Elenco blog personale

martedì 14 maggio 2013

ADDIO ERMANNO : UN UOMO PERBENE



Oggi un appello sulla stampa ci parlava di un pensionato, con un giornale sulle ginocchia, la tv sempre accesa, solo e malato. 
Oggi ho un altro pensionato che ha la mia attenzione ed il mio sgomento:
Ermanno Masini, 64 anni, ha chiuso gli occhi. 
Il fatto che fosse stato un collega di mio marito, non cambia poi molto nella fine che ha fatto. Fa solo saltare agli occhi quanto sia diventato *facile* morire per mano di un altro essere umano.
Un uomo tranquillo che portava a spasso il cane in una mattina di un maggio che parte un po’ in sordina. 
Un uomo buono e *PERBENE* ed ora giace in una cella fredda dell’obitorio di Niguarda.
Non è stato ne’ un politico ne’ un magnate dell’industria, quindi buono era pure prima che passasse la falce (o in questo caso il piccone) a strappare l’ultimo respiro, l’ultima telefonata al figlio, l’ultimo saluto al vicino di casa, la chiacchierata con il conoscente; e non lo è divenuto per pietoso riconoscimento dopo essere passato da quel confine che par dimenticare quello che si è stati *prima*. 
Non ci saranno interi telegiornali dedicati a quanto bene avrà fatto in vita, non ci saranno dibattiti *su di lui* ma per qualche giorno si parlerà di accoglienza, di integrazione, magari anche di razzismo … poi l’oblio.
Fosse solo l’oblio! 

Il lato triste di tutta questa situazione sarà che la punizione per chi ha colpito con così tanta ferocia, è che, pur reo confesso, avrà tutte le attenuanti a suo favore. Avrà una pena che sicuramente non*peserà* quanto il respiro di Ermanno, non sarà essenziale come l’affetto che mancherà alla sua famiglia.

Non ne faccio una questione razziale. Non voglio nemmeno entrare nel merito di CHI ha colpito.

Voglio chiedere ai nostri governanti, legislatori, di farsi un esame di coscienza. 
Di pensare al perché le nostre leggi così facilmente non vengano rispettate. 
Di spiegarmi perché si abbia il diritto di essere massacrati ma mai di difenderci perché il reato di *abuso di legittima difesa* è riconosciuto e punito più facilmente di quello di omicidio volontario anche quando si è appena stati massacrati di botte durante una rapina.

Voglio (ed uso l’imperativo del verbo volere coscientemente) che mi spieghino perché le pene comminate non vengano quasi mai scontate.
Voglio che mi aiutino a spiegare a mio figlio non ancora decenne, perché si debbano rispettare le leggi e la vita degli altri quando la cronaca e la *vita* (quella balorda, minuscola, della povera gente) viene segnata da tanta ferocia, dalla legge del più arrogante, o del più forte.
Voglio che spieghino perché io devo accettare di accogliere allo stesso modo chi lavora duramente e chi delinque… e questo, permettetemi,  è razzismo al contrario indipendentemente dalla provenienza, dal colore della pelle o dalla religione.
Lo chiedo da cittadina, come ce ne sono milioni in questa nostra Italia da Far West, di quelle che pagano tasse e pure multe quando sbagliano, di quelle che mantengono da secoli con il proprio lavoro chi siede nei luoghi di quel potere che logora solo la povera gente; la stessa gente che si fa la stessa domanda.
Da cittadina che farà del suo meglio per crescere un figlio PERBENE…. a dispetto degli esempi che ci vengono dati ogni giorno.

Io so che ho sempre più timore di scoprire dietro la maschera di chi mi
avvicina, un altro individuo che non ha rispetto del valore della Vita  e  mi
spaventa ancor di più veder avvicinarsi il giorno in cui chiunque si sentirà
ferito, attaccato o solo vilipeso,  non potrà più sperare in una difesa da parte 
della Legge (quella che si scrive ancora con la maiuscola) quella dei Falcone,
dei Borsellino, ma anche dei vari Agenti sottopagati.

Addio Ermanno, uomo PERBENE che nemmeno lo volevi il tuo nome sul 
giornale. Non avevi bisogno di farti vedere perchè la tua era Vita, di quella 
sudata, vissuta ad ogni battito e sei finito lì, nei giardini sotto la violenza 
feroce di chi son sicura saresti capace di difendere... da vivo.

A chi siede al potere chiedo che non sacrifichi, con la nostra dignità, pure le nostre speranze e le nostre esistenze da GENTE PERBENE sugli altari della politica, del potere o dei miseri interessi personali e che FINALMENTE le pene siano giuste e scontate fino all'ultimo secondo.

Per Ermanno, per noi ed i nostri figli... e per la dignità del nostro Paese.

In fede,

Eleonora
Una cittadina qualunque che non riesce a spiegare che con questa parole dettate dal cuore la difficoltà ed il desiderio di riconoscersi in questa povera Italia.



domenica 12 maggio 2013

LA MIA FESTA DELLA MAMMA



Una festa è una festa ma la mia è stata speciale.
Non un caso, forse, che coincidesse con la Prima Comunione di Arc.
Il cuore di ogni mamma si esalta e si emoziona in tante piccole e grandi circostanze e per tutti i piccoli doni che i nostri ragazzi ci danno, anche quando non sembrano ricordarsene.


Un mazzo di fiori, ma fiori di zucchero i miei, quelli che Arc ha voluto per la torta che festeggiava questo passo grande ed importante. Tanto grande e tanto importante per un piccolo scricciolo come lui.
Sono tornate alla mente tutte le speranze, spesso disattese, le disperazioni, gli insuccessi.

Tutta la ricerca fatta con il cuore e con l'anima tutta per questa Vita che il Cielo mi ha donato.
Un regalo quello di oggi, vissuto sull'altare insieme a tutti gli altri e, tra le lacrime, vedevo un miracolo, cercato voluto ma un MIRACOLO. Vederlo ricevere l'Eucarestia e sapere che sul suo capo c'è la mano di un Padre che perdona è stata la festa della mamma che non credevo potessi mai vedere... solo poco più di una decina di anni fa.

Ecco dunque la torta che ho fatto per il mio piccolo Cuore di zucchero. Una torta che ha scelto lui, e che io ho cercato di realizzare al meglio, e che è piaciuta tantissimo.

giovedì 9 maggio 2013

LA GESA DI LUSERT



Una chiesa piccolissima 
persa e quasi nascosta
nello spartitraffico di Via Lorenteggio, 
nella parte Ovest di Milano. 

Non par nemmeno una chiesa ma me la ricordo lì da sempre.
Da quando bambina, assieme a Nonna Maria, 
passavo e attraversavamo facendo attenzione alle auto,
camminavamo su quei pochi metri di erba
che a Milano par già un miracolo.
Le porte erano aperte, l'interno buio e silenzioso.
Sui muri ombre di pitture ma sporche e dimenticate.

Santa Caterina che sorvegliava dal lato
le spalle curve di chi si fermava a pregare.
Muri freddi ma pieni del calore delle preghiere
di chi, come noi, una candela entrava e l'accendeva.
Poi gli anni son passati e la porta della chiesa fu chiusa.
Nessuna preghiera, nessuna candela.
Il restauro ha riportato vita sulle pareti,
i disegni han ripreso colore e forma.
Un lavoro di cuori e mani innamorate.

Puliti, quasi lavati dall'abbandono 
tornano a mostrarsi ed a far tremare il mio cuore
quando le porte si aprono di nuovo.
Stesso spartitraffico, 
quello che vedo ogni sera dal finestrino del bus
mentre torno stanca verso casa.
L'erba cresce ancora, ma non viene più calpestata
se non da passanti frettolosi
o dai cagnolini dei palazzi di fronte.
La porta è chiusa ma spesso dei ceri vengono lasciati
quasi a guardia fedele
delle grazie chieste e concesse.

Sono tornata alcuni giorni fa
alla Gesa di lusert
con tra le mie la mano di mio figlio
che sembrava cercare la bimba che ero stata.

Alla Madonna dell'abside uno sguardo è corso
ed è stato uno sguardo d'intesa, 
e non ci sono state parole...
ma un *grazie* dopo QUELLA preghiera
che spesso e andata a Lei 
ed alla quale stringo la mano mentre sorrido
e torno un po' bambina.


** La Gesa di Lusert è l'Oratorio di San Protaso al Lorenteggio... viene curata, accudita e difesa dai vandali da un nutrito gruppo di persone che, onde diffondere in modo corretto le informazioni da loro raccolte, ha creato un sito ... questo ... andate a visitarlo e vedrete che leggende e notizie, credenze a dati storici raccolti dipingono tutta l'amore e la devozione per questo parte della nostra storia, che ancora affascina chi la scopre.


domenica 5 maggio 2013

Il Texas dolce come un lenzuolo di cioccolato








Una raccolta di ricette texane, un blog di cucina Emmetichallenge che le *organizza* chiedendo di proporsi per pubblicarle ed è più forte di me, mi propongo subito per pubblicarne una e…. di una torta… sa va sans dire.
Sarà poi un caso, ma pure in televisione stanno riproponendo i film di John Wayne e company e me li sto rivedendo tutti con mio figlio, ritornando un po’ bambina. 
 
Per tutta l’infanzia le mie serate davanti alla televisione sono state scandite dalla passione *compulsiva* di mio padre per John Wayne! Credo di averli visti tutti quanti per almeno una decina di volte ciascuno, con mio padre che, ogni volta, affermava di non aver ancora visto *questo* film. 

Il fatto si spiegava quando alla terza scena…. crollava addormentato e si perdeva non solo la fine del film, ma pure l’inizio!!

In tutta la mia vita poi, di texani  veraci ne ho conosciuti solo un paio.

Il primo un Ingegnere che venne a chiudere una commessa con il mio ex capo, direttamente da Dallas una trentina di anni fa quando, appena assunta da una multinazionale che trattava di impianti e valvole installate anche su impianti petroliferi, ero la segretaria del direttore.

Immaginatevi la scena: il mio capo mi aveva preannunciato la visita dell’Ingegnere in questione. Prenotai l’albergo, preparammo la documentazione per chiudere il contratto…. mancava solo lui. Ed arrivò con tanto di stivaloni borchiati, cappello da cowboy e la camicia con il colletto chiuso da una fermaglio a forma di aquila che chiudeva una stringa di cuoio.

Mi pareva di trovarmi davanti JR del telefilm Dallas e mi prese così alla sprovvista che, una volta aperta la porta… mi sfuggì un mezzo urlo. L’intervento del mio ex capo, accorso per prendere la situazione in pugno, finì miseramente con lui a bocca letteralmente spalancata, che fissava questo tipo al quale mancavano solo il cavallo e gli speroni e la sottoscritta che con un passo incerto lo precedeva in sala riunioni.

La seconda Texana… è stata Laurel Evans ed è dal suo libro che ho tratto questa ricetta. L’ho incontrata ad una serata in un locale, dove ci ha mostrato come si cuociono le *chicken wings* quelle piccanti. Ricetta che ho provato a riproporre in una versione *mild* visto che il Martirio non apprezza particolarmente il piccante.

Ma il Texas , per me, sono pure le canzoni di Dolly Parton e le avventure di Tex Willer che leggevo voracemente da piccola sottraendo al fratello minore i tanto amati giornaletti, per seguire le avventure di Tex* Aquila della Notte*, Kit Karson *Capelli d’argento* , Kit *Piccolo Falco* , e Tiger Jack l’indiano.
Quelli che combattevano contro i cattivi, sotto un sole cocente, tra serpenti a sonagli e banditi. Quelli che di donne ne vedevano pochine come la moglie di Tex che han seppellito subito al primo numero e poche altre.
Quelli che, finite le fatiche di stender i cattivi, ambiscono solo ad una bistecca altra tre dita con una montagna di patatine e un boccale di  birra gelata.

Gli stessi giornaletti che leggeva il Martirio e che un po’ si atteggia ancora a fare il TexWiller… quando siamo in campagna.

Il Texas del mio immaginario è fatto di banditi, di cavalcate, di barbeque nei ranch, con tanti amici come nel film *Il Gigante*.

Un barbeque come quello che vede spesso riuniti gli amici che mi vengono a trovare nella casa di campagna, con il profumo della carne che arrostisce sulla brace, le insalate fresche ed il pane abbrustolito.

Quale modo di chiudere poi una grigliata country con gli amici? Ma una torta, che diamine!!

E la torta eccola uscire dalle pagine del libro di Laurel Evans: La cucina Tex-Mex.

Una torta di casa, di quelle che si fanno perché *di famiglia*, quelle che si condividono e che rendono le riunioni tra amici meno formali.

Una torta piatta detta torta *lenzuolo* che non ha bisogno di troppi *fronzoli*. Scura come le notti nel Texas, dolce come l’affetto degli amici, e ricca come le noci che la abbelliscono e gli amici che ci sono preziosi.

L’ho portata alla pizzata della domenica ed è piaciuta e… sarà la torta della prossima riunione in campagna, perché è bello condividere il buono con gli amici.

 

Texas Sheet Cake – Torta piatta al cioccolato
 

Per la torta:

260 g di farina
300 g di zucchero
½ cucchiaino di sale
½ cucchiaino di cannella
½ cucchiaino di peperoncino
1 cucchiaino di bicarbonato di sodio
75 g di cacao in polvere
230 g di burro (il mio home-made)
230 ml di acqua bollente
1 cucchiaino di estratto di vaniglia (il mio home-made)

 

Per la glassa:

100 g di noci pecan tritate
120 g di burro
30 g di cacao
100 ml di latte
1 cucchiaino di estratto di vaniglia
½ cucchiaino di cannella
350 g di zucchero a velo.



Scaldare il forno a 200°C. Imburrate una teglia rettangolare 22x33cm.

In una ciotola setacciare insieme la farina, lo zucchero, il sale, il bicarbonato e le spezie; mettere da parte.

Sciogliere il burro in una pentola a fuoco basso, quindi incorporare il cacao.

Unire l’acqua bollente e lasciare bollire per 30 secondi, quindi spegnere il fuoco.

Unire il composto di acqua e cacao con la miscela di farina e mescolare bene. Incorporare le uova e il latticello.

Versare l’impasto nella teglia preparata e infornare per circa 30 minuti, o finchè uno stecchino di legno infilato al centro ne esce pulito.

Mentre la torta cuoce, preparare la glassa: sciogliere il burro in una pentola a fuoco basso, quindi incorporare il cacao e mescolare bene. Togliere dl fuoco. Incorporare il latte, vaniglia e zucchero a velo e girare bene. Aggiungere le noci pecan e mescolare.

Appena sfornata la torta, stendervi sopra la glassa. Fare raffreddare prima di tagliare il dolce a fette quadrate e servire.

 

Note mie:

1 – Il latticello l’ho ottenuto dalla lavorazione del burro in casa come spiegato qui.

2  – L’impasto risulta molto liquido… non disperare… in cottura si solidifica!

3 – La ricetta dice 30 minuti di cottura, dipende dalla grossezza della teglia, la mia è cotta in 25 minuti in quanto la teglia era un poco più grande.

mercoledì 1 maggio 2013

UNA MARMELLATA PER I....


Ad annunciarmelo era venuta di persona il pomeriggio di un sabato fatto di corse, di spesa, di faccende. 
Una pausa che ho preso volentieri per un te nella pasticceria vicino al grande magazzino con la voglia di chiacchiere con un'Amica...
E con il te una notizia fantastica: incinta.
Un'Amica con gli occhi grandi e spalancati sul mondo. 
Un'Amica che ha sempre un sorriso che arriva *da dentro*. 
Una giovane donna che affronta la vita a testa bassa ma che lotta come tutti contro tanti contrattempi; che usciva da un periodo di complicazioni varie, ma che portava una notizia grandissima: quella di una nuova Vita.
La prima a saperlo: ed un tuffo al cuore. Il ricordo di *quel* momento che porta un che di magico, di portentoso.
Una forza che fa superare tutto perchè ADESSO c'è il MOTIVO che ti da la forza e la voglia di andare avanti.
E quella forza è femmina, è nata lunedì mattina, e si merita tutto il bene del mondo.
A lei, agli occhi grandi della sua bellissima mamma ed al suo papà auguro la fortuna e felicità che si meritano... e tengo un baratto di questa marmellata, testata dal mio Arc, per la prima colazione o per la merenda di questa giovane mamma, perchè è dolce ma di sostanza, come lei!






Benarrivata I.

MARMELLATA DI FRAGOLE E GIN.



Ingredienti per 3 vasetti medi della Bormioli

1,5 kg di fragole mature ma sode
1 cucchiaio di  succo di limone bio
450 gr. zucchero di canna
450 gr. zucchero semolato
1/2 bicchiere di Gin 

Lavare bene ed asciugare con un canovaccio pulito le fragole.
Mondarle dei piccioli e tagliarle a pezzettoni (si devono sentire).
Metterle in una grossa ciotola con il succo di limone e lo zucchero per una mezz'oretta circa.
Cuocerle in una pentola larga e bassa su fuoco medio continuando a schiumare e mescolare fino a che la temperatura della marmellata raggiungerà i 105°C.
Se non possedete un termometro, utilizzate il vecchio trucco del piattino. Una goccia di marmellata versata su un piattino inclinato, si fermerà subito se pronta.
A questo punto versare il gin, mescolare bene e cuocere per altri 5 minuti.
Spegnere ed invasare in vasi di vetro sterilizzati che lascerete raffreddare capovolti perchè si crei il vuoto.
Buona sul pane, sulle fette biscottate, nello yogurt e... pure a cucchiaiate!


domenica 28 aprile 2013

IL CHILI CHE NON VOLEVO FARE...



Ho sempre avuto la certezza che la cucina abbia un effetto terapeutico su di me, e negli anni mi sono sempre rifugiata tra i fornelli quando il mio cervello ed il mio cuore erano in subbuglio.
Quando i sentimenti erano così forti e contrastanti da lasciarmi stordita, come dopo una crisi epilettica... basita.
Anche questa volta ho dovuto ripetere gesti, movimenti, ritmi ... per calmare il tumulto che avevo nel cuore. Ricordi che tornano con lo stesso dolore… la stessa ferita che non si vuole rimarginare.

Ricapitoliamo: da mesi, puntuale (anche troppo) partecipo per diletto ad una sfida che vede coinvolte tantissimi altri foodblogger che, sulla base di una *sfida* lanciata dal vincitore della precedente, si confronta e ri-elabora ricette che sono state le più disparate. Da questa sfida è nato un blog MTChallenge

Si passa dalle varie ricette regionali Italiane, ad altre di culture molto lontane o legate a credo religiosi differenti.
In tutte queste sfide ci sono spunti per superare dei limiti, delle remore, delle difficoltà.
E' una gara ma è anche una gran scuola di cucina, nel senso più tecnico della parola: cucina!

In questo mondo, dicevo, non sono l'unica che si confronta, impara e condivide esperienze e conoscenze proprie e non.

Questo gruppo eterogeneo di appassionati ed appassionate il più delle volte resta nell'ambito *virtuale* come va tanto di moda al giorno d'oggi. Ma, alcune volte, queste sfere, questi pianeti vaganti nell'universo della *rete* si sfiorano, si riconoscono come affini, come persone *vere* al di la dei nomi, dei colori, dei credo.

Pensieri e schegge di vita si scambiano, dietro ai video illuminati nei mille e mille posti di questo nostro mondo vero e crudo.

A volte ci si incontra per davvero, un po' per caso, un po' per scherzo. A volte si condividono gioie e chiacchiere a ore tarde per fusi orari ma, più spesso, per usare tutte le briciole di tempo rimaste. Alcuni di noi hanno una vita complicata, altri se la complicano per questa passione. Molti si cercano, si trovano, stranamente si *riconoscono*.
Poi scherzi, battute si sprecano ma... e qui arriviamo al tumulto odierno... arrivano anche i momenti neri.

Arriva la Vita vera a sbatterti in faccia la sua crudezza... arriva il Male quello bastardo, ma arriva anche il coraggio e la solidarietà nella lotta.

Arriva la voglia di pregare, per chi sa farlo ancora, per chi non hai mai conosciuto di persona. Per quello che vedi come un nome e che potrebbe essere tutti i nomi e nessuno.

Quelli dove il cuore cade a pezzi.... Ed è lì, da dietro un video che riluce artificiale davanti ad occhi stanchi, che immagini altri occhi ... disperati... a cercare di non voler credere che lui sia partito.

Tante migliaia di chilometri separano te, dietro questo video, da quegli occhi.

Tante migliaia di chilometri separano te da chi vorresti accompagnare con una preghiera.

E non hai voglia di pensare perché questo dolore lo conosci, lo ricordi.

Esci e trovi che pure il tempo piange.

Lacrima sulla vita inclemente che ti fa piegar la testa sotto il battere incessante dei suoi rintocchi.

Torni e la cucina ti pare l’unico posto quieto della casa, l’unico luogo dove tu hai il dominio degli elementi… e cucini.

Cucini un piatto che non ti entusiasma. Lo fai perché vorresti poterlo fare per chi non c’è… ma non si è arreso. Lo fai perché vorresti farlo per lei, che lo piange… perché quando non puoi più nutrire le speranze… nutri il corpo e la mente affinchè ricordi, ed i ricordi non muoiano mai!

Non ci sono nomi, non ci sono nemmeno cognomi…. ci sono solo sentimenti in questo chilli che non avrei voluto fare.... perchè la terra ti sia lieve R....

 

TEXAS RED – CHILI CON CARNE  FAGIOLI  DI SALUGGIA UBRIACHI E TORTILLAS CON FARINA DI MAIS.



(Chili e Tortillas tratte dal libro LA CUCINA TEX-MEX di L. Evans)


Ingredienti per 10 Tortillas

160 g di farina manitoba – 80 g di farina di mais (fioretto) – 30 g di olio di mais – 120 ml di acqua. – ½ cucchiaino di sale

 
Mescolate la farina manitoba, la farina di mais e l’olio in una ciotola di media grandezza. Versatevi gradatamente l’acqua mescolando ancora fino ad ottenere una pasta morbida. Impastate brevemente fino a quando l’impasto sarà liscio. Se dovesse risultare troppo appiccicoso, aggiungete un altro cucchiaio di farina.
Dividete l'impasto in 10 pezzi di ugual misura e modellatelo in palline rotonde. Durante questa operazione l'impasto dev'essere ricoperto da un panno umido.
Scaldate la piastra senza ungerla. Dovrà essere molto calda. Stendete la pallina in un disco piatto di circa 15 cm di diametro. Cuocete la tortilla nella padella calda per 30 secondi o 1 minuto per lato finchè sarà cotta e punteggiata di piccole macchie marroni. Trasferitela in un cestino o un piatto foderato con un panno pulito e coprite con un telo da cucina per tenerla calda. Ripetere l'operazione con le tortillas restanti, impilandole una sopra l'altra e tenendole coperte col telo. Servitele calde.
Per riscaldarle, avvolgetele in un telo asciutto e mettetele in forno a 160°C per 10 minuti.

Ingredienti per Fagioli di Saluggia ubriachi
dosi per 8-10 persone

500 g di fagioli di Saluggia secchi
1 cipolla bionda tagliata sottile
200 gr. di pancetta pepata tritata sottile
1 bicchiere di vino rosso (io chianti)
1 ramoscello di rosmarino
1 foglia di alloro
2 mestoli di brodo di verdure
pepe, sale
1 chiodo di garofano
Olio EVO

Mettere a bagno i fagioli per almeno 12 ore in una ciotola con acqua fredda.
Far rosolare la pancetta in un paio di cucchiai di olio EVO in una pentola capace.
Togliere la pancetta e far rosolare la cipolla. Aggiungere il rosmarino, l'alloro e i fagioli.
Versare il vino e far sfumare a fuoco alto.
Dopo 10 minuti abbassare la fiamma, aggiungere il brodo, il chiodo di garofano ed il pepe.
Far cuocere coperti per circa 1 ora a fuoco bassissimo. Se ancora risultassero poco teneri, aggiungere altro brodo e continuare la cottura per altri 15 minuti.
Spegnere e lasciare coperti in caldo. Servire con il chili.

Ingredienti per *Texas Red* chili di carne
per 8 persone



2 peperoncini ancho secchi (io 2 peperoncini calabresi)
4 fette di bacon (io 200g di pancetta al pepe)
1 kg di polpa di spalla tagliata a cubetti di 1 cm. asciugati bene con carta da
   cucina
1 cipolla grande tritata
4 spicchi di aglio (io 3 di aglio fresco tritati)
120 ml di caffè americano
1 bottiglia di birra da 33 cl
1 scatola di pelati interi (io 3 pomodori fresci tagliati a pezzetti)
230 ml di acqua
1 pizzico di cannella
1 pizzico di chiodi di garofano
1 cucchiaino di coriandolo macinato
2 cucchiaini di cumino macinato (io non li avevo ... ho messo la noce moscata)
2 peperoncini chipotle in adobo (io 1 abanero fresco fatto prima tostare in
  padella) privati di gambo e semi.
sale a piacere
2 cucchiai di masa harina (io fioretto)

Tostate i peperoncini secchi in una padella di ghisa a fuoco medio per pochi minuti per lato. Traferiteli in una ciotola, copriteli con acqua fredda e lasciateli a bagno per 30 minuti.
In una casseruola capiente (la mia di coccio) scaldate con poico olio la pancetta finchè è ben dorata e croccante. Trasferitela su un tagliere e tritatela, lasciando il grasso di cottura nella casseruola a fuoco medio.
Rosolatevi metà dei cubetti di carne finchè sono marroni, trasferiteli in una ciotola, lasciando tutti i succhi di cottura nella pentola, quindi rosolatevi l'altra metà dei cubetti e trasferite cnahe questi nella ciotola. Cuocete le cipolle nella stessa casseruola per 5 minuti, poi unite la carne rosolata, aglio, caffè, birra, pomodori, acqua, bacon tritato e spezie. Portate a bollore, poi abbassate la fiamma e fate sobbollire.
Scolate i peperoncini, privateli dei semi e metteteli nella tazza del frullatore insieme al peperoncino abanero e a 120 ml di acqua fredda. Frullate fino ad ottenere una crema liscia, quindi versatela nella casseruola. (Fatelo poco per volta...è fortissimo!)
Lasciate sobbollire il chili per 4-5 ore, scoperto, a fuoco lentissimo. Assaggiate ogni ora aggiustando il sale e di altre spezie se necessario. Aggiungete ancora pocoa acqua se si dovesse asciugare troppo, ma tenete presente che il prodotto finale dovrebbe somigliare più a uno stufato che a una zuppa.
In una ciotolina unite la farina fioretto con 4 cucchiai del sugo di cottura, mescolate finchè diventa una crema liscia, quindi aggiungetela al chilli. Fate sobbollire ancora 20-30 minuti.

Servire con le tortillas e con i Fagioli di Saluggia.

Con questa ricetta partecipo alla sfida del mese di Aprile 2013 di MTChallenge
con la ricetta di Anne del Chilli con carne



giovedì 25 aprile 2013

Il mio 25 Aprile


Tornare dopo ventidue anni
e trovare la stessa penombra,
la luce che si confonde con le preghiere.

Figure sul muro mi spiano e leggono nei miei pensieri.
I ricordi si rincorrono ritmati dal respiro.

Chiudo gli occhi e lo rivedo lì
all'altare ad aspettarmi,
per camminare assieme sui ciotoli della vita.





Ed esco di nuovo e la carezza del sole,
l'ombra che ci accompagna tenendoci la mano.
Si staglia con le sue campane e quasi gioca dietro i rami.
Come tutte le volte che passo sul ponte mentre rientro a casa.















Come il mio "nume tutelare"
Come la mia buona stella
Come la coscienza buona
Come le buone intenzioni
Come le scelte giuste
Come l'aria che respiro










 

C'è . Come ci sei tu.

Come il saluto ad una sposa... nei ricordi di una moglie.

Come ventidue rintocchi del cuore
per scandire ancora
... lo voglio!

lunedì 22 aprile 2013

Una domenica *uguale* ed un risotto che ricarica!



A volte si aspetta il fine settimana dal Lunedì.
Lo aspetti perchè lo sai già che sarà una settimana pesante, quella che hai davanti. Sai già che ti lascerà senza forze e quindi ti aspetti un fine settimana tranquillo, di quelli che ti prendi un libro e ti rilassi. Dove magari ti avanza il tempo per farti una manicure, un giro per negozi ma non di corsa ... con calma.
Invece ci piombi dentro, nel fine settimana, e.... non cambia il ritmo!
Spesa, faccende e poi ci sono le commissioni che non riesci a fare durante la settimana.
C'è la comunione di tuo figlio che incombe e i confetti da comprare, il menù da definire ed il tutto mentre continua a piovere e le strade si intasano nella Milano che oramai è solo bevuta e non da bere.
Se avanzi due minuti è già tardi ... ed il sabato si è già dissolto.
Poi arriva la domenica ed il tempo non si ferma ed il ritmo nemmeno. C'è il cambio di stagione negli armadi e poi le fragole che hai comprato per farne marmellata.... devi trovare il tempo anche per quella.
E corri di nuovo come fosse una gara ad ostacoli. A sistemare casa a far da mangiare .... magari un risottino, visto che ancora piove e fa freddo.
Un risottino ma... con che cosa che non ci hai pensato prima?
Dal freezer un sacchetto di borlotti che hai sgusciato e conservato per ... per... per un momento come questo.

Salsiccia, riso e ... accidenti non c'è vino! Una bottiglia di birra occhieggia dalla dispensa... è belga, ad alta fermentazione e ha un vago sapore di coriandolo.. la Blanche de Bruxelles.... è la morte sua!

Quindi per pranzo piatto unico:

RISO SALSICCIA, FAGIOLI E BIRRA BELGA


Ingredienti per 4 persone:

400 gr. di riso Carnaroli
200 gr. di fagioli borlotti surgelati
150 gr. di salsiccia fresca
1 bicchiere di birra Blance de Bruxelles
50 gr. di cipolla bianca
1/2 l. di brodo di carne
40 gr. di burro
1 foglia di alloro
1 pizzico di noce moscata.

Far bollire i fagioli in 1/2 l. di acqua salata con una foglia di alloro finchè teneri.
Scolarli ma tenere da conto l'acqua.
Affettare finemente la cipolla.  Farla appassire in una padella bassa con 20gr di burro. Aggiungere la salsiccia tagliata a tocchetti ed i fagioli scolati.
Far soffrigere per 5 minuti ed aggiungere il riso e far tostare.
Aggiungere la birra ed abbassare la fiamma.
Quando si sarà riassorbita la birra alternare 1 mestolo di acqua di cottura dei fagioli e 1 mestolo di brodo di carne.
Portare a cottura il riso (in 15 minuti circa). Spegnere il fuoco, aggiungere un pizzico di noce moscata macinata fresca e il restante burro.
Coprire la pentola e far riposare per 3/5 minuti circa.

Servire caldo.


giovedì 18 aprile 2013

Ma si ghe pensu.... e la focaccia scura


Due giorni per far un salto indietro nel tempo e tornar tra queste strade, questi vicoli stretti che finiscono gli uni dentro gli altri. Per sentir l’odore del mare che si insinua e ti segue a zig zag tra i ciottoli delle strade confuso tra gli odori di cucina e l’odor della strada.
 
Per tornar ragazza quando, con le amiche, si partiva da Milano  con il primo treno del mattino per passare il fine settimana ad Ovada e, mentre si aspettava di cambiare treno a Genova, lì c’era sempre il tempo per girare tra i caruggi, comprare pesto e focaccia. 
 

Far un giro in centro ed infilarsi in San Lorenzo o in San Matteo e lasciarsi catturare dal quella calma che pervade le navate della Cattedrale o l’oro che riluce nelle decorazioni della Chiesa dei Doria.
 

Il bianco e nero delle pietre, le preghiere formulate nei secoli da tanti passati da quei portali sembrano sussurrare da dietro le colonne e nella penombra ti sembra di scorgerli : Santi e navigatori.
 
Ma anche poeti e marinai, e banchi di frutta e di verdura. Vetrine della parte ricca della città ed i banchi dei Magazzini Orientali, con le primizie. Piante officinali e spezie a riempir di profumi l’aria e tanti negozi etnici a colorar le strade e tentar le mie tasche.
 

Tornarci e voler ritornare ancora perché Zena cambia, cambia ad ogni battito di ciglio e prende un passo che non riesci a seguire.


Tornarci e sentir la meraviglia nelle piccole edicole che spuntano dagli angoli delle case. Tornarci e ritrovar le strade piccolissime e veder che il Martirio si adegua subito allo sport preferito di questa città: il mugugno, mentre cerca di districarsi in auto nelle viette anguste della città vecchia. E dire che glielo avevo detto che non è consigliabile girare in macchina.
 
Tornarci a salutar un amico che ha fatto della passione un mestiere e che ha tante avventure ancor da affrontare.


Tornarci e partirne con la voglia di tornarci … di nuovo…

Genova e la focaccia…. Mi perdoneranno gli amici genovesi ma questa, senza essere assolutamente la *vera* focaccia Genovese fa la sua comparsa da un po’ di tempo a questa parte, sulla mia tavola ed in cartella di mio figlio… e piace.
FOCACCIA AI SETTE CEREALI E SEMI DI ZUCCA E GIRASOLE.
 
Ingredienti per una teglia grande e una media.
500 gr. farina di cereali mista (io ai 7 cereali)
400 gr. di acqua tiepida
50 gr. di lievito madre secco (o 6 gr. di lievito di birra)
2 cucchiai di olio EVO per l'impasto
1 cucchiaino di malto d'orzo (o di miele)
1/2 cucchiaio di sale fino (scarso)
1 cucchiaio di semi di girasole
1 cucchiaio di semi di zucca decorticati
1 cucchiaio di sale grosso (io sale affumicato del Mar Morto)
 
Per la salamoia:
50gr. di acqua
50gr. di olio EVO
 
In una ciotola sciogliere il lievito con il cucchiaino di malto e l'acqua. Coprire la ciotola e lasciar attivare il lievito per 15 minuti circa.
Setacciare la farina nella ciotola dell'impastatrice.
Montare la foglia a K e, mentre gira, al minimo, versare lentamente il liquido e far amalgamare bene. Quando si staccherà dalla parete della ciotola montare il gancio e continuare a lavorare per 10 minuti. Aggiungere i 2 cucchiai di olio EVO, il sale e i semi di girasole. Continuare a lavorare per 10 minuti a media velocità e per altrettanti al massimo della velocità (a questo punto l'impasto sarà liscio, ed incordato).
Infarinare l'asse di legno, togliere l'impasto dall'impastatrice e dar due pieghe in un senso e due nel senso opposto.
Oliare una ciotola ampia, riporvi la palla dell'impasto con la chiusura delle pieghe in basso. Incidere una croce e coprire con la pellicola.
Lasciare a lievitare in frigorifero almeno 6 ore (io tutta una notte).
Dopo il riposo togliere dal frigorifero e lasciare a temperatura ambiente per 1 ora.
Sgonfiare l'impasto sull'asse infarinata, dividerlo in due pezzi da 1/3 e 2/3.
Stendere l'impasto nelle teglie oleate e lasciar lievitare coperti da un canovaccio per 1 ora circa (dipende dalla temperatura.. in inverno anche 1 ora e mezza).
 
Accendere il forno a 220°.
 
Finita la seconda lievitazione, creare con le dita le fossette nella superficie della focaccia e distribuire i semi di zucca. Creare una emulsione con acqua, sale grosso e olio EVO e distribuirla su tutta la superficie della focaccia.
 
 
 
Abbassare il forno a 200° e infornare per 15 minuti circa a metà altezza. Curare a vista. Togliere dal forno quando sarà evaporata la salamoia e scurita la superficie.
 
Far raffreddare e tagliare a piacere.
 
Si conserva anche nel congelatore. Far scongelare in frigorifero oppure a temperatura ambiente.
 
 
 

lunedì 15 aprile 2013

Una domenica con Gordon ovvero... un bel pezzo di manzo in forno

Foto da web
Una domenica a tavola con Gordon! Magari!! Diciamocelo, amiche femmine... un bel pezzo di cuoco! Peccato che ultimamente si sia dato alla televisione, comparendo in una quantità di reality, showcooking, cooking programme.... insomma un po' prezzemolino. Canale che zappi, Gordon che trovi!
L'ho pure trovato sui banchi di un'edicola in una stazione di servizio Inglese, lo scorso autunno, tra una serie di libri di cucina iperscontati... ed è stato mio!
Cioè: è stato mio il suo libro, quello che parla della cucina da Pub... SPETTACOLARE!

Così, mentre passavo dal mio macellaio di fiducia, un bel sabato pomeriggio... ho visto occhieggiare dal banco un pezzo di roast-beef spettacolare e ci sono cascata.
Una volta a casa è bastato aprire il suo libro, una bottiglia di nero d'Avola ed è stato amore!!
La cottura in forno aiuta tanto chi vuole un arrosto rosato al punto giusto e con la salsa al vino è *la morte sua*! Quindi, provata la ricetta subito ed ottenuta così tanta approvazione... da non avanzarne che tre fettine da fotografare.
Per la cronaca, il cucciolo di casa ha decretato che la salsa al vino è uno spettacolo, il tutto pucciandoci tutto il panino che era rimasto e rubando pure dai nostri piatti!

ROAST BEEF CON SALSA DI VINO ROSSO
(da Great British pub food - Gordon Ramsay & Mark Sargeant)

Ingredienti per 4/6 persone

Kg. 1,2 di Roast-beef già legato (se non lo fosse o lo fa il macellato o lo fate voi)
2, 5 cucchiaini di farina
1/2 cucchiaiono di sale
1/2 cucchiaiono di pepe nero macinato fresco
Olio d'oliva per spennellarlo (io olio EVO... SIAM ITALIANI DIAMINE!!!)
1 cucchiaio di mostarda Inglese (io SENAPE FORTE)
1 grossa cipolla rossa pelata e ridotta a pezzetti.
1 carota media, pelata e rodotta a tronchetti
2 gambe di sedano, pelate e tagliate a tronchetti
alcune foglie di timo fresche (1 cucchiaio circa)
alcune foglie di rosmarino fresco (1 cucchiaio circa)
2 foglie di alloro
300 ml di vino rosso (io Nero d'Avola)
600 ml di brodo di vitello o di manzo (io brodo di dado di carne casalingo)

Riscaldare il forno a 230°. Togliere ogni eccesso di grasso dalla carne, legarla per farla rimanere compatta.
Mescolate 1 cucchiaino di farina con il sale ed il pepe in una piccola ciotola. Spennellate un poco di olio EVO sulla carne, poi salatela e pepatela leggermente.
Spennellate la superficie con la mostarda e poi cospargetela con la farina aromatizzata.
Mettete cipolle, carote, sedano ed erbe aromatiche in una piccola teglia con un poco d'olio. Adagiate la cane sopra e cospargete ancora un poco la superficie con olio.

Cuocete in forno per 15 minuti, poi abbassate il forno a 190° e cuocete per altri 35/45 minuti per una cottura media. Per controllare lo stato della cottura, pungete la carne con uno spiedo (io con quelli di legno) e pressate leggermente - più scuro sarà il succo, più al sangue sarà la carne.
Trasferite la cane su di un piatto caldo, coprite con un foglio di alluminio e fatelo riposare il un posto caldo per 20 minuti.

Mentre la carne riposa, fate la salsa. Trasferite le verdure e le erbe della teglia, in un pentolino più piccolo. Aggiungete 1,5 cucchiai di olio EVO a quanto rimasto nella teglia mettetela su un fornello a fuoco medio. Sciogliete i restante 1,5 cucchiaio di farina e cuocete continuando amescolare per un paio di minuti poi aggiungete il vino. Portate a bollore, cercando di deglassare tutta la teglia. Versate il contenuto così ottenuto nel pentolino con le verdure e portate a bollore.
Lasciate sobbollire fino a che il vino si sarà ridotto di metà. Aggiungete il brodo e, ancora, fate ridurre di metà o maggiormente la salsa (dipende dai gusti averla più o meno diluita). Aggiustate di sale e pepe. Filtratela schiacciando le verdure per ottenere maggior succo.
Tagliate la carne sottilmente (il centro dovrà essere rosato) e servitela con la sua salsa.