Questo sito utilizza i cookie per gestire e migliorare la tua esperienza di navigazione del sito. Proseguendo con la navigazione accetti l’utilizzo dei cookies. Per maggiori informazioni su come utilizziamo i cookie e su come rimuoverli, consultate la nostra politica sui cookies.
Visualizzazione post con etichetta uova. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta uova. Mostra tutti i post

venerdì 19 giugno 2015

Tagliatelle alla finta carbonara estiva e lo scorrere del tempo.




 "Sed fugit interea fugit irreparabile tempus" scriveva Virgilio ai miei tempi... 
Scherzi a parte il tempo non basta mai (e soprattutto non mi aspetta) e mi ritrovo a far la spesa come si corre una staffetta. 
Scendo dalla metropolitana e mi fermo alla prima tappa: Pane.
Mi infilo sull'autobus e, facendomi largo tra una decina di ragazzetti brufolosi ed allampanati con gli occhi appiccicati al cellulare ed attaccati come scimmiotti ai sostegni quelli alti (quelli che io raggiungo in punta di piedi, nel migliore dei casi); scendo e c'è il Super quello che accetta i buoni pasto: frutta, latte, una bellissima orata e le pile dell'orologio di cucina che è fermo da un mese circa....
Risalgo per una fermata. 
Si: UNA FERMATA, perchè con le scarpe ai piedi dalla mattina alle sette, alle sette di sera non ce la farei a farmi nemmeno tre metri con le borsine appese al braccio, i piedi gonfi, il pane in mano (mannaggia a me che non chiedo mai le buste di plastica), le perle al collo e gli orecchini che mi stanno massacrando il lobi. 

giovedì 8 maggio 2014

La degna fine di una giornata ROGNATA .... la frittata ROGNOSA.



Certe giornate vanno a rotoli già di prima mattina.
Non ne infili una giusta, dal mattino quando fatichi a stare dritta per il mal di schiena e lì ti ricordi che gli anni passano troppo velocemente e ti trascini fuori nel traffico.
Controlli le e-mail dal telefonino e scopri che il cardiologo che hai interpellato ieri sera per i battiti un po' ballerini di papà è a San Francisco per un convegno ma.... ti ha risposto con un consiglio: PS...cardiologico.
Per fortuna il Fratellone ti viene in aiuto e si trascorre tutte le dodici ore di PS prima di riportare il padre (digiuno ed incavolatissimo) a casa con due compresse in più al giorno (saremo a venti?bah, mi pare!) ed una puntura al giorno di eparina.
Poi la giornata con il lavoro che incalza, le telefonate dal PS (va bene. Non va bene. Ha ripreso ad andare bene. Forse lo trattengono. Forse lo dimettono).
La schiena che a star seduta fa male e quindi ti metti il busto, quello che hai comprato .... nero....con le stecche ed il velcro per tenderlo meglio.
Ripensi alle guepiere che mettevi in gioventù, ai bustier che ti piacevano tanto quando (ancora) eri magra e ti guardi nello specchio del bagno dell'ufficio, quello che ti fa sembrare più larga che alta, e ti scendono i lacrimoni ma NON PUOI, ritornerebbe la congiuntivite. 
Quindi ti metti anche due goccine di collirio e vai, verso la giornata che non si raddrizza manco morta.
Altre telefonate. Va meglio. Va peggio. Ha le flebo. No, non venire che tanto sta migliorando.
Rientro a casa arrancando con un po' di spesa, il nuovo tubo dell'aspirapolvere che la colf aveva stracciato (LETTERALMENTE) sotto braccio, la schiena che comincia a dolere e.... una fame boia!
Telefonata con l'annuncio di *rilascio* del prigioniero ed il ritorno dei due profughi.
Posso mettermi ai fornelli. 
Le uova fresche delle galline della collega, dei cipollotti bellissimi e dei pomodori pizzutelli che mi occhieggiano dal frigorifero mi fan cambiare idea sulla cena.

Niente risotto con la salsiccia stasera!
Arc ed il Martirio di ritorno trovano tavolo apparecchiato e quella che Nonna Maria (ma anche mia suocera!) chiamava ....

LA FRITTATA ROGNOSA.


Ingredienti per due persone:

4 uova 
200 g di salsiccia fresca (o salsiccia mantovana se preferite)
4 cipollotti freschi
5/6 pomodori pizzutelli
3 cucchiai abbondanti di parmigiano reggiano grattugiato 
2 cucchiai di latte intero
noce moscata
Olio EVO

Tagliare sottilmente i cipollotti, spezzettare la salsiccia privandola della pelle.
Tagliare a rondelle i pomodorini e mettere tutto a soffriggere in una padella antiaderente a fuoco medio.
Nel frattempo, in una terrina capace, rompere le uova, aggiungere la noce moscata, il formaggio grattugiato ed il latte e sbattere leggermente.

Quando la salsiccia avrà *sudato* in padella e si sarà colorita, i pomodori si cominceranno a disfare ed i cipollotti ad appassire (attenzione a non bruciarli) versare le uova muovendo la padella con piccoli colpi per distribuirle in maniera omogenea.



Abbassare la fiamma al minimo e coprire con un coperchio.

Quando le uova si saran solidificate, voltare la frittata con molta attenzione e terminare la doratura della frittata (5 minuti a fuoco bassissimo)

Travasare in un piatto e..... A TAVOLAAAAAA!

Con questa ricetta partecipo al #GFFD 


mercoledì 16 ottobre 2013

Mamma mia dammi cento lire ...e ... la colazione americana a Little Italy


Sono Italiana sin dal risveglio. 
La colazione per me è fatta di caffè caldo, ristretto, al limite un cappuccino con tanta schiuma e dolcezza fatta di biscotti, di panbrioche con la marmellata, magari la mia fatta in casa.
Yogurt e frutta, alla peggio, ma sempre sul dolce... mai sul salato.
Proprio non mi riesce di mangiare salato di prima mattina.
Mi hanno tentato con le scrambled eggs in Inghilterra, i french toast e bacon fritto. Anche a NY ho visto piatti che nemmeno a mezzogiorno avrei mai digerito e mi sono rifugiata nella caffetteria della Trump Tower per un muffin gigantesco ed una spremuta d'arancia che mi han tolto dalle narici l'odore delle uova che, di prima mattina, han l'effetto di un pugno nello stomaco.
Pertanto, quando questo mese, per la solita sfida di MTChallenge, è stata proposta la colazione americana, ho pensato: ok , gioco il jolly e salto la sfida.
Poi ho pensato che mi sembrava di fare un torto alla mia amica Roberta, con la quale scambio battute demenziali nelle pause delle mie giornate, per dimenticare lo stress della vita moderna. Lei che è di persona proprio come si *scrive*, piena di emozioni che traboccano e che ho scoperto essere tanto simile a me. 
Roberta che dall'Italia è lontana da un po' e si divide tra Olanda e Francia rincorrendo marito, figlia, famigliari...
Ho pensato a Lei, ed ai tanti Italiani che han fatto la valigia e via, inseguendo un lavoro e un'occupazione che nel loro paese faticavano a mantenere.
Ho pensato a tutti quegli Italiani che, come il mio trisnonno, si imbarcarono per *l'America* per cercar fortuna e nel farlo si portarono nelle valigie ricordi e pezzi di cuore e tra i ricordi anche quelli dei sapori di casa.
Ho pensato ad Alex, un bravissimo Chef che ha lasciato da poco Genova, la sua Zena, per cominciare una nuova avventura in Florida.

venerdì 16 marzo 2012

Che bello mangiamo i fiori!


Arc era nato cittadino, lontano anche dal ricordo del verde e degli alberi, ma aveva imparato prestissimo ad amare la campagna: il profumo caldo del sole sulle lenzuola appena lavate, l'odore dell'erba bagnata di rugiada, il profumo del glicine, e tanti altri odori e profumi. La mamma, visto che era nato in un Luglio terribile, dove il caldo faceva sciogliere sentimenti e asfalto, in una Milano invivibile, aveva deciso di scapparsene subito nella casetta gialla, tra prati verdi e boschi che davano respiro ai polmoni arroventati dalla calura.
Così le prime cose che Arc imparò a mettere a fuoco furono, dopo il viso della mamma e del papà, le foglie verdi del glicine che ombreggiava  *il bersò*  e qualche raro fiore lilla che anche in estate faceva capolino (anche se meno profumato di quello primaverile).
Da lì il suo amore per la campagna e le prime *conoscenze* con gli animali del vicinato. Si era sparsa la voce che questo bimbo paffuto era venuto dalla città e, uno ad uno, negli anni, si erano fatti conoscere. Chi timidamente come il capriolo Nocciolo, chi più impertinente, come la gatta Luna.

Arc quindi, a modo suo, riusciva a trovare familiari tutti quegli animali che i suoi compagni di scuola conoscevano solo sui libri.
Si, a Milano era facile pensare che le galline facessero le uova direttamente nella confezione di plastica, e non tra l’erbetta come in campagna!
Per Arc era naturale vedere volteggiare sul capo, silenziose ed affiatate, le due coppie di Poiane che da anni nidificavano nel bosco di fronte alla cabina dell’Enel.  Come era anche naturale vedere, la mattina presto, passare nel prato vicino il Capriolo Nocciolo intento a brucare l’erbetta bagnata di rugiada.

Quest’inverno però la neve aveva provocato tanti disagi agli amici animali. Dopo un inizio molto mite, la neve era arrivata all’improvviso a coprire con una spessa coltre tutto ciò che si vedeva a perdita d’occhio.









Nocciolo e il Cinghiale Natale erano troppo affamati per avere paura degli uomini. Quindi si erano messi in coppia, tirando l’uno, spingendo l’altro, a premere sulla rete del terreno del papà di Arc per crearsi un varco e entrare a cercare del cibo. Il papà aveva riparato il varco già in autunno ma, ora, gli animali avevano tanta fame e non ne aveva avuto il cuore.









La neve era diventata un macigno ed aveva spaccato rami ed alberi tutto d’intorno e anche nel terreno di Arc, con grande spavento di un gruppo di passeri, si era spezzato in due un albero di susine.











Passato l’inverno, con il primo sole le primule cominciavano a spuntare e la mamma decise di andare a coglierle con Arc.



Trovarono un sentiero fatto dagli zoccoli degli animali che venivano a cercare cibo ed erbetta nuova e… la mamma disse ad Arc che non avrebbero richiuso il passaggio sino a primavera inoltrata, per non togliere la possibilità ai loro amici animali di trovare cibo.




Quindi cominciarono a raccogliere le primule che spuntavano qua e là; non per farne mazzolini ma… per mangiarle!
Mangiarle?! Si, la mamma faceva anche questo: insegnava ad Arc a mangiare i fiori! Lo aveva imparato da una signora anziana che abitava in paese e che conosceva tutte le erbe che si potevano mangiare!!

Quella dei fiori però era una cosa strana, ce la si aspettava da Nocciolo forse, ma non dalla mamma! Rise la mamma, quando Arc glielo fece notare e gli rivelò che, forse, alla Signora Mariuccia lo aveva svelato proprio il suo amico capriolo!
Quindi Arc e la mamma andarono a chiederlo alla signora in questione e, già che c’erano, le comprarono anche sei uova fresche fresche appena deposte dalle sue galline.
Per cena la mamma fece una frittata speciale, gialla come il sole e le primule che aveva mescolato assieme…. e anche il papà, che era sempre diffidente, la gustò con piacere!


Frittata di Primule 
(dose per 1 persona)


2 uova 
1 pizzico di sale
1 cucchiaio abbondante di parmigiano
1 pizzico di noce moscata
1 abbondante manciata di fiori di primula lavati.
qualche fogliolina di primula (le più tenere e piccine).
1 noce di burro chiarificato




Sbattere le uova con la forchetta con un pizzico di sale, la noce moscata ed il cucchiaio di parmigiano grattugiato. Aggiungere le primule e le foglioline ben lavate, mescolando delicatamente per non guastare troppo le corolle.


Far scaldare in un padellino antiaderente la noce di burro chiarificato, appena sciolta, gettare il composto di uova e primule e cuocere a fuoco moderato sino a solidificazione e doratura della frittata.


Servire calda!