E’ finita la giornata lavorativa e si riparte, di corsa per giunta.
L’ascensore che non arriva mai ed il tratto a piedi per raggiungere la metropolitana che non finisce mai, affrontato di corsa, mentre il cielo non promette bene. Menomale che in borsa ho sempre un ombrellino che mi salva da piogge improvvise.
La fermata dove salgo è la terza dal capolinea quindi posto da sedere ne trovo sempre. La *borsa appresso* è sulle ginocchia ma è più leggera che la mattina.
Gruppi di colleghi commentano i fatti della giornata mentre una signora di fronte a me attinge ad un pacchetto di patatine come se ne andasse della sua vita.
VillaSanGiovanni, Precotto, Gorla, Turro: si riempie pian piano tutto il vagone e comincio ad avere quel fastidioso senso di soffocamento che mi imperla la fronte di sudore.
Rovereto, Pasteur, Loreto: salgono i soliti saltimbanchi che tutte le sere percorrono le carrozze; c’è chi canta, chi suona, chi balla per due monete che spesso la gente concede pur di vederli scendere.
Lima, Porta Venezia, Palestro, Sanbabila: qui si comincia a stare stretti ed è il caso che tolga dalla borsa il libro e mi isoli tra le pagine, altrimenti ricomincia l’ansia e mi toccherà scendere prima.
Duomo, Cordusio, Cairoli: la prossima (finalmente!) e si cambia treno.
Cadorna: una fiumana umana che ti trasporta alla linea verde, incrociando chi corre per prendere il treno che ha già perso, inveendo contro qualcuno o qualcosa…
Se non assumi un incedere deciso ti travolgono, ti camminano sopra, di respingono in un angolo.
Cambio di facce, cambio di direzione… cambio.
SantAmbrogio, Sant’Agostino, Stazione Genova : e qui finalmente si respira visto che un folto numero di pendolari si avvia a passo svelto verso le uscite.
Romolo: scendo anch’io e mi faccio di corsa il sottopasso per arrivare alla fermata della circolare (Filovia come si chiama a Milano) ed è già tardi.