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Visualizzazione post con etichetta risotto. Mostra tutti i post
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domenica 5 febbraio 2017

Il RISOTTO ALLA MILANESE ovvero Valerio di Fiandra, Zafferano e un dispetto per amore.


E’ un’alba bellissima che colora di rosa il cielo di Milano in questo 8 Settembre 1574. Valerio di Fiandra, mastro vetraio artefice delle splendide vetrate che abbelliranno la Cattedrale gotica dedicata a S. Maria Nascente, si aggira nel cantiere del Duomo. Tra ponteggi e attrezzi lasciati incustoditi dai lavoranti, un velo di polvere si posa sui pavimenti ingombri, mentre la luce attraversa le porzioni di vetri già risplendenti di colori e di figure che paiono animarsi.
Sarà un giorno importante oggi e, prima della cerimonia delle nozze della sua figliola, Mastro Valerio vuol controllare che tutto sia a posto. Orgoglioso contempla il lavoro svolto dai suoi assistenti. 
Tra questi il più dotato è sicuramente Zafferano (il nome vero non se lo ricorda ancora, ma il soprannome, quello sì!): il suo tocco è d’artista, i suoi colori risultano i più brillanti, forse perché usa sapientemente questa polvere dorata e profumata (lo zafferano appunto) che gli è valsa un soprannome che ne ha addirittura fatto scordare il nome vero.

mercoledì 28 gennaio 2015

Riso cavolo rosso e Bergamino, in pratica un risotto del cavolo!



Voglia di risotto. Voglia di cucinare piano, di riscoprire un risotto mangiato tanti anni fa in una trattoria della bassa padana, della quale non ricordo bene il nome (credo fosse *L'oca nera* ma non ci giurerei) ma ne ricordo i muri un po' scrostati e la posizione d'angolo su una strada che poteva essere una provinciale, o una statale nei pressi di Lodivecchio.
Di quelle che portano in mezzo ai campi, con il fossato ad entrambi i lati e le cascine con le strade sterrate che sbucano all'improvviso tra un campo e l'altro.
Quei locali un po' fumosi con la cucina piastrellata di bianco che si intravede dietro le strisce dondolanti di una tenda di plastica. 
Quei tavoli con la tovaglia di finto tessuto, i bicchieri di vetro grosso e le stoviglie di terraglia pesante, mezzo opacizzate da tante posate che ne hanno graffiato la superficie.
Una stanza piccola, spoglia ma pulita, con una stufa a cherosene nell'angolo e nell'angolo opposto, *la cimbali* per fare il caffè agli avventori, una volta finito il pasto.
In cucina madre e figlia, con il grembiule *da casa*, e la fantasia di una cucina casalinga, di quelle fatte di poco ma, quel poco, di qualità.
Cibi semplici, come polenta e stufato, trippa o risotto. 

domenica 30 settembre 2012

L'AUTUNNO ED UNA PASSIONE... LA ZUCCA

Mi intriga l’Autunno. Mi è sempre piaciuto: con i suoi ultimi caldi che rincorron a piedi nudi l’Estate, come dei bambini disobbedienti che non vogliono tornare a casa dopo i giochi.
Con l’umidità della terra che riempie le narici; con i profumi del bosco che san di terra, di foglie, di funghi.
Con il ticchettio della pioggia battente, sui vetri di casa, a dar il ritmo all’orologio della stagione.
Amo l’Autunno con il risveglio che si tinge d’aurora; con la giornata che si accorcia e la sera che scende  umida, ad accompagnar giornate piene e rinnovate di impegni.
Amo l’Autunno  con le cartelle colorate, le voci dei bimbi fuori di scuola e le risate, e gli ultimi calci al pallone ai giardini.
Amo l’autunno perché ha un ritmo lento. Si adagia, mollemente, mentre tutto si prepara al sonno invernale.
Mi piacciono i colori che porta con se.
Mi piace il verde che sfuma in giallo, sui prati e sulle rive delle colline.
Amo il rosso cupo delle fronde degli alberi,  che si preparano al sonno invernale come una bella donna indossa la sua camicia da notte color amaranto per una notte d’amore con il suo amato.
L’arancione dei frutti maturi che la terra ci dona, quasi fossero scrigni chiusi a contener gli ultimi raggi di sole, di calore, di profumo.  Ed il profumo del mosto, raccolto nei tini, che inebria i sensi come l’amore.
Godo del rumore delle foglie sotto i miei piedi, mentre cammino nel bosco dietro casa.
Si frantumano con il suono delle fiamme scoppiettanti nel camino appena acceso. Fan sentire meno soli i miei passi.
Rinasco al calore di un risotto con il color del sole, con i chicchi che si mescolano ai sapori, a scaldare anima e cuore… con la mia famiglia accanto.
Mi intriga l’Autunno, ed è appena cominciato!

RISOTTO CON LA ZUCCA

Ingredienti per 3 persone:

gr. 300 di riso Carnaroli
gr.200/300 zucca mantovana
1 l. di brodo di verdura (io con il dado vegetale fatto in casa)
gr. 50 di porro tagliato sottile
1 bicchiere di vino bianco (io Traminer)
2 cucchiai di olio EVO
gr. 20 di burro
noce moscata






Tagliare il porro a fettine finissime e grattugiare la zucca lasciandone da parte qualche pezzetto da tagliare a piccoli quadretti.
Versare in padella 2 cucchiai di olio EVO e far stufare a fiamma dolce la zucca ed il porro con un poco di brodo vegetale per 10 minuti circa (con il coperchio).
Quando la zucca comincerà ad ammorbidirsi, scoprire la pentola, aggiungere il riso e far tostare sino a che i chicchi diventeranno traslucidi.
Bagnare con il vino bianco e lasciar evaporare.
Aggiungere il brodo caldo continuando a rimestare e cuocere a fiamma media per 10 minuti continuando a rimestare ed ad aggiungere brodo maniman che si asciuga.
Continuare la cottura sino a che il riso sarà cotto ma al dente.
Spegnere la fiamma. Aggiungere il burro ed una generosa grattugiata di noce moscata. Coprire con il coperchio e far riposare 5 minuti prima di mantecarlo.
Servire in piatti caldi... e lasciarsi scaldare il cuore.

Con questa ricetta partecipo al contest *Colora il tuo autunno* di Ely del blog Nella cucina di Ely per il colore e per... aver grattugiato la zucca (lato *grosso* della mandolina)!



Con questa ricetta partecipo pure al contest VinceRice di Rice