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Visualizzazione post con etichetta rosmarino. Mostra tutti i post
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martedì 8 settembre 2015

OLIO PROFUMATO ED UN FINE SETTIMANA MOVIMENTATO



Un fine settimana nella casetta gialla con ben quattro XY.... e sopravvivere!
Potrebbe essere il titolo di un thriller o di una comica (dipende dai punti di vista).
Per la prima volta abbiamo ospitato nel nostro rifugio sulle montagne Biellesi, due amichetti di Arc. Ed è stato un tripudio di risate, giochi *maschi* con battaglie con bastoni visto che mi è venuta la (in)felice idea di far leggere ad Arc *La guerra dei bottoni* e lui, da buon XY, ne ha colto l'aspetto fondamentale: la lotta!
Due magnifici giorni con l'ansia di dover medicare qualcuno per qualche legnata, con le luci accese in camera fino a tardi, quando io arrivavo ad imporre lo spegnimento luci ed il riposo pena la compilation di sculacciate a tutta la camerata.
Con le merende condivise con gli altri partecipanti alla *guerra*, perché davanti ad una fetta di torta alle mele si torna tutti amici.
Col Martirio che si defilava con la scusa: *Devo tagliar la legna!* e la sera crollava imperterrito mentre nella camera accanto tremavan le pareti dalle risate.
Insomma un fine settimana divertentissimo e con poco tempo per cucinare *creativo*. 
Quindi oggi una non-ricetta, fatta per sfruttare l'ultima produzione delle erbe aromatiche del mio giardino, per non sprecarne profumi e sapori nemmeno durante la brutta stagione.
Io uso questo preparato per condire la pasta in bianco, per saltare le patate, per condire il riso in bianco e pure le insalate. Voi sbizzarritevi e vedrete che scoprirete tantissimi utilizzi.


OLIO PROFUMATO



Ingredienti:

50g Salvia, 
50g rosmarino, 
5/6 foglie di alloro e 1 rametto di menta. 
Uno spicchio di aglio (o più, se piace). 
Un peperoncino e l'olio EVO buono.

Tritate finemente le erbe aromatiche, l'aglio, il peperoncino.

Versate in un vasetto a chiusura ermetica e copritele completamente con l'olio EVO. Sopra il livello di questo *pesto* deve esserci almeno un dito di olio.




venerdì 17 aprile 2015

Casoncelli con ricotta e borragine al burro fuso e rosmarino ovvero la grande risorsa delle erbe spontanee.



Le erbe spontanee sono una ricchezza della nostra Terra che molti non conoscono. La mia fortuna è stata quella di conoscere una signora che abita nella frazione dove sorge la mia Casetta Gialla e che mi ha fatto scoprire alcune di queste erbe.
Debbo essere sincera, da sola ne riconosco solo alcune e spesso le utilizzo in cucina con buona pace e soddisfazione dei miei commensali.
A parte i danni che fa il Martirio che spesso interviene drasticamente nel nostro prato e mi estirpa alcune di queste piante (vedi qui), per fortuna nei prati limitrofi al mio ne crescono parecchie e, con la collaborazione di alcuni vicini pietosi (grazie Mario!), ho provveduto a ripiantare alcune radici di borragine (pianta infestante ma che si presta a tanti usi in cucina) nell'angolo del prato dove il Martirio è stato bandito.
Con le foglie recuperate, ho pensato di convincere il mio consorte a non intervenire più ed ho preparato un primo da un costo irrisorio e con una soddisfazione grandissima dei miei due affamatissimi XY.
Un etto di farina, un uovo freschissimo, due etti di ricotta (anche questa freschissima) e ho preparato tutto.
Risultato? Il Martirio, non solo ha apprezzato il piatto, ma mi ha anche aiutato a trapiantare le radici di borragine!
Direi che ho raggiunto l'obbiettivo. Voi che ne dite?

CASONCELLI DI BORRAGINE AL BURRO FUSO E ROSMARINO.






Mondate la borragine togliendo le foglie più dure, le coste più spesse e fatela bollire per 5 minuti in acqua salata. Scolatela e lasciatela raffreddare.



Strizzate bene la borragine ormai fredda, e fatela insaporire in una padella per 5 minuti con 20 g di scalogno, e 2 cucchiai di olio EVO. Tritatela finemente con un coltello e mescolatela alla ricotta. Aggiustate di sale, e aggiungete una grattugiata di noce moscata.

Preparate la pasta versando la farina a fontana sulla spianatoia, rompete l'uovo al centro e, aiutandovi prima con una forchetta e poi con le mani, impastate energicamente fino ad ottenere un panetto compatto ed elastico. Coprite con la pellicola e lasciate riposare la pasta almeno 30    
           minuti prima di stenderla con un mattarello.

Aiutandovi con un coppapasta (in mancanza di questo con un bicchiere) ritagliate tanti tondi di pasta.





Disponete al centro di ogni tondo di pasta, un cucchiaino abbondante di ripieno. Chiudete a mezzaluna avendo l'accortezza di fare uscire bene l'aria e di schiacciare bene i bordi per non far uscire il ripieno in cottura.





Passate i casoncelli nella semola di grano duro e disponeteli in un vassoio o su un piatto rivestito di carta da forno cosparsa di semola di grano duro. Attenzione non sovrapponeteli altrimenti rischierete di farli appiccicare e rompere.

Mettete a bollire una pentola capiente con abbondante acqua salata. Quando bollirà l'acqua versate i casoncelli e abbassate la fiamma in modo che possano sobbollire senza aprirsi.

Fate sciogliere il burro in un pentolino con il rametto di rosmarino (attenzione a non farlo bruciare altrimenti il burro prenderà uno sgradevole sapore di amaro).

Scolate i ravioli, disponeteli su un piatto, cospargeteli con abbondante Parmigiano Reggiano grattugiato e fiori di rosmarino. Versate il burro fuso e servite caldissimi.


Con questa ricetta partecipo al contest La macchia nel piatto dell'Associazione Italiana Food Blogger in collaborazione con  La Strada del Vino e dell’Olio della Costa degli Etruschi e il Comune di Castagneto Carducci - 





giovedì 18 settembre 2014

Tagliatelle povere per I MAGNIFICI 6!



Spesso si pensa che un piatto degno di nota sia un piatto elaborato, di *impatto*, costruito su nuovi abbinamenti di sapori, utilizzando prodotti provenienti da paesi lontani e da culture diverse.
Ci dimentichiamo così dei *sapori di casa nostra*, quelli antichi, che ci vengono da racconti di famiglia. 
Fateci caso: quando i nostri *vecchi* ci parlano dei tempi del dopoguerra, della fatica a reperire le derrate alimentari, quei tempi in cui si faceva la fila con la tessera annonaria in mano o si pagava un botto alla borsa nera, parlano di piatti semplici ma che si ricordano ancora come meravigliosi.
Pochi ingredienti, tassativamente di stagione, un po' di esperienza ed ingegno e la famiglia aveva di che fare festa.
Per non parlare del beneficio di mangiare cibi non raffinati, di stagione, utilizzando ortaggi e prodotti coltivati con criteri REALMENTE biologici perchè anticrittogramici e concimi chimici eran decisamente troppo cari per essere utilizzati. Dove l'orto era sotto casa e dall'ortolano si compravano solo le arance a Natale e poche altre verdure.
Con il passare degli anni e con la scelta di politiche agricole tese alla resa ad ogni costo, sono stati messi in commercio prodotti testati, raffinati, quasi sterilizzati e le intolleranze (se non addirittura le allergie) si sono manifestate in una larga fascia di popolazione.

giovedì 12 settembre 2013

DEL PERCHE' FUI SOPRANNOMINATA IRPINIA E DI UNA MARMELLATA AZZECCATA PER CASO.


Oramai tutti si sono rassegnati. 
Amici e famigliari sanno che sono maldestra e che dal nulla potrò far nascer Entropia...
Tanto maldestra che gli amici, nel vedere i guai che combino ed i danni che provoco con la mia disattenzione, mi hanno soprannominata *Irpinia*... come il terremoto.
Mio suocero poi ha trascorso interi pomeriggi a riattaccar pomelli di antine che mi *sono rimasti in mano....* o a riparar oggetti e elettrodomestici che *mi sono sfuggiti di mano....*
Questa mia attitudine a crear guai l'ho sempre manifestata e se ne accorse il Martirio quando, appena sposati, dopo aver visto che ancora dopo sei mesi il novello sposino non accennava a montare il riloga delle tende del bagno, presi in mano io la situazione.
Mentre lui beato si faceva la passeggiata del sabato sul mercatino dell'usato preferito, io, munita di scala, pennarello, riloga e trapano, mi arrampicai sino alla finestra.
Il tutto nacque dal Suocero che mi aveva istigata, dicendomi che non si può dire di non saper far una cosa se non si prova: Detto? Fatto!
Presi il riloga e, ancora agile vista l'età, in bilico sull'ultimo piolo della scala con il riloga in una mano ed il pennarello (ROSSO...INDELEBILE...sia mai che non veda) nell'altra, cominciai a segnare i punti dove praticare i fori per i tasselli.
Preso il trapano poi cominciai a forare nei punti segnati (grossi pois rossi che spiccavano allegramente sul soffitto appena dipinto di bianco)
Risalii con il riloga, i tasselli e le viti puntando i primi 4 tasselli, avvitai e fin lì tutto bene. Feci per avvitare il resto e.... NON COLLIMAVANO I FORI!
Giovane ingenua (direbbe il buon Guccini) non persi la testa... tornai a far segni rossi dove spostare i tasselli.
E vai di altri fori...