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Visualizzazione post con etichetta noci. Mostra tutti i post
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venerdì 27 gennaio 2023

CROSTATA CIOCCOLATO E NOCI PER "RICARICARE" LO STUDENTE DI CASA.



Da sempre la mia passione per i dolci è risaputa. Mi piace farli e (soprattutto!) mangiarli. 

Il mio cavallo di battaglia è la crostata che era una delle pochissime ricette che venivano bene a mia mamma. 

Di crostate ne ho fatte a centinaia con gli ingredienti più disparati partendo dalle confetture fatte da me, alla frutta, alla frutta secca, con la crema frangipane...

Il segreto di una buona crostata è innanzitutto la qualità degli ingredienti. 

E' indubbio che una confettura fatta in casa ed un burro di malga facciano la differenza ma anche la lavorazione "veloce" che impedisce al burro di scaldarsi troppo trasformando il dolce appena sfornato in un guscio durissimo e non friabile (caratteristica principale della pasta frolla) ha il suo perché.

mercoledì 11 maggio 2016

TAJARIN ALLE ORTICHE CON PANNA SPECK E NOCI PER IL RISVEGLIO DI UN MONDO ADDORMENTATO.


Abbandonata da mesi. 
Il passaggio nell'erba tagliato da un amico. Resti dei soffioni del tarassaco che levitano ad ogni nostro passo.
Il glicine potato massivamente in autunno coperto da un'onda profumata di petali violetti.
I cespugli con i fiori bianchi che si sono appropriati ormai di parte del cammino che guida verso la casa.
Un profumo di mughetti che ci saluta, dal giardino della nostra vicina, e (finalmente) anche dalla nostra aiuola.
Ussignur: aiuola è un eufemismo. 
Un ammasso di piante che abbiamo piantato con mani inesperte e che si sono anarchicamente appropriate del loro spazio; sgomitando, soffocandosi, avviluppandosi l'una all'altra.
Poi in fondo si intravede la scala, coperta dalle rose rampicanti che ogni anno diventano sempre più piccole e selvatiche e che, proprio per questo, aggiungono un fascino da castello della bella addormentata.
Addormentata come sembra la facciata della casetta gialla. Con le persiane bordeaux chiuse come palpebre di una principessa dimenticata.
Chiusa con le sue mura di pietra spesse anche mezzo metro. 
Un freddo da ghiacciaia, di quelle di una volta, che apri la porta e ti risucchia l'inverno.
Un odore di chiuso e di camino spento, di un mazzo di foglie di alloro lasciato seccare in un vaso vuoto.
Cigola la porta, quasi a dar modo al il nostro fantasma, la custode Verginia,  di correre a nascondersi tra le ombre del sottoscala.
Poi le palpebre si alzano, le persiane si spalancano e il sole, che scalda il muro da fuori, irrompe tagliando il buio come una lama.
Aria. Ci vuole aria. 
Aria che fa palpitare lievi le ragnatele che legano angoli, volando come impalpabili trapezi sotto le travi. Le stesse ragnatele che disferò questo pomeriggio e ritroverò beffarde domattina, frutto del lavoro perseverante di un ragno gambalunga che (sono sicura) mi sta fissando offeso dalla fessura dove si nasconde. 
La stufa ancora guasta che aspetta di essere sostituita e la legna già pronta nel camino.
Poi, dalle finestre della sala, la vista del nostro terreno, coperto da una miriade di fiori di fragola. Di quelle piccoline, profumate, che vedremo (forse) mature solo ai primi di Luglio.
E oltre? Oltre ci sono le ortiche. Padrone indiscusse dello spazio aperto attorno alla casetta gialla.

lunedì 14 settembre 2015

Pane alle noci per Grandi Molini Italiani (GMI) ed i miei ricordi nelle mani.





Nonna Maria è una parte "importante" della mia vita di madre: quella parte che passa dai miei fornelli alla tavola della mia famiglia. Un nutrire il corpo e lo spirito di quel "cibo buono" che gratifica e riunisce tutti attorno al desco.
Ho ereditato tanto da Nonna Maria: gli occhi scuri con un riflesso di sole; il viso rotondo e le forme rotonde dopo il "giro di boa" dei 50 anni; il suo carattere impulsivo e bellicoso (a volte); la sua ostinazione quando si trattava di raggiungere uno scopo e...la passione per la cucina.
Tante ricette sono conservate in fogli sparsi tra le pagine del quadernetto di mia madre, con quella calligrafia che una volta si studiava a scuola: perfetta, quasi una pittura.
Tante altre invece sono nei miei ricordi di bambina o ragazzina, quando la vedevo ripetere quei gesti soliti, per comporre un pranzo o una cena, o anche una semplice merenda. Ricette senza "pesi" o "misure". Fatte con l'esperienza di gesti ripetuti migliaia di volte, senza l'ausilio di bilance e che mi hanno creato molte difficoltà quando dovetti tradurle in numeri da scrivere qui, in questo spazio di condivisione che è diventato il mio blog.
Alcune ricette non riuscirò mai a convertirle, altre invece sono comparse qui, ordinate e precise.
Il pane, per esempio,  lo faceva senza pesare la farina, azzeccando le dosi e creando pagnotte profumate e fragranti. 

giovedì 3 settembre 2015

Il Nocino e la mia passione per conservare.




Il Martirio è perplesso. In dispensa e nei vari stipetti della cucina, sono comparsi barattoli pieni di esperimenti *alcolici*.
Il tutto è cominciato lo scorso Giugno quando, da una ricetta di un'amica, ho prodotto circa tre litri di *Vin de scires* (espressione milanese che traduce letteralmente il provenzale *Vin de cerises*) che abbiamo assaggiato e trovato buonissimo (tanto che il prossimo anno vedrò di triplicarne almeno la produzione) e con le noci raccolte in campagna, ho provato a fare il nocino.
Poi, intanto che ero ispirata, ho riesumato un libricino sui liquori e gli amari ed ho continuato con gli esperimenti:un amaro all'alloro (che ho *corretto* con la scorza di lime) ed altro che mi accingo a preparare con le erbe profumate dell'orto e, non appena troverò l'uva fragola, anche quel famoso *Ratafià della Suocera* che mi viene richiesto dagli amici. 
Insomma ho riempito ogni anfratto della cucina di casa e della casetta gialla, di questi vasi ed ho costretto il Martirio a comprare altri contenitori che mi possano servire. 
Approfittando della frutta saporita dell'estate, sono riuscita ad *archiviare* sapori e sole per l'inverno confezionando barattoli e barattoli di confetture.
Sono abbastanza soddisfatta ed ho già barattoli sufficienti per i prossimi regalini di Natale.
Che dire? Per il momento posso iniziare a pubblicare la ricetta del Nocino che, nonostante debba attendere ancora qualche mese per poterlo gustare al meglio, ho già assaggiato ed è STREPITOSO!

La ricetta eccola di seguito, dettata da un ex collega che ha la stessa mia passione per le conserve ed i liquori fatti in casa.


NOCINO 






Raccogliete le noci nell'ultima settimana di Giugno (la tradizione vorrebbe il giorno di San Giovanni il 24 Giugno).




Spaccatele in due e mettetele in un vaso con 1 lt. di alcol e lasciatele per 25/30 giorni al sole muovendo il barattolo ogni giorno.





Portate a bollore 1 lt. di acqua e, una volta spento il fuoco, stemperate bene 700 g di zucchero lasciando raffreddare.




Aggiungete lo sciroppo all'infuso precedente e tenetelo sempre al sole per almeno 1 mese.




Filtrate e imbottigliate per consumarlo non prima di 6 mesi.




                                                                     

mercoledì 8 ottobre 2014

RAVIOLI DI BORRAGINE AL PESTO SVELTO DI NOCI NUOVE per #imagnifici6



Il Martirio rischia grosso! 
In un momento di sacro fuoco di sistemazione terreno, ha pensato bene di sistemare quell'angolo dietro casa dove una volta c'era l'orto e dove, in un angolo, crescevano mazzi di borragine.
Non so che gli ha preso ma me l'ha estirpata tutta e, quando l'ho scoperto ho tentato di salvare il salvabile ripiantando in un angolino alcune delle radici strappate al terreno.
Mi sembra di vedere mio padre tantissimi anni fa mentre, tentando di aiutare il padrone di casa a tenere pulite dalle erbacce le prose con le piantine di pomodoro appena piantate, le estirpò tutte quante! 
Inutile dire che gli fu interdetta l'entrata nella zona dell'orto per diverso tempo.
Tornando al Martirio, mi guardava incredulo ripiantare quanto da lui faticosamente strappato. Non capiva.
Poi, mentre furibonda lo investivo con una raffica di parole per tentare di fargli capire il danno che aveva fatto e che, quelle piante pelosette e quasi urticanti con i fiorellini blu/viola erano un ingrediente prezioso per la mia cucina, tentavo di ripiantare le radici come facessi una rianimazione ad un moribondo.
Qualche cosa sono riuscita a salvare ma, in confronto alla precedente produzione, mi sono dovuta accontentare di un magrissimo raccolto, in attesa che le piantine si consolidino.
Ancora non sembrava convinto, quel *contadino della domenica* che è il Martirio. Quello che con il decespugliatore ha fatto strage delle uniche piante di ribes che avevamo al confine del terreno, o che ha tranciato di netto i fusti delle piante di zucca che erano stoicamente resistite all'assalto delle lumache!
Ho dovuto dimostrare che cosa vale questa pianta spontanea e l'ho fatto una domenica dove mi sono trovata a dover imbastire un pranzo con quel che avevo in casa.
Per un piatto della festa non sempre servono ingredienti costosi o particolarmente pregiati.
A volte basta sapersi guardare attorno e, da una pianta spontanea che cresce nell'orto, dalle uova fresche e da qualche pugno di farina, nascono piccoli capolavori che gratificano senza danneggiare la salute con un eccessivo condimento.

venerdì 24 gennaio 2014

Una favola in cucina e lo spezzatino per MTC



Spesso quando cucino mi lascio trascinare dalla Fantasia.
A dir la verità la Fantasia, quella che ti esclude dal mondo, quella che ti fa vivere delle avventure spettacolari, quella che ti fa camminare in mondi paralleli, QUELLA, è sempre stata il mezzo di trasporto da me preferito sin dall'infanzia.
La lettura quasi compulsiva di libri e riviste, ha alimentato questo motore, ne è stata il carburante, il propellente.
La vita poi mi ha riportato spesso con i piedi per terra ma mi ha sempre lasciato la sensazione che ci fosse un cammino parallelo, uno spazio tutto MIO dove stare bene.
Intendiamoci: ho sempre avuto attorno amiche e amici che dividevano pensieri ed avventure, ma un piccolo spazio tutto mio l'ho sempre avuto, in un angolo nascosto del mio cervello.
Questa mia strada segreta, spesso si traduce con racconti, pezzi di storie, parole che si rincorrono su fogli (quando bambina scrivevo di nascosto) oppure, ora che sono *grande*, sullo schermo di un computer.
Ma in cucina, nella mia cucina gialla come una giornata di sole della mia casa di Milano, o nella cucina rustica con la finestra sulla vallata verde della mia casetta gialla, in cucina (dicevo) spesso la Fantasia mi fa collegare sapori, profumi, colori e, invece di una favola o di una poesia, ne esce un piatto... inaspettato.
E' capitato anche questa volta con la nuova ricetta della Sfida del Secolo: L'MTChallenge.
Lo spezzatino delle Sorelle Calugi.
Quello che faceva anche mamma, uno di quelli che faceva Nonna Maria...
Lo faccio anch'io con le patate, i piselli (quando li ho in dispensa) la cottura lenta lenta... ma per le prime mie due proposte ho voluto proporre due miei cavalli di battaglia.
Non avrei nemmeno pensato alla terza proposta (visto soprattutto quanto presentato dagli altri partecipanti) ma, si sa, la Fantasia non chiede permesso.... entra di prepotenza e ti regala

LO SPEZZATINO FUNGHI CECI NERI E NOCI...


... e ti fa pensare alla pace e la quiete che vorresti avere in questi giorni. Quella quiete che da solo una passeggiata nei boschi attorno alla casetta gialla. Nella passeggiata che si fa per raggiungere la frazione a due chilometri dove esiste una macelleria tutta bianca, ricoperta di marmo: bancone e pareti.
Di quelle che sembrano uscite da un film con Gino Cervi e Fernandel, quelle botteghe di paese che nelle nostre città non si vedono più.
Dove il macellaio spesso ha pure la selvaggina. Dove la carne che compri la maggior parte delle volte è di bestie nate e cresciute in vallata, nutrite sul versante pieno di sole dei monti.
La carne di manzo che ho comprato (500 g.) ha così un sapore diverso, un senso diverso.
Ed ecco che prendo la cipolla dorata che si da un sacco di arie in mezzo agli scalogni.
Ne taglio 50 g  fine fine e la metto ad appassire con due cucchiai di olio extravergine, quello buono che è arrivato dall'Umbria.
La faccio stufare piano piano e appena e' diventata trasparente la copro con un mestolo di brodo di verdura, quello che ho fatto con l'estratto casalingo.
Copro con il coperchio ed abbasso il fuoco per 15 minuti.

Poi, vado ad aprire la dispensa e vedo i funghi porchini essiccati e penso che in freezer ce ne devono essere ancora un cartoccio che avevo congelato.... 200 g surgelati e 30 g di quelli essiccati. 
Poi il sacchetto di ceci neri, che mi han portato dalla Puglia, ne tolgo una manciata, 60 g circa, e li lascio a mollo per almeno 1 ora in acqua e sale grosso.

La cipolla è quasi spappolata, con l'aiuto di un frullatore completo l'opera e ne faccio una crema.
Dal cartoccio del prosciutto crudo, quello che Arc vuole sempre per la merenda pomeridiana, rubo due fette, poca roba, per dar sapore al fondo di questo spezzatino.
La carne infarinata, ridotta a tocchetti di 2/3 cm. di lato ciascuno, rotola nella cremina e a casseruola scoperta, la faccio scottare.

Una foglia di alloro, quello della pianta che cresce finalmente salda e forte nel cortile sul retro della casetta gialla. Quella pianta che, ultima di una lunga serie miseramente finite nel percorso da una primavera ad un'estate, ha deciso di fermarsi; di mettere radici.
Con quelle radici ci regala un aroma che avvolge e arricchisce arrosti e stufati, o anche solo il sale profumato.

Il vino? Il vino ci sta bene un vino Piemontese: LA Barbera. Si, perchè Barbera è femmina, ha un corpo, è rotonda come le curve di una donna... si fa conoscere e lascia il segno. O la odi o la ami... ed io la amo, come molti vini Piemontesi.
Rosso come il sangue, a sfumare la carne.. un bicchiere generoso ed un sorso per la cuoca. Mi pizzica un poco il naso.

I ceci, ammorbiditi, rotolano nella padella e cominciano ad assorbire profumi e sapori.

Ancora un mestolo di brodo e si abbassa la fiamma, si chiude il coperchio... lento il tempo ed il calore lavora.

Intanto resta persistente il pensiero del bosco. Il bosco...
Le noci delle piante al margine del bosco non molte 30 g di gherigli sbriciolati mentre aspetto che trascorrano 45 minuti di cottura coperta dello spezzatino.

Poi i funghi, quelli secchi rinvenuti, quelli congelati, fan conoscenza della carne e dei ceci neri, in un sughetto che allungo leggermente con altro brodo.
Copro di nuovo. Per altri 40 minuti lascio sobbollire lentamente prima di aggiungere le noci ed un altro po' di brodo, e ricoprire... gli ultimi 20 minuti sono un esercizio di pazienza. Resistere a questi profumi è difficile... 

Per il pane invece ho avuto una folgorazione. Mi sono ricordata di questo video su YouTube dove un panificatore americano dava istruzioni per un pane che *si fa da solo*: senza impasto.

Lo avevo provato qualche anno fa e, per un periodo durato almeno due mesi, in casa non si mangiò altro pane.





Quindi riprendo in mano i misurini americani e:
3 tazze di farina manitoba
1 cucchiaino di lievito secco
1 cucchiaino di sale
2 tazze d'acqua

Con l'aiuto di una forchetta, in un contenitore a chiusura ermetica, ho mescolato gli ingredienti secchi, ho aggiunto l'acqua continuando a mescolare con la forchetta fino a formare un impasto molliccio e nemmeno troppo amalgamato.
Ho chiuso il contenitore e l'ho messo a riposare a temperatura ambiente, per almeno 12 ore.

Il bosco però incombe sempre nei miei pensieri. Con le nocciole dei cespugli che fan da confine al terreno dei vicini, quelle poche nocciole salvate dai cervi e animali che vengono a mangiarle quando sono solo gemme, ne faccio briciole, che tengo da parte.

Trascorse le 12 ore di riposo, l'impasto si è gonfiato tantissimo e si è idratato bene. Lo rovescio sulla spianatoia infarinata e, aiutandomi con una raschia, gli do 4 pieghe. Ne viene una pagnotta piccolina. 
E' qui che entrano a gamba tesa le nocciole. Sparse assieme alla semola in un telo pulito, avvolgono la pagnotta mentre si accendo il forno.
225°C e una pentola di ghisa con il coperchio.
Si: avercela!
Ghisa o coccio, dicono.
Ecco uscire dal mobiletto della cucina la forma del souffle di nonna Maria. In gres. 
Mancherebbe il coperchio.
Il piatto della pizza, quello in gres sbeccato che tengo per cuocere le focacce e le pizze perchè viene tutto più croccante. Questo potrà diventare coperchio.
Quindi inforno vuoti i due strumenti.
Dopo alcuni minuti il forno è in temperatura e i due contenitori si sono arroventati.
Rovescio la pagnotta nello stampo per souffle e chiudo subito con il coperchio/piatto.
Abbasso a 200°C per 30 minuti poi scopro, e lascio terminare la cottura per altri 10 minuti circa.

Il profumo è pazzesco! Di pane ma anche di nocciole tostate. 
Inebria.
Il tempo di far raffreddare il pane e lo spezzatino è pronto.

Sa di bosco. 
Sa di cammino rigenerante. 
Sa di favola..... insomma... di casa.

Con questa favola  ricetta partecipo alla 35° sfida dell'MTC





Riassumendo per lo spezzatino:
500 g di carne di manzo mista ma soda
200 g di porcini surgelati 
50 g di cipolla dorata
30 g di porcini essiccati
2 fette di prosciutto crudo
500 ml di brodo di verdura
1 bicchiere abbondante di Barbera
60 g di ceci neri dalla Puglia 
30 g di gherigli di noce tritati grossolanamente
farina q.b. per infarinare la carne.



venerdì 3 gennaio 2014

A GRANDE RICHIESTA IL PATE' DELLA SUOCERA DI ALE!


Feste e patè: binomio perfetto!
Da anni in casa mia, il patè ha sempre un posto d'onore sulla tavola delle feste.
Patè perchè il babbo di 90 anni non mancherebbe di tenermi il muso se non lo presentassi.
Patè comprati fino a pochi anni fa e poi, come per miracolo, mi sono cimentata pure io. 
Il primo in assoluto che ho *scopiazzato* è stato questo.
Premetto che tutte le ricette di Menuturistico sono perfette, non puoi sbagliarle nemmeno se ti ci impegni come spesso faccio io. Quindi l'esecuzione è stata sempre un successo.
Quindi, da quando la famigliola e gli amici lo hanno provato, il *Patè di carne e noci della suocera di Ale*.... è stato SEMPRE chiesto a gran voce.

lunedì 5 novembre 2012

PASTA SPECK MASCARPONE E NOCI.


Non è sempre facile accontentare tutti a cena. 
Di corsa, tutto il giorno, tutti quanti a partire dalla mattina, dove cominciamo sempre con lo *scatto delle sei*. 
Inizia con il trillo vibrante della sveglia del mio cellulare, alle sei appunto. 
Un colpo di pistola farebbe meno impressione e comincia la corsa, l'opera di convincimento con il piccolo di casa che non vuole assolutamente farsi prendere dal vortice della giornata; la colazione tutti assieme per prendere assieme un momento di carica; le crocche alla gatta Ariel che miagola impaziente. 
Tutto ciò senza perdere un minuto ma insieme.
Poi la corsa continua e ufficio, scuola, spesa e di nuovo casa e la cena finalmente di nuovo tutti assieme.
Questa sera una voglia di accontentare tutti: chi vuole la pasta, chi vuole un piatto sfizioso, chi vuole un piatto solo ma gratificante.
Poi la telefonata della sera con il fratellone che rientra dalla giornata e passa a salutarci e si ferma a cena.
Aprire il frigorifero per fare l'appello e trovare che il Mascarpone per il tiramisù lo ricompro domani, e lo speck per la zuppa... pure; poi ho un pacco nuovo di caserecce...
Quindi non potranno che essere ...

CASERECCE MASCARPONE SPECK E NOCI.




Ingredienti (per tre persone):
gr. 210 anche 250 di pasta (io Caserecce)
gr. 125 di Mascarpone (buono!!!)
gr. 100 di speck a fette (non troppo sottili)
gr. 50/40 di gherigli di noce
1 scalogno (piccolo)
Pepe (io Sechuan)

Mettere a bollire una pentola con l'acqua per lessare la pasta.
Tagliare a striscioline lo speck e a fettine sottilissime lo scalogno.
Far stufare a fuoco basso speck e scalogno in una padella (capiente, ci salterete poi anche la pasta) anti-aderente.
Quando lo scalogno comincerà ad appassire e lo speck ad abbrustolire, aggiungere il mascarpone e un pizzico di sale (poco, a volte lo speck può essere salato!).. 
Far restringere il sughetto mentre gettate la pasta.
Scolare al dente e mantecare nella padella avendo cura di NON passare la cottura.
Aggiungere i gherigli di noci spezzettati grossolanamente ed impiattare!
A piacere una *spolverata* di pepe ... direttamente nel piatto... ad esaltare il profumo ed il gusto.


martedì 10 aprile 2012

L’arrosto della domenica.



La mamma di Arc la domenica si impegna particolarmente.
Cucinare la diverte e coinvolge spesso anche il piccolo brigante nello scegliere il menù o la ricetta da sperimentare.

Durante la settimana ha sempre da correre in ufficio o al supermercato sotto casa, in mille faccende affaccendata non riesce quasi mai a fare un arrosto.
Ma la domenica: allora si scatena! 

Riesce a fare dei manicaretti speciali che ti fanno riconciliare con tutte le cose senza sapore della mensa, quelle che sembrano plastica.  
Arc non ama particolarmente la carne ma la mamma ed il papà si intestardiscono e continuano ad insistere perchè almeno la assaggi.

Le bistecche proprio non gli vanno giù, mentre le cotolette gli piacciono tanto. Specie se le fanno assieme al papà che lo fa pasticciare con l’uovo ed il pangrattato…. e questo avviene quando la mamma arriva tardi o ha degli impegni. Restano loro due i padroni della cucina e allora: via con i pasticci! Senza la brontolona in giro.

Ma a volte, gli arrosti che prepara mamma… sono particolari. Hanno una sorpresa profumata (la lavanda) oppure sono così morbidi che si sciolgono in bocca!

Questo lo ha fatto anche all’Epifania e, manco a dirlo, lo hanno divorato! Oggi Arc ha trovato un sacchetto di noci che era disoccupato e così, visto che la mamma era decisa a fare un arrosto, le ha chiesto:
*Mamma perché non rifai quell’arrosto con la cremina di noci e prosciutto?*
Mamma ha aperto il frigorifero e… WOW, era rimasto ancora un poco di prosciutto buono (quello del signor Franco) dalla cena di ieri sera e quindi ….




ARROSTO DI VITELLO AL CRUDO, NOCI E BRANDY

Sottofesa di vitello Kg. 1,3 circa
Prosciutto crudo tagliato a fette NON trasparenti gr. 200
Noci sgusciate gr. 150
Brandy mezzo bicchiere (noi uno intero…quasi…hic)
Olio EVO 2 cucchiai
Burro gr. 20/30
Sale





In una padella con coperchio, fare sciogliere il burro, aggiungere l’olio e quando caldo, le noci ed il prosciutto crudo tagliato a striscioline.









Rosolare appena il prosciutto e le noci ed aggiungere la carne mondata da tutte le pellicine e le parti grasse.
Far sigillare bene l’arrosto a fuoco medio da tutti i lati.
Quando sarà sigillato versare il brandy e far evaporare.



Continuare la cottura a fuoco bassissimo, coperto ed avendo cura di continuare a girarlo per non farlo attaccare, per almeno 90 minuti.
Provare a punzecchiare la carne  con uno stuzzicadenti. Se esce con facilità, spegnere il fuoco.
Togliere l’arrosto, tenerlo in caldo e passare le noci, il crudo ed il relativo sughetto, con il mixer ad immersione. Regolare di sale (ce ne vorrà poco, il crudo avrà reso abbastanza sapore).
Scaloppare la carne, farla insaporire nuovamente nel sugo, a fuoco bassissimo per 5 minuti.
Versare le fette in un piatto tenuto in caldo ricoprendolo con la salsa.

giovedì 5 aprile 2012

Un dolce augurio alle noci e nocciole.


Presto che è tardi!!!!!  Sono sempre di corsa, di furia, con il fiato grosso. Riesco ad incastrare gli impegni sempre all’ultimo momento. Testa bassa corro come il Bianconiglio di Alice e, quando poi, finalmente mi fermo a dare uno sguardo intorno… toh.. la Primavera!!! Si è annunciata all’improvviso e l’ho scoperto questa domenica quando, alzando le tapparelle della sala, ho visto gli alberi dei giardinetti di fronte a casa completamente trasformati!
Una nuvola rosa soffice soffice. Un respiro lieve agitava i fiori e gli alberi erano più belli che mai.

Quindi nel pomeriggio, una volta accompagnato il mio Cucciolo alla festa di compleanno di due amichette, nei giardinetti dinnanzi la scuola, ho accompagnato a casa il mio babbo ottantottenne un po’ stanco dopo una mezza giornata con il nipote.  Nel riporre delle cose negli armadietti di cucina, ho ritrovato alcune riviste e libri di cucina della mia mamma. Tra questi un libricino piccolino che deve esserle stato regalato da una nostra amica trentina, Carla, tanto tempo fa: I DOLCI Il gusto di una tradizione nelle Dolomiti – di Anneliese Kompatscher.
Con mio immenso stupore ho pure trovato delle annotazioni fatte dalla mamma, che notoriamente non amava cimentarsi in cucina ma… per i dolci aveva una vera passione (per mangiarli!).
Complice quindi questa scoperta inaspettata, ho deciso di fare un dolce semplice, quasi rustico, che i colleghi hanno gradito….visto che è sparito nell’arco di mezz’ora e SENZA FARNE PUBBLICITA’!!!
Ho pensato di pubblicarlo oggi, augurando a tutti coloro che passano dalle mie modestissime pagine, una Pasqua serena, di rinascita e di gioia. Indipendentemente dalla collocazione geografica, dalla fede religiosa dalle idee ed ideologie differenti, che questo sia un periodo di rinnovamento… per tutti!
Cristo risorge! Rinasce la Natura e rassereni i cuori e lo spirito di tutti!
BUONA PASQUA con
LA CIAMBELLA DI NOCCIOLE (e noci)  di Anneliese Kompatscher


Ingredienti:
Per la pasta:
300gr. farina 00
2 cucchiaini (rasi) di lievito in polvere
100 gr. di zucchero
1 bustina di zucchero vanigliato (io 2 cucchiaini di essenza di vaniglia)
1 uovo, 2 cucchiai di latte
125g di burro

Per il ripieno:
200 g di nocciole tostate e macinate (io 80 di nocciole e 120 di noci)
150 g. di zucchero, 70g di miele (io miele di agrumi)
1 albume, ½ tuorlo
2 cucchiai di rum (io abbondanti – dovevo sciogliere il miele!!)
1-2 cucchiai di acqua (io ne ho messo 1)

Setacciare farina e lievito sulla spianatoia. Formare la fontana e versarvi lo zucchero semolato, lo zucchero vanigliato (o l’essenza di vaniglia), l’uovo ed il latte. Mettere il burro a fiocchetti sul bordo dell’incavo.
Con le mani impastare rapidamente il tutto fino a ottenere una pasta liscia da far riposare in frigorifero per mezz’ora.
Tostare le nocciole in forno a 200° per 10-15 minuti (sono pronte quando la pellicina marrone si spacca). Levarle dal forno, farle raffreddare, togliere loro la pellicina e macinarle assieme ai gherigli di noce.
Mescolare la frutta macinata con l’albume ed il mezzo tuorlo, lo zucchero, il miele ed il rum aggiungendo acqua quanto basta per ottenere un composto facile da spalmare.
Spianare la pasta in un rettangolo della grandezza di circa 35x45 cm e distribuirvi sopra, in modo uniforme, il ripieno di nocciole.
Arrotolare la pasta su se stessa per il lato lungo e adagiarla sulla placca del forno imburrata, dandole la forma di ciambella.
Spennellare la superficie con il rimanente tuorlo sbattuto e con un coltello molto affilato, fare delle incisioni a distanza regolare.
Fare cuocere in forno statico a 200°  per 45-50 minuti.
Lasciare raffreddare bene la ciambella prima di disporla sul piatto (è l’impasto tipo frolla che diventa duro solo con il raffreddamento).

BUONA PASQUA A TUTTI E …. ARRIVEDERCI AL 10 APRILE!!!!