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domenica 11 dicembre 2016

Il vitello tonnato di Natale ed il tatto di mio padre.



Il Natale dei ricordi ha il profumo di casa di Nonna Maria.
Ha la luce che penetra dalla finestra e si riflette sui cristalli della tavola apparecchiata con i piatti del servizio "buono", quello con le rose dipinte.
Con le forchette d'argento che sono state tirate a lucido da Nonna, i giorni precedenti al Natale.
La tavola aspetta l'antipasto, rigorosamente di salumi, con i sottaceti che traboccano dall'antipastiera di cristallo che pesa come chi l'ha disegnata.
Poi i cappelletti, o le lasagne, o i ravioli e poi, tra i secondi che cambiavano ogni anno, arrivava Lui, sempre uguale, sempre profumato e goloso non poteva mancare sulla tavola di Natale: il Vitello tonnato.
Quando Nonna Maria non ce la fece più a cucinare, il pranzo venne spostato in casa nostra con grande agitazione di mamma che non ha mai amato cucinare e che sapeva di dover competere con la bravura di nonna.
Poi mi sposai io e, dal primo anno di matrimonio, "il pranzo" si fece da noi sposini.
Nonna non c'era più ma le sue mani abili, la sua passione, mi è stata sempre di grande ispirazione per tutti i pranzi e le cene di famiglia.
Ovviamente LUI, il Vitello tonnato, non poteva mancare e quindi già il primo Natale di quel 1991 fece la sua bella figura nel vassoio guarnito sulla mia tavola.
Tutti contenti, tranne mia mamma. Il tutto perché papà, con il tatto di un elefante, fece notare a tutti che il vitello tonnato che avevo fatto io era identico al capolavoro fatto da Nonna Maria ogni Santo e Benedetto Natale.
Da quel momento non mancò mai sulla mia tavola delle Feste e mamma... beh non si diede più pena di farlo a papà sostenendo che - poteva mangiarlo da sua figlia che era più brava di lei!-
Ancora oggi non manca mai sulla nostra tavola per il pranzo di Natale e al primo boccone mi viene ancora in mente lo "sciopero del Vitello tonnato" proclamato da mia madre.
Il taglio di carne che uso solitamente è il Girello o Magatello ma, questa volta, ho dovuto ripiegare sul "girello di spalla" perché il mio macellaio di fiducia non aveva il pezzo richiesto. Il risultato è riuscito abbastanza bene ma la prossima volta userò il Magatello che rimane più compatto e, se tagliato fine, è più compatto e non si sbriciola.

VITELLO TONNATO




Mettete a marinare il vitello in una larga ciotola con 2 coste di sedano, le carote, la cipolla steccata con i chiodi di garofano, il pepe in grani, l'alloro, il sale, il vino bianco e l'aceto.

Fatelo marinare coperto da una pellicola per 24 ore in frigorifero.

Versare la marinata, le verdure e il vitello in una pentola capace. Coprite con acqua e portate a bollore. Fate bollire a fuoco minimo per almeno 1 ora e 30 minuti.

Spegnete  e lasciate raffreddare nel suo brodo.

Una volta freddo, avvolgete il pezzo di vitello in un foglio di alluminio e fate raffreddare in frigorifero.



Preparate la maionese rompendo le due uova in un contenitore stretto e lungo, aggiungete l'olio di girasole, il un pizzico di sale (non esagerate perché poi dovrete aggiungere acciuga e capperi che sono salati) ed un cucchiaio circa di succo di limone (o aceto se preferite) e frullate con un frullatore ad immersione fino ad ottenere una maionese soda e liscia.

In un frullatore mettete il tonno sgocciolato, il filetto di alice, il cucchiaino di capperi dissalati e la maionese frullando ed amalgamando il tutto.


Tagliate a fettine sottilissime il vitello ed adagiatele su un piatto di portata o un vassoio.



Versate la salsa tonnata sopra le fettine e decorate con rondelle di carota e tronchetti di sedano (le verdure bollite con l'aceto ed il vitello).



Coprite con pellicola trasparente e fate riposare in frigorifero sino al momento di servire.


3 commenti:

  1. Cara Nora, per la serie "separate alla nascita", anche nella mia casa paterna il vitello tonnato non manca mai, ma è piatto tipico del giorno di santo Stefano. Per i cappelletti ci vuole il brodo, a mio padre il brodo di cappone non piace e allora. ... brodo di manzo e vitello e un bel magatello era sempre tra le carni nel pentolone, da utilizzare poi il 26 dicembre ben agghindato con maionese etc.... (a Natale qui obbligatoria la faraona arrosto e ben bardata di pancetta ). Buoni preparativi!

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  2. Cara Nora ti immagino sotterrata da un menu per dodici persone nel senso che tutte e dodici mangiano un menu rigorosamente diverso. Non oso immaginare come strabocchino la tua cucina e i balconi di preparazioni di ogni tipo mentre gli XY si aggirano rubacchiando qua e là per controllare che tutto sia "a posto" mandandoti alle stelle! Però quando ripiglierai fiato ci devi assolutamente raccontare. Per intanto buon Natale in tutti i sensi di questa festa. Un abbraccio, P.

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  3. Passo di corsa, in un attimo di tregua, per gli auguri: che sia un Natale colmo di dolcezza, nel quale trovare soprattutto sorrisi.
    Un abbraccio, con affetto.
    C.

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