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Visualizzazione post con etichetta lime. Mostra tutti i post
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domenica 17 aprile 2016

Mojito e sablé per #MTC56 e perché sono "agile" e festeggio!!!



Sono "agile". In Italiano, perché in Inglese sarei "smart".
No, non sono uscita di senno. 
Sono solo felice. 
Felice di avere ottenuto di poter lavorare da casa, risparmiando due ore e mezza di tragitto ed potendo farlo mentre Arc studia nella stanza accanto.
Sono tre settimane che ho iniziato questa avventura ed i risultati sono molteplici: dallo esser più concentrata a vedere rendere di più la mia giornata.
Per non contare che ho ri-guadagnato due ore e mezza della mia vita e veder rientrare mio figlio a casa e poter far la "pausa caffè" mentre lui fa merenda, non ha prezzo.
Se mi capita di dovere finire un lavoro oltre orario? Nessun problema a "far tardi", non devo più pensare a fare un percorso poco "simpatico" al buio o dover aspettare mezzi pieni di gente.  
Insomma: mi par di essere rinata.
Riesco persino ad essere meno nervosa e se ne sono accorti pure Arc ed il Martirio!
Quindi festeggiamo e festeggiamo con un'altra ricetta per la sfida lanciata da Dani & Juri del blog Aqua e Menta : I biscotti di frolla per #Mtc56.

Una ricetta con la frolla l'ho già proposta qui, ora mi sono cimentata con i sablé.

martedì 13 ottobre 2015

Crostata profumata con crema di ricotta alla fava tonka con composta di ciliege e lime, per un viaggio surreale.



Entra trafelata quando già le porte del vagone si stanno chiudendo.
Le mani strette all'involto tenuto in bilico, la borsa di sghimbescio ed un ciuffo dispettoso negli occhi.
La metropolitana riparte a scossoni ed è giocoforza agganciarsi con una mano ad un sostegno.
Una fitta alla spalla la fa sussultare e comincia a sentire caldo, ma non si può permettere di mollare la presa, ne' dell'involto ne' del sostegno, pena un ruzzolone.
Dal riflesso del finestrino intravede un posto libero e, con mosse da equilibrista che danza su un filo sospeso, riesce a guadagnare spazio.
Nonostante gli sforzi e la posizione seduta, non è ancora comoda. 
Il viaggiatore alla sua destra, una specie di Marcantonio, occupa anche parte del suo sedile costringendola ad appoggiare parte del gluteo sulla coscia del vicino. 
Saran cavoli suoi! Si farà in là.
Niente. 

Non si sposta di un centimetro e rimane avvinto alle immagini rimandate dallo schermo dello Smartphone che ha in mano. 
Nemmeno gli riesce di vedere che faccia abbia, coperto com'è dal cappuccio della felpa; solo qualche ciocca di capelli rossicci ed un accenno di barba che spunta dal fondo del cappuccio.
Dalle cuffie del I-Phone De Andre le parla della Guerra di Piero. De Andre avrebbe dovuto cantare anche della guerra dell'ora di punta, ma forse non ne sarebbe uscita una ballata.
Stringe la borsa tra i piedi mentre con una mano riesce a sbottonare la giacca perché il caldo nel vagone e la menopausa fan comparire delle goccioline di sudore sulla fronte.
Non molla l'involto e rischia nuove manifestazioni dolorose alle spalle, da tanto è contratta.
Duomo: fermata Duomo.
Ecco sciamare un po' di gente ed il senso di soffocamento da *carro bestiame* si dilata.
Qualcuno la osserva e lei SA che sono gli occhi del suo ingombrante vicino che si sono spostati dal telefonino alla sua persona. 
Rigira con noncuranza l'anello di sua madre che porta al dito, potrebbe aver preso di mira il piccolo brillante, pegno d'amore di suo padre.
Lo sguardo è pungente, lo sente su di se. O meglio, sull'involto che regge spasmodicamente sulle ginocchia.
Per un po' finge indifferenza ma la percezione dello sguardo diventa sempre più indisponente. Si volta e sfoderando il suo sguardo più severo, fissa il suo vicino.
Non aveva sbagliato: riccioli biondo-rossicci, barba rossiccia, un aspetto un po' da orco, ma le sorride.
*Mandi un profumo buonissimo!* 
Da severo il suo sguardo è diventato attonito. 
Non le passa nemmeno per la testa che l'Orco voglia azzardare delle avances, ma un approccio di questo genere non se lo aspettava proprio.
Il tempo di mormorare un *Cosa?* a mezza voce e questo continua:
*Sai di buono, di casa, di dolce. Della merenda che si porta a scuola. Buona giornata!*
Nemmeno il tempo di ribattere e l'Orco si alza. E' gigantesco. Per scendere deve piegare la testa perché altrimenti picchierebbe con la fronte nel contorno della porta. 
La vettura riparte con un senso di spazio dilatato (il posto libero le da modo di potersi finalmente sedere in maniera comoda) e, mentre la metropolitana sfreccia verso la prossima fermata, finalmente un sorriso le sfugge mentre l'Orco la saluta dalla banchina.

lunedì 31 agosto 2015

Una confettura di albicocche con una *marcia in più* e quel che resta delle mie vacanze.


Quel che resta di queste mie ultime vacanze è il caldo soffocante nei pomeriggi pigri, leggendo pagine e pagine di innumerevoli libri, viaggiando con la mente per paesaggi di carta. Perennemente in gara con Arc che si è *bevuto* qualcosa come 9 libri letti in meno di due mesi...e le vacanze scolastiche non sono ancora finite!
E' il profumo salmastro del mare che arriva di sera, con la frescura.
E' l'amabilità dei Romagnoli,un po' sorniona ma che ti mette a tuo agio e ti fa sentire tra amici.
E' il conoscere persone diverse che arrivano da tutto lo stivale, una o due piazzole dalla tua, in un campeggio dove si parlano tutti i dialetti e diverse lingue straniere.
E' ricominciare ad andare in bicicletta, ogni anno più dondolante (la bicicletta), e sfilare tra i campi crepitanti di cicale.
E' resistere al sole quel tanto che basta a far cambiare in miele il colore latteo della mia carnagione, nascosta da un cappello a tesa larga, alla vana ricerca di un lato d'ombra.
E' scambiarsi ricette e assaggi di cena, conditi con risate e birra ed allegria, conoscere gente nuova, diversa ogni anno.
E' dormire in un letto da fachiro, nella mansarda del nostro camper, dove scendere e salire diventa ogni anno un po' più difficile (o dimagrisco o ringiovanisco.....) e dove solo le vasche in piscina ti fan ritrovare la posizione da homo erectus, affinché non si inneschi l'involuzione della specie.
Questa è stata un'estate senza troppi contatti sui *social* ma con degli interessanti numeri di contatti da questo piccolo blog, di nuove idee e di nuove sfide da accettare.
Poi il rientro nel solito tran-tran di una Milano svuotata dei Milanesi. Con sparuti gruppi di turisti a chiedere informazioni, taxi, suggerimenti; gli ultimi bicchieri di granita in un piccolissimo negozio siciliano scoperto vicino a casa.
Restano i profumi di frutta maturata al sole, i colori regalo immenso di questa stagione, ed i sapori che si vorrebbero imprigionare per sempre....
Da qui nasce questa confettura, che ha una *marcia in più* regalata dall'aroma del lime.
Resterà chiusa nei barattoli che si apriranno quando la nostalgia del sole si farà sentire.

CONFETTURA DI ALBICOCCHE E LIME



Ingredienti:




Lavate, asciugate bene e denocciolate le albicocche. 



Mettetele in una pentola e mescolatele con lo zucchero, il succo e la scorza dei lime e lasciatele coperte a macerare per un'ora circa.


Accendete il fuoco e, appena prendono bollore, abbassate al minimo continuando a rimestare con un cucchiaio di legno e lasciate cuocere (schiumando se necessario) per almeno 45 minuti.

Frullate con un frullatore ad immersione il composto e continuate a cuocere sino ad arrivare alla temperatura di 105°C (se non avete un termometro, utilizzate il vecchio trucco del piattino di ceramica: versate una goccia di composto caldo sul piattino ed inclinatelo. Se la goccia si 
           ferma, la confettura è pronta).

Invasate la confettura in vasetti puliti e sterilizzati chiudendoli ermeticamente. 


Mettete i vasetti a raffreddare a testa all'ingiù su un piano fino al raffreddamento completo.


Se l'invasamento è stato correttamente eseguito, una volta girati i vasetti avranno creato il vuoto.










domenica 21 giugno 2015

DUE PETTI PER DUE HAMBURGER ...ED E' ANCORA MTCHALLENGE #MTC49




Una settimana con la cucina sigillata.
Con il caldo che ha fatto per di più!
Il tutto successe sabato scorso, al ritorno dalla spesa, mentre il Martirio ritirava in box la macchina, io sono salita in casa per cercare di riporre la spesa e preparare una cena decente.
Mentre mi accingo a sollevare la tapparella di ferro della cucina, ovviamente elettrica altrimenti non ce la farei, la gatta mi si struscia tra le gambe con una prepotente richiesta di cibo. La serranda si alza sino a metà e Ariel continua ad entrare ed uscire miagolando quando, improvvisamente: un botto!
Mentre miracolosamente la micia rientra in casa incolume (ha ritirato i baffi proprio un nanosecondo prima che *cadesse la scure*)  la serranda precipita con un rumore assordante ed io rimango paralizzata con il dito sull'interruttore a guardare annichilita questo muro di ferro.
Ovviamente il Martirio rientra ed esordisce:
- Come cavolo hai fatto a rompere la tapparella?!
Io??????
Insomma: ha ceduto il sostegno di metallo che fissava il rocchetto dove si avvolge la serranda e .... patatrac!
Inutile pensare di chiamare chi le ha installate: Martirio vuole fare da se e da qui parte una serie (infinita) di supposizioni, nonché osservazioni del cassone aperto dall'alto della scala piazzata di fronte alla finestra. 
Io e la gatta ad osservare lui allibite (io, lei aspettava il turno per salire sulla scala per osservare).
Una settimana di tortura costretta a cucinare con le serrande che non lasciano passare un fiato d'aria. 

lunedì 13 aprile 2015

Il mio Mojito solido per un'amica e #MTC47



Della mia Pasqua un po' movimentata ho avuto modo di parlare già nell'ultimo post. In tutta quella confusione mi sono dimenticata che era il 5 Aprile, la data della proclamazione della ricetta della sfida MTC n. 47 da parte di Caris del blog Cooking Planner.
Me ne sono ricordata la sera, quando ho scoperto che era una ricetta dolce: il Pan di Spagna.
Gulp! Primo pensiero: con tutto quello che ho mangiato oggi come faccio a mettermi a fare un dolce? 
Secondo pensiero: il Martirio mi sigilla il forno con la fiamma ossidrica!!
Terzo pensiero: Arc ne sarà felicissimo (la pediatra meno....)
Bah, in fondo il Pan di Spagna è un dolce "leggero" (al Martirio gliela "vendo" di sicuro,mica gli devo dire quante uova ci vogliono!) quanto poi a cosa fare, nessuna idea!
Ho fatto diverse torte con il Pan di Spagna, anche se la ricetta non era quella di Iginio Massari (urka, tutto pesato, uova comprese), alcune pubblicate ed erano quelle con la glassatura di pasta di zucchero ma qui non erano contemplate le lavorazioni con la pasta di zucchero.
Ho archiviato (credevo) la ricerca di una ricetta da presentare anche perchè il mese di Aprile si presentava carico di impegni e pochissimo tempo a disposizione.
Poi arriva il primo fine settimana dopo Pasqua, questo fine settimana. Ritorno alla Casetta Gialla con l'intenzione di riprendermi dallo stress della settimana, fare un po' di giardinaggio, restaurare un comodino, cogliere le erbe aromatiche e la menta e..... mi viene voglia di bere un Mojito. 
Il lime l'ho comprato ieri, il rum l'ho nel mobiletto dei superalcolici, a farlo me l'ha insegnato Fabiana una cuoca con gli attributi (!) che ha pure un blog sensazionale Tagli ed Intagli (andate a scorrere quelle immagini, vedrete cose che noi umani....) e quindi che mi manca?




Il ghiaccio! Mannaggia al frigorifero vecchio e lento a raffreddare! La vaschetta del ghiaccio è al suo posto ma, sotto il velo di ghiaccio superficiale: acqua!
Uffa!! Ed io che il Mojito lo volevo proprio! Mica posso farlo solido.... forse...
perchè mi viene in mente la sfida n. 47 di Mtchallenge?
Insomma, l'idea alla fine mi è venuta ma, in campagna le attrezzature (ed il forno) sono quelle della nonna, della zia, insomma: un po' empiriche.
Gli ingredienti però ci sono e le uova sono ancora quelle delle galline della collega che me le porta dal Veneto (l'ultima volta erano ben 30!)
Dopo un pomeriggio a far lavori di giardinaggio, la sera mi attrezzo con la bilancia, le attrezzature della nonna, una preghiera al Santo dei forni ed ecco finalmente la mia ricetta per la sfida n. 47 di MTChallenge che dedico a chi mi ha insegnato a far questa bevanda e che partirà per una nuova avventura. Buena suerte Amica mia!




A proposito: è piaciuto al Martirio ed anche ad Arc (la sua versione ovviamente con pochissimo liquore, fatto scaldare per tenere solo l'aroma e non l'alcol!)


 Il mio Mojito solido



Partiamo con gli ingredienti!




Procedimento:
Montate con un frullino: uova intere, zucchero, sale lime per circa 20 minuti a media velocità ( se diminuite la quantità basta anche meno tempo). 
Setacciate due volte la farina bianca e la fecola e incorporate delicatamente a pioggia mescolando dal basso verso l'alto con un tarocco (io ho dovuto disfare una spatola di silicone, non avevo a disposizione un tarocco) molto lentamente per non smontare la massa. 
Mettete in stampi imburrati e leggermente infarinati (senza livellare, si livellerà da sola cuocendo) e cuocete a 170°-180° per circa 20-25 minuti.

Fate raffreddare e ritagliate con un coppapasta (io non lo avevo ed ho dovuto utilizzare un bicchiere!) due dischi uguali di Pan di Spagna.
Tagliatele a metà e preparate la crema per farcirle.

 Procedimento:

Passate la ricotta al setaccio, tritate la menta finemente ed aggiungetela alla ricotta con lo zucchero e la scorza grattugiata del lime.

Mescolate fino ad amalgamare tutti gli elementi. Aggiungete 1 cucchiaino di succo di lime.

In un pentolino fate sciogliere lo zucchero di canna nel succo di lime e, quando sarà pronto lo sciroppo, toglietelo dal fuoco e fatelo raffreddare.

Aggiungete il rum e componete il dolce.

Composizione:

In un piattino da servire posate un disco di Pan di Spagna e bagnatelo con la bagna facendo attenzione a non inzupparla troppo per non far "cedere" la base.

Distribuite uno strato di crema alla ricotta ed alternate con un altro disco imbevuto e altra ricotta terminando con la ricotta.

Infilzate una cannuccia al centro della torre ottenuta (servirà da decorazione ma anche per far restare tutto assieme) e decorate con un ciuffetto di menta fresca.











lunedì 7 luglio 2014

SUPERMERCATO IN UN LUGLIO AFOSO E MAZZANCOLLE AL LIME SU CARPACCIO DI FINOCCHI ED ARANCIA CON CAVIALE DI OLIVE TAGGIASCHE





Caldo afoso. 
Arc è appena partito per una settimana al mare con il suo migliore amico.
Sveglio dalle cinque di stamattina per l'agitazione, tanto ha fatto che abbiam dovuto alzarci alle sette! E' persino andato al supermercato alle otto perchè si era dimenticato il bagnoschiuma.
Felice lui di sentirsi grande...felice io di sapere che va a divertirsi con il suo amico.
Felice: ma ... ora? 
Intanto cominciamo con la spesa visto che il frigorifero è tanto vuoto da sentirsi l'eco.
Mi aggiro tra i banchi del supermercato, senza fretta, finalmente. Senza la corsa che mi tocca sempre fare quando mi accompagna il Martirio...
Si, perchè quando vado a fare la spesa con lui, faccio la corsa ad ostacoli!
Lui è addetto alla guida...del carrello...e procede lento ed inesorabile verso il reparto vini... Io? Beh, io dietro mentre entro ed esco dalle corsie con le braccia cariche (ricordate? Il carrello lo guida Lui!) di quanto riesco a raccattare mentre lui continua a sbuffare e ad avanzare.

giovedì 27 giugno 2013

L'INSALATA DEL RIENTRO...



Tornati dalla casetta gialla con nuove energie, tanto entusiasmo e un chilo in più! 
Si, perchè in campagna viene fame. Viene fame perchè fa più fresco, perchè ci sono mille cose da fare, come potare i rosai che non fanno passare sulla scala d'accesso.
Poi ci sono stati i lavori di casa da fare dopo mesi che non si *apriva casa* e... una visita inaspettata.
Un'amicizia incontrata tra i commenti di un libro riletto assieme, coltivata tra botta e risposta su post diversi... affinità di intenti che ti fan sembrare di conoscere una persona da sempre..
Un invito partito via e-mail, complice il telefonino figo che (finalmente!) ho imparato a utilizzare e... l'occasione di un fine settimana al fresco.
Il Martirio, che solitamente si chiude a riccio e rifiuta tutto ciò che ha lontanamente a che fare con il blog, si è detto contento di avere una nuova ospite....ed ha rinunciato a far la parte dell'orso.
Poi Arc che, curioso di questa nuova amica, ha sfoderato il suo charme e si è lasciato trascinare in camminate per boschi, al seguito delle nostre chiacchiere.