Crescere in mezzo alle api è stato affascinante nonché istruttivo.
Dalla finestra della mia cameretta nella casa di campagna sul Lago Maggiore, vedevo il Castello d'Angera, il lago e... le arnie del Sciur Pierino: il padrone di casa che curava il giardino, la vigna ed aveva una vera e propria passione per le api.
Aveva costruito personalmente le arnie, le aveva dipinte di verde e le aveva collocate nel mezzo del frutteto, proprio sotto le mie finestre; tante villette verdi che vedevano le operaie andare e venire con il loro dolce carico per tutta l'estate.
Il loro ronzio operoso mi aveva accompagnato nelle calde domeniche d'agosto, mentre leggevo un libro all'ombra del mio melo preferito, quello che produceva quelle mele piccole piccole, verdi e rosse, brusche e croccanti che ad Ottobre rubavo senza vergogna direttamente dai rami.
Ho imparato a conoscerle ed a non temerle da subito. Bastava non infastidirle e loro non pungevano. Il problema (semmai) erano i miei capelli, lunghi e folti che tenevo sciolti; lì ogni tanto restava impigliata un'operaia di ritorno dalla raccolta e, nel goffo tentativo di districarla dai capelli, capitava che mi pungesse.
Ogni tanto nasceva una Regina Nuova e parte dell'alveare scappava in sciame. Per noi bambini era divertentissimo perché, per fermarle, ci si armava di pentole, coperchi, campanacci e si faceva un tal baccano per costringerle a fermarsi su uno degli alberi da frutta del nostro giardino.
