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lunedì 2 giugno 2014

UNA RICETTA DALL'EDEN RITROVATO ED I MALTAGLIATI DI FARINA DI CECI CON CECI E PATATE.


Mattina presto.  Sotto le coperte si sta bene ed al calduccio, l’istinto vorrebbe che mi voltassi dall’altra parte e ripigliassi il sogno da dove l’ho interrotto.
Ma il chiarore dell’alba si infila liquido tra le fessure dell’imposta e rimbalza sullo specchio e spezza inesorabilmente il filo del sogno che rincorro.
Anche se è già giugno uscire dalle coperte è uno shock. L’aria di mattina è fresca scendere le scale fa rabbrividire.
Nelle altre stanze dormono tutti quanti, solo Ariel la micia mi segue speranzosa oltre la porta cigolante della cucina.
La cucina è immersa nella penombra e nel freddo della mattina. Accendo il camino che ho già preparato ieri sera. 
La prima tazza di caffè. 
Sola. 
Rannicchiata sul dondolo mentre mi scaldo con il calore profumato di legna asciutta.
Il computer che ronza mentre il video si accende lento.
Poso la tazza accanto al frangi-fiamma e mi avvicino ai vetri mentre aspetto che il programma si avvii.
Nuvole basse simili a nebbia scivolano dalla cima di Bielmonte ed accarezzano le cime dei castagni.
Il terreno sotto le mie finestre è una distesa di ortiche che il Martirio tenta invano di domare da anni.
Il melo Carmelo, la sola pianta da frutto degna di questo nome, spicca per il chiaro delle sue foglie nuove, contro la piccola foresta, intrico di rami e di cespugli, che si dipana fino al ruscello in fondo alla discesa.
Le macchie folte delle ortensie, già cariche dei fiori pronti a sbocciare, hanno come un fremito che attira la mia attenzione. Si muove qualcosa dietro le foglie ma non riesco a vedere bene.
Poi, improvviso, un balzo bruno e una femmina di capriolo avanza nel folto delle ortiche.
Mi si blocca quasi il respiro e lei pare lo avverta. Avverte l’elettricità del mio sguardo e di quello di Ariel la gatta che si è appena accoccolata accanto a me. Si volta più stupita che impaurita, il manto bagnato dall’umidità delle frasche appena attraversate.
Rapida, quasi senza peso, calpesta veloce l’erba folta e svanisce dietro alle fronde fitte del nocciolo quasi fosse fatta d’aria, come i sogni.
Ariel la gatta ha le orecchie dritte, e lo sguardo attento che non si stacca dalla macchia del nocciolo, io ho le dita quasi irrigidite attorno al telefonino che non sono riuscita ad utilizzare per una foto.

venerdì 27 dicembre 2013

TOWANDAAAAAAA ed i cavatelli con i ceci neri.


Non mi capita spesso di prendere un taxi dall'ufficio. Quando lo faccio  è per recarmi in ospedale per accompagnare il padre novantenne a qualche visita di controllo.
La mia azienda è collegata con un centralino taxi che ci fa trovare la vettura velocemente e che ci comunica anche il suo numero di identificativo.
Qualche mese fa, nell'intento di ottimizzare al massimo i tempi, prenotai suddetto taxi e, all'ora stabilita (all'incirca mezz'ora prima del fatidico appuntamento) mi presentai all'uscita e... il taxi non c'era.
Si presentò con 10 minuti di ritardo e io salii di volata dando l'indirizzo del Centro cardiologico dove il novantenne mi aspettava.
Il tassista mi chiese la strada.
Chiunque mi conosca bene, sa per certo che non ho nessuna disposizione per l'orientamento e per muovermi in macchina o faccio strade conosciute, oppure mi armo di navigatore e mi avvio con mille dubbi e palpitazioni.
Non dovendo guidare non mi ero minimamente preoccupata di guardare le indicazioni e, al tassista ancora in attesa e con il tassametro in funzione risposi che non conoscevo la strada, di cercare con il navigatore.
Mi rispose che non aveva il navigatore e nemmeno uno stradario.
Fumi mi uscirono dalle orecchie e mi accingevo a scendere. Questo bell'individuo mi si rivolse inviperito pretendento di avere la corsa pagata.
Non ho contato fino a dieci, nemmeno fino a cinque.
Quello che pensavo, circa la sua attitudine al lavoro che si era scelto, nonchè al servizio svolto al pubblico, gliel'ho spiattellato con un tono secco aggiungendo che il problema della corsa non pagata era forse l'ultima preoccupazione che doveva farsi venire.

lunedì 21 ottobre 2013

UN FUTURO IN DIPLOMAZIA. E LA ZUPPA DI LEGUMI AL CURRY.


Il telefonino squilla ed è il numero della maestra quello che lampeggia sul display. 
Panico: sarà successo qualche cosa ad Arc? 
Mi allontano dalla scrivania ed il cuore mi balza mentre scene apocalittiche scorrono sullo schermo del film che mi sto facendo.
Ebbene confesso di essere la mamma tipica Italiana, quella che gli corre appresso perchè ha dimenticato la merenda sul tavolo in cucina e ... NON MANGERA' nulla mentre i compagni sbaferanno le loro merendine!!! *o* 
Quella che gli impone la felpa pesante perchè ho freddo IO.
Quella che se piove DEVE avere l'ombrello, che quando esce da scuola ecco di nuovo la merenda, sia mai che deperisca!
Quella che se ha il mal di gola lo imbottisce di propoli tanto da rischiare gli spuntino le ali ed il pungiglione.
Quella che non si fa il bagno prima di tre ore, che non si beve la CocaCola prima di andare a letto *altrimenti* non dormi.
Intanto il telefonino squilla.
*Pronto?!*
Balle!
Pronta non sono.
*Mamma?!*