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Visualizzazione post con etichetta zafferano. Mostra tutti i post
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domenica 5 febbraio 2017

Il RISOTTO ALLA MILANESE ovvero Valerio di Fiandra, Zafferano e un dispetto per amore.


E’ un’alba bellissima che colora di rosa il cielo di Milano in questo 8 Settembre 1574. Valerio di Fiandra, mastro vetraio artefice delle splendide vetrate che abbelliranno la Cattedrale gotica dedicata a S. Maria Nascente, si aggira nel cantiere del Duomo. Tra ponteggi e attrezzi lasciati incustoditi dai lavoranti, un velo di polvere si posa sui pavimenti ingombri, mentre la luce attraversa le porzioni di vetri già risplendenti di colori e di figure che paiono animarsi.
Sarà un giorno importante oggi e, prima della cerimonia delle nozze della sua figliola, Mastro Valerio vuol controllare che tutto sia a posto. Orgoglioso contempla il lavoro svolto dai suoi assistenti. 
Tra questi il più dotato è sicuramente Zafferano (il nome vero non se lo ricorda ancora, ma il soprannome, quello sì!): il suo tocco è d’artista, i suoi colori risultano i più brillanti, forse perché usa sapientemente questa polvere dorata e profumata (lo zafferano appunto) che gli è valsa un soprannome che ne ha addirittura fatto scordare il nome vero.

martedì 25 marzo 2014

DUE DITA DI PORTO ED IL SOUFFLE' PER L'MTC DI MARZO....FORSE



Marzo: per me l'inizio non è stato male. Una vacanza che attendevo da mesi con la mia famiglia. Noi tre, in giro per l'Umbria per frantoi, cantine, vetrerie.
Poi il rientro e di nuovo la pressione ci schiaccia.
Guardo l'agenda e mi accorgo che abbiamo accumulato una marea di impegni, noi ed Arc.
Anche la programmazione dei post di questo blog slitta per altre iniziative che mi stanno a cuore.
E dire che ero tornata carica di idee e di prodotti da provare e far conoscere...
Mi sa che mi devo prendere una nottata per stendere una lista delle ricette da pubblicare ASSOLUTAMENTE in questo mese (pena la scomparsa degli ingredienti dal mercato).
Naaa! Questa sera no. Stasera mi metto calma al PC e mi godo tutto quello che mi sono persa nella blogsfera in una settimana e poi, metto in ordine le foto.
Quindi, godendomi due dita di Porto, mi metto comoda in sala, il PC sulle gambe, la gatta sui piedi, il Martirio schiantato sul divano mentre dorme sulle prime scene del film rigorosamente scelto da LUI.
Che poi! Provate a togliere il telecomando da sotto la natica che lo schiaccia,mentre lui ronfa beato. Nemmeno fossero le sette trombe che fecero crollar le mura di Gerico, il Bello Addormentato si risveglia mugugnando che poi, se cambio il canale, non capirà più nulla del film.
Si: ho capito. Meglio navigare per ricette, che mi passa il nervoso.

lunedì 10 febbraio 2014

La pesciera scomparsa e l'arte di arrangiarsi per uno strudel salato e l'MTChallenge.



Eccoci alla nuova sfida dell'MTC, quella proposta da Mari Lasagnapazza (come mi piace questo nome!!!). La trentaseiesima sfida, dicevamo.
Mercoledì 5 gennaio una pioggia insistente, una giornata buia e nervosa.
In ufficio la solita confusione e la solida ridda di telefonate.
Alle 9 sono in linea con il solito cliente che non capisce o non vuole capire quando....
*STRUDEL!*
Quasi un urlo della collega che me lo annuncia mentre cerco di dare un senso alla contabilità ed il cliente ha difficoltà a distinguere debito da credito.
Finalmente finisco la telefonata fiume.
Dolce (penso). Accipicchia mi sono appena messa a dieta! 
Toccherà trovare una scusa o una cena per *dovere* presentare un dolce e così mi potrò godere anche questa sfida.
La mattina scorre grigia e plumbea e finalmente arriva la pausa pranzo.
Leggo le regole della sfida e scopro che posso anche farlo salato ma.... bollito!
Urca! 
Beh, sabato sera ho giusto una cena dove mi mancherebbe l'antipasto..........
Bollito: menomale che ho la pesciera di Nonna Maria! 
Una pentola di alluminio lunga e stretta con una griglia che tiene sospeso il contenuto.

venerdì 28 settembre 2012

MIRACOLO A MILANO ED UN RISOTTO CHE FA MIRACOLI.


foto da WEB
Vi piacciono le favole? A me si, da sempre. Le leggevo da bimba, le ho lette a mio figlio e le scrivo pure.
Ma, soprattutto mi piace leggerle. Non è affatto vero che sono sempre a misura di bambino, tante sono forse più indicate per noi che ci definiamo *grandi*, mi viene da pensare a *Il piccolo principe* di Antoine de Saint- Exupéry oppure *La fata
carabina* di Pennac.




foto da WEB

Tra queste favole da grandi, ce n’è una tratta da un romanzo per ragazzi di Cesare Zavattini che è diventata un film. Il romanzo è *Totò il buono* ed il film è *MIRACOLO A MILANO* del 1951 per la regia di Vittorio De Sica.
Sembra assurdo ma la polemica che è sorta attorno a questo film è stata enorme. Lo hanno contestato i progressisti per essere troppo consolatorio (tanto da esserne vietata la rappresentazione in Unione Sovietica) e venne osteggiato anche dai conservatori che lo tacciarono di essere una favola che inneggiava al comunismo.  

Siamo nei primi anni del dopoguerra, dove una Milano martoriata dalle bombe si rialza, pulisce le ferite, spazza le strade dalle macerie e ricomincia vivere.
La guerra ha lasciato senza casa e lavoro tantissime persone e la povera gente si ingegna come può.
E’ in questo contesto che Totò, neonato trovato sotto un cavolo da un’anziana signora (la sig.ra Lolotta) non viene dimenticato ma, alla morte di questa che lo ha accudito, viene affidato ad un orfanotrofio.
Ritorna a Milano dopo alcuni anni, ormai uomo fatto con tutti i suoi averi in una valigia che gli viene rubata da un barbone. Invano cerca lavoro tra chi a malapena risponde ai suoi *Buongiorno*.
Di colpo sprofondato nella miseria più nera, si trova a condividere la vita dura dei barboni; di chi sopravvive in baracche e si difende dal freddo e dalla fame come può.
Trova anche l’amore, negli occhi di una domestica (Edvige), che per desiderio ha un paio di scarpe.
foto da WEB
La sua benefattrice gli appare in sogno e gli regala una colomba portentosa. Questa ha il potere di trasformar i sogni in realtà. Tra la miseria comincia  una gara a chi desidera di più, e quella che era miseria materiale diventa una sorta di miseria morale.
Per diventar lotta per la sopravvivenza quando, il proprietario del terreno dei baraccati, trova il petrolio e li caccia dal terreno con la forza pubblica.
Ma il lieto fine in una favola ci DEVE essere, quindi la scena conclusiva del film, quella che ci ricordiamo tutti quanti,e vede tutti gli oppressi a cavalcioni delle scope degli spazzini di Piazza Duomo, mentre volano *verso un regno dove buongiorno vuol dire veramente buongiorno*.

Questo per ricordare che i miracoli avvengono ovunque… anche in una città come la mia Milano… basta crederci.
Tutta questa dissertazione sul cinema e sulle favole per cosa, vi chiederete voi? Per il bellissimo contest di Patty del blog Andante con Gusto!
Avevo promesso di partecipare ma … mi chiedevo quale film potessi citare, che mi potesse in qualche modo rappresentare meglio. Solo ieri mi è tornato alla memoria questo film. 
Mi rappresenta perchè amo le favole ed i lieto fine, credo che tutti debbano cercare la propria opportunità di redenzione, e credo che, a dispetto di tanti, un mondo dove *buongiorno* significhi veramente *buongiorno* esista veramente ma bisogna cercarlo altrove. Nel *mondo* di chi non vive prevaricando gli altri ma che vuol ascoltare e non solo essere ascoltato; di chi sa tendere la mano a chi non è così fortunato, che lo fa in maniera lieve, senza la grancassa a chiamar attenzione; di chi ha imparato che nella vita esistono i miracoli …
Mi rappresenta perché amo anche la Mia Milano, quella che ha il cuore in mano…. Non solo per modo di dire.
Poi ci voleva una ricetta per accompagnare questo bel film e, quale ricetta se non il risotto con la salsiccia e lo zafferano che faccio sempre?
Quindi eccovi la mia ricetta….per un altro miracolo ma nel piatto, questa volta.
Miracolo perché il *riso giallo* è un must a Milano ma nel dopoguerra, il periodo storico nel quale è stato ambientato il film, non era facile reperire tutti gli ingredienti.
Il riso si comprava con i punti della tessera ed un pezzo di salsiccia era già una festa e lo si faceva durare tanto…
Nel riso dava sapore, e l’illusione di mangiare la carne, come *i sciuri* (i signori).
Nei racconti dei miei nonni, che furono tra coloro che persero la casa sotto le bombe di Agosto del 1943, questo periodo e queste ristrettezze non risparmiarono nessuno e questo riso era un miracolo che riempiva il cuore (oltre allo stomaco).
Il film ripropone queste ristrettezze, la fatica di ricominciare ed il miracolo di trovar di che sfamarsi… magari con un piatto di risotto caldo. Un po' come il desiderio di Edvige, un paio di scarpe nuove...

 Quindi eccovi la mia ricetta….

RISOTTO ZAFFERANO E SALSICCIA

Ingredienti (per 3 persone)
300 gr. di riso Carnaroli
150/200gr di salsiccia a nastro
1 l. brodo di carne (quello del lesso va benissimo!!)
1 bicchiere di vino rosso (io barbera... avevo aperto quello!)
1 cipolla dorata piccola
20 gr. burro
40 gr. parmigiano grattugiato
1 bustina di zafferano
Noce moscata q.b.


Procedimento:
Tritare finemente la cipolla, tagliare a tocchetti piccini la salsiccia.
In una padella larga far soffriggere a fuoco basso la cipolla con la salsiccia (non mettere altri grassi perché la salsiccia farà da condimento). Appena la cipolla diventa trasparente, aggiungere il riso mescolando. Far tostare fino a che il chicco diventerà trasparente.
Bagnare con il vino rosso e far sfumare.
A questo punto aggiungere il brodo caldo un mestolo alla volta, continuando a mescolare e ad aggiungere brodo man mano che viene assorbito dal riso. Non coprire mai con il coperchio.
Dopo 10 minuti aggiungere, sciolto in un poco di brodo caldo, lo zafferano.
Far cuocere per altri 5 minuti (il riso deve essere al dente, non spappolato)
Spegnere la fiamma, aggiungere parmigiano, il burro e una generosa grattata di noce moscata, SENZA MESCOLARE. Coprire con un coperchio e lasciare riposare 5 minuti.
Mantecare il riso e servire in piatti caldi.

Con questa ricetta pertecipo al contest LA COMMEDIA E' SERVITA di Patty del blog Andante con Gusto .

mercoledì 22 febbraio 2012

ARC, uno scoiattolo e .... una torta tutta d'oro



Arc conosceva un segreto. Era nascosto nella parte alta del frigorifero, dietro la scatola delle uova.
Era un tesoro diviso in tre e la mamma lo aveva nascosto bene, ma proprio bene.
Arc era sempre stato goloso ed il cioccolato bianco era uno di quei dolci ai quali non sapeva resistere.
Due sere prima, mentre la mamma era a spasso con la sua amica, Arc aveva chiesto un bicchiere di succo di frutta al papà. Di solito lo prendeva da solo il succo, ma quella sera la mamma, di fretta come sempre, aveva spostato la bottiglia in alto, vicino alla scatola delle uova.
Quindi c’era voluto il papà che, impicciandosi con l’orologio, aveva fatto cadere la scatola rischiando di fare una frittata non prevista.  Nel rimettere a posto la scatola papà aveva scoperto tre scatole triangolari che contenevano un cioccolato svizzero buonissimo e…. bianco!
La mamma però lo aveva nascosto e,forse , voleva combinarci qualche cosa di strano in cucina.
Con tatto Arc aveva tenuto d’occhio la mamma … e le scatole di cioccolato, ma nulla succedeva. La mamma continuava a fare le solite cose ma niente con il cioccolato bianco.
Una sera poi, le aveva sentito dire al telefono, che QUEL cioccolato voleva impiegarlo in maniera originale e che era un peccato farlo finire in una torta normale quindi, avrebbe aspettato fino a che non avesse scoperto una magia per impiegarlo.
La mamma era sempre un po’ originale ma, questa volta mi sa che stava esagerando: addirittura una magia!
Per un po’ Arc si dimenticò delle scatole triangolari, del cioccolato bianco, dei dolci. Fino a quando si trovarono nella casa di campagna. La casa era costruita vicino ad un frutteto che finiva ai margini del bosco.
Lì vicino vivevano molti animali che Arc aveva imparato a conoscere.  C’era la volpe Rossana, con il figlio Furbino, che era nato nella legnaia di una vicina. C’era il tasso Fracasso, che non faceva rumore ma le sue tane, costruite vicino agli alberi e nascoste dall’erba alta, potevano essere un pericolo e se ci cadevi dentro con un piede, rischiavi di fracassarti la gamba.
C’era il capriolo Nocciolo, che aveva gli occhi colore delle nocciole mature, che veniva a giocare nel prato che si vedeva dalla finestra della camera di Arc. C’era lo scoiattolo Giaggiolo che nascondeva tutte le nocciole delle piante del frutteto nella sua tana.
Mentre giocava, Arc vide che lo scoiattolino era rimasto impigliato in un rotolo di rete che il papà aveva lasciato nell’orto per recintarlo. Piano piano, il bambino riuscì a liberare la bestiola che scappò velocemente verso il bosco perché veniva la sera ed era ora di tornare a casa.
Durante la notte Arc venne svegliato da un rumore strano, come di sassolini che cadono. Accese la torcia e vide, dietro il vetro della sua finestra, che una scoiattolina aveva accumulato una grossissima quantità di nocciole belle tonde. Mentre il bimbo cercava di avvicinarsi, la bestiola cominciò a parlare:
“Arc, sono la mamma di Giaggiolo e sono una fata che per un incantesimo venne trasformata in scoiattolo. Tu mi hai liberato e io ti faccio due doni per la tua mamma: queste nocciole che si sposano con la dolcezza bianca che la mamma nasconde e un  consiglio: quello di cercare nella credenza l’oro che si scioglie nel riso.” Detto ciò scappò via.
La mattina seguente Arc raccontò tutto alla mamma e le consegnò le nocciole che erano bellissime.
La mamma ci pensò su e poi sorrise: aveva capito. Aveva trovato la magia giusta.
Tolse dal frigorifero le tre confezioni di cioccolato e dalla dispensa lo zafferano e con gli altri ingredienti che aveva in casa fece una torta d’ORO… buona buonissima come il suo bimbo generoso.


CROSTATA D'ORO 
con ganache di cioccolato bianco, zafferano e nocciole.

Ingredienti per la base:
150 gr. di farina bianca
50 gr. di farina di nocciole
50 gr. di farina di mandorle
2 cucchiai di zucchero di canna
150 gr. di burro freddo a cubetti
1 uovo grosso
2 cucchiai di acqua gelata
1 pizzico di sale.

Ingredienti per la ganache:
gr. 300 di cioccolato bianco
gr. 200 di panna da montare fresca
2 bustine di zafferano
150 gr. di nocciole tostate e tritate grossolanamente

Ingredienti  per la decorazione:
150 gr di zucchero bianco
100 gr (scarsi) di nocciole tostate tritate finemente
1 cucchiaio di miele
1 cucchiaino di limone


Procedimento per la base:
Mettere la farina, lo zucchero ed il sale in un robot da cucina con la lama metallica e frullare utilizzando la funzione pulse.
Unire il burro e azionare nuovamente la funzione pulse sino ad ottenere un composto di grosse briciole.
Aggiungere uovo e acqua e azionare la funzione pulse fino a che si formerà un impasto.
Compattare l’impasto in un foglio di pellicola dando la forma di un disco abbastanza spesso, tenerlo a riposo in frigorifero per almeno 30 minuti.
Imburrare lo stampo scelto (Io ho usato un NUOVISSIMO stampo quadrato con fondo rimovibile di cm.25x25) , stendere la pasta su una superficie fredda tra due fogli di carta forno, infarinare la tortiera e rivestirla con la pasta rinforzando i bordi (se diventa troppo morbida, prima di rivestire la tortiera rimetterla in frigorifero).
Far raffreddare la tortiera ricoperta in freezer  per 10/15 minuti.
Preriscaldare il forno a 200°C per circa 20 minuti. Coprire la pasta con un foglio di carta da forno e riempire con i fagioli secchi- Cuocere *in bianco* per 10 minuti con forno statico, abbassare la temperatura a 190°C. Eliminare carta e fagioli e proseguire la cottura per altri 5/10 minuti finchè la pasta sarà dorata.
Togliere la tortiera dal forno e sformare il guscio SOLO quando sarà ben raffreddato.

Procedimento per la ganache:
Spezzettare tutto il cioccolato bianco in pezzetti piccoli.
Scaldare la panna sino a bollore. Sciogliere le 2 bustine di zafferano.
Togliere dal fuoco. Versare la panna bollente sopra le scaglie di cioccolato e mescolare velocemente con una frusta sino a che si sarà sciolto completamente.
Aggiungere le nocciole e, quando si sarà intiepidita versarla nel guscio di frolla. Far rassodare in frigorifero almeno 3 o 4 ore prima di tagliarla.

Procedimento guarnizione guarnizione:
Sciogliere in un pentolino lo zucchero con il miele sino a che cominci a colorarsi. Aggiungere il cucchiaino di limone e le nocciole tritate.
Quando tutto sarà amalgamato bene, versare il composto su una superficie fredda ricoperta da un foglio di carta da forno (meglio sarebbe su una superficie di marmo leggermente unta d’olio di semi). Stenderla in una striscia sottile tra 2 fogli di carta da forno.  Dare la forma desiderata (attenzione che scotta!!) aiutandovi con delle presine.  Quando sarà finalmente fredda posizionarla sulla ganache.

Con questo dolce partecipo al contest Colors and food  del mese di Febbraio di Essenza in cucina. 

e al contest di Dolcidelizie : Il Re della tavola.. il cioccolato. per la sezione Dolci.