non avere il basilico ligure. Quello che sa veramente di basilico e non di menta.

venerdì 15 settembre 2017

Focaccia all'uva fragola e la merenda per scuola.


Tempo di ripresa e ferie dimenticate.
Tempo di temperature che calano e ci regalano notti da copertina leggera e acquazzoni improvvisi.
Foglie sugli alberi che cominciano a "sentire" l'autunno in arrivo e che cominciano a perdere brillantezza variando sfumature di verde che si avvicina lentamente ed inesorabilmente al marroncino ed all'arancio.
Tempo di ultime conserve per la stagione che verrà, con le ultime pesche profumate da trasformare in composta; magari con l'aggiunta di qualche spezia che le renda nuove e più intriganti.
Tempo di grappoli che cominciano a far la loro comparsa sui banchi del mercato, tra gli ultimi peperoni colorati o melanzane tonde e piene.
Tempo di uva americana (o "fragola" come dir si voglia) con i suoi acini piccoli e tondi, la polpa asprina e la buccia aromatica ed un po' dura.
Tempo di liquori da preparare in previsione dei piccoli doni da fare a Natale ed un liquore buono e speziato che ho già pubblicato qui.
Il bello di fare la spesa al mercato del mercoledì, durante la pausa pranzo, mi porta a essere "sui banchi" mentre gli ortolani stanno ritirando la merce invenduta ed abbassano i prezzi per non trovarsi a dover smaltire merce il giorno successivo. 





Un cestino di uva fragola finisce nel carrello, ma è tanta e, nonostante ne sbocconcelli già un bel grappolo pieno, avanza ancora dalla preparazione del liquore.

giovedì 24 agosto 2017

La paella mista di Sandra e le ricette della spiaggia.






Vacanza vuol dire anche tuffarsi in mare di mattina presto, quando la compagnia te la fa qualche (raro) bagnante,il vociare dei gabbiani che aspettano gli scarti lasciati dai pescatori, ed il sole caldissimo di questo Agosto.



Vacanza vuol dire anche tanti buoni propositi accantonati durante l'anno e ripresi ora. Tipo quello di camminare un po' la mattina presto, mangiare più verdura e pesce e fare movimento.

Noli si sveglia presto ed io sono in acqua alle otto.


Un'acqua limpida sopra la battigia di ciotoli e ferma come la lastra di uno specchio.



Il colore del fondale è una variante di tutta una gamma di blu e fa a gara con il cielo che lo sovrasta.

Piccoli pesci si rincorrono tra i piedi mentre mi tengo a galla e mi rinfresco. Peccato non poter fotografare dall'acqua la torre della Cattedrale che si rispecchia tra il largo e la riva. Meriterebbe.


E dire che non ho mai amato il mare! Qui mi sono dovuta ricredere. 
Intendiamoci: dopo le 10 la spiaggia viene invasa dalla solita orda di vacanzieri che colonizzano la spiaggia con teli, tende, ombrelloni,lettini e (persino) frigoriferi portatili pieni di schifezze, ma fino ad allora la spiaggia è vivibile e godibile.

Un telo mare in riva e le amicizie che la frequentazione assidua porta a consolidare.

Tra queste un gruppo di signore (ed un gentiluomo) con le quali (guarda a caso!) si finisce a parlare di cucina e ci si scambiano ricette e trucchi.

Sandra è diventata poi la mia mentore per quanto riguarda le ricette liguri. Ligure DOCG con alle spalle anni di cucina nel locale della figlia, mi indottrina sui principi ed i fondamenti della cucina locale. Quindi vai di ricette di verdure ripiene e pesce, liquori ma non solo! Da anni sto cercando una ricetta per la paella che mi permetta di dare un senso alla pentola che mi portò la suocera dalla Spagna i primi anni di matrimonio e che mi limito a spostare da un cassetto all'altro da Milano alla Casetta gialla ed ora a Noli.

lunedì 31 luglio 2017

Bucatini con cipolla di Acquaviva e briciole di pane e una faticosa mattina di vacanza


Non ho voglia.
Sono in ferie ed alzarmi presto per andare a camminare non rientra nei passatempi preferiti. Anzi (diciamocelo) al solo pensiero mi girano proprio le balle!
Poi, mentre tengo ostinatamente gli occhi chiusi nel vano tentativo di ripiombare in un un sonno pesante, mi ritorna la mia immagine riflessa dallo specchio mentre ieri mi preparavo per andare in spiaggia.
Costume intero (perché non solo non ho più l’età ma nemmeno il fisico per il bikini) cappello di paglia perché il sole mi fa venire l’emicrania, un cafkano larghissimo per camuffare le forme...
Cacchio!! Accidenti a chi ha inventato gli specchi ed accidenti pure al Martirio che continua ad insistere con devi-fare-movimento ... Accidenti!
Mi alzo. Capelli in piedi, occhi ancora gonfi di sonno.
Infilo una tuta leggera che (non so proprio perché) ho infilato in valigia prima di partire. Canottiera colorata coordinata (perché quando ce vò... ce vò), calzoncini alla zuava di maglina che accentuano maledettamente le graziose rotondità segnate dagli elastici delle mutande (per un attimo – un attimo solo – ho pensato di non metterle ma sono di una generazione che le usa, contenitive magari, ma le usa ancora).
Un paio di scarpe da tennis comode; cellulare; fazzoletti di carta; chiavi di casa; il tutto incastrato in una specie di borsello di tela impermeabile (perché portarmi uno zaino vorrebbe dire riempirlo di altre cianfrusaglie che potrebbero-servire e finirei per usare il trolley...)
Il Martirio che si rassegna ad accompagnarmi e non so ancora se per verificare che non debba schiattare sul percorso o se per verificare che non mi sieda sulla panca del forno in piazza mentendo poi spudoratamente sul percorso effettuato.
Usciamo dal portone e ci avviamo verso la passeggiata sul mare. Che poi, a dirla tutta, è la Via Aurelia dove le macchine, in settimana, sono pochine ed i gas di scarico vengono compensati dal mare che scorre sotto e ti da l’idea di respirare iodio e non piombo.
Abbiamo portato con noi gli asciugamani da mettere in spiaggia per ritagliarci tre posti decenti sui ciotoli della spiaggia libera.
Non siamo i soli deficienti in giro a quest’ora. Ci sono già i pescatori che vanno a riprendere le reti e qualche nonno che sta cominciando a piantare l’ombrellone in spiaggia (sempre per guadagnare un posto prima dell’assalto degli altri bagnanti).
Su quella striscia di marciapiede che collega Noli a Spotorno e più  in là a Savona, ci sono tanti personaggi che si incontrano.
Ci sono le due strafighe che se la tirano nei loro completini aderentissimi con pantaloncini neri lucidi e magliette fluorescenti di un rosa innaturale. Proseguono correndo con lo sguardo perso verso un orizzonte indefinito, sguardo da guardate-che-passiamo-noi, non sudano, sono magre da far spavento e la bottiglietta di acqua naturale sarà la loro colazione.
C’è il tipo figo, anche lui super accessoriato, con scarpe hi-tech e gli auricolari incastrati nelle orecchie e un sorriso che esce solo quando incontra le strafighe di prima. Viaggia in senso opposto e punta verso Savona doppiandoci e scansandoci perché gli siamo d’intralcio. Il tutto senza perdere il ritmo della corsa.
Ci sono i pensionati con il cane al guinzaglio. Canottiera della bocciofila; pantalone di maglina che potrebbe essere tranquillamente quello del pigiama; borsello a tracolla (cacchio! Come il mio! Domani non lo porto) ed il cane che ha un’aria confusa ma cammina ... cercherebbe un albero volentieri ma in quel tratto non ce ne sono...
Poi ci sono le due signore attempate (più di me!) che camminano bardate in tuta con i telefonini in mano e, mentre procedono a passo spedito stanno spettegolando della tizia che era col tizio ed ora ne ha un altro ma-come-fa-alla-sua-età-a-non-mettere-la-testa-a-posto. Se le incontri per due o tre volte di seguito riesci a seguire tutta la telenovela...
C’è la signora solitaria che passa correndo a passettini brevi, fa un tragitto simile al nostro ma in senso inverso perché al ritorno la troviamo che rientra in direzione Spotorno.
Ci sono due altre signore con tanto di borsetta sulla spalla, scarpe da tennis sotto due grembiuli di lino colorato. Potresti incontrarle tranquillamente in coda dal fornaio o al supermercato. Non tentano nemmeno di “tirarsela”. Camminano, chiacchierando amabilmente mentre io con il Martirio riesco a malapena a scambiare monosillabi (al massimo qualche grugnito). Non ho ancora capito se si vergogna di farsi vedere assieme a questa pazza in bermuda aderenti-suo-malgrado o se sta risparmiando fiato per eventuale rianimazione se dovessi schiattare.

Cammino velocemente (o meglio arranco) sul tratto che porta al paese vicino e, pur non essendo un tratto troppo lungo, ho tutto il tempo per confermare che mi girano le balle. E ho pure fame, visto che la colazione la farò al ritorno (sempreché sopravviva!).

Per fortuna il mare e la luce che riflette, rallenta un poco tale movimento rotatorio e (dopotutto) non è poi così male fare due passi di mattina.



Finalmente il cartello Spotorno.

Dietrofront e si torna. Il paese si è rianimato e la colazione è un premio per questo inizio di giornata che sa un po’ di ora-d’aria.


Intanto si ho pensato al pranzo di oggi. Una pasta. Ecchecavolo: devo pur nutrire questo corpo d’atleta anche se sono cominciate le vacanze!




BUCATINI CON CIPOLLA DI ACQUAVIVA E BRICIOLE DI PANE






Mettete a bollire una pentola con abbondante acqua salata.
Tritate finemente in un cutter salvia e rosmarino ed unitela all'olio in una ciotolina.
Grattugiate grossolanamente il pane raffermo.
Tritate sottilmente la cipolla di Acquaviva e fatela imbiondire in una padella con metà dell'olio EVO.


Quando comincerà a dorare toglietela dalla padella e fate dorare il pane grattugiato con il rimanente olio.

Gettate i bucatini e fateli cuocere per 7 minuti. Scolateli al dente e fateli saltare nella padella con cipolle e pangrattato.



Servire calda.