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Visualizzazione post con etichetta biscotti. Mostra tutti i post
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lunedì 13 dicembre 2021

Aria di Natale e le stelle zenzero e cacao.



Eccoci al periodo per me più critico dell'anno. Per me inizia già dal mese di Novembre e mi assale un'oppressione perché tutte le cose tristi della mia vita sono accadute in questo periodo e, avendo una memoria da elefante per le date e le ricorrenze (anche quelle più tristi), con l'inizio di Novembre comincia ad assalirmi la tristezza e la malinconia.

Vorrei chiudermi in una stanza e svegliarmi con l'anno nuovo ma, poi, lentamente contagiata dall'entusiasmo di mia suocera che ritorna bambina ed è felice come una Pasqua, comincio a togliermi la maschera del Grinch e a reagire.

mercoledì 6 gennaio 2021

LA MIA EPIFANIA ED I MIEI BISCOTTI SARACINI


 

Due anni. Due lunghi anni di assenza dalle mie passioni: la cucina e le parole.

Dicevo: due lunghi anni prima della mia Epifania.

In questo tempo sono stata travolta da millemila eventi (i più difficili) che mi hanno cambiata. Alcuni mi hanno segnata e creato mille problemi, altri mi hanno risolto alcuni problemi. Non ultimo il fatto che.. sono ESODATA. 

Dopo ben 39 anni (quasi) di lavoro mi sono licenziata ed ho deciso di approfittare di una ristrutturazione interna alla mia Azienda ed accettare un inaspettato "incentivo all'esodo" avviandomi ad un avvicinamento alla tanto agognata pensione.

Quasi non ci credo! Da essere sempre in pista in un eterno correre sulla ruota del criceto per tentare di trovare un equilibrio tra Famiglia ed impegni lavorativi, mi sono catapultata nella tranquillità di poter usare il mio tempo per riorganizzare la mia Famiglia, la mia Casa, la mia VITA.

Inutile dire che risento ancora degli strascichi di tutte le attività che ho sempre rimandato a "tempi migliori", ma (fortunatamente) posso tornare a ritagliarmi un po' di respiro per assecondare qualcuna delle mie passioni: una tra tante la cucina.

Non che abbia mai smesso di cucinare ma, visto i ritmi frenetici ed il susseguirsi di eventi sempre più imprevedibili, vi confesso che molte volte mi sono trovata a dover risolvere un pranzo o una cena con la modalità "apri la busta - svuota la busta - trangugia e passa ad altro". Tutto questo mentre Arc e Martirio hanno mostrato una pazienza infinita e mi hanno assecondato senza mai lamentarsi.

mercoledì 5 aprile 2017

FROLLINI ALLE NOCCIOLE PROFUMATI ALL'ARANCIA PER CONTRASTARE LA MAREA.


Ultimamente mi sta assalendo ad ondate.
E' una marea che mi trascina lontano dalla terraferma.
Come l'acqua torbida che si alza fino a sollevarmi dalla stabilità del terreno che mi ha sempre sostenuto; i piedi sfiorano il fondale stabile ma non fanno presa.
Mi pare di continuare a camminare ma di rimanere sempre nello stesso punto o peggio, di indietreggiare.
Non un ramo per aggrapparmi; non un segno del paesaggio che muti; non un'idea di percorso che "avanza".
Indietreggio e vedo la terraferma allontanarsi e mi assale un misto di rabbia e angoscia per non riuscire a superare l'ostacolo. Forse perché non ci sono ostacoli, ma solo questa forza che mi trascina indietro.
Nel mio cammino ho dovuto spesso "cambiare passo" e, confesso, ultimamente ho scoperto di essere meno "elastica" di prima. 
Faccio fatica ad assorbire i cambiamenti.
Sarà perché ho già fatto il "giro di boa" e mi sono guadagnata il diritto di essere più esigente e con i piedi per terra. Non sopporto più il pressapochismo, gli ignoranti quando fa comodo, l'alterigia, la supponenza e non ne faccio mistero. 
Ho imparato che la famosa "parete frontale", che da giovane mi faceva evitare i contrasti ed essere un poco più diplomatica, beh! ora è caduta (come dice la mia amica Lucia) e vien fuori tutto il mio disappunto. Senza filtro. Nero come il caffè che amo.
Nonostante tutto però cerco di tenere il passo. 
Accetto ancora una sfida dopo l'altra anche se il periodo di adattamento ai cambiamenti si allunga ogni volta.
Quello che poi mi manda fuori di testa è vedere quanto il tempo necessario per il "fare" diventi sempre più lungo, giorno, dopo giorno, dopo giorno.
Quindi mi perdo il gusto di dedicarmi alle cose che mi piace fare. 

giovedì 26 gennaio 2017

BACI DI DAMA SENZA GLUTINE E L'ANNO CHE VERRA'



Ho appena ricominciato a scrivere e condividere pensieri (pochi e confusi) e ricette (che andavo accumulando). 
Ho appena intravisto la luce alla fine del tunnellellelle delle corse di fine anno con le chiusure clienti; visite parenti; appuntamenti scolastici; regali; cene; aperitivi; influenze et similia,  e già mi crogiolavo ignara nella ferma convinzione che l'annus horribilis (quello funesto e bisesto per intenderci), fosse finito.
Nemmeno finito di esprimere questa speranza e già sono rotolata dentro una nuova sequenza di congiunzioni astrali negative.
Che poi io nemmeno ci credo tanto, agli oroscopi!
Mi ricordo ai primordi della mia esperienza lavorativa, quando ancora si usavano le macchine da scrivere meccaniche e le veline e le carte carbone (ed i maledetti nastri che ti marchiavano le impronte quando cercavi di sostituirli), una vecchia segretaria che non muoveva un passo senza avere consultato prima l'oroscopo. 
Ogni giorno dileggiava me ed una collega con il vediamo-che-consiglia-l'oroscopo ed era la prima ad acquistare ASTRA ogni inizio anno ed a farci una testa tanta su cosa ci aspettava e non ci aspettava nel futuro.
Ho sempre preferito l'incognita de "l'anno che verrà".
Rotolata (dicevo) dentro questo anno che nulla ha da invidiare al suo predecessore quanto a situazioni ansiogene.

domenica 13 novembre 2016

I cuoricini alle mandorle e la menopausa



Arriva per tutti la mezza età.
E' quella fase della vita dove crescono gli acciacchi ed alle donne calano culi e tette.
Pure la pazienza cala ma, per noi donne, questo calo è giustificabile con la parola MENOPAUSA...
E, mentre la pazienza (e non solo) cala, crescono gli impegni, le responsabilità nei confronti della famiglia.
Ti trovi a lottare con giovani in piena tempesta ormonale e che si affacciano alla terribile età dell'adolescenza fatta di "NO" "NON ORA" "LO FACCIO DOPO". Ed intanto i vestiti si accumulano sulle sedie, i libri sparsi per casa, squilli delle chat imperversano mentre si sono barricati in bagno (ovviamente quando devi uscire e vorresti darti un colpo di spazzola per non spaventare i passanti).
Ti rendi conto che ci sei passata anche tu (secoli addietro, ovvio!!) e che forse potresti provare con toni più morbidi a far cooperare l'adolescente di casa, ma poi se non urli ti prende sottogamba, ti ignora. 
Urlando invece provochi il Martirio che ti rimarca che stai diventando intrattabile - "sarà la menopausa" (e ridaje!) e che il tuo tono di voce è troppo alto.
Per non peggiorare la situazione con il Martirio adotti quello che io chiamo "urlo sottovoce" che ha la stessa imperiosità di un grido a piena voce, ma che (in compenso) ti fa sembrare la protagonista di Poltergeist prima di essere esorcizzata.
Risultati: pochini; mal di gola: frequenti.
A questo vorresti trovar conforto nella parte "matura" (93!!) della parentela ma lì è in atto il processo inverso.
Padre ultranovantenne diventa come un bambino. Fa gli stessi capricci, arrivando al punto di accentuare la sordità (io sono convinta spenga addirittura l'apparecchio acustico) quando si affrontano argomenti che non lo interessano.
Quindi, nel vano tentativo di farti capire, stai gridando nel ricevitore del telefono mentre il babbo insiste a rispondere tutt'altro con la scusa che "non sente bene" o "non ha capito".
Ti rifugi nelle pulizie di casa, da anni immemori unico modo reattivo di farmi passare il nervoso. Lì la "mezza età" torna a farsi sentire: la schiena si blocca, ti viene l'asma per la polvere smossa, l'orticaria perché non ti sei mai abituata ad usare i guanti di gomma con i detersivi...
Che fai? Esci! SHOPPING!!!!

domenica 17 aprile 2016

Mojito e sablé per #MTC56 e perché sono "agile" e festeggio!!!



Sono "agile". In Italiano, perché in Inglese sarei "smart".
No, non sono uscita di senno. 
Sono solo felice. 
Felice di avere ottenuto di poter lavorare da casa, risparmiando due ore e mezza di tragitto ed potendo farlo mentre Arc studia nella stanza accanto.
Sono tre settimane che ho iniziato questa avventura ed i risultati sono molteplici: dallo esser più concentrata a vedere rendere di più la mia giornata.
Per non contare che ho ri-guadagnato due ore e mezza della mia vita e veder rientrare mio figlio a casa e poter far la "pausa caffè" mentre lui fa merenda, non ha prezzo.
Se mi capita di dovere finire un lavoro oltre orario? Nessun problema a "far tardi", non devo più pensare a fare un percorso poco "simpatico" al buio o dover aspettare mezzi pieni di gente.  
Insomma: mi par di essere rinata.
Riesco persino ad essere meno nervosa e se ne sono accorti pure Arc ed il Martirio!
Quindi festeggiamo e festeggiamo con un'altra ricetta per la sfida lanciata da Dani & Juri del blog Aqua e Menta : I biscotti di frolla per #Mtc56.

Una ricetta con la frolla l'ho già proposta qui, ora mi sono cimentata con i sablé.

domenica 10 aprile 2016

I'M BACK! Una ricetta regalata e i biscotti alla marmellata di arance amare e cannella per #MTC56



Dopo un periodo di pausa dalla sfida che ha conquistato il WEB, mi sono rimessa in pista.
Mancare lo scorso mese alla sfida di Mtchallenge è stato difficile ma, tempi troppo ristretti e impegni soffocanti mi hanno tolto la possibilità di far lavorare il mio ultimo neurone.
Highlander ha riposato. 
Ussignur, debbo confessare che sono passata da un paio di pescherie ben fornite (una di queste nel famoso mercato coperto di Piazza Wagner, detto anche CARTIER) per vedere se riuscito a trovare un paio di ingredienti e far contenta Annamaria con un brodetto di pesce un po' lacustre. Nulla da fare. Niente di quello che volevo era disponibile.
Quindi mi sono rassegnata a giocarmi il Jolly e a passare la mano.
Poi la bella scoperta del nuovo tema del mese: i biscotti!
Dani e Juri  di Acqua e Menta, grandissimi vincitori della sfida sul brodetto, mi hanno fatto un grossissimo regalo! Adoro i Biscotti.
Di biscotti ne ho sempre preparati tantissimi dai frollini ai cookies americani. Tutto per compiacere i due XY.
Ultimamente poi ho ripetuto parecchie volte (con qualche aggiustamento in corsa a seconda dei gusti) una ricetta di frollini che mi ha gentilmente girato una collega.
La scelta è caduta su questi per la presenza di un grasso alternativo: la margarina.
La prima volta che li feci fu in occasione di una visita di una mia amica intollerante ai latticini. Non sapevo cosa proporre con il te che le avrei offerto e... mi sono ricordata dei biscotti di Lorena...

lunedì 1 febbraio 2016

BISCOTTI MANDORLA E LIMONE MY WAY...PERCHE' DA UNA RICETTA FARLOCCA PUO' VENIRE ANCHE DEL BUONO.


Sarà capitato anche a voi...
No. Non è la canzone della Vartan (e qui mi rivelo d'antan, giusto per far rima) e
non è nemmeno la versione di Mina.
E' il mantra che mi ripeto da quando, in rete, ho trovato una ricetta di biscotti di una blogger di spicco e mi sono decisa a farli.
Senza se e senza ma ho preso nota di dosi ed ingredienti e...via! Si comincia!
Poi mi sono ritrovata con un impasto molle e colloso che NON si riusciva a gestire. 
Per cui, proprio perché odio dover buttare il tutto, ho cominciato ad aggiungere ingredienti (con uno ho dovuto addirittura raddoppiare la dose - ça va sans dire!) nonché, visto che modificare dovevo modificare, aggiunto altri ingredienti per rafforzarne il sapore.

giovedì 30 ottobre 2014

I biscotti di Snoopy, ovvero i Chocolate Chips Cookies.



Biscotti: la passione di mio figlio Arc.
Spesso li compro al supermercato ma, quando ho un momento di tempo, li faccio io, anche per provare nuove ricette.
Così, sabato scorso, mi sono messa a consultare il nuovo libro di dolci americani di Alessio Baù ed ho trovato una ricetta che sicuramente sarebbe piaciuta ad Arc (ed a me ça va sans dire...) 
Mi sono ricordata che, in una delle nostre puntate (rare ma moooolto richieste) in uno dei locali che sono sorti a Milano, dove si trovano i dolci più americani che americani si possano, Arc aveva preso un biscotto con il cioccolato assieme ad una tazza di cioccolata fumante.
Avete presente? Uno di quei biscotti da Snoopy, quelli che parlano da tanto sono buoni: i chocolate chips cookies.

giovedì 12 dicembre 2013

BISCOTTI PER LO SMEMORATO DI CASA.



Una normale giornata d'inferno in ufficio. Il telefono non smette di squillare e anche il video continua a proporre un rebus dopo l'altro.
L'orologio nell'angolino a sinistra continua a *tirar lungo* e le 12.30 non arrivano mai.
Poi, sul fil di lana,la solita telefonata del cliente inopportuno che se ne fa un baffo della mia pausa pranzo.
Pranzo! Pausa scrittura, direi, visto che spesso e volentieri mangiucchio qualcosa mentre digito il prossimo post da pubblicare.
Dicevo: sono al telefono con il cliente quando una vibrazione mi scuote: il telefonino vibra. Toh, è un messaggio!
Sul visore il nome della Mitica Maestra di mio figlio.

sabato 2 novembre 2013

DUE NOVEMBRE ... E IL MIO PAN DI MORT



Due Novembre,
i ricordi
tornano 
e si trasformano in preghiera.
Resta il dolore
lieve
radicato nel cuore
il non aver più il contatto fisico
anche se gli occhi vedono.
Vedono che il tempo passa 
e vicino ai nostri passi
nei nostri gesti
vediamo i gesti di chi non c'è
di chi ogni giorno ci accompagna.
Restano vividi
nei nostri racconti ai figli
nel ritmo che si ripete.
Fine che vuol essere inizio.
Dolore che vuol essere pace.


Da questi ricordi affiora un dolce, amato da mia madre che comprava dal panettiere ogni anno.
A Milano, i panettieri, per *godere* le paste avanzate, i biscotti rimasti invenduti, han creato questo che non è proprio un dolce ma uno sfizio. 
Sa di spezie, di mandorle e di canditi, di frutta secca aggiunta per arricchirlo.
Ogni panetteria ha la sua ricetta e la mia, presa da un vecchio libro di ricette, è stata adattata per *godere* di quanto mi resta in casa.
La ricetta originale prevedeva i fichi secchi ma io avevo le albicocche secche, prevede canditi ma a noi non piacciono particolarmente e la nota agrumata è stata data da 60 g di zenzero candito che mi fissava da un vasetto della dispensa.
Quindi, per questo dolce tradizionale, la ricetta è la *mia* ma non è migliore ne peggiore di tutte le altre che sono in commercio.

PAN DI MORT.



Ingredienti per circa 15 pezzi di pan di mort.

250 g di biscotti secchi *vecchi* misti.
125 g di farina 00
150 g zucchero
80 g di albicocche secche tagliate a pezzetti piccoli
60 g di zenzero candito tagliato a pezzetti piccoli
50 g di mandorle pelate e tritate grossolanamente
1 cucchiaino da te di lievito per dolci
2 albumi
vino bianco secco
1 cucchiaino da te di cannella (io ne ho messo 1 e 1/2.. adoriamo la cannella)
zucchero a velo per decorare.



Ridurre in polvere finissima i biscotti secchi, aggiungere la farina, alle mandorle e alle albicocche spezzettate.
Unire lo zucchero, la cannella,i pezzetti di zenzero ed il lievito.
Incorporare i due albumi, e aggiungere a cucchiaiate il vino bianco secco sino ad ottenere un impasto morbido, ma NON liquido.

Foderare la placca del forno con carta forno e formare dei piccoli pani allungati aiutandosi con un cucchiaio inumidito.

Disporli sulla placca distanziati (aumenteranno poco in cottura).

Infornare ad altezza media in forno a 175° non ventilato.

Cuocere per 35/40 minuti (non saran asciutti subito ma NON prolungate la cottura, altrimenti diventeranno duri come un sasso!)

Spolverizzare con zucchero a velo appena usciti dal forno.

Far raffreddare su una gratella.


lunedì 28 ottobre 2013

AUTUNNO, LA NONNA E LA RICERCA DELLA RICETTA PERDUTA DEL PAN DE MEJ.



C'e una stagione che per me è magica. Lo è sempre stata, da quando ero una bimba che andava a scuola.

Apprezzo la Primavera dove tutto sembra nuovo, pulito, buono.

Subisco l'Estate con i suoi colori forti e violenti con i suoi caldi che ti lasciano stremata. Le giornate che sembrano non finire mai e col sole che lascia a malincuore spazio alla luna mentre ancora vorrebbe dominare il tempo.

Poi si cambia il ritmo della danza.
Piano piano tutto rallenta il passo, come dopo una corsa per una discesa impervia, dove hai preso la rincorsa e ti sei trovato trascinato verso il basso dalla pendenza della china. Le gambe ed i piedi inizialmente ti dettero la spinta per cominciare a muoverti, poi ne sono stati trascinati. 
Han scansato ostacoli, ma non tutti.
La discesa sembrava interminabile, lunga, trascinante e poi....poi la pendenza cambia.

Il passo si fa più lento, le giornate meno intense e arriva l'Autunno. 
Da il tempo l'Autunno.
Un tempo lento, che ti da modo di alzare lo sguardo mentre cammini, di scoprire quel che hai attorno.
Ciò che ti sembrava bello e forte si è svuotato di contenuti.
Resta a volte come un guscio vuoto che non risponde.

I colori, le sfumature le cogli solo adesso, in Autunno, mentre le foglie inventano ogni attimo una nuova tonalità di luce.
La Natura compensa con il colore, la mancanza di calore, lo scemare dell'energia e dei ritmi di vita.

E fa regali, l'Autunno, doni preziosi e doni falsi.
Gli uni li trovi a fatica scansando spine, o pulendoli dal terreno che resta addosso sembran di poco valore ma son doni schietti. 

Gli altri li guardi da lontano. Sembran belli ma non han utilità, marciran tra i resti delle foglie cadute.

L'autunno fa riscoprire il calore di casa, di un fuoco che scoppietta, di piccole quotidianità che riempiono la vita.

Fa cercare tra i ricordi, la ricetta di ciò che nonna Maria mi preparava in primavera, quando i fiori del sambuco erano profumati piccoli doni da far affondare nell'impasto di farina gialla. La stessa ricetta che replicava con lo sciroppo di fiori di sambuco in Autunno, per un *pane* che era in realtà un biscotto tondo, friabile e profumato.
Quella ricetta l'ho cercata invano, nel quaderno coperto da quella scrittura precisa che affievolisce ogni volta che lo apro.
L'ho cercata anche tra i libri che nonna aveva sulla mensola della cucina.
Non sono stata capace di ritrovarla e ho, negli anni, provato e riprovato ricette recuperate da libri e da riviste, senza che mai eguagliassero quelli di nonna, quelli dell'Autunno perchè è il momento perfetto per mangiarli.
Di tutte quelle provate, al momento, questa è quella che mi ricorda di più i suo *pan de Mej* che faceva probabilmente a memoria, senza dosi, con la precisione che solo la pratica ti porta.
Ve la giro, anche se non è ancora la definitiva, perchè a me la ricorda molto.
L'autunno e la cioccolata aspettavano questo pezzo di biscotto dal colore dell'autunno.

PAN DE MEJ ... o quasi 


100 g di farina di mais finissima (Fioretto)
100 g di farina 00
75 g di zucchero semolato
75 g di farina di mais da polenta 
75 g di burro fuso
1 uovo intero e 1 tuorlo
15 g di lievito di birra fresco
i semi di 1 bacca di vaniglia (Madacascar... dono di un'amica)
3 cucchiai di sciroppo di sambuco 
1 pizzico di sale, zucchero a velo per guarnire


Setacciare sulla spianatoia le tre farine, formare una fontana e versarvi lo zucchero semolato mescolato ai semi della bacca di vaniglia, le uova, il burro fuso ed il lievito sciolto nello sciroppo di sambuco, e cominciare ad amalgamare con una forchetta.
Aggiungere 1 pizzico di sale. Formare una sorta di palla (sarà poco compatta e tenderà a non lievitare quasi). 
Fatela riposare al caldo in una ciotola di vetro coperta da un panno umido o dalla pellicola trasparente per 60 minuti.
Scaldare il forno (se a gas a 200° se elettrico 175° statico) 
Formare dei panini tondi, leggermente schiacciati ai bordi e disporli distanziati sulla placca del forno ricoperta da carta forno.
Spolverare di zucchero semolato prima di infornarli.
Far cuocere per 30 minuti (se il forno è quello a gas) o 20 (in forno elettrico) facendo la prova dello stecchino per saggiarne il grado di cottura.
Farli raffreddare su una gratella dopo averli spolverati con zucchero a velo.


Note mie
- la farina da polenta che ho usato è quella di Storo, un po' rustica ma il sentirla *cantare* sotto i denti non è affatto una sensazione sgradevole.
- lo sciroppo di sambuco che ho usato era comprato (IKEA, lo confesso) e temo che il fatto che abbia reso *meno* intensamente il suo aroma mi fa decidere di provare a realizzarlo l'anno venturo, a primavera, con fiori freschi.
- Mi aspettavo una lievitazione, seppure limitata dato la presenza di farine più *pesanti*, ma il lievito ha solo fatto si che fosse meno *gnucco* l'impasto e più friabile il biscotto, quindi mettetelo.
- Fare attenzione ad infornare a metà forno, altrimenti il fondo del biscotto si brucerà.





mercoledì 16 ottobre 2013

Mamma mia dammi cento lire ...e ... la colazione americana a Little Italy


Sono Italiana sin dal risveglio. 
La colazione per me è fatta di caffè caldo, ristretto, al limite un cappuccino con tanta schiuma e dolcezza fatta di biscotti, di panbrioche con la marmellata, magari la mia fatta in casa.
Yogurt e frutta, alla peggio, ma sempre sul dolce... mai sul salato.
Proprio non mi riesce di mangiare salato di prima mattina.
Mi hanno tentato con le scrambled eggs in Inghilterra, i french toast e bacon fritto. Anche a NY ho visto piatti che nemmeno a mezzogiorno avrei mai digerito e mi sono rifugiata nella caffetteria della Trump Tower per un muffin gigantesco ed una spremuta d'arancia che mi han tolto dalle narici l'odore delle uova che, di prima mattina, han l'effetto di un pugno nello stomaco.
Pertanto, quando questo mese, per la solita sfida di MTChallenge, è stata proposta la colazione americana, ho pensato: ok , gioco il jolly e salto la sfida.
Poi ho pensato che mi sembrava di fare un torto alla mia amica Roberta, con la quale scambio battute demenziali nelle pause delle mie giornate, per dimenticare lo stress della vita moderna. Lei che è di persona proprio come si *scrive*, piena di emozioni che traboccano e che ho scoperto essere tanto simile a me. 
Roberta che dall'Italia è lontana da un po' e si divide tra Olanda e Francia rincorrendo marito, figlia, famigliari...
Ho pensato a Lei, ed ai tanti Italiani che han fatto la valigia e via, inseguendo un lavoro e un'occupazione che nel loro paese faticavano a mantenere.
Ho pensato a tutti quegli Italiani che, come il mio trisnonno, si imbarcarono per *l'America* per cercar fortuna e nel farlo si portarono nelle valigie ricordi e pezzi di cuore e tra i ricordi anche quelli dei sapori di casa.
Ho pensato ad Alex, un bravissimo Chef che ha lasciato da poco Genova, la sua Zena, per cominciare una nuova avventura in Florida.

mercoledì 19 dicembre 2012

QUANDO NATALE ARRIVA ... SA DI BISCOTTI



Incalzante anche quest'anno il periodo pre-natalizio.
Con le mille e mille cose da fare: i regali, le letterine dei doni da far recapitare...e i regali golosi da fare.
Si, i regali golosi. Da anni ho cominciato a regalar ad amici, parenti e colleghi: marmellate, biscotti, torte e sali profumati. Il tutto fatto rigorosamente dalle mie mani. Il mio forno in questo periodo si può dire che non fa tempo a raffreddarsi che già lo sollecito di nuovo.
La voce si è sparsa e, spesso, vengo *indirizzata* sul genere di regalo richiesto.
Uno di questi riguarda i miei cantucci (quelli col cioccolato li ho descritti qui) che ho preso a modificare per avere un po' di varianti da proporre ai miei *clienti*.

lunedì 12 marzo 2012

Le magie della mamma e i chocolate crinkles cookies




Tutte le merende di Arc erano sempre state speciali. La mamma da sempre dichiarava guerra alle merendine della pubblicità. Niente e nessuno la smuoveva dal prepararle lei personalmente dolci o salate.
Quindi ogni sabato, lei ed Arc decidevano quale ricetta realizzare e non erano mai (o quasi mai) le stesse.
C’erano i muffin al cioccolato, le cupcakes alle mele, la torta con le mandorle, i cantucci con il cioccolato.
Ma c’erano anche le focacce con il sale rosa dell’Himalaya, i panini dolci con il prosciutto crudo buono del signor Franco. Insomma nel suo cestino della merenda Arc non trovava mai monotonia ed i suoi compagni gli invidiavano le sorprese golose che vi trovava.
La mamma poi lo coinvolgeva direttamente nella realizzazione delle merendine, vuoi per scegliere assieme la ricetta, vuoi nel realizzarla assieme. Anche quando trascorrevano il fine settimana in campagna, riuscivano ad inventare qualcosa di diverso, cucinandolo nel forno a gas che faceva disperare la mamma per la faccenda dei gradi. Infatti la mamma brontolava spesso perché le temperature del forno non erano mai giuste e, pur di non sbagliare o bruciare tutto, la trovavi spesso in una buffa posizione: inginocchiata davanti al forno come ci si inginocchia in chiesa, ma qui non si sussurravano preghiere bensì minacce del tipo *se me la bruci (la torta) ti rottamo* o simili.

Quel giorno erano appunto andati a trascorrere il fine settimana in montagna e la mamma aveva pure deciso che si sarebbe dedicata a riordinare la dispensa. La dispensa consisteva nel mobile marrone scuro che si trovava nella cucina. Era un mobile che aveva una storia, una vita e che portava tanti ricordi con se.
La mamma gli aveva raccontato che il suo bisnonno Pietro, che faceva il falegname a Rho, lo aveva costruito per la bisnonna Rosa che ne aveva visto uno simile in un catalogo… e se ne era innamorata. Era un mobile costruito con un solido legno scuro, lucidato a mano a cera. La parte sotto era molto capiente ed aveva tre sportelli lavorati con decorazioni a sbalzo e colonnine e tre capaci cassetti in uno dei quali, quella peste del nonno Nino, da bambino aveva imprigionato il gatto grigio.
La parte superiore aveva tre vetrinette con delle decorazioni simili ma in ferro battuto.
Questo mobile elegante ma un po’ austero, aveva seguito i bisnonni da Rho alla casa nuova di Milano, dove poi era passato in eredità alla zia Tere. La mamma ricorda che, da piccina, la zia Tere la faceva giocare con la sua bambola di bisquit, con capelli ricci e neri e con il vestitino bianco e rosso e le scarpette verdi, che veniva poi riposta in una parte del mobile.
Ora, la credenza spagnola faceva bella mostra di se nella casa di campagna dove il papà aveva dovuto faticare (e non poco!) per farcela entrare. Questo mobile, a detta di mamma, era un po’ il mobile fatato e nascondeva dei tesori. Spesso la mamma ritrovava cose che si era dimenticata di avervi riposto e che diceva essere comparse per magia.
Quella domenica, per esempio, comparvero per una di queste magie due inaspettate tavolette di cioccolato fondente, di quello buono, che la mamma destinò a dei biscotti speciali che avevano un nome strano…

Chocolate crinkles cookies



Ingredienti:
55 g di burro
225 g di cioccolato fondente
100 g di zucchero semolato
2 uova grandi
210 g di farina
un pizzico di sale
1 cucchiaino di lievito
120 grammi di zucchero a velo
1 cucchiaino di estratto di vaniglia

Sciogliete prima il cioccolato con il burro e lasciarlo intiepidire, nel frattempo sbattere le uova con lo zucchero per 3-4 minuti con una frusta elettrica. Unire l’estratto di vaniglia e il cioccolato fuso.
Mescolare a parte la farina il lievito e il sale e unirli al impasto di cioccolato preparato precedentemente, coprire con la pellicola e lasciare in frigorifero per almeno 2 ore (la consistenza ricorda quella del salame al cioccolato prima che si solidifichi).
Formare con questo impasto (ungendo prima le mani con un poco di burro) delle palline grandi 2-3 cm e passarle in una scodella dove avrete messo lo zucchero a velo.
Lo zucchero dovrà coprirle interamente. Rivestire una placca con carta forno e adagiare le palline distanziate(tendono ad allargarsi in cottura).e cuocere a 170 gradi per 8-10 minuti (il cuore deve rimanere morbido quindi anche se vi sembrano ancora un po’ mollicci toglieteli dal forno) e lasciare raffreddare su di una gratella.

sabato 11 febbraio 2012

Un San Valentino speZiale!



ARC quella mattina non c'era con la testa. La maestra lo aveva ripreso più volte e questo, a lui, non era piaciuto affatto e men che meno sarebbe piaciuto alla mamma.  

Durante l’intervallo poi non era nemmeno riuscito a giocare con i compagni da tanto era con la testa persa nei suoi pensieri....

Fuori da scuola  aveva trangugiato la merenda provvidenziale della nonna, ma senza entusiasmo perché aveva un problema e non sapeva come uscirne.  La soluzione poteva venire solo dalla mamma… lei un’idea di cosa si aspettano le femmine poteva averla e gliela avrebbe detta senz'altro!

Mentre aspettava la mamma si guardò i cartoni preferiti così il tempo passò in fretta e, quando arrivò, la investì subito:
*Mamma, posso dirti una cosa? Come si fa a chiedere ad una femmina se vuole diventare la tua fidanzata?*

Ecco! Lo aveva detto. Tutto d’un fiato, come i segreti, i sogni e le formule magiche.  La mamma lo guardò serissima  e sempre seriamente gli rispose:
*Basta chiederglielo!* E già: fosse facile! Ma come?!

Poi la mamma gli chiese di chi si trattasse. 
Della compagna nuova? No, lei non gli aveva mai dato retta ed ora c’era Vì, con i suoi occhioni azzurri e furbissimi che gli sorridevano dietro i riccioli!
Anche alla mamma piaceva Vì. Era una compagna della scuola materna che poi, alle elementari, non era più stata in classe con Arc , ma la vedeva tutti gli intervalli…. e i martedì (tutti i martedì!) facevano la strada assieme.

*Chiediglielo, senza giri di parole. Ma fallo quando siete soli, senza i compagni attorno che potrebbero schernirvi!*

Caspita! La mamma era capace di rendere sempre semplici tutte le cose, anche quando erano ingarbugliate come certi nodi che si formano sulle stringhe delle scarpe da ginnastica, e che non si smollano nemmeno a tirare con tutte le forze. Anzi, più tiri e più si stringono. Poi arriva la mamma e…. zac… si disfano come per magia!

L’indomani, al ritorno da scuola, la mamma era già arrivata a casa e, quando rispose al citofono Arc, invece del solito *Siamo Noi!* le urlò *Siiiiiiiii! Mi ha detto di Siiiiiiii!*. 
Sulla porta abbracciò forte la mamma e le raccontò tutto d’un fiato la faccenda. 
Mamma sorrise dicendo che lo sapeva che Vì avrebbe detto si! (Ma come faceva la mamma a sapere sempre tutto su di lui?!)
Arc sorrise ma ancora non accennò a tornare a giocare, anzi, si dondolò un po’ sui due piedi come se mancasse ancora qualche cosa.  Poi tutto d’un fiato:*Mamma che faccio di regalo a Vì per SanValentino? Sarà tra una settimana e…. non ho idee…*

La mamma suggerì un biglietto carino, con un disegno, ma ancora mancava qualche cosa. Va bene il disegno ma… Arc voleva qualche cosa di concreto. 

*Mamma Vì ama i dolci e tutte le volte che ci troviamo all’intervallo guarda sempre la mia merenda. Sai le tue torte? Facciamole una torta!* 
No, mamma disse che la torta non poteva andare bene ma di lasciarle il tempo di pensare… giusto qualche giorno avevano tempo.

Qualche giorno prima di SanValentino, la mamma accese il computer e chiamò Arc a guardare il video. 
Una pagina bianca, una fetta di torta *strana*, fatta di pannolenci, si aprì sullo schermo e dei biscotti a forma di casetta, comparvero. 
La mamma disse ad Arc che era una ricetta di una sua amica che aveva un nome strano: La cucina di mamma (che nomi strani hanno i grandi a volte!), Disse che ci si poteva fare la forma che si voleva, come quando a Natale avevano fatto le decorazioni per la tavola. 
Poi, con fare furbo, tirò fuori lo stampino a forma di omino di pan di zenzero, quella grande, e una più piccina… un cuore (!) e le caramelle gommose rosse…
*Che ne dici di un omino con il cuore di vetro da regalare a Vì?* … altro punto per la Mamma…

Presero dalla dispensa gli ingredienti per Pan di zenzero!! ( ricetta presa da Coockaround di Lillaria) trascrivendoli dal blog di Loredana (quella dal nome strano)

800 gr farina
2 cucchiaini di zenzero in polvere
2 cucchiaini di cannella
1/2 cucchiaino di noce moscata
1/2 cucchiaino di polvere di chiodi di garofano
2 cucchiaini di lievito per dolci
pizzico di sale
200 gr di burro
200 gr di zucchero
300 gr di miele
2 uova

1 caramella gommosa rossa per il cuore.

Lavorarono il burro a crema, con lo zucchero, usando le fruste elettriche.
Quando la crema fu bella gonfia,  unirono le uova, uno alla volta facendole assorbire bene prima di aggiungere il successivo, alla fine unirono il miele.

Al composto aggiunsero la farina, le spezie profumate ed il lievito.
Lavorarono a lungo fino a formare una palla , la avvolsero in una pellicola e la fecero riposare  in frigo per almeno un'ora.

Trascorso il tempo del riposo, la mamma stese la sfoglia alta 4 mm. e Arc ritagliò gli omini nella pasta profumata. In petto agli omini, con la formina a cuore, fece un buco e li posò sulla teglia del forno ricoperta da carta oleata. Al centro del cuore bucato la mamma gli fece sistemare una caramella gommosa rossa (quelle che gli piacevano tanto!) e poi mise la teglia in frigorifero per una mezz’ora circa.

Poi mamma poi mise la teglia con gli omini in forno caldo a 180° per 12'.



Davanti al forno Arc trepidava: che ne sarebbe stato della caramella? Perché la mamma gliela aveva fatta mettere nel buco a forma di cuore? Certo che, a volte, le mamme sono ben strane!
Un miracolo! La caramella rossa cominciò a sciogliersi e maniman che si scioglieva, si allargava a coprire ed a riempire tutto il cuore dell’omino! Ma che magia! Sembrava vetro!
Tolsero i biscotti dal forno, li fecero raffreddare e… scrissero il nome con lo zucchero… li misero in una scatola di latta rossa come l’amore e le guance di Vì. San Valentino era lì in quella scatola, pronto da essere donato alla sua Vì!



Con questa ricetta partecipo al contest The Recipe-tionist con Flavia e Loredana 








e pure al contest Cucinando con il cuore - il contest degli innamorati  di L'aroma del caffè

mercoledì 8 febbraio 2012

I Cantucci al cioccolato ed il perché non mi piace il ciclismo….



Mio nonno Peppino vantava un’amicizia con il corridore Binda ed aveva la passione per il ciclismo. Ogni volta che la televisione trasmetteva una corsa ciclistica, lui imponeva un religioso silenzio silenzio e si godeva tutte le riprese, le salite, gli scatti che gli operatori inquadravano.

A me, sinceramente, lo sport del ciclismo non ha mai detto molto. Sarà che io la bici la uso solo raramente e solo come mezzo *alternativo* quando a Milano ci sono i blocchi alla circolazione, sarà che non sono particolarmente sportiva, non posso certo annoverarmi tra i fan dei vari *Giro d’Italia* o *Tour* che dir si voglia.

Con tutto ciò la mia non è proprio antipatia al mezzo. Il più delle volte si tratta di antipatia per i *ciclisti metropolitani* ai quali riconosco le difficoltà (le ho sperimentate personalmente!) di circolare in una Milano quasi del tutto priva di piste ciclabili, ma arrivo a questionare quando me li ritrovo sui marciapiedi già stretti ed in condizioni pietose. Divento di colpo sorda a scampanellate varie, invitandoli in maniera decisa, a utilizzare la sede stradale e non il poco spazio riservato ai pedoni.

Da qui a subire vendette da parte della categoria… non me lo aspettavo proprio!

Spiego.  Un paio di mesi fa, mentre dall’ufficio correvo a casa per dare *libertà* alla mia mitica suocera, e riprendere in mano la gestione del Cucciolo, sono stata punita duramente della mia indifferenza . Sono stata investita da una bicicletta! 
Il primo che prova a ridere lo tronco… uomo avvisato…. Il fatto è che più che ferita nel corpo, lo sono stata nell’orgoglio.
In primis perché *messa sotto* come una vecchina e, datosi che non sono più nel fiore degli anni (e questo mi rende particolarmente suscettibile)  ma nemmeno da casa di riposo, la cosa mi ha dato molto fastidio.

La caduta era stata completa. Nel senso che non inciampai solamente, ma finii lunga e distesa alla *gatto Silvestro* (come direbbe il Cucciolo) per il semplice fatto che il ciclista in questione proveniva in senso inverso di marcia, e che la bicicletta è notoriamente un mezzo silenzioso (e di suonare il campanello, ovviamente, non se ne parlò!!) e la sottoscritta non si aspettava di spiaccicarsi sul pavet di Piazza Castello.

Inoltre il tizio che mi ha investito insisteva nel dire che non avevo guardato alla mia destra prima di attraversare. Ovviamente gli feci notare che in Italia, si circola tenendo la destra, quindi nell’attraversare, si controlla prima la parte sinistra e poi la destra pensando che nessuno giunga contro-mano…. Vi risparmio tutta una serie di affermazioni da parte mia su quale sport sarebbe stato più congeniale al ciclista ….

Venni aiutata a rialzarmi da un gruppetto di persone. Il primo ad accorrere fu un ragazzo sui vent’anni che, una volta rialzatami, mi guardò fissa e con un sorriso angelico sentenziò: *Però! … la facevo più anziana!*
Provata nel fisico nonché ferita nell’orgoglio gli risposi secca: *Guarda che se era inteso un complimento… non ti è riuscito bene!*. Non pago del ferale affronto il baldo giovane ribadì: * Scusi, ma da dietro sembrava più anziana!* … e ridanghete! … Non so se fu la mia espressione trasformatasi da ironica in furiosa a fargli aggiungere con un sorriso a tutti denti *Però è caduta in maniera atletica!* .  Con il massimo dell’aplomb gli suggerii che, dopo avermi dato ben due volte dell’*anziana*, ed una volta dell’*anziana atletica*, nel caso intendesse in futuro fare un complimento ad un’appartentente al gentil sesso…  meglio astenersi… non gliene verrebbe nulla di positivo.

Tralascio le battute del Martirio, mentre il mio cucciolotto mi consolava dicendomi che non dovevo prendermela.

A premiare il Piccolo Saggio di famiglia, ci pensai poi, dando l’avvio alla produzione di questi cantuccini al cioccolato che sono spettacolari e che, se debitamente occultati ai golosastri, possono durare giorni in una scatola di latta chiusa.

La ricetta e la prima esecuzione degli stessi, risalgono ad almeno 25 anni fa, quando ancora la rete della Svizzera Italiana, di sera, trasmetteva un programma sulla cucina….

CANTUCCI AL CIOCCOLATO!

Ingredienti:
1 kg. farina 00
300 gr zucchero
4 uova intere
1 bicchiere di latte
100 gr. burro fuso
1 bustina di lievito in polvere
1 bustina zucchero vanigliato
2 cucchiai di miele
200 gr di cioccolato amaro (al 70%) rotto a tocchetti piccoli

Procedimento:
Amalgamare tutti gli ingredienti fino ad ottenere un impasto omogeneo.
Formare dei *salamotti* di circa 2 cm. di diametro (attenzione, in cottura lievitano!!!) Ricoprire la placca del forno con carta oleata e posizionare i salamotti distanziandoli di 4/5 cm. tra di loro.
Cuocere in forno preriscaldato a 200° per 20 minuti circa.
Lasciare raffreddare. Tagliare in sbieco. Tostare i biscotti sulla placca per 20 minuti girandoli 2 volte.

Se si salvano dalle vostre bocche fameliche..... si conserveranno per diversi giorni in una scatola di latta ben chiusa.

Note mie:
- Se possedete una impastatrice: usatela, vi risparmierà tempo!
- La grande velocità nel prepararlo sono una delle ragioni che mi spingono a farli spessissimo.
- Io generalmente non li tosto perchè i miei golosoni li preferiscono morrrrbidi (come la
   mamma!) se dovete regalarli, invece, sarebbe meglio tostarli per garantire una maggiore durata ;-)

Con questi biscotti partecipo al I° Giveaway di La Tarte Maison, ecco: l'ho detto!