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domenica 5 febbraio 2017

Il RISOTTO ALLA MILANESE ovvero Valerio di Fiandra, Zafferano e un dispetto per amore.


E’ un’alba bellissima che colora di rosa il cielo di Milano in questo 8 Settembre 1574. Valerio di Fiandra, mastro vetraio artefice delle splendide vetrate che abbelliranno la Cattedrale gotica dedicata a S. Maria Nascente, si aggira nel cantiere del Duomo. Tra ponteggi e attrezzi lasciati incustoditi dai lavoranti, un velo di polvere si posa sui pavimenti ingombri, mentre la luce attraversa le porzioni di vetri già risplendenti di colori e di figure che paiono animarsi.
Sarà un giorno importante oggi e, prima della cerimonia delle nozze della sua figliola, Mastro Valerio vuol controllare che tutto sia a posto. Orgoglioso contempla il lavoro svolto dai suoi assistenti. 
Tra questi il più dotato è sicuramente Zafferano (il nome vero non se lo ricorda ancora, ma il soprannome, quello sì!): il suo tocco è d’artista, i suoi colori risultano i più brillanti, forse perché usa sapientemente questa polvere dorata e profumata (lo zafferano appunto) che gli è valsa un soprannome che ne ha addirittura fatto scordare il nome vero.

giovedì 2 febbraio 2017

TORTINE MORBIDE ALLE NOCCIOLE ED I CORI DA STADIO


Nove mesi. 
Nove mesi da che ho iniziato con il telelavoro e posso dire di essere molto contenta per diversi motivi.
Al di là della comodità di non uscire di casa fine a se stessa, ho scoperto che riesco a rendere molto di più a casa che nel marasma di un ufficio open-space.
Oltre al fatto che, se devo dedicare del tempo in più per finire un lavoro, posso farlo senza l'angoscia di correre a prendere la metropolitana, l'autobus, il tram mentre mi organizzo per la spesa o mi carico la soma della spesa fatta nella pausa pranzo.
Maggior concentrazione, miglior resa, lontananza dalle macchiette che distribuiscono snack, insomma: tanti vantaggi.
Inizialmente ero stata messa in guardia dall'impigrirmi e non voler più uscire di casa, destinata ad una vita di giornate passate al computer in pigiama e bigodini in testa.
E' un rischio sicuramente ma, ho visto che si supera la voglia di "star comodi" con delle regole precise che io seguo con una logica ferrea.
Mi vesto come se andassi in ufficio. Magari non mi trucco sempre e non metto le scarpe con il tacco ma, evito di ciondolare in pigiama.
Poi mi sono imposta di uscire tutte le pause pranzo (cosa che in ufficio non facevo quasi mai, approfittando delle pause per scrivere sul blog, controllare posta et similia); quindi un giorno si va in tintoria; il successivo a far la spesa, dal panettiere o al mercato che ho la fortuna (e la sfortuna quando mi borseggiano!) di avere di fronte a casa.
Una mezzora di "aria" ed il cervello si stacca dal computer (e ci guadagna pure la vista!). 
Pasticcio di meno a casa che in ufficio e mangio un po' più sano visto che devo cucinare il pranzo per il figliolo che arriverà quando ormai ho già ripreso il mio lavoro.
Poi la mattina fino alle 8.00 ho pure il tempo di far partire la lavatrice (ed a volte pure di stenderla) e tutte le mille piccole cose di ogni casalinga-lavoratrice-disperata.

Il problema (semmai) è quello di voler fare troppe cose tutte assieme.
Come settimana scorsa quando ho cucinato il pesce per Arc prima di iniziare il lavoro, mentre caricavo la lavatrice, pulivo la lettiera della gatta, rassettavo il bagno e ... iniziavo a lavorare.
Una pausa caffè me la prendo di solito a metà mattina e, fino a quel momento, non torno in cucina.
Quella mattina invece, dopo un'ora che stavo combattendo con i clienti, ho cominciato a sentire odore di fumo...

lunedì 30 gennaio 2017

POLPETTONE ALLE VERZE.ED UN TAMPONAMENTO IN CORSA


Ogni tanto succede di essere distratti; ti distrai un attimo alla guida e vieni coinvolto in un tamponamento.
Essere distratti e persi in mille mila pensieri poi è il mio status di questi ultimi mesi.
Ma questa volta non si tratta di un tamponamento con l'auto, bensì uno "a piedi".
Dopo tutta la giornata al telefono con i clienti, finito di lavorare correvo a far spesa e poi a recuperare il figliolo in piscina; ed è qui che venivo miseramente "tamponata" da un giovane fighetto che faceva jogging al Parco Solari. 
Arrivava dietro di me mentre camminavo spedita verso l'entrata della Piscina con tanto di (immancabile) borsa della spesa e: SBAM!
All'urto ho beccheggiato come il Titanic dopo l'incontro con l'iceberg.
Lui finisce addirittura a terra.
Ussignur: vuoi vedere che devo pure soccorrerlo, sto rimbambito con le cuffiette a palla che sento i bassi da qua!
- Scusi, non l'avevo vista!
Pure cieco, povero giovane! 
E come una talpa, visto che la mia non è certo una figura sottile e (per giunta) con la pelliccia di castoro assomiglio ad un'orsa obesa. 
Lo aiuto a rialzarsi e vedo che ondeggia.
In effetti ha subito un urto considerevole contro la mia massa, sarà la metà di me.
Prova a scherzare:

venerdì 27 gennaio 2017

NOI NON DIMENTICHEREMO

Foto da Web
Oggi Arc è uscito di casa agitato. 
Dovrà leggere un testo sulla Shoah di fronte ai suoi compagni ed ad alcuni deportati che saranno alla loro scuola a portare testimonianza nella "giornata della memoria".
Il testo è crudo: forte. 
Noi che non capiamo cosa volesse dire essere deportati e non lo capiremo mai. ed Arc mi chiede come potesse essere possibile un tal abominio.
Non posso spiegarglielo.
Non posso io stessa capire cosa porti un essere umano a tali barbarie. 
Non lo capì nemmeno mio padre, quando venne deportato in un campo di lavoro per Italiani in quella che era la Prussia Orientale. Vicino al suo campo era il campo di sterminio di donne Ebree.
Le vedeva ogni giorno subire angherie indicibili da SS e Kapò e, pur essendo lui stesso un prigioniero in condizioni estreme, NON capiva.
Lui ed i suoi miseri compagni avrebbero voluto reagire contro quegli ufficiali e so che, lui così mite e buono, giurò vendetta per quei poveri corpi martoriati, qualora fossero stati liberati.
Non ho mai osato chiedere se avesse mai tenuto fede al suo giuramento.

Nemmeno un animale.
Nemmeno un animale farebbe una cosa così orrenda con un suo simile. 
Questo è stato uno dei commenti di mio figlio che ha appena 13 anni.

Nemmeno un animale.
Nemmeno un animale potrebbe concepire un tal abominio verso un suo simile.
Questo è stato uno dei primi pensieri quando visitai il campo di Auschwitz.

Molti pensano che non serva a nulla onorare la "giornata della Memoria" ma sbagliano. 
Serve eccome! 
Serve tanto quanto far visitare ai nostri figli i luoghi di quel martirio.
Serve a far conoscere il MALE, quello che distrugge e non costruisce, quello che rende l'uomo il peggio essere vivente. 
Serve conoscere per combatterlo, il MALE. 
Serve a non ripetere le stesse atrocità.
Serve ad EDUCARE i nostri figli a conoscere la Vita ed a farla migliore. 
Quella Vita che non è virtuale ma cruda e vera e che merita di essere vissuta da essere UMANO. Non da bestia.

Anche stamattina mio figlio mi ha salutato con un bacio sulla soglia di casa.

Siamo esseri fortunati e

NOI NON DIMENTICHEREMO



giovedì 26 gennaio 2017

BACI DI DAMA SENZA GLUTINE E L'ANNO CHE VERRA'



Ho appena ricominciato a scrivere e condividere pensieri (pochi e confusi) e ricette (che andavo accumulando). 
Ho appena intravisto la luce alla fine del tunnellellelle delle corse di fine anno con le chiusure clienti; visite parenti; appuntamenti scolastici; regali; cene; aperitivi; influenze et similia,  e già mi crogiolavo ignara nella ferma convinzione che l'annus horribilis (quello funesto e bisesto per intenderci), fosse finito.
Nemmeno finito di esprimere questa speranza e già sono rotolata dentro una nuova sequenza di congiunzioni astrali negative.
Che poi io nemmeno ci credo tanto, agli oroscopi!
Mi ricordo ai primordi della mia esperienza lavorativa, quando ancora si usavano le macchine da scrivere meccaniche e le veline e le carte carbone (ed i maledetti nastri che ti marchiavano le impronte quando cercavi di sostituirli), una vecchia segretaria che non muoveva un passo senza avere consultato prima l'oroscopo. 
Ogni giorno dileggiava me ed una collega con il vediamo-che-consiglia-l'oroscopo ed era la prima ad acquistare ASTRA ogni inizio anno ed a farci una testa tanta su cosa ci aspettava e non ci aspettava nel futuro.
Ho sempre preferito l'incognita de "l'anno che verrà".
Rotolata (dicevo) dentro questo anno che nulla ha da invidiare al suo predecessore quanto a situazioni ansiogene.

domenica 22 gennaio 2017

LASAGNE COSTE E FORMAGGI ED IL BLOG RIPARTE!


Si riparte con la pubblicazione delle ricette, delle storie, degli aneddoti, di parole che si rincorrono o che rincorrono ricordi e profumi che mi sono famigliari e mi piace condividere con chi mi passa a trovare tra queste pagine.
Una sosta un po' lunga questa volta. In parte dovuta allo sfacelo prodotto in famiglia dalle forme influenzali che (inutile dirlo) hanno colpito tutta la famiglia costringendoci a un Natale "a rate" e un capodanno brindando (la sottoscritta) con la Citrosodina.
Poi mi sono accorta che era sparito l'indice delle ricette e, non avendo avuto alcuna risposta dai gestori di blogger, ho dovuto reimpostare (ma quante sono!!!!!).
Ora nel sito regna un po' più di ordine ed è tutto pronto per nuove sfide, nuove ricette, nuove condivisioni.
Poi mancava l'energia per ripartire. Voglia di cucinare ne ho sempre, intendiamoci, ma la gestione del blog mi creava ultimamente più "impegno" che "godimento".
Poi, ha vinto la mia passione. Le tante (tantissime) ricette fotografate, salvate e (soprattutto) divorate dall'allegra famigliola nonché da amici che sono venuti a cena o a pranzo prima, durante o dopo queste feste.

Una di queste è stata un mio modesto tentativo di ripetere quanto avevo assaggiato in occasione di un pranzo presso una scuola di cucina dove ero stata ospite di un evento. 
Una lasagna delicata ma gratificante, che mi era rimasta nel cuore.
Quindi ho fatto alcuni tentativi e sono riuscita a riprodurne una versione molto somigliante che ha fatto la gioia dei miei commensali. Tanto da pregarmi di ripeterla alla prima occasione.

Pure il Martirio che, per considerarle "lasagne" devono contenere almeno un chilo di ragù di quello saporito e cotto lentamente, persino per lui (dicevo) sono state un bella scoperta.

Quindi eccovi la ricetta.

LASAGNE COSTE E FORMAGGI.




Lavate e mondate le coste separandone la parte bianca dalla parte verde delle foglie. 



Scottate i fusti tagliati a tocchetti della lunghezza di 2 cm circa. Scottate le foglie per un paio di minuti, scolarle e farle saltare in una padella con 1 cucchiaio di olio EVO ed uno spicchio d'aglio.


Lessate per un paio di minuti i fogli di lasagna secca. Scolateli ed appoggiateli su un panno pulito ed asciutto.

Mescolate i caprini alla ricotta.

Preparate la besciamella  facendo sciogliere il burro in un pentolino, aggiungete la farina e fate tostare qualche minuto. Aggiungete lentamente il litro di latte continuando a mescolare per non formare grumi. Portate a bollore e fate addensare. Aggiustate di sale e noce moscata.

Ungete una teglia con olio. Versate un paio di cucchiaiate del misto formaggi, un po' di bietole saltate, qualche pezzetto di gambo lessato. Aggiustate con la besciamella, una spolverata di parmigiano reggiano grattugiato e coprite con i fogli di lasagna scottati e ricominciate sino alla fine degli ingredienti. 

Terminate con le lasagne, un velo di besciamella e un'abbondante spolverata di parmigiano reggiano.


Cuocete in forno preriscaldato a 180°C per 35/45 minuti circa, fino a che si sarà creata una crosticina sulla superficie.

Sfornate la teglia e fate riposare per 5/10 minuti prima di servire.







domenica 11 dicembre 2016

Il vitello tonnato di Natale ed il tatto di mio padre.



Il Natale dei ricordi ha il profumo di casa di Nonna Maria.
Ha la luce che penetra dalla finestra e si riflette sui cristalli della tavola apparecchiata con i piatti del servizio "buono", quello con le rose dipinte.
Con le forchette d'argento che sono state tirate a lucido da Nonna, i giorni precedenti al Natale.
La tavola aspetta l'antipasto, rigorosamente di salumi, con i sottaceti che traboccano dall'antipastiera di cristallo che pesa come chi l'ha disegnata.
Poi i cappelletti, o le lasagne, o i ravioli e poi, tra i secondi che cambiavano ogni anno, arrivava Lui, sempre uguale, sempre profumato e goloso non poteva mancare sulla tavola di Natale: il Vitello tonnato.
Quando Nonna Maria non ce la fece più a cucinare, il pranzo venne spostato in casa nostra con grande agitazione di mamma che non ha mai amato cucinare e che sapeva di dover competere con la bravura di nonna.
Poi mi sposai io e, dal primo anno di matrimonio, "il pranzo" si fece da noi sposini.
Nonna non c'era più ma le sue mani abili, la sua passione, mi è stata sempre di grande ispirazione per tutti i pranzi e le cene di famiglia.
Ovviamente LUI, il Vitello tonnato, non poteva mancare e quindi già il primo Natale di quel 1991 fece la sua bella figura nel vassoio guarnito sulla mia tavola.
Tutti contenti, tranne mia mamma. Il tutto perché papà, con il tatto di un elefante, fece notare a tutti che il vitello tonnato che avevo fatto io era identico al capolavoro fatto da Nonna Maria ogni Santo e Benedetto Natale.
Da quel momento non mancò mai sulla mia tavola delle Feste e mamma... beh non si diede più pena di farlo a papà sostenendo che - poteva mangiarlo da sua figlia che era più brava di lei!-

mercoledì 7 dicembre 2016

Un risotto alla Milanese, un Mastro Vetraio e la Giornata Nazionale del Risotto alla Milanese per IL CALENDARIO DEL CIBO ITALIANO - AIFB




E’ un’alba bellissima che colora di rosa il cielo di Milano in questo 8 Settembre 1574. Valerio di Fiandra, mastro vetraio artefice delle splendide vetrate che abbelliranno la Cattedrale gotica dedicata a S. Maria Nascente, si aggira nel cantiere del Duomo. Tra ponteggi e attrezzi lasciati incustoditi dai lavoranti, un velo di polvere si posa sui pavimenti ingombri, mentre la luce attraversa le porzioni di vetri già risplendenti di colori e di figure che paiono animarsi.

Sarà un giorno importante oggi e...

Volete sapere come continua ed avere la ricetta DOCG del risotto alla Milanese? Semplicissimo: andate a leggere seguito e ricetta nel sito dell'Associazione Italiana Food Bloggers - dove troverete IL CALENDARIO DEL CIBO ITALIANO.


Dall'1 Gennaio di quest'anno, ogni giorno con una ricetta NAZIONALISSIMA, ogni settimana con un argomento che riguarda la cucina della nostra bellissima Penisola, Ambasciatori ed Ambasciatrici ci raccontano origini e ricette ed oggi tocca a me fare da Ambasciatrice.

I miei ricordi di bambina sono pieni del profumo dello zafferano che colora il riso di un colore che sa di sole, di caldo, di casa; ed è per questo che sono molto orgogliosa di poter parlare della ricetta, delle sue origini e della bellissima avventura che è stato far parte di questo progetto del CALENDARIO DEL CIBO ITALIANO.

Quindi: correte a leggere e preparate gli ingredienti!!!

lunedì 5 dicembre 2016

SEMIFREDDO AL CAFFE' PER IL CALENDARIO DEL CIBO AIFB E LA SETTIMANA NAZIONALE DEL CAFFE'.



Da oggi inizia La Settimana del caffè per IL CALENDARIO DEL CIBO ITALIANO di AIFB della quale è ambasciatrice Mai Esteve del Blog Il colore della Curcuma.
Nel profumo del caffè io ci sono cresciuta, visto che il nonno Peppino (il marito della nonna Maria) era titolare di una torrefazione che dagli anni 30 che operava sul mercato di Milano fornendo i locali della "Milano da bere" più conosciuti.
Ancora adesso, quando passo davanti al portone di Via Olona 2, a Milano, mi par di sentire ancora il buon profumo che veniva dalla macchina per tostare i chicchi verdi e piccini. 
Se chiudo gli occhi mi par di vedere ancora la grande macchina torrefattrice in azione, con il nonno che ne controllava il lavoro; i sacchi di iuta impilati in ordine in magazzino; il grande ufficio con le poltrone di cuoio ed il mobile con i vari tipi di caffè in bella mostra.
Quante volte ho aiutato a riempire i sacchetti bianchi con la Z che ne determinava la firma di Nonno e con la scritta a mano (in bella calligrafia) della miscela scelta.
In supporto alla giornata mi è subito venuto in mente questo dolcissimo peccato di gola che ha un sapore un po' "agée" ma è stato sempre apprezzato come fine-pasto nelle mie cene o nei pranzi di famiglia.
Certo non si può definire "light" visto la quantità di burro che si utilizza per la sua realizzazione ma, tra le ricette di dolci (pochi) che mi ha lasciato mia madre, è sempre stato una buona soluzione.
L'ho già pubblicato in passato (qui) ma mi è parsa un'ottima occasione per supportare l'interessante articolo di AIFB redatto da Mai.
Quindi, per gli amanti di questa bevanda, consiglio vivamente di provare a realizzarlo (magari in monoporzione) e vedrete che ve ne innamorerete.
Non a caso il Martirio, uomo che solitamente non propende per il dolce, me lo chiede ogni tanto.


SEMIFREDDO AL CAFFE'






Montate il burro con lo zucchero a velo sino a che diventa bianco e spumoso.
Aggiungete, 1 alla volta, i tuorli.
Aggingete a filo 1 tazzina di caffè.



Prendete una pirofila (meglio se in vetro), foderatela con la pellicola trasparente.
Distribuite sul fondo metà del composto livellandolo bene.
In un piatto fondo o una terrina, mescolate i 2 liquori ed il caffè rimasto.
Distribuite metà dei biscotti, imbevuti della bagna, sul primo strato di crema. 
            Ricopriteli con un altro strato di crema (sempre ben livellato) e aggiungete 
            altro strato di biscotti.

Fate riposare in freezer per almeno 2 ore. Prima di servire, capovolgete la teglia su un piatto di portata, togliete la plastica con la quale vi aiuterete a sformarlo, e cospargetelo di cacao (o codette di cioccolato).
Guarnite con i chicci di caffè. 



sabato 3 dicembre 2016

Tronchetto di Natale perché si sente aria di festa.

Comincio a sentire "aria" di Natale e, come tutti gli anni, comincio a sentirne anche la pressione.
Fine anno lavorativo e tante situazioni da chiudere, da sistemare, da rendicontare e poco tempo davanti.
Poi ci sono le vacanze di Sant'Ambrogio, che per noi Milanesi vuol dire addobbare l'albero, fare il presepe, fare le prime impastate di biscotti o i primi pacchettini da mettere sotto l'albero. Ussignur: quando ero giovane voleva dire (soprattutto) rimettere gli sci ai piedi e riaprire la stagione tra piste innevate e punch al mandarino nei rifugi.
Da madre di famiglia credo siano giusto 14 anni che non rimetto ai piedi gli sci... e mi dispiace. A dire il vero, ogni anno mi viene la malinconia ma poi, pensando alle cadute ed alla mia tenerà età, mi passa la malinconia quasi subito!
Quindi a fine novembre, generalmente dopo il pranzo del mio compleanno, comincio a stilare il menù di Natale col quale far contenti tutti i commensali.
Quest'anno mi piacerebbe un dolce scenografico ma non "esagerato". Qualcosa che ricordi il periodo e cosa, quindi, meglio di una "buche di Noel" o Tronchetto di Natale? Non è troppo difficile e fa bene anche agli occhi.

Quindi ho pensato di far subito una prova per vedere il risultato e... mi è piaciuto!!! A dire il vero è piaciuto anche ai miei commensali, tanto che non sono riuscita a fare una foto di una fettina. Il ripieno comunque si vede bene anche dalla torta montata.

La ricetta? Eccola qui.

TRONCHETTO DI NATALE AL PISTACCHIO


Ingredienti per il rotolo di bisquit:
4 uova medie
4 cucchiai di zucchero
4 cucchiai di farina

Ingredienti per il Cremoso al pistacchio:
(ricetta di L. Di Carlo-rivisitata)
100 g di latte intero
88 g di panna fresca
10 g di glucosio 
6 g di gelatina in fogli
210 g di cioccolato bianco
250 g di mascarpone fresco
2 cucchiai di pasta di pistacchio.
+ 40 g di pistacchi tritati per guarnizione

Ingredienti per la ganache al cioccolato:
200 g di cioccolato fondente al 70%
100 g di panna fresca



Dividete i tuorli dagli albumi e montate questi ultimi a neve ferma.
Unite, mescolando delicatamente dal basso verso l'alto, i tuorli uno alla volta.




Aggiungete lo zucchero e la farina sempre mescolando delicatamente dal basso verso l'alto per non far smontare il composto.




Foderate il fondo di una teglia cm. 36 x 26 con un foglio di carta da forno bagnato e strizzato.




Versate il composto e livellatelo con una spatola cercando di avere una superficie liscia ed uniforme.
Infornate a 150°C con forno statico per 10/15 minuti (dipende dal vostro forno) o fino a che la superficie comincerà a brunire.





Sfornate il bisquit su uno strofinaccio inumidito e lasciare raffreddare.
Una volta raffreddato, bagnate il foglio di carta da forno e staccate con attenzione lo stesso dallo strato di bisquit.




Preparate a questo punto il cremoso. Ammollate la gelatina in acqua fredda e
spezzettate il cioccolato bianco.


Portate i primi tre ingredienti ad ebollizione, unite la gelatina strizzata, versate sul cioccolato bianco ed emulsionate bene con il frullatore ad immersione. 


Aggiungete il mascarpone leggermente scaldato al microonde (solo per qualche secondo), mixate ancora per un minuto.
Unite la pasta di pistacchio e  trasferite in un contenitore, coprite con la pellicola a contatto e lasciate in frigorifero per tutta la notte.

Preparate la ganache di cioccolato spezzattando il cioccolato fondente. 
Fate scaldare la panna sino a quando comincerà a fremere. Versatela sul cioccolato spezzettato e mescolate sino a che si sarà sciolto il cioccolato. Fate riposare a temperatura ambiente per almeno 1 ora.



Montate la torta spalmando il cremoso al pistacchio all'interno del bisquit. Cospargete il cremoso con i pistacchi tritati e arrotolate strettamente aiutandovi con lo strofinaccio. 
Fate riposare il rotolo in frigorifero avvolto da carta da forno per almeno 1 ora.

Tagliate le due estremità del rotolo trasversalmente in modo da creare due pezzetti più piccoli che utilizzerete come "rami" o "nodi" nella composizione.


Formate la struttura del tronchetto e ricopritela con la ganache che si sarà raffreddata e leggermente solidificata. Eseguite le venature del tronco utilizzando i rebbi di una forchetta.


Guarnite con palline di zucchero argentate o foglioline di zucchero.

Fate riposare il dolce almeno 1 ora in frigorifero per consentire alla "corteccia" di stabilizzarsi.