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lunedì 20 febbraio 2012

TRIPPA DI NONNA GINIA



Da un anno e mezzo ho cambiato casa. Ho cambiato perché l’appartamento di due locali, dove avevo vissuto per vent’anni, era diventato troppo stretto. Dopo tanto penare era finalmente arrivato il mio piccolo terremoto e, per i primi anni, ci siamo organizzati con il lettino in camera nostra prima e un divano letto in sala, dopo.

Finchè il Cucciolo andava alla scuola materna, ci si era arrangiati convivendo con una caterva di giocattoli che mi ritrovavo sempre nei posti più impensati e che mi trasformavano la casa intera in una sala giochi piena di peluches e macchinine. Passi per i peluches, le costruzioni e compagnia cantante, ma le macchinine erano quelle causavano i maggiori danni. Diverse cadute del Martirio e mie sono da imputarsi a qualche mezzo lasciato incustodito nei punti di passaggio…. senza contare i rischi corsi dalla nonna che si è salvata spesso per un soffio dal rompersi un femore.

Quindi urgeva trovare una sistemazione un poco più *confortevole* per la privacy dei genitori e per la sicurezza *strutturale* degli stessi e del parentame.  Quindi ci trasferimmo nel nuovo appartamento che aveva una camera tutta dedicata al piccolo guastatore.

Oltre alla camera in più la sottoscritta ci guadagnava uno spazio considerevole con la cucina. Mobili più capienti, un’armadiatura intera dedicata alla *Dispensa* (volutamente con D maiuscola!) nonché un piano di lavoro più grande.

Ci abbiamo guadagnato anche uno spazio enorme come libreria, puntualmente occupato dai libri di narrativa ma anche da parte dei miei libri di cucina, parte di questi ereditati da parenti, amici, ma molti (MOLTISSIMI) acquistati dalla sottoscritta in 20 anni di matrimonio.

Da questi libri, nei giorni scorsi, è uscito un quadernetto giallo, tenuto assieme da un elastico. Il quadernetto in questione è tutto ciò che mia mamma aveva *registrato* negli anni delle ricette di famiglia.

Bisogna dire, ad onor del vero,che mia madre non amava cucinare. Lo faceva per dovere e, alle volte, la cosa era più che evidente. Ma alcuni dei piatti da lei riportati nel quadernetto, erano fatti per ricorrenze di famiglia e riuscivano sempre…

Tra le sue indicazioni, spesso mezze cancellate dal tempo, ho ritrovato una ricetta calda, *di casa* che mi ricordato certe domeniche invernali, quando il freddo assomigliava tanto a quello patito in questi giorni. 

Quindi, in occasione di una *domenica a pranzo da me*, ho voluto riproporla e ora la giro a voi perché di sicura riuscita da tanta è la semplicità- Alla fine troverete alcune note volte ad agevolarvi.

LA TRIPPA DI NONNA GINIA

Ingredienti:
Trippa Kg. 1 (io mista,  *ciapp e fogliolo*
Fagioli secchi gr. 150 (se fagioli  freschi gr. 500)
Pancetta  gr. 100
Cipolla (1 media)
Sedano  (3 gambe un po’ grosse)
Carote 2 (medie)
Patate 1 (media)
Brodo di carne (1lt.)
Salsa pomodoro 2 o 3 mestoli
Olio EVO
Burro
Salvia e Rosmarino (2 rametti)
Sale
Pepe.

Procedimento:

Mondare, tagliare, lavare bene la trippa.
Fare un soffritto con olio, burro, pancetta, cipolla. Aggiungere la trippa asciutta e infarinata.
Rosolare tutto adagio, mescolando perché attacca poi aggiungere brodo, tanto da coprire la trippa, salsa, sedano, carote, fagioli bianchi e 1 patata da schiacciare.
Sale, pepe, salvia e rosmarino.
Cuocere adagio per 3 ore circa.

Note Mie:
-          Io ho usato fagioli corona detti a volte -*bianchi di Spagna* secchi. Purtroppo quelli che sono riuscita a reperire al supermercato NON erano belli e *polposi* come quelli che usava la mamma…
-          Cuocere la trippa nella pentola di coccio che mio figlio chiama *pentolone della strega* non solo non ha prezzo, ma da quel tocco in più che ci vuole su una cottura lenta lenta lenta come questa.



Con questa ricetta partecipo al contest di Sabrina di Les madeleines di Proust



sabato 18 febbraio 2012

Mini Strudel di verdura e….. lo strano caso dell’orologio scomparso!


Tendenzialmente sono una persona che sa organizzarsi; o meglio, saprei organizzarmi…se non fosse che vivo assieme a quello che definirei  l’*anarchico di casa*, il Martirio.

Non è  che non lo capisca, intendiamoci! Io pure detesto legarmi a degli orari, attenermi ad esigenze altrui… ma tant’è che, dovendo gestire quella che una pubblicità definì *un’azienda a conduzione famigliare*, mi tocca piegare il capo ed adeguarmi.

Lui no, imperterrito, continua a cambiare repentinamente programmi e ciò mi manda nel panico dovendo gestire anche il figlioletto ottenne che, a ben guardare, se ne impipa allegramente.

Questo succede regolarmente ogni mattina, quando mentre lo aspetto in cucina per la colazione, lui sta facendo ginnastica, oppure è sotto la doccia. Oppure mentre sono già vestita, imbacuccata in cappotto, sciarpa, cappello, torno di corsa in bagno perché si è dimenticato di chiedere qualche informazione.

Questo è successo di nuovo alcune mattine fa quando, imbacuccata come sopra descritto, apro la porta del bagno, comunico con l’uomo in ammollo e, con la coda dell’occhio noto sul mobile l’orologio appoggiato.
Sempre parlando, lo infilo, saluto la sacra famiglia e prendo le scale di corsa per non perdere l’autobus.

Il mio viaggio per raggiungere l’ufficio è piuttosto lungo e normalmente lo impiego leggendo un libro o una rivista di cucina. Stamani vengo interrotta sul più bello da uno squillo del cellulare. Il Martirio mi comunica di avere perso l’orologio… in casa. Automaticamente parte la risposta classica: *..se solo fossi più ordinato…* . Seguono le solite recriminazioni mentre, distrattamente, guardo l’ora …. sul SUO orologio. Si, mi sono infilata distrattamente il suo orologio mentre lo salutavo. Poco male l’ho trovato! Mi rimangio la reprimenda e riaggancio.

In un angolo del mio cervello resta però un tarlo, piccolo ma rosica… In sostanza: se io ho il SUO orologio, dove sarà finito il MIO che solitamente appoggio sullo stesso mobile? Mai farsi domande! Un rapido controllo al polso e… l’ho indossato! NE HO INDOSSATI DUE!!!! Richiamo il Martirio che, oramai rassegnato, mi comunica che farà domanda per  l’accompagnamento(il mio) …. Viste le premesse ho paura che l’otterrà facilmente!

Tutto ciò per dire che ho pure dimenticato il pranzo a casa; ieri sera avevo preparato dei piccoli Strudel di verdura che avevo preparato e fotografato e che, a questo punto,  saranno parte della cena della famiglia ma che potrebbero essere serviti come antipasto o ad un buffet.

Mini Strudel salati di verdura.


Per questa preparazione ho utilizzato la Finta Sfogliadi AdrianoProfumo di Lievito - che è diventata parte integrante delle mie scorte di pre-lavorati di solito eseguo la ricetta completa dividendola in 2 pani da 250gr. circa che conservo in freezer per le mie preparazioni. 



Ingredienti:

250 grammi di pasta sfoglia
2 carote medie
1 zucchina grande
La parte bianca di un porro medio.
1 uovo + 1 per spennellare
Olio EVO q.b.
Sale  q.b.






Procedimento:



Tagliare la verdura a Julienne non troppo sottile. Farla stufare in un padellino antiaderente con un cucchiaio d’olio per 8/10 minuti a fuoco medio. Togliere dal fuoco la verdura lasciarla freddare un momento prima di salare, pepare e aggiungere l’uovo leggermente sbattuto con la forchetta.

Nel frattempo stendete la pasta sfoglia con il mattarello formando un grosso quadrato (40x40) dal quale ricavare altri 4 quadrati di 20cm di lato.


Sbattere leggermente l’uovo rimasto con la forchetta.

Mettere al centro di ogni quadrato un poco di verdure. Richiudere i lembi del quadrato ripiegandoli in 3 parti, in modo da ottenere un piccolo pacchetto che chiuderete sui fianchi. Sigillare con i rebbi della forchetta le chiusure laterali. Se avanzate un poco di pasta, ricavare delle guarnizioni che attaccherete alla sommità del pacchettino, aiutandovi con l’uovo sbattuto.

Adagiare nella placca del forno i 4 pezzi ricavati. Spennellare con il rimanente uovo sbattuto ed infornare, in forno pre-riscaldato a 175 gr. forno ventilato per 15/20 minuti circa.

Note :
-           la cottura dipende molto dalle dimensioni dei fagottini quindi, verificate sempre dal colore della pasta la cottura degli stessi. Non dimentichiamoci che le verdure che ne sono il ripieno sono state saltate prima in padella.
-          Si possono servire caldi, tiepidi o anche freddi.
-          Se piace si possono accompagnare con un poco di salsa di soia.
-   Stanno bene nel cestino del pic-nic oppure su un buffet da Brunch.

con questa ricetta partecipo al contest Brunch or Breakfast??? di La cucina
che Vale e Scorribande in cucina



giovedì 16 febbraio 2012

Un Aperitivo con Laurel Evans



Io la sera esco difficilmente. La giornata intera fuori casa, la famiglia da gestire, tante piccole e grandi cose che si litigano i minuti della mia giornata ( perchè le ore oramai non bastano più), fanno si che la sera, dopo avere sistemato la cucina e rimboccato le coperte al Cucciolo, io navighi un poco tra i varii contatti di FB e poi.... crolli
Per giunta il Martirio sta impigrendosi ed è sempre più restio ad uscire. Mettici pure che questo inverno si è scatenato un freddo barbino ed ecco: NON MI MUOVO! Massimo della trasgressione un latte e cognac (a volte solo cognac 'chè il latte serve per la colazione del mattino....).
Unica evasione sono le cene o le pizzate con gli amici di sempre, rigorosamente a casa nostra o loro,sempre e solo di sabato o domenica sera, mentre i nostri figli si sfidano ai videogiochi o disegnano i loro fumetti.
In settimana poi ci mettiamo il carico della giornata di scuola pesante, piena e magari i compiti da fare e... non si parla di uscire.
In otto anni di vita del mio Cucciolotto... penso di avere chiesto ai nonni di tenerlo a dormire.... 5 o 6 volte.
Questa sera, invece, mi sono lasciata tentare da un Happyhour un po' diverso, almeno per me, per giunta vicinissimo a casa mia.



Convinto l'amica di sempre (sempre quella della Macedonia Over 80.... ) ad accompagnarmi,il Martirio ben lieto di sacrificarsi sul divano a guardare il suo Milan vincere (4 a 0!!),   ho passato una serata divertente,ho consumato un aperitivo made in TEXAS e..... ho imparato una ricetta che farò sicuramente alla prima grigliata con gli amici in campagna. Dite poco?!


Ma la cosa che mi è piaciuta di più è stato scambiare, pur poche battute, con Laurel Evans... che è una spassosissima e solare Texana trapiantata nella fredda Milano. 





Ho gustato le sue MERAVIGLIOSE (credetemi sulla parola) Buffalo Chicken Wings, goduto della compagnia della mia amica .... e .....mi sono guardata attorno quando, dopo avere chiesto se potevo pubblicare delle foto di Laurel sul mio neonato Blog di cucina, le PR all'ingresso mi hanno porto la *cartella stampa* con i loro contatti per i prossimi eventi...

Hei!.... vuoi dire che .... ci sono anch'io nella blogsfera?????  Il cucciolo, quando sono tornata ha commentato FIGOOOOO!!!! Mi ha fatto inoltre giurare di portarlo con me, se ricapiterà la Evans.. per le alette di sicuro ma, sospetto, perchè adora le bionde!!!
Unico rammarico, non  avere una macchina fotografica *seria* ma solo una compattina un po' limitata ... che non ha lo zoom ma lo ZUM... quindi: contentatevi!

martedì 14 febbraio 2012

Brasato della festa o …. La festa al brasato? Ovvero come non partecipare all’MTC di febbraio … o partecipare …in extremis!


Mai come questa volta mi è pesato stare tra i fornelli. Intendiamoci: non lo stare tra i fornelli ad inventare una cena o un pranzo dell’ultimo minuto da quattro cosucce racimolate tra frigorifero e dispensa.
Nemmeno l’ansia da prestazione derivante da una pranzo di gala organizzato per parenti o conoscenti.  Ma lo stare tra i fornelli per partecipare ancora una volta ad una gara che, in fondo una gara non è, ma una sfida lanciata e raccolta da questo mondo pazzo e trascinante (almeno per me) che è la Blogsfera…
Ho cominciato a parteciparvi per gioco, per scherzo, perché …. Dai la macedonia la sanno fare tutti!... Beh! Andatevi a vedere cosa hanno prodotto, fotografato , postato e ….. mangiato ;-) tutti quanti! Questa sfida non è una semplice gara dove si punta a vincere ….per vincere. No qui la vera vittoria è riuscire a compenetrare le varie sfaccettature di una ricetta, o di un ingrediente, e lanciarsi in preparazioni che mai (ed intendo MAI, fidatevi!) avremmo pensato di affrontare. Si va dall’intaglio, alla cottura , alla stesura a mano della pasta e tante tante idee da provare, sviluppare, suggerire.
Il fatto è che ogni volta è una sfida con noi stesse, con le nostre capacità innate, le nostre abitudini famigliari, la nostra fantasia. Ci sono cadute ( mai di stile ) ci sono difficoltà, perplessità … e ci sono dispense da rifornire, cucine da pulire a fondo dopo gli esperimenti più disastrosi.
Ma dietro c’è lo spirito di tutte le donne …. farsi venire un’idea per il pranzo,per la cena,per un invito e pure per fare una gran bella figura!
E qui arriviamo ad uno dei miei cavalli di battaglia: sua Maestà il Brasato. Quello fatto per le occasioni importanti, con tutta la famiglia riunita , o gli amici più cari. Quello dove si apre la bottiglia *buona*, magari più di una, e la si *sacrifica* sull’altare delle cotture lente ….
Nella maggioranza dei casi di Brasato ne faccio tanto tanto, per avere la scusa di *riciclarlo* nel ripieno dei ravioli di Natale, per esempio oppure……. guardate cosa mi è venuto in mente pensando alla sfida MTC di questo mese???? E dire che ero disperata:  la sfida verteva sui paté che avevo realizzato solo in una occasione seguendo la ricetta di Alessandra (o meglio della suoceradi Alessandra…. quando ce vo’ ce vo’) e avevo fatto una gran bella figura (o porca figura…fate vobis!).  Solitamente sono una mera esecutrice di ricette pubblicate su libri, riviste, blog… e la fantasia la dedico solo a quanto mi manca qualche ingrediente per cui *sostituisco con altro panchinaro*… e magari ci azzecco pure!
Come dicevo prima, stavo per accingermi a fare due ravioli per riciclare un poco di brasato occultato avanzato, quando ho visto una luce in fondo al tunnel…. Paté è un composto quasi omogeneizzato di carne, pesce o vedura unito a massa grassa (burro, panna, formaggio…) Perché non provare con il Brasato?
Mi piangeva un poco il cuore, pensando di rovinare il tutto ma poi, aiutata da un goccino di Barolo buono…. mi sono fatta coraggio e, ne è uscito questo paté che è stato letteralmente SPAZZOLATO dalla famiglia proprio in occasione di un pranzo domenicale e che mi è stato richiesto a GRAN VOCE per la prossima tavolata… della festa o meno.

PATE’ DI BRASATO AL BAROLO

Ingredienti

per il paté:
100 gr. di brasato di manzo al barolo *avanzato*
50 gr. di burro a temperatura ambiente
2 cucchiai di *puccino* del brasato (di solito frullo le verdurine ed il sughetto)

Per la gelatina:
1 dado per gelatina
450gr. acqua
2 o 3 cucchiai di barolo (buono!!!! Lo stesso adoperato per il brasato)

Procedimento:
Far sciogliere il dado di gelatina in 250 gr. di acqua portati a bollore.
Togliere dal fuoco ed aggiungere la restante acqua ed il Barolo.
Versare la gelatina sul fondo del recipiente scelto (io uno da Kugelhopf mignon) e lasciarla solidificare in frigorifero.
Nel frattempo frullare il brasato, i due cucchiai di sughetto ed amalgamarli al burro ammorbidito. Comprimerlo in un contenitore più piccolo dello stampo della gelatina e farlo solidificare in freezer per 10/15 minuti. Io ho usato una formina per muffin in silicone.
Quando saranno solidificati il fondo di gelatina nello stampo ed il paté, sformare il composto di carne e posizionarlo al centro della formina. Versare nello stampo la gelatina rimasta (se solidificata, farla intiepidire leggermente) e riposizionare tutto nel frigorifero a raffreddare.
Al momento di servire, immergere brevemente lo stampo in acqua calda, capovolgerlo sul piattino e …. voilà!!

A questa preparazione ho accompagnato dei panini dolci fatti con una ricettasemplicissima che ha pubblicato Patty qualche giorno fa e che ho rielaborato così:

PANINI DOLCI AL KAMUT

Ingredienti :
120 gr. farina di grano Kamut
105 gr.  manitoba
110 gr. circa di latte tiepido
1 uovo piccolo sbattuto brevemente con la forchetta.
50 gr. di burro a temperatura ambiente
30 gr. di zucchero (io anche meno)
1 cucchiaino di estratto di vaniglia
1 pizzico (abbondante) di sale
3.5 gr. di lievito di birra liofilizzato.

In una ciotola capace amalgamare con la frusta elettrica l’uovo, lo zucchero, l’estratto di vaniglia ed il sale (deve risultare molto ben amalgamato) .
Mescolare le 2 farine. Aggiungere nella ciotola 150 gr. delle due farine mescolate e, aiutandovi con un cucchiaio, continuate ad impastare sino ad ottenere un composto liscio ed omogeneo. Aggiungere il burro poco per volta sempre continuando ad impastare (potete aiutarvi anche con le mani). Aggiungere la restante farina mescolata con il lievito e continuare a mano sino a che l’impasto diverrà lucido e non appiccicherà più alle mani. Trasferire l’impasto in una ciotola di vetro leggermente unta. Coprire con la pellicola e mettere a lievitare per 1 ora circa (fino al raddoppio) in un luogo caldo ma riparato dalle correnti.
Dopo la lievitazione, sgonfiare l’impasto sulla spianatoia. Con il mattarello *tirare* lo stesso ad un’altezza di 1 cm. Circa. Con un coppa pasta tondo (o un bicchiere) tagliare tanti cerchi e posizionarli su una teglia ricoperta da carta da forno. Attenzione: distanziateli di almeno 2 cm., debbono lievitare ancora ed in cottura si gonfieranno.
Se volete incidete una croce, o una stella, sulla parte superiore e fateli lievitare coperti da uno strofinaccio umido  per ulteriori 30 minuti.
Cuoceteli in forno preriscaldato a 200° per 7/10 minuti.

L’aroma del Barolo, si rincorre nel gusto appena vanigliato di questi panini e la dolcezza del panino si accompagna benissimo alla morbidezza del paté.

Con questa ricetta partecipo al MTC di Febbraio  ….. così, per caso…. ;-)
MTC Febbraio 2012Il Paté



sabato 11 febbraio 2012

Un San Valentino speZiale!



ARC quella mattina non c'era con la testa. La maestra lo aveva ripreso più volte e questo, a lui, non era piaciuto affatto e men che meno sarebbe piaciuto alla mamma.  

Durante l’intervallo poi non era nemmeno riuscito a giocare con i compagni da tanto era con la testa persa nei suoi pensieri....

Fuori da scuola  aveva trangugiato la merenda provvidenziale della nonna, ma senza entusiasmo perché aveva un problema e non sapeva come uscirne.  La soluzione poteva venire solo dalla mamma… lei un’idea di cosa si aspettano le femmine poteva averla e gliela avrebbe detta senz'altro!

Mentre aspettava la mamma si guardò i cartoni preferiti così il tempo passò in fretta e, quando arrivò, la investì subito:
*Mamma, posso dirti una cosa? Come si fa a chiedere ad una femmina se vuole diventare la tua fidanzata?*

Ecco! Lo aveva detto. Tutto d’un fiato, come i segreti, i sogni e le formule magiche.  La mamma lo guardò serissima  e sempre seriamente gli rispose:
*Basta chiederglielo!* E già: fosse facile! Ma come?!

Poi la mamma gli chiese di chi si trattasse. 
Della compagna nuova? No, lei non gli aveva mai dato retta ed ora c’era Vì, con i suoi occhioni azzurri e furbissimi che gli sorridevano dietro i riccioli!
Anche alla mamma piaceva Vì. Era una compagna della scuola materna che poi, alle elementari, non era più stata in classe con Arc , ma la vedeva tutti gli intervalli…. e i martedì (tutti i martedì!) facevano la strada assieme.

*Chiediglielo, senza giri di parole. Ma fallo quando siete soli, senza i compagni attorno che potrebbero schernirvi!*

Caspita! La mamma era capace di rendere sempre semplici tutte le cose, anche quando erano ingarbugliate come certi nodi che si formano sulle stringhe delle scarpe da ginnastica, e che non si smollano nemmeno a tirare con tutte le forze. Anzi, più tiri e più si stringono. Poi arriva la mamma e…. zac… si disfano come per magia!

L’indomani, al ritorno da scuola, la mamma era già arrivata a casa e, quando rispose al citofono Arc, invece del solito *Siamo Noi!* le urlò *Siiiiiiiii! Mi ha detto di Siiiiiiii!*. 
Sulla porta abbracciò forte la mamma e le raccontò tutto d’un fiato la faccenda. 
Mamma sorrise dicendo che lo sapeva che Vì avrebbe detto si! (Ma come faceva la mamma a sapere sempre tutto su di lui?!)
Arc sorrise ma ancora non accennò a tornare a giocare, anzi, si dondolò un po’ sui due piedi come se mancasse ancora qualche cosa.  Poi tutto d’un fiato:*Mamma che faccio di regalo a Vì per SanValentino? Sarà tra una settimana e…. non ho idee…*

La mamma suggerì un biglietto carino, con un disegno, ma ancora mancava qualche cosa. Va bene il disegno ma… Arc voleva qualche cosa di concreto. 

*Mamma Vì ama i dolci e tutte le volte che ci troviamo all’intervallo guarda sempre la mia merenda. Sai le tue torte? Facciamole una torta!* 
No, mamma disse che la torta non poteva andare bene ma di lasciarle il tempo di pensare… giusto qualche giorno avevano tempo.

Qualche giorno prima di SanValentino, la mamma accese il computer e chiamò Arc a guardare il video. 
Una pagina bianca, una fetta di torta *strana*, fatta di pannolenci, si aprì sullo schermo e dei biscotti a forma di casetta, comparvero. 
La mamma disse ad Arc che era una ricetta di una sua amica che aveva un nome strano: La cucina di mamma (che nomi strani hanno i grandi a volte!), Disse che ci si poteva fare la forma che si voleva, come quando a Natale avevano fatto le decorazioni per la tavola. 
Poi, con fare furbo, tirò fuori lo stampino a forma di omino di pan di zenzero, quella grande, e una più piccina… un cuore (!) e le caramelle gommose rosse…
*Che ne dici di un omino con il cuore di vetro da regalare a Vì?* … altro punto per la Mamma…

Presero dalla dispensa gli ingredienti per Pan di zenzero!! ( ricetta presa da Coockaround di Lillaria) trascrivendoli dal blog di Loredana (quella dal nome strano)

800 gr farina
2 cucchiaini di zenzero in polvere
2 cucchiaini di cannella
1/2 cucchiaino di noce moscata
1/2 cucchiaino di polvere di chiodi di garofano
2 cucchiaini di lievito per dolci
pizzico di sale
200 gr di burro
200 gr di zucchero
300 gr di miele
2 uova

1 caramella gommosa rossa per il cuore.

Lavorarono il burro a crema, con lo zucchero, usando le fruste elettriche.
Quando la crema fu bella gonfia,  unirono le uova, uno alla volta facendole assorbire bene prima di aggiungere il successivo, alla fine unirono il miele.

Al composto aggiunsero la farina, le spezie profumate ed il lievito.
Lavorarono a lungo fino a formare una palla , la avvolsero in una pellicola e la fecero riposare  in frigo per almeno un'ora.

Trascorso il tempo del riposo, la mamma stese la sfoglia alta 4 mm. e Arc ritagliò gli omini nella pasta profumata. In petto agli omini, con la formina a cuore, fece un buco e li posò sulla teglia del forno ricoperta da carta oleata. Al centro del cuore bucato la mamma gli fece sistemare una caramella gommosa rossa (quelle che gli piacevano tanto!) e poi mise la teglia in frigorifero per una mezz’ora circa.

Poi mamma poi mise la teglia con gli omini in forno caldo a 180° per 12'.



Davanti al forno Arc trepidava: che ne sarebbe stato della caramella? Perché la mamma gliela aveva fatta mettere nel buco a forma di cuore? Certo che, a volte, le mamme sono ben strane!
Un miracolo! La caramella rossa cominciò a sciogliersi e maniman che si scioglieva, si allargava a coprire ed a riempire tutto il cuore dell’omino! Ma che magia! Sembrava vetro!
Tolsero i biscotti dal forno, li fecero raffreddare e… scrissero il nome con lo zucchero… li misero in una scatola di latta rossa come l’amore e le guance di Vì. San Valentino era lì in quella scatola, pronto da essere donato alla sua Vì!



Con questa ricetta partecipo al contest The Recipe-tionist con Flavia e Loredana 








e pure al contest Cucinando con il cuore - il contest degli innamorati  di L'aroma del caffè

mercoledì 8 febbraio 2012

I Cantucci al cioccolato ed il perché non mi piace il ciclismo….



Mio nonno Peppino vantava un’amicizia con il corridore Binda ed aveva la passione per il ciclismo. Ogni volta che la televisione trasmetteva una corsa ciclistica, lui imponeva un religioso silenzio silenzio e si godeva tutte le riprese, le salite, gli scatti che gli operatori inquadravano.

A me, sinceramente, lo sport del ciclismo non ha mai detto molto. Sarà che io la bici la uso solo raramente e solo come mezzo *alternativo* quando a Milano ci sono i blocchi alla circolazione, sarà che non sono particolarmente sportiva, non posso certo annoverarmi tra i fan dei vari *Giro d’Italia* o *Tour* che dir si voglia.

Con tutto ciò la mia non è proprio antipatia al mezzo. Il più delle volte si tratta di antipatia per i *ciclisti metropolitani* ai quali riconosco le difficoltà (le ho sperimentate personalmente!) di circolare in una Milano quasi del tutto priva di piste ciclabili, ma arrivo a questionare quando me li ritrovo sui marciapiedi già stretti ed in condizioni pietose. Divento di colpo sorda a scampanellate varie, invitandoli in maniera decisa, a utilizzare la sede stradale e non il poco spazio riservato ai pedoni.

Da qui a subire vendette da parte della categoria… non me lo aspettavo proprio!

Spiego.  Un paio di mesi fa, mentre dall’ufficio correvo a casa per dare *libertà* alla mia mitica suocera, e riprendere in mano la gestione del Cucciolo, sono stata punita duramente della mia indifferenza . Sono stata investita da una bicicletta! 
Il primo che prova a ridere lo tronco… uomo avvisato…. Il fatto è che più che ferita nel corpo, lo sono stata nell’orgoglio.
In primis perché *messa sotto* come una vecchina e, datosi che non sono più nel fiore degli anni (e questo mi rende particolarmente suscettibile)  ma nemmeno da casa di riposo, la cosa mi ha dato molto fastidio.

La caduta era stata completa. Nel senso che non inciampai solamente, ma finii lunga e distesa alla *gatto Silvestro* (come direbbe il Cucciolo) per il semplice fatto che il ciclista in questione proveniva in senso inverso di marcia, e che la bicicletta è notoriamente un mezzo silenzioso (e di suonare il campanello, ovviamente, non se ne parlò!!) e la sottoscritta non si aspettava di spiaccicarsi sul pavet di Piazza Castello.

Inoltre il tizio che mi ha investito insisteva nel dire che non avevo guardato alla mia destra prima di attraversare. Ovviamente gli feci notare che in Italia, si circola tenendo la destra, quindi nell’attraversare, si controlla prima la parte sinistra e poi la destra pensando che nessuno giunga contro-mano…. Vi risparmio tutta una serie di affermazioni da parte mia su quale sport sarebbe stato più congeniale al ciclista ….

Venni aiutata a rialzarmi da un gruppetto di persone. Il primo ad accorrere fu un ragazzo sui vent’anni che, una volta rialzatami, mi guardò fissa e con un sorriso angelico sentenziò: *Però! … la facevo più anziana!*
Provata nel fisico nonché ferita nell’orgoglio gli risposi secca: *Guarda che se era inteso un complimento… non ti è riuscito bene!*. Non pago del ferale affronto il baldo giovane ribadì: * Scusi, ma da dietro sembrava più anziana!* … e ridanghete! … Non so se fu la mia espressione trasformatasi da ironica in furiosa a fargli aggiungere con un sorriso a tutti denti *Però è caduta in maniera atletica!* .  Con il massimo dell’aplomb gli suggerii che, dopo avermi dato ben due volte dell’*anziana*, ed una volta dell’*anziana atletica*, nel caso intendesse in futuro fare un complimento ad un’appartentente al gentil sesso…  meglio astenersi… non gliene verrebbe nulla di positivo.

Tralascio le battute del Martirio, mentre il mio cucciolotto mi consolava dicendomi che non dovevo prendermela.

A premiare il Piccolo Saggio di famiglia, ci pensai poi, dando l’avvio alla produzione di questi cantuccini al cioccolato che sono spettacolari e che, se debitamente occultati ai golosastri, possono durare giorni in una scatola di latta chiusa.

La ricetta e la prima esecuzione degli stessi, risalgono ad almeno 25 anni fa, quando ancora la rete della Svizzera Italiana, di sera, trasmetteva un programma sulla cucina….

CANTUCCI AL CIOCCOLATO!

Ingredienti:
1 kg. farina 00
300 gr zucchero
4 uova intere
1 bicchiere di latte
100 gr. burro fuso
1 bustina di lievito in polvere
1 bustina zucchero vanigliato
2 cucchiai di miele
200 gr di cioccolato amaro (al 70%) rotto a tocchetti piccoli

Procedimento:
Amalgamare tutti gli ingredienti fino ad ottenere un impasto omogeneo.
Formare dei *salamotti* di circa 2 cm. di diametro (attenzione, in cottura lievitano!!!) Ricoprire la placca del forno con carta oleata e posizionare i salamotti distanziandoli di 4/5 cm. tra di loro.
Cuocere in forno preriscaldato a 200° per 20 minuti circa.
Lasciare raffreddare. Tagliare in sbieco. Tostare i biscotti sulla placca per 20 minuti girandoli 2 volte.

Se si salvano dalle vostre bocche fameliche..... si conserveranno per diversi giorni in una scatola di latta ben chiusa.

Note mie:
- Se possedete una impastatrice: usatela, vi risparmierà tempo!
- La grande velocità nel prepararlo sono una delle ragioni che mi spingono a farli spessissimo.
- Io generalmente non li tosto perchè i miei golosoni li preferiscono morrrrbidi (come la
   mamma!) se dovete regalarli, invece, sarebbe meglio tostarli per garantire una maggiore durata ;-)

Con questi biscotti partecipo al I° Giveaway di La Tarte Maison, ecco: l'ho detto!

domenica 5 febbraio 2012

Rotolo al ragù di costine e ... l'inverno






Milano si sveglia anche questa mattina attanagliata dalla morsa del gelo. La neve danza davanti alle mie finestre in fiocchi timidi che il gelo trattiene sulle nuvole. Se la temperatura si deciderà a risalire, saremo nuovamente sotto la coltre bianca di settimana scorsa. 



La neve che durante la settimana ha avvolto come una coperta tutta la mia città, smussandone le asperità dei tetti, smorzandone i rumori e le grida con l’ovattato candore, si è indurita trasformandosi in uno strato durissimo, nemico. Sopra questo strato si vanno a posare fiocchi nuovi e leggeri. Il pericolo è che si scivoli, anche perchè le strade a Milano non sono poi in così bella condizione. 



Gli alberi che fino a ieri erano cosparsi di panna montata, piegano i rami verso il suolo, appesantiti dal ghiaccio. Ora al ghiaccio si aggiunge altro peso... e quello che lieve sembra posarsi... diventa un macigno che stronca rami e cespugli.


Guardo dalla finestra i passerotti che zampettano sulle briciole lasciate sul balcone mentre Ariel, la gatta carogna, li punta da dietro il vetro digrignando i denti e muovendo le orecchie nervosamente.

Oggi sarà festa grande (mio suocero compie 81 anni!) e, per una volta, non ho avuto dubbi sul menù….almeno sul *pezzo forte*. Proprio Venerdì ho comprato l’ultimo numero di Sale & Pepe (Febbraio 2012) e vi sono tantissime ricette alla mia portata e alla portata della mie *boccucce!*

Una in particolare è perfetta per una giornata gelida come questa: ROTOLO AL RAGU’ DI COSTINE ( il giornale accompagnerebbe con crema di verza ma a casa mia non verrebbe apprezzata quindi la presenterò senza lo *specchio*...)

ROTOLO AL RAGU' DI COSTINE
(da Sale&Pepe mese di Febbraio 2012)





Per 6 persone:
800 g. di costine di maiale
40 g. di guanciale
1 carota
1 cipolla                                                                            
1 costola di sedano
600 g. di polpa di pomodoro
250 g. di farina di mais
30 g. di pecorino stagionato (io Parmigiano Reggiano)
Olio EVO
Sale
Pepe macinato al momento.
                                                                                                   
Tritare nel mixer la carota, il sedano, la cipolla, soffriggeteli 5 minuti con il guanciale tagliato a dadini, unite le costine e lascatele insaporire 10 minuti; salate, pepate, versate la polpa di pomodoro, un mestolo di acqua e cuocete a fuoco dolce (e a pentola semi coperta) per circa 1 ora.
Intanto portate ad ebollizione 1,2 litri di acqua salata, versate la farina a pioggia mescolando con la frusta e cuocete per 45 minuti, mescolando.
Versate la polenta su un foglio di carta da forno, stendetela all’altezza di 1 cm. Conditela con 2/3 del sugo preparato, insaporite con 15 gr. di Parmigiano grattugiato, arrotolatela e avvolgetela nell’alluminio per tenerla in forma.
Servite il rotolo tagliato a fette, con le costine ben calde!

giovedì 2 febbraio 2012

Salmon and Cheddar pie...alla JO!





Pesce e formaggio: eterno tabù in molte cucine. Per sfatarlo mi ci volle un contest di Cristina che aveva come regola l’abbinamento di pesce e di formaggio. Prima tergiversai perché proprio non mi sembrava fattibile proporre un piatto con questo connubio. Poi di colpo un ricordo si affacciò alla mia memoria: prima volta in Inghilterra alla tenera età di 24 anni! 
Era dalle medie, da quando cominciai a studiare la lingua Inglese, che chiedevo ai miei genitori di consentirmi di andare a sperimentare *in loco* le mie capacità; ma i miei si opposero, sino a quando, con la mia amica d’infanzia Paola pensammo di fare un corso ad Oxford.
Per la verità, ora lo confesso, mi sarei iscritta pure ad un corso di origami pur che fosse in Inglese e, soprattutto, in Inghilterra ed il corso che avevamo scelto era definito come *avanzato* quindi, viaaaaa!
Primo volo, prima traversata della Manica con i vuoti d’aria, prima volta in un paese straniero e DA SOLA!!!
Arrivo a Londra e trasferimento al College (non avevano sentito ragioni: in famiglia NO, meglio in un collegio che siete più controllate e noi tranquilli!), almeno la prima parte del viaggio era andata bene.
Foto interno Hertford College (fonte: web)
Arrivo all’Hertford College e assegnazione delle camere: e qui cominciarono i guai.

Foto esterno Hertford College (fonte: web)


A me ed alle mie due compagne fu assegnata una stanza (chiamarla stanza mi disgusta ancora adesso!) a piano terra, con le finestre tipiche, quelle che scorrono in senso verticale… che non chiudeva! Gli scuri, che solitamente servono a togliere sì luce durante le notti ma anche a creare una sorta di *privacy* alle occupanti …. non si muovevano! Incastrate (direi saldate da anni al bastone!) resistevano ai nostri strattoni timidi inizialmente, rabbiosi poi. 
Dall’altro lato della strada un graziosissimo Pub illuminava con la sua insegna, l’interno di quella che , più che una stanza di college, pareva essere una vetrina di nota zona rossa di Amsterdam. Per giunta gruppetti di studenti decisamente alticci, attiravano la nostra attenzione per il vociare e l'eco delle risate che giungeva da sotto la finestra guasta, unico baluardo alla nostra virtù!  
Biancheria da letto non ancora sostituita e l’ora tarda che ci vedeva impossibilitate a trovare un qualsivoglia responsabile della gestione, ci diedero il colpo di grazia.  
Dormire in quelle condizioni:  manco a parlarne!
Le mie amiche, accoccolate malamente sopra gli impermeabili(sante madri, sempre previdenti!)  gettati alla meno peggio sul letto, tentavano di riposare mentre la sottoscritta, imbufalita più che mai si rileggeva il contratto firmato in Italia con l’agenzia e le regole del college.
La mattina successiva, mentre le altre facevano il test di ammissione ai corsi, un specie di belva irrompeva nell’ufficio del direttore (di origini turche) per ringhiargli in faccia, in un perfetto inglese, l’ultimatum: o lei ci assegna una camera decente, o vado al primo posto di polizia e chiedo il rimpatrio tramite ambasciata nonché denuncio la struttura che ospitava anche diversi minori.
Risultato: ci assegnarono una suite di un Tutor (che provvedemmo a sanitizzare) e mi fecero seguire l’ultimo livello dei corsi!
Quella sera festeggiammo con un pranzo nel Pub di fronte (non era poi così male, a parte per il caffè imbevibile!) e con uno splendido pasticcio di Patate e Salmone.
Nelle ricette di Jamie Oliver ho trovato questa ricetta che ho un po’ modificato nelle dosi. 
Ne è uscito un pie delizioso e gradevole che somiglia tantissimo a quello che gustammo allora.

Ed il contest? Dovetti rifare la ricetta sostituendo il salmone perché NON ammesso! Ecco cosa accade a chi si rifiuta di inforcare gli occhiali!

Ergo: pesce e formaggio? Perché no! ;-)




SALMON AND CHEDDAR PIE

Ingredienti:
Salmone fresco i tranci gr. 150
Salmone affumicato gr. 150
Patate gr. 400
1 piccola carota
1 gamba di sedano
Cheddar cheese gr. 100 circa (in alternativa del Gouda… ma Cheddar e meglio!)
4/5 gambi di prezzemolo fresco
1 limone bio
Peperoncino (io giusto un pizzico)
Olio EVO
Sale e pepe nero macinato fresco

Procedimento:
• Preriscaldare il forno a 200 ° C.
• Lessare le patate tagliate a pezzetti 2 centimetri per 12 minuti, fino a che
  Diventeranno morbide
• Nel frattempo, in una teglia da forno, Grattugiare la carota, sedano e 
  Cheddar sul lato grosso della mandolina
• Utilizzare il lato sottile della grattugia per grattugiare la buccia  del limone
• Aggiungere il peperoncino
• Tritare finemente le foglie di prezzemolo
• Tagliare il salmone affumicato e quello crudo in piccole porzioni.
• Spremere il succo di limone, unire le zeste (senza semi), irrorare con olio  
   EVO e aggiungere un buon pizzico di sale e pepe 
• Mescolare bene
• A questo punto le patate devono essere cotte, quindi scolarle in uno 
   scolapasta e condirle con olio e pepe
• Passarle nello schiacciapatate rendendole  lisce, poi disporle in modo 
   uniforme sul pesce e sulla verdura grattugiate
• Mettere in forno preriscaldato per circa 40 minuti, o fino a quando apparirà 
   cotta, croccante e dorata la parte superiore 
• Servire ben caldo 

P.S Quando Andrea me lo chiederà, approverò sicuramente un suo soggiorno in Inghilterra.... IN FAMIGLIA!