Cucino per rabbia, per sfogare le tensioni di tutta una giornata passata in un
ambiente totalmente negativo.
Cucino per curiosità, perché ho una ricetta nuova da provare, perché un’idea mi frulla in testa mentre sono al supermercato o solo perché ho letto una
ricetta sulla pagina aperta del giornaletto della vicina di metropolitana.
Cucino per riflettere, per cercare nei gesti lenti e famigliari il filo di
pensieri che si stan accavallando e smarrendo.
Cucino come una preghiera, perché le mani che impastano, aiutano a tenere il
ritmo e la preghiera aiuta i miracoli.
Per amore di chi mi sopporta tutti i giorni, da quando mi alzo dal letto e non urla terrorizzato nel vedermi con i capelli in piedi, gli
occhi gonfi di sonno trascinarmi a fatica verso la giornata incalzante.
Per
amore di chi mi vede sempre di corsa, quasi di sfuggita, mentre mi vesto e mi si smagliano le calze, mentre ci si dividono compiti ed incombenze e ci si
scambiano impressioni e tenerezze quando gli occhi si chiudono ed il cervello
va in loop.
Per
amore di chi sopporta le mie *tirate* sull’ambiente di lavoro degenerato,
sui prezzi che salgono sui chili che salgono mentre continuo a mangiare cioccolata o comunque le mie *lune storte*.

